Bar all’interno di locali di associazione: quando è attività commerciale? - Diario Quotidiano del 20 giugno 2018

1) Comunicazioni per la promozione dell’adempimento spontaneo nei confronti dei soggetti cui si applicano gli studi di settore
2) Bar all’interno di locali di associazione: quando è commerciale?
3) Cessione di ramo d’azienda: valutazione dell’azienda, metodo di calcolo
4) Operazioni straordinarie nelle imprese sociali
5) Sisma 2016: istituiti dei codici tributo per le agevolazioni alle imprese in centro Italia
6) Al via il credito d’imposta per le spese di consulenza sulla quotazione delle PMI
7) Definiti i criteri per l’individuazione del responsabile della protezione dati personali
8) Licenziamento per ragioni economiche illegittimo se il datore di lavoro non procede alla ricollocazione del lavoratore
9) Estensione delle integrazioni salariali straordinarie ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato

1) Comunicazioni per la promozione dell’adempimento spontaneo nei confronti dei soggetti cui si applicano gli studi di settore

2) Bar all’interno di locali di associazione: quando è commerciale?

3) Cessione di ramo d’azienda: valutazione dell’azienda, metodo di calcolo

4) Operazioni straordinarie nelle imprese sociali

5) Sisma 2016: istituiti dei codici tributo per le agevolazioni alle imprese in centro Italia

6) Al via il credito d’imposta per le spese di consulenza sulla quotazione delle PMI

7) Definiti i criteri per l’individuazione del responsabile della protezione dati personali

8) Licenziamento per ragioni economiche illegittimo se il datore di lavoro non procede alla ricollocazione del lavoratore

9) Estensione delle integrazioni salariali straordinarie ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato

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Bar all’interno di locali di associazione: quando è commerciale?

Attività di bar e somministrazione di pasti con svolgimento della stessa all’interno di locali di associazione culturale, assistenziale o sportiva: avevamo già trattato l’argomento anche in questo articolo del Dott. Fabio Balestra==>

Ai fini della possibilità di usufruire dei vantaggi fiscali per i circoli culturali, elemento dirimente è la qualificazione dell’attività di bar ristoro come attività commerciale o meno. In via generale, sono considerate effettuate nell’esercizio di impresa le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte da associazioni che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, e per le altre associazioni sono invece considerate effettuate nell’esercizio di impresa le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati, ove rese verso il pagamento di un corrispettivo o di un specifico contributo supplementare; in via eccezionale, invece, è esclusa la qualificazione di prestazione fatta nell’esercizio di attività commerciale, delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi a condizione che siano “effettuate in conformità alle finalità istituzionali da associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali e sportive”. La possibilità di usufruire dell’agevolazione di cui all’art. 4 d.P.R. n. 633 del 1972 e 111 TUIR, anche a seguito della riforma introdotta dall’art. 4 I. 383 del 2000, deriva, infatti, dal concorso di due circostanze: a) dall’esclusione della qualificazione dell’attività svolta come attività commerciale, in ragione dell’affinità e strumentalità della stessa con i fini istituzionali (esclusione questa non ravvisabile nel caso di specie); b) dallo svolgimento dell’attività unicamente in favore dei soci.

Essendo questo il quadro di riferimento, e agevole dedurre che solo le prestazioni ed i servizi che realizzano le finalità istituzionali, senza specifica organizzazione e verso il pagamento di corrispettivi che non eccedano i costi di diretta imputazione, non vadano considerate come compiute nell’esercizio di attività commerciale e, quindi, come non imponibili, mentre ogni altra attività espletata dagli stessi soggetti deve ritenersi rientri nel regime impositivo (Cass. n. 19839/2005; Cass. 20073/2005; Cass. 2680/2004; Cass. n. 6340/2002; Cass. n. 3850/ 2000; n. 4964/2000).

Pertanto, l’attività di gestione di un bar ristoro da parte di un ente non lucrativo può essere qualificata come “non commerciale” , ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (art. 4 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633) e di quella sui redditi (art. 111 d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917), nel testo vigente “ratione temporis” oggi trasfuso nell’art. 148 dello stesso d.P.R., soltanto se la suddetta attività sia strumentale rispetto ai fini istituzionali dell’ente e sia svolta solo in favore degli associati.

A tale riguardo, questa Corte ha chiarito, con indirizzo condiviso, che: “L’attività di bar con somministrazione di bevande verso pagamento di corrispettivi specifici, svolta da un circolo culturale, anche se effettuata ai propri…

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