Il Commercialista Gastronomico alla ricerca del vino perduto: il Burson

Primavera tempo di gite fuori porta (sperando nel bel tempo). Oggi il commercialista Gastronomico vi porta alla scoperta di un vino antico, perduto e riscoperto.

La nostra meta è Bagnacavallo, antica città della pianura ravennate, molto piacevole da passeggiare per una gita in campagna. Siamo in Romagna terra di ottima gastronomia e ottimi vini.

A Bagnacavallo il principe dei vini è il mitico Burson. La storia di questo vitigno è estremamente particolare perché potrebbe essere sopravvissuto all’epidemia di fillossera della seconda metà del XIX secolo che distrusse gran parte dei vigneti europei. La fillossera è un parassita delle viti arrivato in Francia nel 1869 che riesce a colpire il tronco della vite e a distruggere i vigneti.

La risposta più facile per salvare i vigneti dalla fillossera è quello di reimpiantare le viti europee su una base di te americana, pianta che resiste alla fillossera.

Anche se non sempre è noto, ma la nostra viticoltura è cambiata totalmente alla fine del XIX secolo quando tutte le viti europee sono state reimpiantate su un piede di vite americana. In pratica oggi non beviamo i vini che bevevano i nostri antenati, ma vini nati dall’impianto europeo sulle vigne americane. Sono pochi i vini sopravvissuti alla fillossera, in quanto devono crescere su terreni, lavici, argillosi o sabbiosi, dove tale parassita non attecchisce.

Alcuni vitigni sono sopravvissuti al passaggio distruttivo della fillossera: si tratta sempre di storie uniche e di vitigni di nicchia. Molti sostengono che l’innesto su viti americane abbia modificato in modo irreversibile sapori e odori del vino. Vi è un discrete interesse degli esperti per i vitigni che sono sopravvissuti alla fillosera, perché si può bere un pezzo di storia altrimenti perduto.

 

La nostra storia vuole che nella campagne di Bagnacavallo nel 1913 Antonio Longanesi detto il Bursôn, ai margini di una zona boscosa che delimitava la sua proprietà in Boncellino di Bagnacavallo, notò una vite abbandonata arrampicata su una quercia che veniva utilizzata come richiamo per gli uccelli. Nonostante la rusticità della vite Longanesi provò a coltivarla e vinificarla ottendndo un buon rosso di circa 14 gradi, era il 1913 e la vinificazione era arte diversa.

Oggi quell’uva si chiama Uva Longanesi o Burson ed è tipica del Comune di Bagancavallo. In una terra dominata dal Sangiovese o dai vitigni francofoni si tratta di un chicca enologica: un vitigno dal nome dialettale.

Oggi il Burson è un vino che merita rispetto e che può rappresentare un ottimo compagno per la cucina romagnola, soprattutto nelle stagioni fredde. Oggi è disponibile in due versioni: con etichetta nera, invecchiato, sa di ciliegia ed è adatto ai palati più esigenti; più giovane e più beverino è quello con etichetta rossa, qualcuno dice che si sentano gli aromi di pineta.

Per curiosità, l’azienda Longanesi è ancora attiva, in compagnia di altri produttori locali. Tra le altre, l’azienda agricola Longanesi produce ancora oggi il Burson.

24 marzo 2018

Luca Bianchi

Il Commercialista Gastronomico a Bagnacavallo: i cappelletti alla gricia in una piazza ellittica

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