La riforma del Fondo Centrale di Garanzia

Il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI è il principale strumento a livello nazionale per favorire l’accesso al credito bancario delle imprese di minori dimensioni e dei professionisti mediante la concessione di una garanzia pubblica.

Lo strumento è operativo da quasi 17 anni ed è stato recentemente interessato da una profonda revisione passando da un sistema di valutazione del merito creditizio delle imprese basato sull’utilizzo del credit scoring, all’adozione di un nuovo modello di rating, con una scala di valutazione articolata.
Nel passato, e fino alla fine dell’anno corrente il sistema credit scoring è basato solo ed esclusivamente sul calcolo di alcuni indici di bilancio.

Il nuovo modello di rating, ordina per gradi le percentuali di copertura, in funzione della durata e della tipologia di operazione, valuta anche i gradi di rischiosità dell’impresa che intende ottenere credito con garanzia statale.

I beneficiari dell’agevolazione sono le PMI e i professionisti. L’estensione ai benefici del Fondo Centrale di Garanzia ai professionisti, era già stata prevista da comma 5-bis dell’articolo 1 del Decreto Fare, Dl 69/2013, ed è ulteriormente regolamentata dall‘articolo 7 del decreto applicativo ministeriale, firmato il 27 dicembre 2013.

Sono ammessi tutti gli iscritti agli Ordini professionali, e anche gli aderenti alle associazioni professionali non ordinistiche comprese nell’elenco tenuto dal Ministero ai sensi della legge n. 4/2013, e in possesso della relativa attestazione (sono le cosiddette professioni non organizzate, ovvero non riferite a un Ordine professionale, che ora sono però regolamentate e quindi riconosciute proprio dalla sopra citata legge del 2013). Il Professionista, con la Riforma del Fondo di Garanzia è assimilato, nel calcolo del rating, alla ditta individuale sia che si tratti di imprese in regime di contabilità ordinaria o semplificata.

Per l’ammissione al Fondo Centrale di Garanzia esistono distinti moduli di valutazione per tipologia di settore e del soggetto beneficiario finale:
A) parametro economico-finanziario (elaborazione di indicatori di bilancio)
B) parametro andamentale (elaborazione dati su accordato ed utilizzato provenienti dalla Centrale dei Rischi, dalla Crif, da Cerved)
C) presenza di atti o eventi pregiudizievoli a carico di uno dei soggetti che sta richiedendo il finanziamento.

Dopo aver analizzato i dati forniti dall’azienda, viene attribuito il rating alla piccola e media impresa, che in grandi linee è simile a quello di una istruttoria bancaria. I risultati
si dividono in 5 diverse classi di valutazioni dove la classe 1 è il punteggio più basso con un rischio di rischio di inadempienza pari al massimo allo 0,12%, mentre la classe 5 è il
rischio di default più elevato e pari al 9,43%.

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