Qualche riflessione sulla tracciabilità obbligatoria di stipendi e compensi

di Massimo Pipino

Pubblicato il 16 febbraio 2018

Proponiamo alcune valutazioni e segnaliamo alcune problematicità dell'obbligo del pagamento degli stipendi con strumenti tracciabili (introdotto dalla Legge di Bilancio 2018), quindi con modalità diverse dal contante; le nuove normative stanno restringendo sempre di più lo spazio per i pagamenti in contanti.

Con alcune disposizioni che sono state inserite nei commi da 910 a 914 dell’articolo 1 della Legge 27 dicembre 2017, n. 205 (“Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020”), pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 302 del 29 dicembre 2017 - Supplemento Ordinario n. 62, il Legislatore fiscale ha imposto che per qualsiasi prestazione lavorativa, sia che venga resa in regime di lavoro subordinato che autonomo, debba essere garantita la piena tracciabilità, a far data dal 1° luglio 2018, delle retribuzioni e dei compensi.

Senza dubbio si tratta di uno strumento estremamente rilevante nell’ottica di rendere il più trasparente possibile lo svolgimento dei rapporti di lavoro e che, senza dubbio, faciliterà il compito degli organi di vigilanza deputati al controllo delle regolarità sia in abito lavoristico che fiscale rappresentando, tuttavia, un ulteriore passo sulla strada della costante pervasività della presenza del “controllore” pubblico in ogni fase lavorativa dell’operatore economico (basti pensare all’altro obbligo contenuto nella Legge di Stabilità 2018 della fatturazione elettronica nei rapporti tra privati).

Preliminarmente all’analisi nel merito della novità introdotta dal legislatore pare essere opportuno analizzare l’ampia definizione che la norma dà di rapporto di lavoro.

 

Secondo l’articolo 1, comma 912, in tale concetto rientrano:

  • i rapporti di lavoro subordinato ai sensi dell’articolo 2094 del Codice civile il quale definisce prestatori di lavoro subordinato coloro che si obbligano mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, fornendo il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. Il successivo articolo 2095 provvede a distinguerli in dirigenti, quadri, impiegati ed operai.
    Tali rapporti rientrano, a pieno titolo, nella nuova disciplina a prescindere dalla tipologia, dalle modalità di svolgimento della prestazione e della durata (tempo indeterminato, part-time, lavoro a domicilio, telelavoro, smart-working, intermittente, ecc.).
    Le prestazioni occasionali ai sensi dell’articolo 54-bis della Legge n. 96/2017 (di conversione in legge, con modificazioni, del Decreto-Legge 24 aprile 2017, n. 50, recante “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”) sono, di per se stesse, tracciate per quanto riguarda i pagamenti che avvengono attraverso l’INPS;

  • i contratti di collaborazione coordinata e continuativa prestati con le modalità previste dall’articolo 2 del Decreto Legislativo n. 81/2015 e dall’articolo 409, n. 3 del Codice di procedura civile.
    Va sottolineato che nell’elencazione di cui all’articolo 1, comma 912 in esame il Legislatore non cita le forme di lavoro