Criptovalute – tassazione del 26%: chiarimenti sul regime fiscale - Diario Quotidiano del 2 ottobre 2018

ricorso cartaceo - diario quotidiano - criptovalute1) Centri di accoglienza migranti: quando i servizi sono esenti Iva

2) Cessione di token digitali: chiarimenti sul regime fiscale

3) Chiarimenti ministeriali su Art bonus e svolgimento festival

4) Altri chiarimenti dalle Entrate con risposte ad interpelli

5) D.L. sulle emergenze in G.U.: misure in ambito tributario

6) Credito d’imposta per quotazione Pmi e per le librerie

7) Portale Unico Dogane (PUD): arrivano le istruzioni operative per l’utilizzo dei servizi digitali

8) Nuova sezione dei consulenti finanziari: entro 180 gg i commercialisti inviano la domanda di iscrizione

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Criptovalute – tassazione del 26%: chiarimenti sul regime fiscale

Criptovalute, tassata al 26% la plusvalenza sui token. Con apposita risposta le Entrate forniscono chiarimenti sul regime fiscale Iva, Ires e Irap per la cessione di token digitali.

Ai privati consumatori che l’acquistano attribuiscono il diritto di ottenere beni o servizi dall’emittente; pertanto, sono suscettibili di generare redditi diversi di natura finanziaria.

L’Initial coin offering (Ico) costituisce una modalità di finanziamento, basata sulla tecnologia blockchain, utilizzata da imprese (spesso si tratta di start-up), che intendono realizzare un determinato progetto. Con la risoluzione 72/2016, l’Agenzia delle entrate aveva già chiarito il trattamento fiscale, sia ai fini dell’Iva sia ai fini delle imposte dirette (Ires e Irap), applicabile alle operazioni di intermediazione svolte da società relative alla compravendita di valuta virtuale per conto di investitori persone fisiche.

Adesso la stessa Agenzia delle entrate, con la risposta n. 14 del 28 settembre 2018, ha fornito nuove precisazioni, ad una società commerciale che intende emettere un “utility token” – ovvero un token che consente al possessore di ottenere beni o servizi dall’emittente – e venderlo al pubblico attraverso una Ico. Generalmente accade che l’impresa emittente propone al pubblico, tramite un documento di offerta (“whitepaper”), un progetto da finanziare con la vendita di token digitali aventi un dato valore economico collegato ai beni e servizi sottostanti.

In sostanza, i soggetti che aderiscono a tali iniziative, prevalentemente privati consumatori che li acquistano al di fuori dell’esercizio di una attività di impresa, effettuano un investimento regolato anche in valute virtuali. I token acquistati possono anche essere scambiati sul mercato secondario tramite la piattaforma dell’emittente o su altre piattaforme di scambio.

Nel caso esaminato, l’interpellante intende proporre una Ico nell’ambito della quale emettere utility token, cioè token rappresentativi del diritto a fruire di servizi – dalla stessa forniti nell’ambito della propria attività – a fronte di pagamenti in bitcoin ed ethereum. Tali token potranno essere utilizzati direttamente dall’acquirente originario per fruire dei servizi sottostanti o ceduti a terzi.

Sotto il profilo dell’Iva, relativamente alla cessione degli utility token da parte della società verso corrispettivo a privati consumatori, nella risposta si evidenzia che l’operazione posta in essere è riconducibile alla vendita di voucher. Gli utility token in questione, infatti, sembrano presentare caratteristiche tali da essere tendenzialmente assimilabili ai voucher ovvero strumenti che conferiscono al detentore il diritto a beneficiare di determinati beni e/o servizi.

L’emissione e la circolazione dei voucher non assumono rilevanza Iva, non configurandosi quale anticipazione della cessione del bene o della prestazione del servizio cui i “buoni” stessi danno diritto. L’operazione assume rilevanza fiscale, e quindi si rende applicabile l’Iva, con l’utilizzo del voucher, ossia all’atto dell’acquisto del bene o utilizzo del servizio che lo stesso incorpora.

In altri termini, la cessione degli utility token è riconducibile a una mera movimentazione finanziaria, non rilevante agli effetti…

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