Prestazioni occasionali fra vecchia e nuova normativa – Diario quotidiano del 13 dicembre 2017

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 13 dicembre 2017



1) Libri contabili: stampa di fine anno
2) Caso in cui si ha diritto all’acquisto con il bonus “prima casa” per chi é già proprietario di altro immobile
3) Convenzioni per evitare le doppie imposizioni: la dimora prova la residenza
4) Operazioni inesistenti e disciplina IVA
5) Prestazioni occasionali tra vecchio e nuovo
6) Country by country reporting: termine invio dei dati 2016 al 9 febbraio 2018
7) Riscossione coattiva dei Comuni: ok al trattamento fiscale agevolato
8) Collocamento obbligatorio (Legge 68/1999) per le banche cooperative
9) Formazione professionale continua: revisione legale, crediti formativi anche per FPC
10) Facebook contabilizzerà i ricavi dove li realizza e pagherà tasse di conseguenza anche in Italia

1) Libri contabili: stampa di fine anno

2) Caso in cui si ha diritto all’acquisto con il bonus “prima casa” per chi é già proprietario di altro immobile

3) Convenzioni per evitare le doppie imposizioni: la dimora prova la residenza

4) Operazioni inesistenti e disciplina IVA

5) Prestazioni occasionali tra vecchio e nuovo

6) Country by country reporting: termine invio dei dati 2016 al 9 febbraio 2018

7) Riscossione coattiva dei Comuni: ok al trattamento fiscale agevolato

8) Collocamento obbligatorio (Legge 68/1999) per le banche cooperative

9) Formazione professionale continua: Revisione legale, crediti formativi anche per FPC

10) Facebook contabilizzerà i ricavi dove li realizza e pagherà tasse di conseguenza anche in Italia

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1) Libri contabili: stampa di fine anno

La stampa sui libri contabili deve essere assolta entro tre mesi dal termine di presentazione della dichiarazione dei redditi del relativo periodo d’imposta. Per il 2016 per i soggetti con il periodo d'imposta coincidente con l'anno solare il termine corrisponde al 31.1.2018 .

L’Agenzia delle entrate (risoluzione n. 46/E del 10 aprile 2017), a fini di semplificazione, e considerata l’anticipazione del termine di presentazione della dichiarazione Iva, ha precisato che il temine delle stampa di tutti i registri (compresi i registri Iva) coincide col terzo mese successivo al termine di presentazione delle dichiarazioni dei redditi.

Difatti, in funzione dell’articolo 3, comma 3, del D.M. 17 giugno 2014 (che rinvia all’articolo 7, comma 4-ter, del D.L. n. 357/1994), la conservazione dei documenti, ai fini della rilevanza fiscale, deve essere eseguita entro il terzo mese successivo al termine di presentazione delle dichiarazioni annuali.

Ulteriori novità

In tale contesto, da tenere conto che il decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2018 (D.L. n. 148/2017, convertito in Legge n. 172 del 4 dicembre 2017 – in G.U. n. 284 del 5-12-2017) prevede che sono da considerare regolari i registri IVA (fatture emesse e acquisti) tenuti in formato elettronico anche in difetto di trascrizione su supporto cartaceo, a specifiche condizioni.

In particolare, occorre che tali registri, tenuti nei termini di legge, in sede di accertamento, ispezione o verifica gli stessi risultino aggiornati sui predetti sistemi elettronici e vengano stampati a seguito della richiesta avanzata dagli organi procedenti e in loro presenza.

Si tratta di una deroga all’art. 14, comma 4-ter, D.L. n. 357/1994 secondo cui la tenuta di qualsiasi registro contabile con sistemi meccanografici è considerata regolare in difetto di trascrizione su supporti cartacei, nei termini di legge, dei dati relativi all'esercizio per il quale i termini di presentazione delle relative dichiarazioni annuali non siano scaduti da oltre tre mesi, allorquando anche in sede di controlli ed ispezioni gli stessi risultino aggiornati sugli appositi supporti magnetici e vengano stampati contestualmente alla richiesta avanzata dagli organi competenti e in loro presenza.

