Ecobonus e Sismabonus scontati in fattura: il Decreto Crescita penalizzerà le PMI?

L’Antitrust ha rilevato che la nuova modalità di fruizione degli incentivi Ecobonus e Sismabonus – lo sconto immediato – introdotta dal Decreto Crescita rischia di penalizzare in modo rilevante le Piccole e Medie Imprese e, di conseguenza, l’intera concorrenza nel mercato. Vediamo perchè.

 

Secondo l’Antitrust il Decreto Crescita rischia di penalizzare fortemente le PMI con Ecobonus e Sismabonus scontati subito in fattura

 

Ecobonus e Sismabonus penalizzano PMICon l’articolo 10 del Decreto Crescita, rubricato “Modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e di rischio sismico”, il legislatore è intervenuto al fine di modificare ed integrare la disciplina in precedenza vigente in materia di incentivi fiscali riconosciuti per le categorie di interventi citati in epigrafe, introducendo quella che si configura come una nuova modalità con cui i contribuenti possono fruire degli stessi, in esecuzione sia degli interventi di riqualificazione energetica che degli interventi di adozione di misure antisismiche.

Ed infatti, intervenendo ad integrazione degli articoli 14 e 16 del Decreto Legge n. 63/2013, convertito con modificazioni nella Legge n. 90 del 3 agosto 2013 e s.m. e i., la norma in commento prevede che:

“il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo […]”.

 

Tuttavia, secondo l’Autorità per la Tutela della Concorrenza la norma apparirebbe “suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni”.

 

Ecobonus e Sismabonus prima del Decreto Crescita 2019

 

Come è noto, il dettato normativo antecedente al cosiddetto “Decreto Crescita” prevedeva a favore dei contribuenti la possibilità di godere di detrazioni ai fini IRPEF ed IRES sulla spesa sostenuta – ripartendone l’ammontare riconosciuto in 10 o 5 quote annuali di pari importo a seconda che si trattasse, rispettivamente, di interventi di riqualificazione energetica ovvero di interventi di consolidamento antisismico (articolo 14, comma 3 e 16, comma 1-bis del Decreto Legge n. 63/2013 e s.m. e i.) – ovvero di cedere il relativo credito di imposta di ammontare corrispondente alla detrazione fiscale ai fornitori che avessero effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati, con facoltà per questi ultimi operare una successiva cessione del credito.

 

La nuova modalità di fruizione di Ecobonus e Sismabonus: sconto immediato

 

Con l’articolo 10 del citato “Decreto Crescita” è stata invece prevista una nuova ed aggiuntiva modalità di fruizione delle agevolazioni fiscali (modalità che, è bene sottolineare, è opzionale, nel senso che il soggetto esecutore degli interventi non è, almeno teoricamente, obbligato ad accogliere la richiesta del committente), consistente nel riconoscimento – in favore dei beneficiari – di uno sconto immediato.

Lo sconto, in misura corrispondente alla detrazione fiscale, dovrebbe essere applicato da parte dell’impresa appaltatrice sul corrispettivo ad essa dovuto in conseguenza dell’esecuzione delle opere ad essa contrattualizzate.

Detto sconto verrà successivamente rimborsato all’impresa esecutrice sotto forma di un credito d’imposta che sarà da quest’ultima utilizzabile esclusivamente in compensazione – e dunque non cedibile ad altri soggetti – in cinque quote annuali di pari importo.

 

L’intervento dell’Antitrust: si rischia di penalizzare le PMI

 

L’Autorità per la tutela della concorrenza, così come anche altri organismi associativi cui fanno capo gli operatori di settore, nella sua adunanza del 12 giugno 2019, ha inteso formulare alcune considerazioni in merito alle criticità in materia di concorrenza derivanti dal citato articolo 10 del Decreto Crescita, integrativo della vigente disciplina in merito ai cd. “ecobonus” (relativo ad interventi di riqualificazione energetica) e “sismabonus” (relativo all’adozione di misure antisismiche).

L’autorità ha rilevato che la norma in esame, così come è nella sua attuale formulazione, appare essere suscettibile di creare importanti restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni ed in grado di disporre di consistenti risorse finanziarie.

