Parti comuni del condominio: quale aliquota IVA si applica all'energia elettrica?

Parti comuni del condominio: quale aliquota IVA si applica all'energia elettrica?Recentemente l’Agenzia delle Entrate è intervenuta in materia di IVA relativamente all’aliquota da applicare alla fornitura di energia elettrica necessaria per l’illuminazione ed il funzionamento delle parti comuni degli immobili residenziali costituiti in condominio, chiarendo che alla prestazione in parola deve essere applicata l’aliquota ordinaria.

Il chiarimento è di un qualche interesse, al di là della fattispecie trattata, in quanto indicativa di una non del tutto condivisibile tendenza restrittiva dell’Agenzia in materia di riconoscimento di trattamento agevolativi in materia di IVA.

La consulenza giuridica dell’Agenzia

Il caso da cui trae origine la Consulenza giuridica n. 3 del 4 dicembre 2018 dell’Agenzia riguarda la richiesta, avanzata da parte di un’Associazione di sapere se alla fornitura di energia elettrica necessaria per il funzionamento delle parti comuni del condominio per l’illuminazione comune, il cancello elettrico, l’impianto citofonico, gli ascensori, etc può essere applicata l’aliquota IVA del 10%. In particolare, nel proprio interpello l’Associazione ha chiesto se l’IVA al 10% possa applicarsi nell’ipotesi in cui il condominio abbia natura “prevalentemente residenziale”, ossia qualora nel condominio siano presenti anche unità immobiliari con destinazione diversa (uffici, studi professionali, negozi…).

L’Agenzia delle Entrate ha risposto negando la possibilità di applicare il regime agevolativo di cui al numero 103) della Tabella A, Parte III, allegata al DPR n. 633/72 sostenendo che con esso il legislatore ha previsto l’applicazione dell’aliquota IVA del 10% alla fornitura di “energia elettrica per uso domestico” così come individuata con la circolare del 23 novembre 1998 n. 273/E, secondo cui “l’uso domestico non si realizza con la destinazione ad ambienti diversi da quelli familiari”.

La stessa Agenzia ha successivamente chiarito che “l’uso domestico si realizza nelle somministrazioni rese nei confronti di soggetti che, in qualità di consumatori finali, impiegano l’energia elettrica o termica nella propria abitazione, a carattere familiare o in analoghe strutture a carattere collettivo e che non utilizzano l’energia nell’esercizio di imprese o per effettuare prestazioni di servizi rilevanti ai fini IVA, anche se in regime di esenzione”.

Pertanto, il riferimento all’espressione “uso domestico” limita l’agevolazione alle sole ipotesi di impiego dell’energia nelle abitazioni familiari o in analoghe strutture a carattere collettivo caratterizzate dal requisito della “residenzialità”, con esclusione delle ipotesi in cui le medesime somministrazioni vengano erogate in strutture “non residenziali”, sia pubbliche che private.

Tutto ciò premesso, con riferimento alla fattispecie in esame, con la Consulenza giuridica n. 3 del 4 dicembre 2018 l’Agenzia osserva che nel condominio la prestazione di fornitura di energia elettrica è fatturata distintamente ad ogni unità immobiliare (sia che abbia destinazione residenziale, sia che abbia destinazione diversa, come uffici, studi professionali, negozi) e che la fornitura di energia elettrica necessaria per il funzionamento delle parti comuni è fatturata direttamente allo stesso condominio con aliquota ordinaria poiché le parti comuni dei condomini non soddisferebbero il requisito di uso domestico previsto dalla citata norma ed interpretato dalle citate circolari come impiego per la propria abitazione.

In altri termini, la circostanza che le parti comuni di un edificio non possano essere destinati all’abitazione, a carattere familiare o collettivo, non consentirebbe di soddisfare il requisito dell’uso domestico richiesto dalla disposizione agevolativa di cui al numero 103 della Tabella A, Parte III, allegata al DPR n. 633 del 1972.

I dubbi sul parere del Fisco

L’interpretazione in parola, tuttavia, non convince appieno proprio partendo dalla lettura degli articoli…

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