Il recupero dell'eccedenza IVA è possibile anche senza dichiarazione - Diario Quotidiano del 19 Settembre 2019

1) Recuperabile l’eccedenza Iva anche se è stato omesso l’invio del modello annuale
2) Accertamento tributario alla Onlus esteso anche all’amministratore
3) Governo: priorità alla riduzione della pressione fiscale
4) Enti locali: al via piano rinegoziazione dei “mutui MEF” per ridurre gli oneri finanziari sulle rate
5) Anche alla Società Sportiva Dilettantistica (SSD) compete l’esenzione ICI (ora IMU) sull’immobile
6) Richiesta dell’esenzione dalla TARI per lavori di manutenzione: l’onere della prova dell’effettiva chiusura a carico dell’albergo

Recuperabile l’eccedenza Iva anche se è stato omesso l’invio del modello annuale

 

Ok al recupero dell’eccedenza Iva sul mancato invio del modello annuale. Il contribuente può portare in detrazione l’eccedenza dell’Iva anche in assenza della dichiarazione annuale fino al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22744 del 12 settembre 2019, incentrata sul caso dell’omessa presentazione dichiarazione, ove la detrazione dell’eccedenza d’imposta risultante dalla dichiarazione annuale dell’anno precedente risulta legittima.

Una società ha presentato il ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Ascoli Piceno contro la cartella di pagamento relativa alla dichiarazione Iva anno di imposta 2001; l’impugnazione era stata proposta per ritenuta infondatezza della pretesa, atteso che l’importo richiesto era stato indicato a credito nella dichiarazione Iva; la Commissione tributaria provinciale aveva accolto il ricorso; l’Agenzia delle Entrate aveva proposto appello, nel contraddittorio con la società.

La Commissione tributaria regionale delle Marche ha rigettato l’appello, confermando la decisione del giudice di primo grado, avendo ritenuto infondata l’eccezione di ultrapetizione proposta dall’Agenzia delle entrate e, inoltre, che non era stata data dall’Ufficio finanziario alcuna prova della inesistenza del credito e che non vi era prova che la contribuente non avesse indicato il credito nella dichiarazione relativa all’anno di competenza; l’Agenzia delle entrate ricorre con tre motivi per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale delle Marche.

Ciò posto, la questione si sposta su un piano esclusivamente di natura probatoria: Come viene osservato dalla Corte suprema, l’infrazione è da ritenere emendabile sul piano del rapporto impositivo quando si disponga ugualmente delle informazioni necessarie per dimostrare che il soggetto passivo, in quanto acquirente, ha il diritto di recuperare l’imposta pagata a titolo di rivalsa, semprechè non risulti in concreto impedita la prova dell’adempimento dei requisiti sostanziali (da ultimo, Cass. 17 marzo 2017, n. 6921).
Nel caso di specie, la contestazione ha avuto riguardo solo al mero fatto formale della mancata indicazione del credito nella dichiarazione Iva anno 2000, senza alcuna specifica contestazione in ordine a profili di ordine sostanziali; è su questa linea, quindi, che si ritiene si sia orientato il giudice di appello laddove ha ritenuto che, dinanzi alla indicazione del credito nella dichiarazione Iva operato dalla contribuente, l’ufficio non aveva assolto al proprio onere di prova.

Sul punto, viene osservato dai massimi giudici che di recente si sono espresse le Sezioni Unite di questa Corte, che hanno così statuito: «La neutralità dell’imposizione armonizzata sul valore aggiunto comporta che, pur in mancanza di dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, l’eccedenza d’imposta, che risulti da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e sia dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, va riconosciuta dal giudice tributario se il contribuente abbia rispettato tutti i requisiti sostanziali per la detrazione, sicché, in tal caso, nel giudizio d’impugnazione della cartella emessa dal fisco a seguito di controllo formale automatizzato non può essere negato il diritto alla detrazione se sia dimostrato in concreto, ovvero non sia controverso, che si tratti di acquisti compiuti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati ad iva e finalizzati ad operazioni imponibili» (Cass., sez. un., 8 settembre 2016, n. 17757).

Il contribuente, pertanto, può portare in detrazione l’eccedenza d’imposta anche in assenza della dichiarazione annuale finale (e fino al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il…

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