Circolare del lavoro del 26 novembre 2018 - Contratto di lavoro a tutele crescenti e licenziamento illegittimo: l'indennità risarcitoria è incostituzionale

Circolare del lavoro del 26 novembre 2018 - Contratto di lavoro a tutele crescenti e licenziamento illegittimo: l'indennità risarcitoria è incostituzionale1) Contratto di lavoro a tutele crescenti e licenziamento illegittimo – l’indennità risarcitoria è incostituzionale
2) INPS – Messaggio n. 4161 del 9 novembre 2018: nuove istruzioni in materia di detrazioni fiscali per i titolari di trattamenti pensionistici
3) Ispettorato Nazionale del Lavoro – Nota n. 9294/2018: mancato versamento retribuzione con strumenti tracciabili e maxi-sanzione per lavoro nero
4) Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Interpello n. 6/2018: lavoro intermittente e prestazioni di lavoro straordinario
5) INPS – Circolare n. 106/2018: nuove indicazioni operative in materia di elementi variabili della retribuzione
6) INPS – Circolare n. 108 del 14 novembre 2018: istruzioni operative e chiarimenti sulle misure di agevolazioni inerenti i rapporti di apprendistato
7) Pubblicata la nuova versione della Nota Informativa e del Documento sulle Anticipazioni al Fondo ARCO
8) INPS – Circolare n. 27/2018: entro il 30 novembre dovrà essere versato il secondo acconto per l’anno 2018 dei contributi alla gestione IVS
9) INPS – Circolare n. 109/2018: Gestione separata: novità su indennità di maternità o paternità e congedo parentale

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Contratto di lavoro a tutele crescenti e licenziamento illegittimo – l’indennità risarcitoria è incostituzionale

La Consulta dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. n. 23/2015, sia nel testo originario che nel testo successivamente modificato dal cd. Decreto Dignità, limitatamente alle parole “di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio”.

Nel caso cioè di licenziamento illegittimo per giustificato motivo oggettivo, soggettivo o giusta causa, di lavoratori cui si applicano le cd. “tutele crescenti”, una indennità risarcitoria forfetizzata non realizza un equilibrato componimento degli interessi in gioco (libertà di organizzazione dell’impresa da un lato e tutela del lavoratore ingiustamente licenziato dall’altro) e non costituisce un adeguato ristoro del pregiudizio subito dal lavoratore ingiustamente licenziato, né un’adeguata dissuasione del datore di lavoro dal licenziare ingiustamente.

Una lavoratrice assunta dopo il 6 marzo 2015 ed alla quale dunque si applicava la tutela prevista dagli artt. 3 e 4 del D.Lgs. n. 23/2015 (cd. “tutele crescenti”), aveva chiesto ed ottenuto in sede giudiziaria la declaratoria di illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimatole. Il Tribunale ordinario di Roma, premesso che la motivazione era costituita da “crescenti problematiche di carattere economico-produttivo” che non consentivano il regolare proseguimento del rapporto di lavoro e che la società convenuta non aveva adempiuto l’onere di dimostrare la fondatezza della citata motivazione, aveva ravvisato il vizio ravvisabile della “non ricorrenza degli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo”, con applicazione della tutela indennitaria quantificata in numero di quattro mensilità.

La medesima Corte, tuttavia, con ordinanza del 26 luglio 2017, aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, co. 7, lett. c), della L. n. 183/2014, recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”, e degli artt. 2, 3 e 4 del D.Lgs. n. 23/2015, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”.

Nello specifico, quanto alle ragioni del contrasto della citata normativa con quella costituzionale, il Giudice rimettente asserisce anzitutto che la previsione di un’indennità “così modesta, fissa e…

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