Riflessi del nuovo codice della crisi d’impresa sulle società di persone - Diario Quotidiano del 15 luglio 2019

1) Trasferimento delle eccedenze di interessi con perdite pregresse all’ingresso nel consolidato
2) Inviti del fisco ai contribuenti per regolarizzare le attività finanziarie detenute all’estero nel 2016
3) Trattamento ai fini IVA delle somme riaddebitate all’interno di un Consorzio
4) Fusione per incorporazione: adempimenti dichiarativi e di versamento del bollo e sostitutiva sui finanziamenti
5) L’auto utilizzata dal disabile va intestata a chi lo abbia a carico fiscalmente
6) Trasferimento del diritto di nuda proprietà di un’azienda: agevolazione fiscale salva se si mantiene l’attività d’impresa
7) Aliquota IVA applicabile alla cessione di prodotti derivanti dalla coltivazione della canapa
8) Disposizioni in materia di concessione di prestazioni di cassa integrazione in deroga
9) Erogazione del trattamento di sostegno al reddito: le procedure da seguire
10) Codici contratto all’interno del flusso Uniemens: modifiche dal periodo di paga agosto 2019
11) La revoca dello stato di liquidazione nelle società di persone
12) Riflessi del nuovo codice della crisi d’impresa sull’amministrazione delle società di persone

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Il focus di oggi su:

 

12) Riflessi del nuovo codice della crisi d’impresa sull’amministrazione delle società di persone

E’ on-line dal 12 luglio 2019 sul sito internet istituzionale il nuovo studio del Notariato – Riflessi del nuovo codice della crisi d’impresa sull’amministrazione delle società di persone.

Riflessi del nuovo codice della crisi d’impresa sull’amministrazione delle società di persone – Studio n. 110-2019/I

Lo studio esamina gli effetti del nuovo Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza sulla disciplina dell’amministrazione delle società di persone.

In particolare, l’introduzione, nell’art. 2257 c.c., dell’inciso per cui “la gestione dell’impresa… spetta esclusivamente agli amministratori” potrebbe risultare in contrasto con alcune norme in materia di società personali, quali l’art. 2257 c.c., nella parte in cui prevede che in caso di amministrazione disgiunta attribuisce a ciascun socio amministratore il diritto di opporsi all’operazione che un altro voglia compiere, prevedendo che su tale opposizione decide «la maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili», e l’art. 2320, comma 2, c.c., che ammette la previsione statutaria con la quale si attribuisca agli accomandanti la facoltà di dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni.

Lo studio propone una lettura della nuova formulazione dell’art. 2257 c.c. che sia in stretta correlazione con il dovere di rispettare il disposto dell’art. 2086, comma 2, c.c., che impone agli amministratori obblighi riguardanti l’adeguatezza degli assetti societari, anche e soprattutto in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa.

Tenuto conto che il codice civile pone espressamente in capo agli amministratori obblighi e responsabilità verso la società ulteriori rispetto a quelli patrimoniali verso i terzi (art. 2260 c.c.), il nuovo primo comma dell’art. 2257 c.c. potrebbe essere interpretato nel senso che tra gli obblighi dell’art. 2260 c.c. di chi gestisce e/o organizza vi sia anche quello di rispettare il secondo comma dell’art. 2086 c.c., fatti salvi i diritti gestori spettanti per legge (decisione sulla opposizione dell’atto di gestione) o pattiziamente statuiti.

Lo studio conclude, quindi, nel senso che la novella non comporta in capo ad amministratori e soci di società di persone alcun obbligo di adeguamento immediato dei patti esistenti, per quelle clausole – che devono anche oggi ritenersi legittime – le quali eventualmente ripartiscano la “gestione operativa” della società in maniera difforme rispetto al modello legale di cui all’art. 2257 c.c. e che la medesima conclusione deve valere per i patti di società personali che siano state costituite o che saranno costituite dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice della crisi d’impresa.

 

 

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