La novità, dunque, sta nel fatto che, per i registri IVA, si supera il limite dei tre mesi dalla scadenza della dichiarazione entro i quali procedere alla stampa dei registri.

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2) Caso in cui si ha diritto all’acquisto con il bonus “prima casa” per chi é già proprietario di altro immobile

Agevolazione “prima casa” sul nuovo acquisto se l’immobile già posseduto non è idoneo all’uso abitativo.

Ha diritto all’acquisto con agevolazione “prima casa” il soggetto già proprietario di altro immobile valutato “non idoneo” all’uso abitativo per oggettiva inabitabilità o per inadeguatezza dal punto di vista dimensionale o qualitativo.

Secondo la Suprema Corte l’applicazione del beneficio è subordinata, in primo luogo, all’acquisto di una unità immobiliare da destinare a propria abitazione nel comune di residenza o ove si svolge la propria attività, in secondo luogo, alla non possidenza di altro immobile idoneo ad esser destinato a tale uso e, in ultimo, alla formale dichiarazione di voler stabilire la residenza nel comune in cui è ubicato l’immobile (Cass. sent. n. 21829/2014).

I giudici con l’ermellino hanno così respinto il ricorso per Cassazione dell’Agenzia delle Entrate contro una sentenza che aveva decretato l’annullamento dell’avviso di liquidazione in cui veniva negata l’agevolazione “prima casa” su un acquisto immobiliare operato da un soggetto già proprietario di altra unità immobiliare.

Nel caso di specie quest’ultimo aveva infatti acquistato un appartamento adibito a studio ma indicato nel rogito come casa di abitazione senza aver chiesto i benefici per l’acquisto della prima casa, invece regolarmente chiesti e applicati per l’acquisto successivo.

(Corte di cassazione, ordinanza n. 27376/6 del 17/11/2017)

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3) Convenzioni per evitare le doppie imposizioni: la dimora prova la residenza

La dimora in cui si convive può provare la residenza. Secondo il modello di convenzione OCSE per evitare le doppie imposizioni la persona fisica è considerata residente nello stato in cui ha una abitazione permanente di cui può disporre stabilmente a qualsivoglia titolo. La Suprema Corte, alla luce di tale principio ha interpretato la Convenzione Italia – Russia contro le doppie imposizioni e, dunque, deciso per l’accoglimento del ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate.

Tale Convenzione, ratificata con legge numero 372/1997, all’articolo 4, comma 2, recita, infatti, che quando il contribuente “dispone di un’abitazione permanente in entrambi gli Stati Contraenti, è considerata residente dello Stato nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette (centro degli interessi vitali).”

Nel caso di specie il contribuente russo risiedeva, invero, in Italia nell’abitazione della propria convivente con cui aveva una relazione stabile, situazione, tra l’altro, oggi riconosciuta e disciplinata dalla legge 20 maggio 2016 n. 76.

(Corte di cassazione, sentenza n. 26638/5 del 10/11/2017)

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4) Operazioni inesistenti e disciplina IVA

Operazioni inesistenti e disciplina IVA: rinvio alla Corte di Giustizia europea.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea dovrà stabilire se, nelle ipotesi di operazioni ritenute inesistenti che non hanno determinato danni all’Erario né hanno arrecato vantaggi fiscali al contribuente, la disciplina interna (artt. 19 e 21, c. 7, D.P.R. 633 del 26-10-1972 e art. 6, c. 6. D. lgs. 471 del 18-12-1997) sia conforme ai principi comunitari in materia di IVA. La CTR lombarda ha così richiesto l’intervento chiarificatore degli eurogiudici rilevando alcuni dubbi di interpretazione della normativa italiana la cui ratio “è evidentemente l’esigenza di evitare il rischio della perdita di entrate fiscali conseguenti all’utilizzazione in detrazione di una fattura emessa per operazioni inesistenti da parte di soggetti poi inadempienti o potenzialmente inadempienti ai propri obblighi fiscali”.

Il caso in esame verte su un contenzioso avviato da una società alla quale l’Agenzia delle Entrate non aveva riconosciuto la detrazione dell’IVA relativa ad operazioni di cessione di energia, ritenute oggettivamente inesistenti poiché poste in essere nell’ambito di un gruppo societario a cui la stessa apparteneva, al solo fine di consentire a quest’ultimo di accedere a canali di finanziamento altrimenti non accessibili.

