E' possibile pignorare la prima casa?

Il regime di impignorabilità della prima casa è stato introdotto dal legislatore dal Decreto-Legge 21 giugno 2013 n. 69, convertito, con modificazioni, in Legge 9 agosto 2013, n. 98. in via del tutto preliminare deve essere chiarito che per “prima casa” si deve intendere “l’unico immobile” di cui il debitore è proprietario e che i limiti imposti dalla norma in parola alla pignorabilità riguardano solo il Fisco.(sulla prima casa si vedano i tanti articoli pubblicati su Commercialista Telematico–> QUI)

A questo riguardo si ritiene sia utile esaminare brevemente le pronunce più importanti della Suprema Corte di Cassazione: quanto deciso da parte dei Supremi Giudici ha infatti giocato un ruolo primario in materia di impignorabilità della prima casa, provvedendo a colmare un importante vuoto normativo e chiarendo alcuni concetti fondamentali, come la possibilità concessa al contribuente di proteggere la prima casa inserendola nell’ambito di un fondo patrimoniale. Ovviamente, nel tempo, si sono alternate pronunce in favore del fisco e sentenze in favore del contribuente ed è opportuno ricordare il fatto che persino la Corte Europea si è espressa sul tema, fornendo un’interpretazione che trova il suo fondamento nella direttiva n. 93/13 che tutela il consumatore. Nel contesto del presente lavoro, un breve cenno viene infine dedicato ai mutamenti in vigore a partire dal 24 aprile 2017.

 

Alle origini dell’impignorabilità prima casa: il decreto del fare 2013

Come più sopra brevemente accennato l’istituto dell’impignorabilità della prima casa è stato introdotto nel nostro ordinamento dal cosiddetto Decreto del fare, ovvero dal Decreto Legge n. 69/2013 (convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98). Il decreto, con le disposizioni contenute nell’articolo 52, comma 1, lettera g), è intervenuto modificando l’articolo 76, comma 1 del D.P.R n. 602/1973 “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito“.
Testualmente la novella introdotta prevede che:

Ferma la facoltà di intervento ai sensi dell’articolo 499 del Codice di procedura civile, l’agente della riscossione:

a) non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso aventi le caratteristiche individuate dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 agosto 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 27 agosto 1969, e comunque dei fabbricati classificati nelle categorie catastali A/8 e A/9, è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente”.

Ne consegue che, l’unico soggetto a non poter attaccare con una procedura finalizzata al pignoramento dell’unico immobile del contribuente è l’agente di riscossione che, dopo la soppressione di Equitalia, è l’Agenzia delle Entrate. Va inoltre fatta una importante precisazione: in considerazione di quanto testualmente riportato, l’immobile di cui il legislatore prevede l’impignorabilità non è esattamente la “prima casa” ma quella viene viene definita come “abitazione principale” (ad esempio ai fini IMU/TASI). Infatti, se provvediamo a verificare che cosa il legislatore abbia effettivamente inteso come “prima casa”, ad esempio per il godimento delle agevolazioni IVA in sede di acquisto, di cui al n. 21, Tabella A, Parte II, allegata al D.P.R. n. 633/1972, possiamo verificare che non viene citato affatto il requisito della residenza anagrafica nell’immobile agevolato.

In sostanza: per godere delle agevolazioni IVA per l’acquisto della “prima casa” è necessario che l’immobile agevolato non sia “di lusso” ed il contribuente deve risiedere nel territorio del Comune in cui è ubicato l’immobile stesso. Non è invece necessario anche risiedervi. Per poter godere dell’impignorabilità di quella che a questo punto sarebbe più corretto definire come “residenza principale” è invece necessario che il contribuente vi risieda anagraficamente (oltre al…

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