La presunzione di residenza fiscale in Italia cade in presenza di validi elementi - Diario Quotidiano dell'1 agosto 2018

Le notizie di oggi:
1) Anche per i personaggi molto noti il fisco deve motivare le proprie pretese
2) La presunzione di residenza fiscale in Italia cade in presenza di validi elementi
3) Disponibilità delle ricevute Entratel
4) Fisco: neppure il socio accomandante può stare tranquillo
5) Cambia l’assistenza alle Entrate dal 1° agosto 2018
6) Dall’INPS arriva un secco NO alle truffe estive
7) Malattia: guida al certificato medico e alle visite fiscali
8) Commercialisti: informazioni relative all’attività dei Consigli di Disciplina territoriali – questionario
9) Fisco: per il lieve ritardo nel versamento di una rata non si applica la sanzione
10) Contraddittorio fisco/contribuente anche in caso di iscrizione ipotecaria
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La presunzione di residenza fiscale in Italia cade in presenza di validi elementi

Sbaglia la Commissione Tributaria Regionale che si limita ad affermare che l’operato dell’Agenzia delle entrate sia legittimo senza tuttavia in alcun modo esplicitare (pur dopo aver dato atto, nell’esposizione dei fatti di causa, degli opposti elementi dimostrativi addotti dal contribuente) le ragioni che inchiodano il contribuente.
Lo afferma la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 19410 del 20 luglio 2018.
In particolare, secondo la Suprema Corte, la Commissione Regionale ha tralasciato del tutto di prendere posizione su una serie – potenzialmente decisiva – di documenti che il contribuente aveva prodotto in giudizio proprio a riprova del fatto che le nozioni di domicilio e residenza di cui al codice civile dovevano, nella specie, indurre a collocare in Montecarlo, e non in Italia, il centro principale dei suoi interessi economici e personali.
Si tratta di documenti con i quali ha inteso, tra l’altro, dimostrare di:

risiedere realmente in Montecarlo non a partire dal 2001, ma fin dal novembre 1998, allorquando aveva qui locato un appartamento, corrispondendo regolarmente i fitti;
utilizzare effettivamente l’abitazione così locata, come risultante dal pagamento di varie utenze;
allenarsi presso le strutture ATP del Principato;
trovare abitualmente base in quest’ultimo (in partenza ed arrivo) nei viaggi che lo portavano in giro per il mondo nel normale espletamento della sua attività agonistica.

Ai fini dell’articolo 2, comma 2 del Tuir «si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile». Tuttavia, secondo il consolidato orientamento di prassi e giurisprudenza, la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e la conseguente iscrizione all’Aire non è un requisito sufficiente per determinare la residenza al di fuori del territorio italiano.
Oltretutto, nei casi in cui la residenza venga trasferita in Stati o territori a regime fiscale privilegiato (black list Dm 4 maggio ’99), la norma rubricata nell’articolo 2, comma 2-bis del Tuir introduce una presunzione legale di residenza in Italia, invertendo, altresì, l’onere della prova a discapito del contribuente. Tuttavia, tale presunzione, può essere sempre legittimamente superata, fornendo validi elementi di fatto, quali il contratto di affitto relativo a un appartamento nel Paese estero, la regolare corresponsione di affitti e spese accessorie, la congruità delle spese relative alle varie utenze e contratti bancari, che possano essere positivamente valutati dall’Amministrazione.
Nel caso di specie (tennista residente a Montecarlo), la Cassazione ha ritenuto che l’insieme dei dati fattuali esposti dal contribuente, quali il contratto di affitto relativo ad una appartamento sottoscritto a nome dello stesso, la regolare corresponsione degli affitti e delle spese accessorie, la congruità delle spese relative alla varie utenze in uso in detto appartamento, l’utilizzo da parte dello stesso delle strutture di allenamento …

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