Quando il commercialista può essere intercettato - Diario quotidiano del 28 marzo 2018 con le novità sulla privacy

1) Informativa finanziaria applicabile a tutte le società: aperta consultazione
2) Riconferma dei vertici della Cassa previdenza dei ragionieri
3) Quando il commercialista può essere intercettato

4) Il professionista con due o tre studi deve pagare l’Irap
5) Inasprite le sanzioni per l’esercizio abusivo della professione
6) Disoccupazione agricola Inps: la domanda si presenta entro fine mese
7) Protezione dei dati personali: in arrivo le linee guide del Cndcec
8) Lavori usuranti da comunicare entro fine mese
9) Memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei carburanti
10) Somministrazione illecita ed appalti irregolari: ecco gli indici sintomatici
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Consigli del Commercialista: ecco quando sono intercettabili
Per i consigli illeciti il Commercialista può essere intercettato. Difatti, la Corte di cassazione, con la sentenza n. 14007 del 26 marzo 2018, ha chiarito che sono pienamente utilizzabili le intercettazioni contro il commercialista che consiglia operazioni illecite.
Inoltre, la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sui redditi e Iva scatta anche in via presuntiva per il trasferimento all’estero di considerevoli somme di denaro.
La Suprema Corte, ha così confermato il sequestro di 1 milione e 200mila euro nei confronti di un farmacista che aveva trasferito circa 2 milioni su un conto aperto presso una banca estera.
Frode fiscale: intercettazioni liberamente utilizzabili
In particolare, possono essere usate contro il cliente le registrazioni nelle quali il commercialista dà suggerimenti sulla frode fiscale e su come evadere le imposte. La condotta attiva del consulente nel reato fa venir meno il segreto professionale.
Sono utilizzabili, quindi, contro il cliente le intercettazioni nelle quali il commercialista dà suggerimenti sulla frode fiscale e su come evadere le imposte.
In particolare, il farmacista aveva trasferito dei beni e dei proventi della sua attività all’estero per sottrarsi ai debiti con il fisco italiano. La circostanza era emersa, tra l’altro, da alcune conversazioni tra lui e il suo commercialista nelle quali il professionista dava dei consigli su come procedere. Per la terza sezione penale il mezzo di raccolta delle prove è assolutamente legittimo. In particolare, hanno ricordato i Supremi giudici, l’art. 271, comma 2, cpp prevede espressamente, tra i divieti di utilizzazione, quello concernente le intercettazioni relative alle conversazioni o comunicazioni delle persone di cui all’art. 200, comma 1, cpp, quando esse hanno a oggetto fatti da loro conosciuti in ragione, per quanto ora interessa, della loro professione.
Limiti al divieto
Tuttavia, afferma la Cassazione, la disposizione deve essere intesa, conformemente alle condivise indicazioni interpretative rivenienti da questa Corte, nel senso che il divieto in questione è posto a tutela dei soggetti indicati nell’art. 200, comma 1, cpp e dell’esercizio della loro funzione professionale, ancorché non formalizzato in un mandato fiduciario, purché detto esercizio sia causa della conoscenza del fatto, ben potendo un libero professionista venire a conoscenza, in ragione della sua professione, di fatti relativi ad un soggetto dal quale non sia stato formalmente incaricato di alcun mandato professionale. Da ciò deriva che tale divieto sussiste ed è operativo quando le conversazioni o le comunicazioni intercettate siano pertinenti all’attività professionale svolta dai soggetti indicati nell’art. 200, comma 1, cpp e riguardino, di conseguenza, fatti conosciuti in ragione della professione da questi esercitata.
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