Reverse charge: il caso del montaggio del cancello

IL CASO

Analisi di un caso di dubbia applicazione dell’inversione contabile (reverse charge) nai fini IVA. Una società produttrice di manufatti in ferro deve procedere alla fatturazione, ad altro soggetto passivo IVA, dell’installazione di un cancello automatico a delimitazione dell’area di parcheggio pertinenziale all’edificio produttivo del soggetto acquirente. La prestazione in questione deve essere assoggettata a “reverse charge”?

LA RISPOSTA

Per rispondere compiutamente al quesito posto ed esporre quale sia il corretto regime ai fini dell’IVA della citata prestazione devono essere effettuate almeno due diverse ipotesi:

– che il soggetto che effettua l’installazione sia lo stesso del soggetto che ha ceduto il cancello;
– il caso in cui il soggetto che effettua l’installazione sia un soggetto diverso da quello che ha ceduto il cancello.

In merito alla prima possibilità, se il soggetto che effettua l’installazione è lo stesso che ha ceduto il cancello si configura la cessione di un bene con posa in opera. In tal caso, è necessario valutare se tale operazione sia qualificabile come mera cessione di beni o invece sia da considerarsi come prestazione di servizi, evidenziando che solo in quest’ultimo caso, sussistendo il necessario nesso tra impianto ed edificio, sarà possibile l’applicazione del “reverse charge”. Nella recente Circolare del 27 marzo 2015 n. 14 emanata da parte dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e titolata: “Reverse charge – Estensione a nuove fattispecie nel settore edile, energetico, nonché alle cessioni di pallets recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo. Primi chiarimenti – Articolo 1, commi 629 e 631 della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (Legge di stabilità 2015), l’Amministrazione Finanziaria ha provveduto a fornire alcuni utili criteri interpretativi sulla base della più recente giurisprudenza comunitaria e domestica, nonché della produzione di prassi dell’Amministrazione stessa. Con riferimento alla giurisprudenza comunitaria, è stata richiamata la sentenza della Corte di Giustizia del 29 marzo 2007, Causa C-111/05, in cui è stato precisato che, per qualificare l’operazione prevista, occorre esaminare, tra l’altro, l’importanza della prestazione di servizi rispetto alla fornitura del bene. In particolare, i giudici comunitari evidenziano che è necessario verificare se i servizi resi dal fornitore si limitino alla semplice posa in opera del bene, senza che lo stesso subisca alcuna alterazione, ovvero, se gli stessi siano diretti a modificare la natura del bene e/o ad adattare lo stesso alle esigenze specifiche del cliente.

La Corte di Giustizia ha inoltre precisato che, ai fini della qualificazione dell’operazione, il rapporto tra il prezzo del bene e quello dei servizi è un dato senz’altro obiettivo di cui si può tener conto, ma che il costo del materiale e dei lavori non può, da solo, assumere un’importanza decisiva. In linea con l’orientamento della giurisprudenza comunitaria, l’Agenzia delle Entrate, in diversi documenti di prassi, ha precisato che la distinzione tra cessione con posa in opera e prestazione di servizi dipende dalla causa contrattuale, rintracciabile dal complesso delle pattuizioni negoziali e dalla natura delle obbligazioni dedotte dalle parti. In sostanza, quando lo scopo principale è rappresentato dalla cessione di un bene e l’esecuzione dell’opera sia esclusivamente diretta ad adattare il bene alle esigenze del cliente senza modificarne la natura, il contratto è qualificabile quale cessione con posa in opera (cfr. in proposito la Risoluzione del 11 luglio 2007 n. 164 emanata da parte dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso e titolata “ART.11, legge 27 luglio 2000, n. 212. Interpretazione dell’art. 1 comma 44 della L n. 296 del 2006 – Reverse-charge…

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