Il mito dell'auto uso ufficio tramonta?

una ordinanza della Cassazione chiude definitivamente (forse) la questione relativa alla pretesa piena deducibilità IVA delle autovetture immatricolate come uso ufficio; tanti contribuenti hanno, talvolta con una certa fantasia, pensato di immatricolare il loro veicolo spacciandolo ad uso ufficio per ottenere il riconoscimento della piena strumentalità con relativi benefici fiscali in fatto di detrazione dell’IVA e deduzione dei costi

La Suprema Corte di Cassazione, con la sua recente Ordinanza n. 23362/2017 ha (probabilmente) messo la parola fine in maniera definitiva alla contrastata vicenda relativa alle  immatricolazioni delle auto ad uso ufficio ed alla correlata possibilità, che molti contribuenti hanno, talvolta con una certa fantasia, pensato di esplorare nel corso degli anni passati, per ottenere il riconoscimento della piena strumentalità del loro veicolo, con la conseguente integrale deducibilità dei costi e piena detraibilità dell’IVA.

L’elemento che la Suprema Corte ha ritenuto essere dirimente per la questione e che ha posto alla base della sua decisione contraria all’immatricolabilità delle auto ad uso ufficio che ha negato il riconoscimento della reale strumentalità dell’autovettura è di natura squisitamente tecnica, ovvero la constatazione della completa rimovibilità del kit che viene installato dagli allestitori per assegnare all’autovettura le caratteristiche del cosiddetto “uso ufficio” e, di conseguenza, la possibilità di usi alternativi (anche ludici) del mezzo.

La permanenza delle speciali attrezzature nelle auto uso ufficio

Da una attenta lettura della decisione della Suprema Corte si dovrebbe pertanto dedurre che è l’elemento della “permanenza” delle speciali attrezzature posizionate nel veicolo che appare essere il punto decisivo per qualificarne la particolare e specifica natura, a nulla rilevando la buona fede (che sarebbe tutta da dimostrare e ci sarebbe anche da domandarsi come ciò potrebbe essere possibile) dell’acquirente che aveva fatto affidamento sull’annotazione evidenziata nella carta di circolazione.

Ma vediamo in che cosa effettivamente consiste questa opportunità, che ad oggi pare essere negata dalla Suprema Corte, che in tale ultima pronuncia pare addirittura sconfessare l’operato degli Uffici della motorizzazione civile che hanno agito in conformità a quanto viene previsto da parte del Codice della Strada.

L’articolo 203, comma 2, del Regolamento di esecuzione del Codice della strada, elenca, in relazione alle speciali attrezzature di cui sono muniti, i diversi tipi di autoveicoli che devono essere immatricolati come autoveicoli per uso speciale e, fra questi, alla lettera ee), vengono indicati gli “autoveicoli per uso ufficio”.

La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate

Il dibattito sul tema è decisamente datato, tant’è vero che in materia l’Agenzia delle Entrate è intervenuta sin dal 12 novembre 2001 con la Risoluzione n. 179 della Direzione Centrale Normativa e Contenzioso (vedi nota n. 1), titolata “Interpello – Articolo 11, Legge 27-7-2000, n. 212 – XX S.A.S.”, con lo scopo di fornire le seguenti importanti indicazioni:

1) la destinazione del mezzo avviene alla data in cui viene eseguita la sua omologazione come “autoveicolo per uso speciale”, poiché è solo a partire da tale momento che il veicolo può essere utilizzato per conseguire finalità produttive;
2) occorre che l’autovettura sia utilizzata in conformità alla propria destinazione risultante dall’omologazione come “autoveicolo per uso ufficio” e, quindi, nella concreta realtà produttiva, per soddisfare l’esigenza dell’azienda di disporre di uffici amministrativi mobili, come tali suscettibili di essere spostati, per esempio, in occasione di mostre, fiere o manifestazioni commerciali promozionali in genere;
3) nel caso in cui il veicolo sia utilizzato per soddisfare esigenze diverse da quella sopraindicata, per esempio, per spostare beni o persone, come semplice mezzo di trasporto, seppure nell’ambito dell’attività produttiva esercitata da parte dell’impresa, il veicolo è utilizzato per un uso diverso rispetto all’uso ufficio per il quale è stato omologato e, pertanto, non si potrà procedere alla detrazione dell’IVA, né alla deduzione dei relativi costi;
4) è lo stesso Codice della strada che, all’articolo 82, comma 8, sanziona un uso diverso del…

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