Reverse charge e manutenzione degli impianti elettrici: la verifica del funzionamento delle messe a terra dei macchinari

Domanda
Un’azienda, e pertanto un soggetto passivo IVA, contrattualizza ad un’altra impresa, attiva nel settore della manutenzione degli impianti elettrici, la verifica periodica del corretto funzionamento delle messe a terra dei propri macchinari. Come deve essere fatturata la prestazione? Con IVA esposta od applicando il meccanismo dell’inversione contabile?
Risposta
Per offrire una risposta corretta ed esauriente alla domanda che è stata posta, occorre in primo luogo premettere una considerazione: l’attività di cui al quesito deve essere realizzata da un soggetto abilitato dal Ministero delle attività produttive, ai sensi del D.P.R. n. 462 del 2001, a svolgere le attività di verifica degli impianti di messa a terra presso attività pubbliche o private con dipendenti, attestandone la conformità alla normativa degli impianti elettrici. Tale attività non può essere configurata come attività di manutenzione, ordinaria o straordinaria, così come viene definite dall’articolo 3, comma 1, lettere a – b, del D.P.R. n. 633/1972, secondo cui:
“a) ‘interventi di manutenzione ordinaria’, gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;
b) ‘interventi di manutenzione straordinaria’, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso.
Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso” (lettera così modificata dall’articolo, 17, comma 1, lettera a, della Legge n. 164 del 2014).
Pertanto le fatture derivanti dallo svolgimento di tale attività non devono essere assoggettate al meccanismo dell’inversione contabile di cui all’articolo 17, comma 6, lettera a-ter del D.P.R. n. 633/1972 ma al metodo ordinario di adempimento dell’IVA. In questo senso si è espressa l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione dell’11 agosto 2017 n. 111 emanata dalla Direzione Centrale Normativa e titolata: “Interpello – Art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212. Applicabilità della lettera a-ter), dell’articolo 17, sesto comma, del DPR n. 633 del 1972 all’attività di verifica degli impianti di messa a terra presso attività pubbliche o private da parte di soggetti abilitati dal Ministero delle attività produttive ai sensi del d.p.r. n. 462 del 2001”.
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La Risoluzione in parola chiarisce che all’attività di verifica degli impianti di messa a terra, da parte di un organismo abilitato dal Ministero delle attività produttive ai sensi del D.P.R. n. 462 del 2001, che attesta la conformità alla normativa degli impianti elettrici realizzati da ditte di manutenzione/installazione, non trova applicazione il meccanismo dell’inversione contabile di cui all’articolo 17, comma 6, lettera a-ter, del D.P.R. n. 633 del 1972, ma il metodo ordinario di adempimento dell’imposta, nella misura in cui l’attività svolta dallo stesso si limiti a certificare la corrispondenza degli impianti elettrici in oggetto alla specifica normativa di settore e prescinde dall’effettuazione di qualsiasi intervento di manutenzione sugli impianti …

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