Ritenute d'acconto scomputabili anche senza certificazione - Diario Quotidiano del 19 luglio 2018

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Ritenute d’acconto scomputabili anche senza la certificazione

La Corte di cassazione, nella sentenza n. 18910 del 17 luglio 2018, ricorda che le ritenute d’acconto subite possono essere scomputate anche qualora il sostituto di imposta non abbia fornito la relativa certificazione, attestante l’erogazione del compenso al netto della ritenuta.

La suprema corte, confermando altre sentenze, ribadisce che il contribuente non può essere assoggettato di nuovo all’imposta solamente perché il sostituto di imposta, che ha operato la ritenuta, non abbia intenzione di consegnargli la relativa certificazione.

La Corte di Cassazione, in particolare, fa riferimento alla risoluzione n. 68/2009, dove l’Agenzia delle entrate, relativamente ai c.d. controlli formali art. 36-ter, D.P.R. n. 600/73, ebbe a precisare che è possibile scomputare le ritenute d’acconto anche in assenza di certificazioni, purchè il contribuente riesca a provare l’importo effettivamente percepito (ovvero dimostri di aver subito la ritenuta d’acconto) attraverso l’esibizione di documentazione, quale la copia delle fattura, ricevuta di pagamento della Banca, e cosi via.

La stessa Agenzia, aveva precisato che, nonostante la presentazione di tali documenti, il contribuente è obbligato a sottoscrivere una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui dichiari, sotto la propria responsabilità, che la documentazione prodotta è riferita esclusivamente alla fattura e che a fronte della stessa non vi sono stati altri pagamenti da parte del sostituto.

In particolare, la Cassazione sostiene che, <<Già secondo risalenti pronunce di questa Corte, l’inosservanza dell’obbligo del sostituto d’imposta di inviare tempestivamente la certificazione attestante le ritenute operate non toglie al contribuente sostituito il diritto di provare la reale entità della base imponibile, evitando la duplicazione di un’imposizione già scontata alla fonte (Cass. 4 agosto 1994, n. 7251, Rv. 487652). Ancor prima, la Corte ha affermato che il contribuente non può essere assoggettato di nuovo all’imposta sol perché chi ha operato la ritenuta non voglia consegnargli l’attestato da esibire al fisco (Cass. 3 luglio 1979, n. 3725, Rv. 400153).

“La norma, attualmente vigente, dedicata allo sconputo delle ritenute d’acconto ne subordina la legittimità alla sola condizione che esse siano state «operate» (art. 22 d.P.R. 917/1986). Rileva, quindi, un fatto storico (decurtazione del corrispettivo), che, seppur viene provato tipicamente mediante la certificazione di chi ha operato la ritenuta, può essere provato con mezzi equivalenti da chi la ritenuta ha subito. Significativo appare che la stessa Agenzia delle entrate si sia infine determinata a consentire lo scomputo delle ritenute non certificate, ove il contribuente ne dia prova equivalente al certificato (risoluzione 19 marzo 2009, n. 68/E).

La norma sul controllo formale delle dichiarazioni, usualmente intesa come fonte del recupero delle ritenute non certificate, deve essere integrata secondo i principi generali della prova. In altri termini, quando stabilisce che gli uffici «possono» escludere lo…

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