Il mito dell’auto uso ufficio tramonta?

di Massimo Pipino

Pubblicato il 23 febbraio 2018



una ordinanza della Cassazione chiude definitivamente (forse) la questione relativa alla pretesa piena deducibilità IVA delle autovetture immatricolate come uso ufficio; tanti contribuenti hanno, talvolta con una certa fantasia, pensato di immatricolare il loro veicolo spacciandolo ad uso ufficio per ottenere il riconoscimento della piena strumentalità con relativi benefici fiscali in fatto di detrazione dell'IVA e deduzione dei costi

La Suprema Corte di Cassazione, con la sua recente Ordinanza n. 23362/2017 ha (probabilmente) messo la parola fine in maniera definitiva alla contrastata vicenda relativa alle  immatricolazioni delle auto ad uso ufficio ed alla correlata possibilità, che molti contribuenti hanno, talvolta con una certa fantasia, pensato di esplorare nel corso degli anni passati, per ottenere il riconoscimento della piena strumentalità del loro veicolo, con la conseguente integrale deducibilità dei costi e piena detraibilità dell’IVA.

L’elemento che la Suprema Corte ha ritenuto essere dirimente per la questione e che ha posto alla base della sua decisione contraria all’immatricolabilità delle auto ad uso ufficio che ha negato il riconoscimento della reale strumentalità dell’autovettura è di natura squisitamente tecnica, ovvero la constatazione della completa rimovibilità del kit che viene installato dagli allestitori per assegnare all’autovettura le caratteristiche del cosiddetto “uso ufficio” e, di conseguenza, la possibilità di usi alternativi (anche ludici) del mezzo.

La permanenza delle speciali attrezzature nelle auto uso ufficio

Da una attenta lettura della decisione della Suprema Corte si dovrebbe pertanto dedurre che è l’elemento della “permanenza” delle speciali attrezzature posizionate nel veicolo che appare essere il punto decis