Inerenza della spesa aziendale al vaglio della Cassazione - Diario Quotidiano del 20 luglio 2018

1) Inerenza della spesa aziendale al vaglio del giudizio di legittimità

2) Faq Rex alle Dogane

3) Misure di salvaguardia provvisorie su taluni prodotti di acciaio

4) Occupazione di suolo pubblico per la raccolta di firme: nessuna imposta di bollo per le attività politiche previste dalla legge

5) Nuova versione del software Studi di settore – Gerico 2018

6) Pronta la versione aggiornata del software di compilazione modello 770/2018

7) Export: al via l’erogazione dei voucher per l’internazionalizzazione; oltre 340 milioni per le PMI del Sud (note del Mise)

8) Nuovi tentativi di phishing via mail: messaggi da cestinare, senza aprirli – Procedura per il tax credit cinema

9) Decreto Dignità, le modifiche possibili; flat tax, shock fiscale necessario

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Inerenza della spesa aziendale al vaglio del giudizio di legittimità

L’inerenza di un costo all’attività d’impresa può essere esclusa dal fisco solo se il giudizio sia fondato su elementi oggettivi, quali la macroscopica antieconomicità della spesa.

In particolare, la Corte di cassazione, nella sentenza n. 18904/2018, afferma che la contestazione sulla mancanza di inerenza delle operazioni compiute e fatturare dal contribuente, non può fondarsi solo sull’incongruità della spesa o su una mera non condivisibilità delle scelte imprenditoriali. L’Ufficio, ai fini probatori, deve dimostrare una manifesta antieconomicità del costo sostenuto, tale da far ritenere che la spesa non si inserisce nell’attività produttiva.

Continua la querelle del giudizio di legittimità sull’annoso tema dell’inerenza dei componenti negativi del reddito d’impresa, sempre più spesso oggetto di contestazione da parte dei verificatori fiscali.

Nel caso di specie, la Corte suprema, chiamata ad esprimersi sull’inerenza dei premi concessi ai clienti di una società commerciale, ha ripercorso l’intera evoluzione giurisprudenziale in relazione al principio di inerenza.

Una volta delineata la querelle dal punto di vista storico, la sentenza delinea una serie di principi di diritto che contengono nuovi richiami alla teoria dell’antieconomicità e all’abuso del diritto che sembravano essersi sopiti dopo gli ultimi interventi normativi in materia (art. 10-bis della legge n. 212/2000).

Leggi anche

Il giusto concetto di inerenza nel diritto tributario

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Decreto Dignità, le modifiche possibili

Gli strumenti scelti dal Governo per contrastare la precarietà non convincono pienamente i Consulenti del Lavoro. Come già evidenziato nella circolare n.14/2018 della Fondazione Studi, alcune misure contenute nel “Decreto Dignità” potrebbero, in realtà, aggravare la situazione lavorativa attuale, producendo ulteriori precari e disoccupati e, al tempo stesso, maggiori costi per lo Stato. Per questo motivo il Consiglio nazionale dell’Ordine, nell’audizione di oggi pomeriggio presso le Comissioni riunite Finanze e Lavoro della Camera dei Deputati, ha messo in luce tutti gli aspetti controversi del provvedimento e suggerito alcune proposte migliorative per la conversione in legge.

Tra queste, il ritorno ad un contratto a termine valido al massimo 36 mesi per «garantire maggiori certezze in funzione della continuità della prestazione lavorativa» e la reintroduzione della causale obbligatoria per i rapporti di lavoro di durata superiore a 24 mesi, in modo da non generare ulteriori difficoltà applicative ed interpretative, causa di contenzioso.

Il Consiglio nazionale ha evidenziato, inoltre, la necessità di eliminare la penalizzazione del contratto di somministrazione, che appare «del tutto eccessiva, finendo non tanto per perseguirne le applicazioni esclusive, quanto per comprimerne del tutto qualsiasi applicazione» e di rivedere l’aumento delle indennità per i licenziamenti, che non procurerebbe vantaggi occupazionali o una limitazione della precarietà evidenti. Infine, la Categoria ha suggerito di stabilire «un…

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