(Comm. Trib. Reg. per la Lombardia, ordinanza n. 1714/1 del 10/11/2017)

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5) Prestazioni occasionali tra vecchio e nuovo

Il “vecchio lavoro accessorio” cesserà di esistere definitivamente a fine anno. Nuove prestazioni occasionali: Dallo scorso 23 giugno sono entrate in vigore le nuove prestazioni occasionali che, infatti, hanno sostituito il lavoro accessorio, abrogato dalla Legge n. 49 del 20 aprile 2017 e che appunto terminerà i propri effetti il 31 dicembre 2017.

In relazione alle attese interpretazioni amministrative, in questi mesi è stata rilasciata la circolare Inps n. 107/2017 e la circolare n. 5/2017 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Occorre prima ricordare come le nuove prestazioni occasionali non abbiano nulla a che vedere con le prestazioni autonome occasionali disciplinate dall’art. 2222 c.c., per le quali continua ad applicarsi la normativa di riferimento.

Come già evidenziato in precedenza, la differenza attiene essenzialmente alla professionalità prevista in capo al collaboratore autonomo occasionale, il quale si impegna a compiere un’opera o un servizio prevalentemente attraverso il proprio lavoro e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente. In pratica, il prestatore d’opera svolge la propria attività lavorativa con le seguenti caratteristiche:

- Completa autonomia gestionale, nessun coordinamento con il committente e nessuna continuità nella esecuzione della prestazione. Viceversa, le nuove prestazioni occasionali sono state tipizzate dal legislatore “prescindendo … da una classificazione preventiva sulla natura autonoma o subordinata delle stesse”. Con ciò, evidenziando il fatto che la prestazione può avvenire sia in forma autonoma che in forma subordinata indipendentemente dall’attività effettuata dal lavoratore.

Rispetto all’abrogato lavoro accessorio, numerosi sono i limiti e i divieti predisposti dal legislatore per evitare un uso distorto di questa tipologia contrattuale.

Utilizzatori

Possono ricorrere alle prestazioni occasionali:

a) persone fisiche (per prestazioni occasionali mediante il Libretto famiglia);

b) altri utilizzatori (per prestazioni di lavoro mediante il contratto di prestazione occasionale).

Rientrano in questa categoria:

- imprenditori,

- professionisti,

- lavoratori autonomi,

- associazioni,

- fondazioni ed altri enti di natura privata;

c) pubbliche amministrazioni, ai sensi dell’art. 1, comma 2, D.Lgs. n. 165/2001 (per prestazioni di lavoro mediante il contratto di prestazione occasionale);

- nel rispetto dei vincoli in materia di spese di personale,

- esclusivamente per esigenze temporanee o eccezionali;

- per progetti rivolti a specifiche categorie di soggetti in stato di povertà, di disabilità, di detenzione,di tossicodipendenza o che fruiscono di ammortizzatori sociali;

- per lo svolgimento di lavori di emergenza (calamità o eventi naturali improvvisi);

- per l’organizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli;

- per attività di solidarietà, in collaborazione con altri enti pubblici e/o associazioni di volontariato.

Limite ampiezza dell’impresa

Esclusivamente per i c.d. altri utilizzatori viene previsto un limite massimo di dipendenti che l’azienda/professionista deve avere per utilizzare il contratto di prestazione occasionale.

Per usufruire delle prestazioni occasionali, l’utilizzatore deve avere alle proprie dipendenze al massimo 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato (da questo parametro sono escluse le pubbliche amministrazioni).

Nel computo dei lavoratori devono essere conteggiati anche i lavoranti a domicilio, i dirigenti, i part-time (in proporzione all’orario svolto) e gli intermittenti (in proporzione). Non vanno computati, viceversa, i rapporti a tempo determinato, gli apprendisti e le altre tipologie di lavoratori non subordinati (es. co.co.co., somministrati, tirocinanti, ecc.).

Il calcolo della forza aziendale, in questa prima fase di avvio dell’operatività delle prestazioni di lavoro occasionale, potrà essere autocertificato dall’Utilizzatore attraverso la piattaforma telematica.

