Rapporto tra imponibilità IMU/TASI e Catasto: alcune considerazioni

CALCOLO IMU E TASI PER L'ACCONTO 2019Nell’imminenza della data in cui è previsto il versamento della rata di acconto di IMU e TASI (quest’anno il 17 giugno, essendo il 16 una domenica) tornano di attualità le questioni relative al momento a partire dal quale un immobile sia soggetto all’imposizione IMU/TASI.

In questa sede procederemo ad esaminare le questioni relative all’intreccio di disposizioni relative all’accatastamento dei fabbricati ed il loro assoggettamento all’imposizione locale.

Si parte dall’accatastamento…

In primo luogo, è opportuno premettere che è l’accatastamento del fabbricato che ne fa presumere il completamento e quindi obbliga il contribuente al versamento dell’IMU (e della TASI) dovuta su tale immobile.

Questa considerazione si fonda sul pensiero della Suprema Corte di Cassazione espresso nella relativamente datata sentenza n. 20319 del 23 agosto 2017 che, data la sua attualità, provvederemo a commentare.

Confermando una linea interpretativa in allora ormai consolidata, i giudici della Suprema Corte avevano individuato nell’adempimento consistente nell’iscrizione catastale il presupposto che impone al contribuente di considerare come portata a termine la costruzione del fabbricato sul quale sono stati effettuati lavori di costruzione ex-novo (ma anche, di ristrutturazione edilizia) integrando quindi l’obbligazione tributaria, respingendo così la contestazione del contribuente che pretendeva di non essere tenuto a pagare i tributi locali, asserendo che il fabbricato avrebbe acquisito rilevanza fiscale solo nel momento in cui fossero stati rispettati entrambi i requisiti dell’accatastamento e dell’ultimazione.

Al contrario, secondo la Cassazione, l’accatastamento è di per sé sufficiente per rendere dovuto il prelievo locale.

Rapporto tra imponibilità IMU/TASI e Catasto: la costruzione dell’immobile

Visto il richiamo che viene operato dall’articolo 13, comma 3 del Decreto Legge n. 201/2011 (convertito con modificazioni dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214) all’articolo 5, comma 6 del Decreto Legislativo n. 504/1992, ai fini IMU si applicano anche le previsioni ivi contenute riguardanti l’utilizzo edificatorio del terreno nonché quelle riguardanti i fabbricati interessati da interventi di ristrutturazione edilizia (così come viene definita dall’articolo 3, comma 1, lettera d) del DPR n. 380/2001).

Allo stesso modo devono essere valutati anche ai fini TASI, conto tenuto del fatto che le basi imponibili dei due tributi sono le medesime.

Qualora su di un terreno sgombro da fabbricati vengano iniziati dei lavori di edificazione, tale terreno deve essere considerato quale area edificabile indipendentemente dalla destinazione d’uso che gli è stata conferita dallo strumento urbanistico: pertanto, anche un terreno che sia classificato dal piano regolatore come non edificabile ma che venga ad essere interessato dalla costruzione di un edificio, deve scontare l’imposta come area edificabile, quindi non sul valore catastale ma facendo riferimento al valore venale in comune commercio.

La tassazione quale area edificabile si estende su tutto il periodo temporale che decorre a partire dalla data di inizio dei lavori di costruzione sino alla data di ultimazione di questi (per data di ultimazione dei lavori si intende il momento in cui il titolare del permesso di costruire provvede a notificare all’Amministrazione comunale la cosiddetta “fine lavori”), ovvero sino alla data in cui il fabbricato risulti essere utilizzato, se tale momento si dimostra essere precedente, come previsto dall’articolo 5, comma 6 del Decreto Legislativo n. 504/1992: a partire da quest’ultimo momento l’imposta dovrà invece essere corrisposta in relazione al fabbricato che è stato oggetto dell’intervento.

La sentenza sopra citata interviene sul tema dell’individuazione del momento di completamento dell’edificio, affermando: “ai fini dell’assoggettabilità ad imposta dei fabbricati di nuova costruzione, il…

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