Le somme versate sul ravvedimento operoso non sono rimborsabili - Diario quotidiano del 7 marzo 2018

1) Le somme versate sul ravvedimento operoso non sono rimborsabili
2) Se il funzionario del Fisco è “infedele”, allora il contribuente non è sanzionabile
3) Quando non possono essere prodotti documenti nel giudizio fiscale
4) Contenzioso tributario: in appello non serve indicare le ragioni già espresse nel giudizio di primo grado
5) Doppie imposizioni: come definire l’esistenza di stabile organizzazione ?
6) Imposta sulle ricevitorie operanti per conto di bookmakers senza concessione
7) In G.U. il decreto che aumenta la fascia d’esonero degli over 75
8) Pubblicato nella sezione AEO il nuovo modello di autorizzazione AEO
9) Revisione legale dei conti: sono arrivate anche le linee guida per lo svolgimento del tirocinio
10) Per le micro-imprese limiti di bilancio confermati
11) Azione di riduzione e restituzione nei confronti del creditore pignorante e dell’aggiudicatario
12) Vendita forzata telematica e portale delle vendite pubbliche: entrata in vigore delle novità
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-) Le somme versate sul ravvedimento operoso non sono rimborsabili
Non sono ripetibili le somme versate a titolo di sanzioni in virtù della definizione agevolata, salvo il caso di errori formali essenziali e riconoscibili. In base a tale principio enunciato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 6108 del 30/03/2016 i giudici della CTR Toscana hanno ritenuto, in linea con i primi giudici, infondata la richiesta di restituzione delle sanzioni versate a titolo di ravvedimento operoso. Tale istituto, infatti, implicando riconoscimento della violazione e della ricorrenza dei presupposti di applicabilità della sanzione, rappresenta una scelta del contribuente per il pagamento della suddetta sanzione in misura ridotta, per cui non può essere invocato per ottenere il rimborso di quanto corrisposto.
Nel caso di specie, la società controllante e le controllate, che avevano esercitato congiuntamente l’opzione per la tassazione di gruppo di cui agli artt. 117 e segg. del DPR 917/86, alla scadenza del termine per il rinnovo, avevano inviato con ritardo (per un errore nella trasmissione telematica) la comunicazione prevista dall’art. 119, comma 1 lett. d) TUIR, presentando poi istanza per ottenere il rimborso delle maggiori imposte e sanzioni versate mediante ravvedimento operoso.
Inapplicabilità al caso di specie della sanatoria di cui all’art.2, comma 1, D.L. 161/2012
Secondo la CTR, le puntuali osservazioni contenute nella sentenza di primo grado sono pienamente condivisibili e non sono contrastate da validi argomenti prospettati dall’appellante. Correttamente ha rilevato l’Ufficio che il fatto che la norma richieda il versamento della sanzione contestualmente all’assolvimento, pur in ritardo, dell’adempimento porta a ritenere che la sanatoria operi in relazione ad adempimenti successivi alla entrata in vigore della normativa.
Irripetibilità dei versamenti effettuati a titolo di ravvedimento operoso
E’ infondata anche la richiesta di restituzione delle sanzioni versate a titolo di ravvedimento operoso, condividendosi il costante indirizzo giurisprudenziale della Cassazione, cui ha fatto riferimento l’ Ufficio appellato, secondo cui non sono ripetibili le somme versate a titoli di sanzioni in virtù della definizione agevolata salvo il caso di errori formali essenziali e riconoscibili.
Con la sentenza n. 6108 del 30/3/2016 la Cassazione ha affermato che l’istituto del ravvedimento operoso, implicando riconoscimento della violazione e della ricorrenza dei presupposti di applicabilità della sanzione, rappresenta una scelta del contribuente per il pagamento della sanzione in misura ridotta, sicché non può essere invocato per ottenere il rimborso di quanto corrisposto, ai sensi dell’art. 5 del d.lgs. n. 472 del 1997 o ai sensi dell’art. 10 della l. n. 212 del 2000, poiché tali disposizioni si applicano esclusivamente nel caso di sanzioni imposte dalla Amministrazione.
Ma vi è di più! In relazione alla tardività della …

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