Limite attività imprenditoriale

È vietato ricorrere al contratto di prestazioni occasionali, esclusivamente per i c.d. altri utilizzatori, qualora l’attività svolta sia:

- imprese agricole, salvo se le prestazioni sono effettuate dai seguenti soggetti (purché non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli): titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; - giovani con meno di 25 anni di età , studenti; persone disoccupate; percettori di prestazioni di sostegno del reddito;

- imprese edili e settori affini,

- imprese di escavazione o lavorazione materiale lapideo, miniere, cave e torbiere;

- nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Precedenti rapporti

Un altro limite, previsto dal legislatore, riguarda il divieto di attivate prestazioni di lavoro occasionale con lavoratori con i quali l’Utilizzatore abbia in corso o abbia cessato da meno di 6 mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.).

La regola non vale in relazione al personale utilizzato attraverso lo strumento della somministrazione.

Limiti economici

Possono essere previste Prestazioni occasionali esclusivamente entro i seguenti limiti di compenso massimo annuo. Per prestazioni occasionali devono intendersi le attività lavorative che danno luogo, nel corso di un anno civile (dal 1° gennaio - al 31 dicembre):

A. per ciascun Prestatore: massimo 5.000 euro, indipendentemente dal numero di Utilizzatori;

B. per ciascun Utilizzatore: massimo 5.000 euro, tra tutti i Prestatori;

- sono computati al 75% del loro importo, i compensi per prestazioni di lavoro occasionali da: titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; giovani con meno di 25 anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi; persone disoccupate: soggetti privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate

con il centro per l’impiego;

- percettori di prestazioni di sostegno del reddito.

C. il Prestatore con lo stesso Utilizzatore: massimo 2.500 euro;

- comunque entro un massimo di 280 ore nell’arco di un anno civile;

- per il settore agricolo, il limite è pari al rapporto tra il limite di importo dei compensi di euro 2.500,00 (per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori) e la retribuzione individuata.

Detti importi sono al netto di contributi, premi assicurativi e costi di gestione. Inoltre, i compensi sono:

- esenti da imposizione fiscale;

- non incidono sullo stato di disoccupato del Prestatore:

- sono computabili nel reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

Coperture per il prestatore

Per le prestazioni occasionali svolte, il collaboratore ha diritto:

- all’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, con iscrizione alla Gestione separata;

- alla assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;

- al riposo giornaliero (art. 7, D.Lgs. n. 66/2003): il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore;

- alle pause (art. 8, D.Lgs. n. 66/2003): pausa minima di almeno 10 minuti qualora l’orario di lavoro sia superiore a 6 ore;

- ai riposi settimanali (art. 9, D.Lgs. n. 66/2003): il lavoratore ha diritto ogni 7 giorni ad un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, da cumulare con le 11 ore di riposo giornaliero. Il periodo di riposo è calcolato come media in un

periodo non superiore a 14 giorni.

Modalità di utilizzo

Indipendentemente da chi usufruisce della prestazione, sia esso una famiglia o una impresa, gli Utilizzatori e i Prestatori devono previamente registrarsi alla “piattaforma informatica Inps”, anche tramite un intermediario tra quelli previsti dal comma 1, dell’articolo 1, legge n. 12/1979.

Esclusivamente per le famiglie utilizzatrici, la registrazione e i relativi adempimenti possono essere effettuati tramite un patronato.

Anche tutti i successivi adempimenti devono essere fatti tramite la piattaforma Inps.

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6) Country by country reporting: termine invio dei dati 2016 al 9 febbraio 2018

Con un’integrazione al provvedimento sull’obbligo di rendicontazione dei gruppi societari multinazionali, pubblicato lo scorso 28 novembre, arrivano i chiarimenti sul primo appuntamento.

Le comunicazioni sulle imposte e le attività dei gruppi multinazionali relative al primo anno di rendicontazione (concernenti, cioè, il periodo d’imposta di rendicontazione che inizia il 1° gennaio 2016, o successivamente, e termina prima del 31 dicembre 2016) sono validamente presentate se inviate all’Agenzia delle entrate entro il 9 febbraio 2018 (60 giorni dal 11 Dicembre 2017).

