Il Commercialista e la proposta illecita del cliente - Diario quotidiano del 22 novembre 2018

Il Commercialista e la proposta illecita del cliente - Diario quotidiano del 22 novembre 20181) Split payment: già disponibili gli elenchi 2019 per l’Iva in scissione

2) Fattura elettronica: si cercano dei correttivi

3) Il Commercialista non deve accettare la proposta illecita del cliente

4) Macchinari innovativi: contributi di oltre 340 milioni per micro, piccole e medie imprese

5) Marchi d’impresa, marchio comunitario e lotta alla contraffazione

6) Definizione agevolata accertamento: comunicazione alle Dogane in carta libera anche via PEC

7) Diritto societario e tributario: sono on line gli ultimi studi del Notariato

8) Nessuna traccia dell’equo compenso nel DDL bilancio 2019

9) Zona franca urbana sisma Centro Italia: prassi INPS

10) Gli studi di settore non contrastano con la normativa europea

11) Corte Ue: per la detrazione dell’IVA non basta solo la stima risultante dalla perizia del giudice

12) L’Uniione Europea boccia la manovra dell’Italia

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3) Il Commercialista non deve accettare la proposta illecita del cliente

A tal fine, i doveri professionali sono evidenti. Se lo fa viene dichiarato responsabile insieme al proprio cliente.

Difatti, la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 29846 del 20 novembre 2018, mette in risalto come il commercialista sia responsabile dei danni provocati al fallimento per essersi accordato con la società cliente a non pagare i contributi ai lavoratori.

Nel respingere il ricorso del professionista, la Suprema Corte ha confermato il verdetto con il quale la Corte d’appello di Firenze aveva accertato la responsabilità a carico del consulente che insieme ai manager aveva deliberatamente deciso di omettere i contributi Inps. Entrambi ne risponderanno a metà (quindi, al 50%). Viene, quindi, previsto il “concorso del fatto colposo”.

Dunque, ha concluso il giudice di legittimità, il professionista, per suo dovere professionale, non avrebbe dovuto accettare la proposta illecita della società cliente di conteggiare i contributi previdenziali secondo criteri contrari alla legge che avrebbe dovuto dunque “decisamente rifiutare, proprio in adempimento al suo dovere di diligenza professionale”.

Infatti, le obbligazioni inerenti all’esercizio dell’attività professionale sono, di regola, obbligazioni di mezzi e non di risultato, in quanto il professionista, assumendo l’incarico, si impegna a prestare la propria opera per raggiungere il risultato desiderato, ma non a conseguirlo.

Pertanto, ai fini del giudizio di responsabilità nei confronti del professionista, rilevano le modalità di svolgimento della sua attività in relazione al parametro della diligenza fissato dall’art. 1176, co. 2, c.c., che è quello della diligenza del professionista di media attenzione e preparazione in relazione alla prestazione resa.

Peraltro, i commercialisti che consigliano al loro cliente una condotta integrante reati tributari, conducendolo alla commissione di un illecito penale-tributario, sono chiamati a rispondere di concorso nel reato portato a compimento. In tal senso si è pronunciata la Corte di cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 50005 del 6 novembre 2018, che ha confermato la condanna del professionista per avere suggerito al proprio cliente il trasferimento all’estero della propria azienda e la collocazione di un prestanome (o cd. testa di legno) a capo dell’azienda stessa

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