Prestazioni occasionali nel settore agricolo: un esame critico del provvedimento

Prestazioni occasionali nel settore agricolo: un esame critico del provvedimentoCome è noto di recente si è concluso l’iter parlamentare che ha disposto l’approvazione del Decreto Legge n. 87/2018 (“Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”), convertito con Legge n. 96/2018. Con la norma in parola il legislatore è intervenuto per introdurre, tra l’altro, diverse novità in materia di prestazioni occasionali riguardo alle previsioni di cui all’articolo 54 bis della Legge n. 97/2017, di conversione del Decreto Legge n. 50/2017 (“Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”).

Nei giorni scorsi l’INPS, completando con le indicazioni applicative il novellato panorama legislativo, ha reso pubblica la Circolare n. 103 del 17 ottobre 2018, anche alla luce dei pareri espressi da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con le note prot. n. 6616, n. 6699 e n. 7036 del 2018. Nel presente intervento si provvederà ad analizzare specificamente il regime speciale relativo al settore dell’agricoltura nonché le nuove modalità di pagamento delle prestazioni rese dal lavoratore occasionale.

Limiti qualificatori dell’istituto di natura soggettiva ed oggettiva

A far tempo dal 24 giugno 2017 è stata reintrodotta nel nostro ordinamento la possibilità di ricorrere a prestazioni lavorative occasionali con conseguente riattivazione della piattaforma dedicata sul sito istituzionale dell’INPS, attraverso la quale è possibile provvedere ad effettuare tutte le comunicazioni di rito. Il contratto telematico di prestazione occasionale (CPO), denominatoPrest-O”, può essere lecitamente utilizzato anche da parte degli imprenditori agricoli, nel rispetto di una serie di vincoli che sono stati introdotti da parte del Legislatore.

In primo luogo deve essere sottolineato il fatto che sono state abrogate le precedenti limitazioni di carattere oggettivo in ordine al tipo di attività agricola esercitata da parte del potenziale prestatore (di carattere stagionale) e al volume di affari dell’azienda datrice (non superiore a 7.000,00 Euro ai sensi dell’articolo 34, comma 6, D.P.R. n. 633/1972).

Di conseguenza, allo stato attuale, è possibile ricorrere al nuovo istituto delle prestazioni occasionali in tutte le attività di natura agricola, così come individuate dall’articolo 2135, comma 1 del Codice civile (“È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”).

I limiti qualificatori di carattere economico che circoscrivono la lecita utilizzabilità del CPO nel campo agricolo, in ragione di anno civile, sono quelli vigenti per tutti i settori produttivi:

  • compensi di importo non superiore 5.000,00 Euro complessivi per ciascun prestatore di lavoro, con riferimento alla totalità degli utilizzatori;
  • compensi di importo, nel complesso, non superiore a 5.000,00 Euro per ciascun utilizzatore rispetto alla totalità dei prestatori di lavoro;
  • compensi non superiori a 2.500,00 Euro per ogni lavoratore nei confronti del medesimo utilizzatore, calcolati sul netto erogato ai prestatori di lavoro.

Al riguardo, è opportuno provvedere ad evidenziare che il comma 8 dell’articolo 54 bis del D.L. 50/17, prevede che i compensi per prestazioni di lavoro occasionale vengano computati in misura pari al 75% del loro importo in relazione a soggetti che siano titolari di pensioni di vecchiaia o di invalidità, giovani con meno di 25 anni, persone disoccupate e percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione o di altre prestazioni di sostegno del reddito (in sostanza, per tutti quegli utilizzatori che facessero ricorso esclusivamente a lavoratori appartenenti alle categorie appena citate, il tetto annuo relativo ai compensi erogabili in riferimento a prestazioni di lavoro occasionale sarebbe pari a…

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