La precisazione arriva dall'Agenzia delle entrate con il provvedimento 11 dicembre 2017. Peraltro, con il provvedimento 28 novembre 2017, l’Agenzia delle entrate ha definito le istruzioni, le modalità e le scadenze da rispettare per la trasmissione annuale della rendicontazione paese per paese (country by country report) prevista dalla legge di Stabilità 2016.
Secondo quanto previsto dal punto 7.2 del provvedimento, per il primo anno di rendicontazione, la controllante capogruppo residente appartenente a un gruppo multinazionale con un periodo di imposta di rendicontazione che inizia il 1° gennaio 2016, o in data successiva, e termina prima del 31 dicembre 2016, deve inviare la comunicazione entro il 31 dicembre 2017.

Per venire incontro alle esigenze manifestate dagli operatori del settore, con il provvedimento in esame (che integra quello dello scorso 28 novembre) l’Agenzia ha stabilito che l’adempimento in questione si considera validamente eseguito se le comunicazioni sono inviate entro i 60 giorni dal 11 Dicembre 2017.

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Rendicontazione Paese per Paese (CbC reporting): Più tempo per l’invio dei dati del 2016

Fissato al 9 febbraio 2018 il termine per trasmettere le comunicazioni delle informazioni relative all’anno 2016 del country by country reporting. Con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate dell’11 dicembre, è stato infatti spostato in avanti il termine per l’invio della documentazione CbC con riferimento esclusivo al primo anno di rendicontazione, di fatto raccogliendo le esigenze manifestate dagli operatori del settore. Le comunicazioni, quindi, si intenderanno validamente presentate nei termini se inviate all’Agenzia delle entrate entro sessanta giorni dalla data di emanazione del Provvedimento.

La proroga riguarda tutti i contribuenti per i quali il termine ordinario relativamente al primo anno di rendicontazione sarebbe scaduto al 31 dicembre 2017; si tratta delle imprese il cui periodo d’imposta inizia il 1° gennaio 2016 o in data successiva e chiude al 31 dicembre 2016 e le imprese il cui periodo d’imposta inizia il 1° gennaio 2016 o in data successiva e chiude prima del 31 dicembre 2016.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 197 del 12 dicembre 2017)

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7) Riscossione coattiva dei Comuni: ok al trattamento fiscale agevolato

Riscossione coattiva dei Comuni: Ok al trattamento fiscale agevolato. Alle iscrizioni di ipoteca a seguito di ingiunzione, effettuate direttamente o tramite concessionari locali, si può applicare il regime di esenzione da ogni tributo e diritto

A seguito di un'istanza di interpello, l'Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 149/E del 12 dicembre 2017, interviene sul trattamento tributario delle operazioni ipotecarie connesse all'attività di riscossione coattiva da parte degli enti locali.

Riscossione coattiva degli enti locali: esenzione per le iscrizioni di ipoteca

Con la risoluzione n. 149/E del 12 dicembre 2017, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nell’ambito delle attività di riscossione coattiva delle entrate tributarie e patrimoniali effettuate, sia direttamente che tramite affidamento a concessionari locali per la riscossione, i Comuni possono beneficiare dell’esenzione da tributi e diritti per le operazioni di trascrizione, iscrizione e cancellazione di pignoramenti e ipoteche.

Processo tributario telematico: spazi più ampi per i documenti

Il sistema stesso segnalerà che sono stati superati i limiti consentiti. Le nuove regole permettono di trasmettere file di maggiori dimensioni anche rispetto alle soglie previste per la Pec

Da oggi nuove regole tecniche per il deposito degli atti e dei documenti informatici relativi al processo tributario telematico. Pubblicato, infatti, sulla Gazzetta Ufficiale del 11 dicembre 2017, il decreto 28 novembre 2017 del direttore generale delle Finanze, che aggiorna le specifiche tecniche per l’invio dei file rispetto a quelle stabilite per la fase inziale della procedura.
In particolare, è stato sostituito il comma 3 dell’articolo 10, del decreto 4 agosto 2015: l’adeguamento, con cadenza almeno biennale, è previsto dall’articolo 14 dello stesso decreto, per rimanere al passo con l’evoluzione scientifica e tecnologica.

