Gli adempimenti dichiarativi Iva omessi non fanno perdere la detrazione Iva - Diario quotidiano del 31 luglio 2018

1) Gli adempimenti dichiarativi Iva omessi non fanno perdere la detrazione Iva

2) Pronuncia della Cassazione sulla validità dell’atto impositivo emesso prima del termine dilatorio di 60 giorni

3) Compensi ai consiglieri deducibili, per il T.F.M. occorre, invece, la data certa

4) Crediti d’imposta cinema: domande fino al 10 agosto

5) Verifica saldi fatture commerciali: RGS rilascia nuova funzionalità a settembre 2018

6) Entrate: Attenzione alle e-mail truffa sui rimborsi fiscali

7) Esercenti depositi fiscali di vino: l’adempimento di trasmissione prospetto diventa unico

8) Nuovi recapiti telefonici per il call center dell’Agenzia delle Entrate: dall’1 agosto arrivano i numeri verdi gratuiti

9) Prescrizioni per il controllo della produzione delle birre

10) Cndcec: pubblicati i Pronto Ordini e la nota sulla proposta organica di riforma dell’Ordinamento professionale

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1) Gli adempimenti dichiarativi Iva omessi non fanno perdere la detrazione Iva

La mancata redazione delle dichiarazioni periodiche o di quella annuale, ovvero l’omessa tenuta del registro Iva acquisti, non comporta automaticamente la perdita del diritto alla detrazione Iva.

Difatti, se il contribuente esibisce le fatture di acquisto, ed in presenza delle condizioni normative di tipo sostanziale, l’Amministrazione finanziaria non può negare tale diritto al soggetto Iva “distratto”.

Nell’affermare tale principio la Corte di cassazione, nell’ordinanza n. 19938 del 27 luglio 2017, che ha accolto il ricorso del contribuente, ha anche affermato che «in tema di accertamento tributario, il divieto di utilizzo in sede giudiziaria di documenti non esibiti in sede amministrativa, presuppone che vi sia stata una specifica richiesta degli agenti accertatori (non potendo costituire rifiuto la mancata esibizione di qualcosa che non si è richiesto), ed opera non solo nell’ipotesi di rifiuto (per definizione «doloso») dell’esibizione, ma anche nei casi in cui il contribuente dichiari, contrariamente al vero, di non possedere i documenti in suo possesso, o li sottragga all’ispezione, non allo scopo di impedire la verifica, ma per errore non scusabile, di diritto o di fatto (dovuto a dimenticanza, disattenzione, carenze amministrative)».

Ritornando al tema principale, gli ermellini hanno stabilito che «In tema di accertamento IVA, anche in presenza della acclarata violazione di requisiti formali del diritto alla detrazione dell’imposta di cui all’art. 18 e 22 della direttiva n. 77/388/CEE del 17 maggio 1977 (cd. sesta direttiva) – quali, ad esempio, la mancata redazione delle dichiarazioni periodiche o di quella annuale, ovvero l’omessa tenuta del registro IVA acquisti – l’Amministrazione finanziaria non può negare tale diritto al contribuente che provi la sussistenza dei suoi requisiti sostanziali di cui all’art. 17 della menzionata direttiva, a mezzo la produzione delle fatture ovvero di altra idonea documentazione contabile, purché il diritto alla detrazione sia esercitato entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto ai sensi dell’art. 8, comma 3, del D.P.R. n. 322 del 1998».

(Corte di cassazione, ordinanza n. 19938 del 27 luglio 2017)

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2) Pronuncia della Cassazione sulla validità dell’atto impositivo emesso prima del termine dilatorio di 60 giorni

Non è valido l’atto impositivo emesso ante tempus ossia prima dello scadere del termine dilatorio, di 60 giorni dalla chiusura delle operazioni di verifica/consegna del PVC, di cui all’art. 12, comma 7, legge 212/2000. Sbaglia l’Agenzia delle entrate a difendersi motivando l’approssimarsi del termine decadenziale di emissione dell’atto impositivo medesimo, allegato dall’Ente impositore quale ragione di urgenza derogatoria del primo termine. La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 19789 del 25 luglio…

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