A proposito di notifica via PEC e fattura elettronica - Diario quotidiano del 21 marzo 2018

1) Procedimenti con legame materiale/ temporale stretto: non opera il ne bis in idem
2) Nella relata manca la firma digitale: la notifica via PEC è comunque valida
3) Contenzioso tributario sempre più in calo
4) Costituzione in giudizio libera: contribuente con carta, Fisco con la telematica
5) Conservazione analogica meno efficiente: nuovo studio del Notariato
6) Pubblicato in Gazzetta UE il regolamento europeo sul geo-blocking
7) Senza valutazione dei rischi il contratto intermittente diventa indeterminato
8) Bonus Sud: arrivate le indicazioni operative
9) Fattura elettronica: Assosoftware spiega gli aspetti operativi decorrenti dal 2019
10) Fatture e corrispettivi: aggiornate le specifiche tecniche; Addizionali comunali Irpef: online le aliquote aggiornate
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1) Procedimenti con legame materiale/ temporale stretto: non opera il ne bis in idem
Il ne bis in idem non opera se i procedimenti sono caratterizzati da un legame materiale/ temporale stretto (Corte Costituzionale, sentenza n. 43 del 02 marzo 2018).
Bis in idem in presenza di legame temporale e materiale tra i procedimenti.
Alla luce della recente giurisprudenza europea il ne bis in idem viene subordinato ad un apprezzamento della discrezionalità giudiziaria in ordine al nesso che lega i procedimenti, poiché è permesso, in presenza di una “close connection”, di proseguire nel nuovo giudizio ad onta della definizione dell’altro. La Consulta si è così espressa riguardo al doppio binario sanzionatorio penale-amministrativo previsto per le violazioni di carattere tributario. Nel caso in esame il tribunale ordinario aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale dell’art. 649 del codice di procedura penale, “nella parte in cui non prevede l’applicabilità della disciplina del divieto di un secondo giudizio nei confronti dell’imputato al quale, con riguardo agli stessi fatti, sia già stata irrogata in via definitiva, nell’ambito di un procedimento amministrativo, una sanzione di carattere sostanzialmente penale ai sensi della CEDU”. I giudici costituzionali citano al riguardo la recente la sentenza 15 novembre 2016, A e B contro Norvegia in base alla quale il ne bis in idem non opera quando i procedimenti sono avvinti da un legame materiale e temporale sufficientemente stretto. Per conseguenza, in seguito alla sopravvenuta pronuncia della Corte di Strasburgo, nel restituire gli atti al tribunale remittente, la Corte Costituzionale spiega come si sia passati dal divieto imposto agli Stati aderenti di configurare per lo stesso fatto illecito due procedimenti che si concludono indipendentemente l’uno dall’altro, alla facoltà di coordinare tali procedimenti al fine di renderli preordinati a un’unica, prevedibile e non sproporzionata risposta punitiva.
Ne bis in idem derogabile in materia Iva e di abusi finanziari
Il principio del ne bis in idem può essere limitato con l’obiettivo di tutelare gli interessi finanziari dell’Unione e i mercati finanziari della stessa.
Tale limitazione, tuttavia, non deve andare oltre quanto strettamente necessario per il raggiungimento di tali obiettivi. Per questo la normativa italiana in materia di manipolazioni del mercato potrebbe essere contraria al diritto dell’Unione. Questo l’esito delle sentenze del 20 marzo 2018 nelle cause C-524/15 Luca Menci, C.537/16 e cause riunite C-596/16 Enzo Di Puma/ Consob e C-597/16 Consob/Antonio Zecca.
Il principio del ne bis in idem dispone che nessuno può essere giudicato o condannato penalmente due volte per lo stesso reato. Tale diritto fondamentale è riconosciuto tanto dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Carta) quanto dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (Cedu). In quattro cause italiane, è stato chiesto alla Corte di giustizia d’interpretare detto principio nel contesto della direttiva Iva e della direttiva sui mercati finanziari .
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2) Nella relata manca la firma…

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