Niente contributi previdenziali per i soci di SRL che si limitano ad investire i propri capitali - Diario Quotidiano del 29 Agosto 2019

1) Niente contributi previdenziali per i soci di Srl che si limitano ad investire i propri capitali senza apporto di attività lavorativa
2) Il consulente fiscale dell’azienda non concorre in automatico nel reato tributario del titolare
3) Firma digitale sulla fattura elettronica emessa in nome e per conto del prestatore
4) Definizione del PVC: ok al diritto di rivalsa dell’IVA
5) Liquidazione dell’IVA di gruppo: determinazione e successivo versamento dell’acconto annuale
6) Zingaretti al Colle dice sì a Conte premier
7) Amianto: benefici per lavoratori di fibre ceramiche refrattarie
8) Contributo al Fondo di previdenza del clero delle confessioni diverse dalla cattolica
9) Reati tributari per l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi di Srl: la presenza del mero prestanome non assume rilevanza

Niente contributi previdenziali per i soci di Srl che si limitano ad investire i propri capitali

La tutela previdenziale spetta ai lavoratori e non, invece, ai soci di società di capitali che si limitano ad investire i propri capitali a scopo di utile senza prestare attività lavorativa.

Viceversa, per i soci di società di persone opera il principio della trasparenza fiscale, in forza del quale i redditi delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l’oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e sono determinati unitariamente secondo le norme relative a tali redditi (art. 6 comma 3 del testo post riforma del 2004 del D.P.R. n. 917 del 2016).

Così si esprime la Corte di Cassazione nella sentenza n. 21540 del 20 agosto 2019.

Analisi del Caso

La Corte Costituzionale, nella sentenza n. 354 del 7 novembre 2001, ha distinto tra la posizione dei soci (non lavoratori) delle società dì capitali e quelli delle società di persone (art. 3 bis D.l. 19 settembre 1992 n. 384, conv., con modif., in L. 14 novembre 1992 n. 438 che sottopone a contribuzione INPS i redditi denunciati ai fini IRPEF), rilevando, inoltre, che nell’ambito delle società in accomandita semplice (e in quelle in nome collettivo) assume preminente rilievo, a differenza delle società di capitali, l’elemento personale, in virtù di un collegamento inteso non come semplice apporto di ciascuno al capitale sociale, bensì quale legame tra più persone, in vista dello svolgimento di un’attività produttiva riferibile nei risultati a tutti coloro che hanno posto in essere il vincolo sociale; né la scelta del legislatore può ritenersi affetta da irragionevolezza, in quanto all’onere contributivo si correla un vantaggio in termini di prestazioni previdenziali, in base al quale la misura dei trattamenti è rapportata al reddito annuo di impresa.

La Suprema Corte non ha, pertanto, accolto le richieste (e la tesi) dell’INPS, “disattendendo proprio il voluto parallelismo tra disciplina fiscale e disciplina Previdenziale”.

La Corte d’Appello di Trieste, con sentenza n. 32/2017, ha confermato la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso contro l’avviso di addebito con il quale veniva ingiunto ad un artigiano il pagamento dell’importo di Euro 20.557,74 preteso dall’INPS (gestione artigiani) a titolo di contributi per gli anni 2009, 2010 e 2011, a percentuale e sul reddito eccedente il minimale, e relativa al reddito da partecipazione nella società a responsabilità limitata di installazione di impianti idraulici.

A fondamento della decisione la Corte ha rilevato che il D.L. n. 384 del 1992, art. 3 – bis convertito con modificazioni nella L. 14 novembre 1992, n. 438, prevede che a decorrere dall’anno 1993 l’ammontare del contributo annuo dovuto per i soggetti di cui alla L. 2 agosto 1990, n. 233, è “rapportato alla totalità dei redditi di impresa denunciati ai fini Irpef per l’anno al quale i contributi stessi si riferiscono” e che tra i redditi di impresa non vanno inclusi ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986 i redditi del socio di società a responsabilità limitata, stante l’assenza dell’apporto personale presente nella diversa ipotesi del reddito prodotto dal capitale investito in una società in accomandita semplice considerata dalla sentenza 354/2001 della Corte Costituzionale”.

Dubbi in materia di Lavoro - il servizio di risposta ai quesiti di Commercialista Telematico

29 Agosto 2019

Vincenzo D’Andò

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