Esenzione IMU (ma anche TASI) per gli Enti Pubblici

Esenzione IMU (ma anche TASI) per gli Enti PubbliciLa questione relativa all’esenzione da IMU o meno (ma anche da TASI, vista l’analogia di quello che è il presupposto impositivo di entrambi i tributi che, in ogni caso, derivano da quello di ICI) rappresenta senza dubbio una fattispecie che è stata, ed è tuttora, oggetto di un vivace dibattito, vista la definizione che ha dato il legislatore in merito, non certo chiarissima, e che già in passato la questione ha dato luogo alla necessità di ottenere chiarimenti (si veda, ad esempio, l’interrogazione parlamentare del luglio 2014 in commissione Finanze alla Camera, in cui l’allora sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti aveva fornito precisazioni in merito all’IMU per la sanità privata.

In particolare, Zanetti, riprendendo le istruzioni al modello di dichiarazione IMU degli enti non commerciali, chiariva che accreditamenti e contratti con lo Stato o gli enti territoriali avrebbero fatto rientrare la sanità fra le attività “non commerciali”, e quindi esenti da IMU e TASI, rendendole “complementari o integrative rispetto al servizio pubblico”.

Tuttavia, accreditamento e convenzioni, secondo le parole del sottosegretario Zanetti avrebbero dovuto essere misurati in base alla singola attività, e non all’intera struttura. Nello specifico, un ospedale o una clinica privata convenzionati con il servizio sanitario, non sarebbero stati automaticamente esenti perché, per esempio, le attività libero-professionali, che non rientrano nell’ambito della convenzione, avrebbero dovuto essere  considerate attività “commerciali”, a meno che la tariffa chiesta non fosse stata “simbolica”).

A questo proposito è recentemente intervenuta una sentenza (a parere di chi scrive non del tutto condivisibile e tale particolare verrà approfondito più oltre) della CTP di Udine, datata 31 agosto 2018, al fine di fare chiarezza relativamente alla pretesa tributaria avanzata dall’Amministrazione comunale di Cividale del Friuli nei confronti di una struttura assistenziale per pazienti anziani (autosufficienti e non) titolare di apposita convenzione con il Servizio Sanitario Regionale.

Nella fattispecie il Comune convenuto non ha riconosciuto al contribuente per gli immobili, detenuti in proprietà e utilizzati nel corso del 2012 per accogliere, accudire ed assistere anziani autosufficienti e non autosufficienti, in attuazione di una apposita convenzione con il Servizio Sanitario Regionale, il diritto all’esenzione, in quanto ai sensi dell’art. l, comma 1, lettera p) e dell’art. 4, comma 2, lettera a) del D.M n. 200/2012, l’Azienda Pubblica non avrebbe sufficientemente dimostrato di svolgere l’attività istituzionale con modalità non commerciali.

In proposito deve essere innanzitutto considerato quanto disposto dall’art. 5 del D. Lgs n. 207 del 2001 che prevede:

  • al comma l, per le istituzioni che svolgono direttamente attività di erogazione di servizi assistenziali, la trasformazione in aziende pubbliche di servizi;
  • al comma 8 che “alle istituzioni riordinate in aziende di servizi si applicano le disposizioni fiscali di cui all’art. 88, comma 2, del D.P.R, 22 dicembre 1986, n. 917 e delle disposizioni, anche amministrative, di attuazione”. L’art. 88 del TUIR, prevede che l’esercizio di attività previdenziali, assistenziali e sanitarie da parte di enti pubblici istituiti esclusivamente a tal fine, comprese le unità sanitarie locali, non costituiscono esercizio di attività commerciali.

Dalla documentazione agli atti, secondo la CTP di Udine, sarebbe emerso che la Casa per Anziani – Azienda Pubblica per i Servizi alla Persona ricorrente, nonostante fosse costituita in Ente pubblico e fosse titolare di convenzione con l’Azienda per i servizi sanitari “Medio Friuli”, al fine di integrare il servizio pubblico, avrebbe operato con criteri imprenditoriali, informando le proprie attività di gestione a criteri di etica, efficacia ed economicità, nel rispetto del…

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