La durata dei contratti di locazione - Diario Quotidiano dell'11 marzo 2019

durata dei contratti di locazione - Diario Quotidiano dell'11 marzo 20191) In arrivo computer gratuiti anche per enti non commerciali: basta una PEC da inviare entro il 12 aprile 2019 al fisco

2) Mercato immobiliare in crescita, dati Agenzia delle Entrate

3) Decreto Genova: dal MiSE 109 milioni per le imprese

4) Nota Ifel: definizione agevolata delle liti pendenti con l’Agenzia delle Entrate

5) CUP: retromarcia sull’equo compenso non comprensibile

6) Durata dei contratti di locazione ex lege 392/1978: profili giuridici e contabili

7) Non cedibile il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo

8) Indennità giornaliera spettante ai lavoratori dipendenti da imprese adibite alla pesca marittima: regime fiscale

9) Linee guida su intermediazione e sfruttamento del lavoro

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6) Durata dei contratti di locazione ex lege 392/1978: profili giuridici e contabili

Nell’ambito dell’attività istituzionale svolta in materia di principio contabili, l’OIC ha ricevuto un quesito di natura giuridica sulla durata dei contratti di affitto commerciale ex lege 392/1978.

In particolare, è stato chiesto se sia possibile considerare equivalenti sotto il profilo giuridico i due seguenti modelli contrattuali di locazione:

  • il contratto di affitto che prevede alla scadenza che entrambe le parti possono liberamente uscire dal contratto se entrambe le parti decidono di non uscire dal contratto il contratto si rinnova tacitamente per un ulteriore periodo contrattualmente previsto (contratto a rinnovo tacito);
  • il contratto d’affitto che prevede alla scadenza che il locatore ha il diritto di richiedere il rinnovo del contratto il locatario ha il diritto di accettare il rinnovo o di rifiutarlo (contratto a rinnovo esplicito).

Premesso che sull’argomento è stato chiesto anche il parere della Commissione Civilistica, l’OIC ritiene che per giungere ad una conclusione sulla questione sollevata occorra procedere a valutare l’equivalenza degli effetti giuridici per entrambe le parti contrattuali nelle diverse ipotesi di rinnovo o conclusione del periodo di locazione.

Nel caso del contratto a rinnovo tacito, la volontà del conduttore di rinnovare il contratto può realizzarsi solo se il locatore decida di non avvalersi dell’opzione di risoluzione del contratto. Il locatore dal canto suo, non può realizzare la sua volontà di rinnovare il contratto se il locatario manifesta espressamente la sua volontà di non rinnovare il contratto. Se la volontà del conduttore è quella di non rinnovare il contratto è sufficiente che ne dia formale comunicazione al locatore. Altrettanto deve fare il locatore quando non vuole rinnovare il contratto.

Nel caso del contratto a rinnovo esplicito la volontà del conduttore di rinnovare il contratto può realizzarsi solo se il locatore sia d’accordo e lo manifesti non esercitando la facoltà di diniego. Il locatore non può autonomamente imporre il rinnovo del contratto senza l’esercizio da parte del conduttore del suo diritto di richiedere il rinnovo stesso. Se la volontà del conduttore è quella di non rinnovare il contratto è sufficiente che non eserciti il suo diritto di richiedere il rinnovo. Se è il locatore che non vuole rinnovare il contratto è sufficiente che neghi il rinnovo richiesto dal conduttore.

Sulla base dell’analisi che precede è dunque possibile affermare che vi è una perfetta equivalenza dei diritti spettanti alle parti di entrambi i modelli contrattuali.

Infatti in entrambi i contratti né il locatore né il locatario hanno un diritto pienamente esercitabile al rinnovo senza il consenso della controparte.

Di quanto sopra si potrà pertanto tener conto ai fini della redazione del bilancio, nell’ambito della valutazione delle clausole contrattuali finalizzata alla determinazione del trattamento contabile.

(Fonte: OIC – Newsletter del 7 marzo 2019)

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