Sanzioni e interessi: modalità di calcolo in caso di rettifica della rendita catastale

di Massimo Pipino

Pubblicato il 21 marzo 2019

Il caso costituito dalla rettifica della rendita catastale relativa ad un immobile e dalle relative conseguenze in materia tributaria, ovvero se si concretizzi un caso di debenza di sanzioni ed interessi in relazione ai quali sarebbero da verificare anche le modalità di calcolo, si presenta con una certa frequenza oggetto di diverse pronunce sia in sede giurisprudenziale che di dibattito in dottrina. Ci si prospetti, ad esempio, il caso di un contribuente che abbia proceduto ad accatastare un immobile la cui rendita sia stata rettificata dal Catasto entro l’anno dalla proposta. Essendo la rendita rettificata più elevata rispetto a quella proposta, il contribuente potrebbe voler sanare la propria posizione debitoria tramite ravvedimento operoso. Il problema che però si viene a porre è se, nel “quantum” dovuto, debbano essere conteggiati, oltre alla differenza di imposta, anche sanzioni e interessi. Partiamo quindi dall’esame del dettato normativo...

Sanzioni e interessi: modalità di calcolo in caso di rettifica della rendita catastaleIl caso costituito dalla rettifica della rendita catastale relativa ad un immobile e dalle relative conseguenze in materia tributaria, ovvero se si concretizzi un caso di debenza di sanzioni ed interessi in relazione ai quali sarebbero da verificare anche le modalità di calcolo si presenta con una certa frequenza ed è stato oggetto sia di diverse pronunce in sede giurisprudenziale che di dibattito in dottrina (nonché di interventi di prassi da parte dell’Agenzia).

Ci si prospetti, ad esempio, il caso di un contribuente che abbia proceduto ad  accatastare un immobile la cui rendita sia stata rettificata dal Catasto entro l’anno dalla proposta. Essendo la rendita rettificata più elevata rispetto a quella proposta, il contribuente potrebbe ovviamente voler sanare la propria posizione debitoria per il tramite dell’istituto del ravvedimento operoso.

Il problema che però immediatamente si viene a porre è se, nel “quantum” dovuto debbano essere conteggiati, oltre alla differenza di imposta, anche sanzioni e interessi, dato che la procedura di accatastamento e le tempistiche di verifica da parte del Catasto non consentono al contribuente di conoscere classamento e rendita definitivi in tempo utile per effettuare il versamento alle scadenze ordinarie.

Partiamo quindi dall’esame del dettato normativo: secondo quanto viene previsto dal Decreto Ministeriale n. 701/1994, articolo 1, comma 3 (“Tale rendita rimane negl