 

Credito d’imposta non cedibile e capienza fiscale delle PMI

Il nuovo sistema di incentivazione fiscale per i lavori finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica introdotto dal legislatore con il Decreto Crescita, proprio perché si presenta come di particolare appetibilità per la domanda, si pone, infatti, e proprio in ragione delle modalità prescelte per il trasferimento dei crediti fiscali dai soggetti aventi diritto ai fornitori, quale meccanismo in realtà fruibile solo dalle imprese di grande dimensione, che risultano essere le uniche in grado di praticare gli sconti corrispondenti alle detrazioni fiscali senza confronti concorrenziali, potendo compensare i correlativi crediti d’imposta in ragione del consistente volume di debiti fiscali, godendo anche di un minor costo finanziario connesso al dimezzamento da dieci a cinque anni del periodo di compensazione del credito d’imposta.

Il nuovo meccanismo, così come articolato, è sostanzialmente precluso alle PMI che operano nel mercato della riqualificazione energetica, non disponendo esse della capienza fiscale necessaria per poter compensare i crediti d’imposta acquisiti.

È infatti evidente che un’impresa di dimensioni quali quelle correnti sul mercato della riqualificazione in Italia (non dimentichiamoci che si tratta di soggetti che, mediamente, non hanno più di 3-5 dipendenti) non avranno mai la possibilità di praticare uno sconto immediato del 50% del corrispettivo loro dovuto a fronte degli interventi posti in essere a fronte dell’obbligatorietà per tali soggetti imprenditoriali di corrispondere mensilmente le retribuzioni, le contribuzioni ed i premi INAIL a favore dei propri dipendenti, i pagamenti ai fornitori e ad eventuali subappaltori.

 

Conseguenze sulla concorrenza nel mercato

La disposizione normativa segnalata appare quindi introdurre una discriminazione fra operatori concorrenti – in termini di impossibilità, per alcuni di essi, di utilizzare nelle proprie offerte di mercato tutti i diversi meccanismi di incentivazione normativamente previsti per la domanda di lavori finalizzati al conseguimento di una maggiore efficienza in campo energetico – avvantaggiando gli operatori di maggiori dimensioni e capacità finanziaria e rischiando, conseguentemente, di distorcere le dinamiche del relativo mercato con l’effetto di restringere le possibilità di offerta per i consumatori finali.

In conclusione, l’Autorità ritiene che la norma in oggetto, nella misura in cui non prevede la possibilità di successiva cessione del credito a terzi, con le modalità opportunamente definite dall’Agenzia delle Entrate, possa generare un’indebita distorsione del mercato a vantaggio di pochi operatori, a detrimento delle imprese di medie e piccole dimensioni attive nell’offerta dei servizi di riqualificazione energetica, con evidenti ricadute negative ai danni dei consumatori, e del tessuto imprenditoriale stesso, i quali vedrebbero significativamente ridotta la loro libertà di scelta.

 

La possibile soluzione: consentire la cessione del credito d’imposta ma non solo

In questo senso, appare necessario modificare la norma in commento al fine di non discriminare le PMI.

 

Con l’occasione, si rileva inoltre che, da quanto è emerso, le imprese di più grandi dimensioni – multiutilities – non sempre svolgono direttamente i lavori, ma ricorrono allo strumento del subappalto.

Al riguardo, al fine di ampliare la possibilità per le PMI di operare su questi mercati, si potrebbero ipotizzare specifiche previsioni che stabiliscano, ad esempio, quote di lavori in subappalto di dimensioni tali da consentire una più ampia partecipazione di tali imprese, tenendo conto delle specificità delle prestazioni oggetto di affidamento e nel rispetto dei limiti previsti dall’articolo 105 del Decreto Legislativo n. 50, del 18 aprile 2016, recante “Codice dei contratti pubblici”.

 

Tanto premesso, l’Autorità ha auspicato che gli organi in indirizzo vogliano tenere in debita considerazione quanto argomentato e vogliano adottare le opportune modifiche che valgano a eliminare le distorsioni della concorrenza appena evidenziate.

 

 

A cura di Massimo Pipino

Lunedì 5 maggio 2019

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