Se manca la norma di interpretazione autentica, niente sanzioni - Diario quotidiano del 7 febbraio 2019

1) Se manca la norma di interpretazione autentica, niente sanzioni

2) Gli studi settoriali e statistici, da soli, non sono idonei per l’accertamento fiscale

3) Split payment Iva: il patrimonio destinato a uno specifico scopo non esclude la scissione dell’imposta

4) Il fisco spiega come dedurre le spese di manutenzione e riparazione sostenute dalle imprese concessionarie della costruzione

5) Liquidazione IVA di gruppo e operazione straordinaria di fusione per Incorporazione

6) Rivalutazione di terreni edificabili: riconosciuto il credito per l’imposta sostitutiva versata

7) Dati precompilata: nuove specifiche per l’Anagrafe tributaria

8) Gestione separata INPS: pronte le aliquote contributive reddito per l’anno 2019

9) Lavoratori domestici: importi contributi 2019

10) Srl semplificate: pubblicati i numeri aggiornati al 2018

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1) Se manca la norma di interpretazione autentica, niente sanzioni

La mancanza di interpretazione autentica di una norma fa sì che poi non si possano applicare sanzioni.

La Corte di cassazione, nell’ordinanza n. 3277 del 5 febbraio 2019, ha dato ragione all’Enel che contestava la cartella di pagamento comprensiva di sanzioni, ritenute non dovute. Questo poiché, a suo tempo, il D.Lgs. 507 del 1992 conteneva delle norme astruse, poi chiarite nel 2005 con una norma di interpretazione autentica.

Tutto questo costituisce prova certa di come all’epoca dei fatti la legge fosse poco chiara e rendesse, quindi, inapplicabili le sanzioni.

Dunque, «l’incertezza normativa oggettiva tributaria», che consente di non applicare le sanzioni, «è la situazione giuridica oggettiva, che si crea nella normazione per effetto dell’azione di tutti i formanti del diritto, tra cui in primo luogo, ma non esclusivamente, la produzione normativa, e che è caratterizzata dall’impossibilità, esistente in sé ed accertala dal giudice, d’individuare con sicurezza e univocamente, al termine di un procedimento interpretativo metodicamente corretto, la norma giuridica sotto la quale effettuare la sussunzione di un caso di specie ultima o, se si tratta del giudice di legittimità, del fatto di genere già categorizzato dal giudice di merito», quindi in «senso oggettivo»: «l’incertezza normativa oggettiva», pertanto, «non ha il suo fondamento nell’ignoranza giustificata, ma nell’impossibilità, abbandonato lo stato d’ignoranza, di pervenire comunque allo stato di conoscenza sicura della norma giuridica tributaria».

Leggi un ulteriore approfondimento:

Incertezza normativa oggettiva e disapplicazione delle sanzioni tributarie

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2) Gli studi settoriali e statistici, da soli, non sono idonei per l’accertamento fiscale

Studi settoriali, statistici/matematici (di dati contabili e non solo), non bastano per legittimare l’accertamento, possono, tuttavia, essere utili al fisco per l’eventuale selezione degli oggetti da controllare (vedi nuovi Isa).

Necessità di integrazione delle risultanze degli studi di settore: Gli studi di settore costituiscono una presunzione semplice che, priva di altri specifici e concreti elementi e riscontri, del carattere di gravità, precisione e concordanza, da soli non sono sufficienti a legittimare l’operato dell’Ufficio.

L’Amministrazione finanziaria può sempre servirsi delle procedure di accertamento standardizzato, mediante applicazione di studi di settore, costituendo le risultanze di quest’ultimo un sistema presuntivo in grado di assurgere a qualificato una volta integrato dai requisiti sopra citati. In base a tale principio, quindi, la CTR molisana ha confermato l’esito del giudizio di primo grado ritenendo che l’Ufficio non abbia tenuto nella giusta considerazione una serie di elementi fattuali che deponevano in favore della tesi del contribuente.

(Comm. Trib. Reg. per il Molise, Sentenza n. 70/2 del 10/01/2019)

Per altri approfondimenti in tema di Studi di Settore clicca qui

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