Il Commercialista Gastronomico e la barbajata di Gioacchino Rossini

Il 2018 è l’anno del 150′ anniversario dalla scomparsa di Gioacchino Rossini, insigne musicista e grande gastronomo, anche se lui stesso si autodefiniva così: “pianista di terza classe ma primo gastronomo dell’universo”. Il Commercialista Gastronomico ricorda ovviamente il Rossini gourmet.

Oggi ricordiamo i tempi in cui giovane Rossini fu direttore artistico del Teatro San Carlo, al soldo di un grande impresario dell’epoca Domenico Barbaja. La ricetta che presentiamo oggi appartiene a Barbaja, il quale fu una figura fondamentale nella storia del costume e della teatro europeo.

Partì come semplice cameriere di caffè e poi come proprietario di caffè e sotto questa veste ha inventato la barbajata; poi divenne concessionario del gioco d’azzardo presso La Scala di Milano, impresario teatrale prima de La Scala a Milano poi del San Carlo a Napoli; la sua fama crebbe tanto che divenne impresario di 2 dei più importanti teatri viennesi: il Theater am Kärntnertor ed il Theater an der Wien.

Fu Domenico Barbaja a portare e gestire il genio di Rossini nella sua parentesi napoletana. Il loro fu un rapporto complicato: uno dei migliori impresari teatrali del tempo che doveva tenere al guinzaglio il genio di Rossini, genio incontrastato della musica lirica del primo ‘800.

«Ho composto l’Ouverture dell’Otello in una cameretta del palazzo di Barbaja, ove il più calvo e il più feroce degli impresari mi aveva rinchiuso senz’altra cosa che un piatto di maccheroni, e con la minaccia di non poter lasciare la camera, vita durante, finché non avessi scritta l’ultima nota» (Gioachino Rossini).

Ecco: il lor rapporto fu complicato sia dal punto di vista artistico che da quello umano, in quanto Rossini s’innamorò e poi sposò Isabella Colbran (soprano spagnola che era una star dell’epoca), che era l’amante di Barbaja.

Da questo rapporto conflittuale nacquero alcuni dei più grandi successi di Rossini: a Napoli Rossini compose tra le altre, L’Otello la Cenerentola e Il Barbiere di Siviglia (la cui prima rappresentazione tuttavia fu al Teatro Argentina di Roma).

Dobbiamo immaginare che oltre ai maccheroni Barbaja viziasse Gioacchino anche con la barbajata, cioè un caffè composito fatto di più strati (che può essere paragonato al Bicerin torinese) con una base al cioccolato, una bevanda tipica dei caffè ottovcenteschi

Una possibile ricetta della Barbajata

Dosi per 4 persone

Per il caffè: 1 tazza di caffè ristretto (fatto con la napoletana), 2 tazze di latte, Zucchero, 4 cucchiai di panna montata.

Per la Cioccolata: 2 tazze d’acqua, 2 cucchiai di cacao amaro.

Mescolare insieme tutti i liquidi in una pentola. Scaldare a fuoco basso sbattendo con una frusta. Zuccherare a piacere (a mio modo di vedere poco). Quando si forma una schiuma bianca in superficie, levare dal fuoco. Si può servire calda o fredda.

La si deve versare nelle tazze guarnendo con panna.

Si può provare a servire a strati, differenziando caffè e cioccolata; in questo caso optare per una tazza trasparente.

In occasione dell’anniversario rossiniano è possibile assaggiare una versione marchigiana della barbajata al ristorante Polo Pasta & Pizza, Chef Remigio Mario, Viale della Repubblica, Pesaro.

Alcuni ristornati di Pesaro stanno riproponendo i più classici piatti di Rossini.

10 aprile 2018

Luca Bianchi

I maccheroni alla Rossini – il Commercialista Gastronomico e la musica classica

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