Niente sanzioni per chi non accetta i pagamenti tramite POS - Diario Quotidiano del 6 giugno 2018

1) Niente sanzioni per chi non accetta i pagamenti tramite POS

2) IMU e TASI: versamento acconto per il 2018

3) Quote di ammortamento contestabili e scritture controllabili solo entro 5 anni

4) Disponibile il software di compilazione – Istanza di regolarizzazione attività depositate e somme detenute all’estero

5) Provvedimenti pubblicati in Gazzetta Ufficiale

6) Ufficio in casa: documenti inutilizzabili sia pure offerti spontaneamente dal contribuente al Fisco

7) Disponibile il software di compilazione e di controllo del modello CNM/2018

8) Comunicazioni elettroniche: nuove linee guida della Commissione europea

9) Regione Sicilia: bonus assunzioni per le imprese

10) Attività ispettiva in presenza di contratti certificati: indicazioni dall’INL

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Niente sanzioni per chi non accetta i pagamenti tramite POS

Pagamenti con bancomat e carte di credito rifiutati: sanzioni bocciate dal Consiglio di Stato.

Niente sanzioni per commercianti e professionisti che non fanno pagare con il Pos poiché non sono contemplate dalla legge.

Non percorribile l’accostamento con la norma per le monete aventi corso legale nello Stato.

Il Consiglio di Stato, con la decisione n. 1446 del 1° giugno 2018, ha reso parere negativo in merito allo schema di Regolamento sulla definizione delle modalità, dei termini e degli importi delle sanzioni amministrative pecuniarie conseguenti alla mancata accettazione dei pagamenti mediante carte di debito e carte di credito.

Dunque, chi non accetta i pagamenti con carta non può essere sanzionato, perché l’ammenda non “può essere imposta se non in base alla legge”.

A proposito di obbligo di POS per gli studi professionali

Ufficio in casa: documenti inutilizzabili sia pure offerti spontaneamente dal contribuente al Fisco

Non possono essere derogati i principi giuridici per effetto della consegna spontanea della documentazione da parte del contribuente.

Per cui, non può essere reso legittimo l’accesso nell’ufficio tenuto presso la propria abitazione, ove sia avvenuto al di fuori delle previsioni legislative e, comunque, perché l’eventuale consenso o dissenso dello stesso contribuente alle accesso, legittimo od illegittimo che sia, è del tutto privo di rilievo giuridico non essendo richiesto e/o preso in considerazione da nessuna norma di legge.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13711 del 30 maggio 2018, ha confermato le decisioni delle Commissioni tributarie siciliane (Ctp e Ctr) che avevano accolto il ricorso del contribuente.

In particolare, la CTR Sicilia, con la propria decisione, rigettando l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ha confermato la pronunzia di primo grado che aveva annullato l’avviso di accertamento emesso a carico di un contribuente per l’anno 2009, ritenendo inutilizzabile la documentazione acquisita nei locali adibiti promiscuamente ad abitazione ed a sede dell’attività imprenditoriale in assenza dell’autorizzazione di cui all’art. 52 DPR n. 600/73.

Difatti, ha concluso la Suprema Corte, l’utilizzazione a fini fiscali di dati e documenti acquisiti dalla G.d.F. operante quale polizia giudiziaria è subordinata al rispetto delle disposizioni dettate dalle norme tributarie (nella specie, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33, D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 52 e 63), fatti salvi, in ogni caso, i limiti derivanti da eventuali preclusioni di carattere specifico, come ad esempio la necessità di preventiva autorizzazione del procuratore della Repubblica, prevista dalle citate disposizioni tributarie, per procedere a determinate attività quali l’accesso presso locali diversi da quelli di esercizio dell’attività del contribuente.

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