Recupero edilizio, lavori in proseguimento ed agevolazioni fiscali

Casi pratici fiscali sulle ristrutturazioni edilizieUno dei problemi che con maggior frequenza si riscontrano nell’ambito delle modalità di applicazione delle detrazioni IRPEF previste dall’articolo 16-bis TUIR è quello relativo alla distinzione tra quelli che devono essere considerati lavori in proseguimento, e quindi in grado di essere agevolati solo nel loro insieme sino a concorrenza del tetto massimo di 96.000 euro, e quelli che, invece, possono essere ritenuti interventi diversi e quindi usufruire delle detrazioni fiscali calcolate su tetti distinti ognuno dei quali di 96.000 euro.

Pur trattandosi di una questione di natura squisitamente fiscale, il punto dirimente è però di tipo prettamente urbanistico e va individuato nella natura del titolo edilizio che si trova a monte dell’intervento per il quale si intende usufruire delle agevolazioni ex articolo 16-bis TUIR.

Dando, infatti, per scontato che le opere devono configurare almeno una “manutenzione straordinaria”, così come viene definita dall’articolo 3, comma 1, lettera b) del D.P.R. n. 380/2001 (in merito alla definizione di “manutenzione straordinaria” si veda nota n. 1), che altrimenti il problema non si porrebbe nemmeno, essendo le opere di “manutenzione ordinaria” esplicitamente escluse dal regime di agevolabilità ex articolo 16-bis TUIR, a meno che non si tratti di interventi realizzati su parti comuni di edifici a prevalente destinazione abitativa costituiti in condominio (in merito alla definizione di “manutenzione ordinaria” si veda nota n. 2), occorre chiarire che tali opere sono subordinate al rilascio, da parte dell’Amministrazione comunale competente per territorio, della cosiddetta “SCIA” (segnalazione certificata di inizio attività) o della cosiddetta “CILA” (comunicazione di inizio lavori asseverata da un tecnico abilitato).

Con la “SCIA” sono realizzabili i seguenti interventi:

1. interventi di manutenzione straordinaria qualora riguardino le parti strutturali dell’edificio

2. gli interventi di restauro e di risanamento conservativo qualora riguardino le parti strutturali dell’edificio

3. gli interventi di ristrutturazione edilizia che:

  • non portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente;
  • non comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti;
  • limitatamente alle zone omogenee A, non comportino mutamenti della destinazione d’uso;
  • non comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai sensi del d Decreto Legislativo 42/2004

4. le varianti a permessi di costruire che

  • non incidono su parametri urbanistici e volumetrie;
  • non modificano la destinazione d’uso e la categoria edilizia;
  • non alterano la sagoma dell’edificio sottoposto a vincolo (ai sensi del Decreto Legislativo 42/2004);
  • non violano le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire.

Con la “CILA” sono invece realizzabili tutti gli interventi non riconducibili a edilizia libera (vedi nota n. 3), a “SCIA” o a permesso di costruire (vedi nota n. 4) si vedano in proposito gli articoli 6, 10 e 22 del D.P.R. n. 380/2001. Dipende quindi da quale è il titolo autorizzativo a livello urbanistico il corretto inquadramento delle opere da realizzare ed, a cascata, il loro trattamento fiscale.

Chiarito l’aspetto urbanistico della problematica sopra accennata (e vedremo poi nel prosieguo del lavoro il perché di questa premessa) passiamo a verificare quali sono state le pronunce della prassi in materia di “lavori in proseguimento”. Il riferimento principale è dato dalla Circolare del 24 aprile 2015 n. 17, emanata da parte dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e titolata: Questioni interpretative in materia di IRPEF prospettate dal Coordinamento Nazionale dei Centri di Assistenza Fiscale e da altri soggetti”, che affrontava, al punto 3.2, il problema posto da un contribuente che aveva iniziato nel 2008 un intervento di recupero del patrimonio…

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