Ecco, quindi, le nuove regole tecniche in vigore da oggi:

la dimensione massima del singolo file è di 10 MB (la soglia precedente era di 5 MB). Se il documento è superiore a tale limite occorre suddividerlo in più file

il numero massimo di documenti informatici che possono essere tramessi con ogni singolo invio è pari a 50

la dimensione massima di tutti i documenti trasmessi per ogni deposito telematico è di 50 MB.

In ogni caso, è il sistema stesso a segnalare il superamento delle soglie consentite. L’aggiornamento, in sostanza, consente di depositare file di maggiori dimensioni e di superare anche i limiti previsti per gli invii tramite Posta elettronica certificata (Pec).


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8) Collocamento obbligatorio (Legge 68/1999) per le banche cooperative

L’esclusione non riguarda le banche di credito cooperativo, quindi non può essere chiesta per sottrarsi al rispetto delle previsioni cogenti sul collocamento mirato di soggetti svantaggiati.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), con la nota n. 10701 del 7 dicembre 2017, ha fornito chiarimenti in merito alla corretta applicazione della normativa in materia di collocamento obbligatorio (Legge 12 marzo 1999, n. 68) per le banche cooperative.

I chiarimenti dell’INL

L’art. 4, co. 1, della L. 68/1999, nell’elencare – coerentemente alla rubrica – i “Criteri di computo della quota di riserva“, rammenta delle esclusioni espresse: sono considerati esclusi dal computo della base di calcolo sulla quale applicare le percentuali legali per determinare il numero di posti riservati a lavoratori disabili, fra gli altri, “i soci di cooperative di produzione e lavoro“, secondo una previsione conservata nel testo legale anche dopo le successive modificazioni dell’articolo.

La circolare MLPS n. 41 del 2000, precisava in merito come il riferimento della citata disposizione dovesse “intendersi esteso, stante la ratio legislativa e coerentemente con le finalità sottese al disposto normativo, a tutti i soci di cooperative di lavoro (anche ai soci che siano lavoratori dipendenti) e non solo a quelli delle cooperative di produzione e lavoro, in quanto iscritte nell’apposita sezione del registro prefettizio“. In riferimento a tale precisazione ministeriale, può notarsi come la stessa si inserisca in una sezione specifica, dedicata alle Cooperative sociali, e non sia perciò riferibile in generale al settore cooperativo, per sua natura estremamente polimorfo.

Le banche di credito cooperativo non rientrano nel novero delle cooperative di produzione e lavoro (e sono infatti iscritte in una categoria diversa dell’albo delle società cooperative istituito presso il Ministero dello sviluppo Economico) e – nonostante il perseguimento di finalità sociali, anche evidenziato nello statuto – non rientrano nella categoria delle cooperative sociali, come tipizzate dalla Legge 8 novembre 1991, n. 381 (“Disciplina delle cooperative sociali“), art. 1, co. 1, lett. a) e b).

Per tale ragione l’esclusione ex art. 4, co. 1, non riguarda le banche di credito cooperativo, quindi non può essere da queste invocata per sottrarsi al rispetto delle previsioni cogenti sul collocamento mirato di soggetti svantaggiati.

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9) Formazione professionale continua: Revisione legale, crediti formativi anche per FPC

Il Consiglio nazionale dei Commercialisti procederà nei prossimi giorni all’accreditamento dei corsi e-learning predisposti dal MEF.

I dottori commercialisti e gli esperti contabili, iscritti anche nel Registro dei revisori legali, che hanno seguito i corsi e-learning predisposti dal MEF ai fini dell’assolvimento dell’obbligo formativo riguardante la revisione legale (art. 5 del D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39) potranno utilizzare i crediti conseguiti anche ai fini dell’assolvimento dell’obbligo formativo previsto dal Regolamento della formazione professionale continua del Consiglio nazionale dei commercialisti.
Lo comunica il Consigliere nazionale delegato alla materia, Raffaele Marcello, che ricorda come "il Consiglio nazionale, a seguito dell’intesa con il MEF, procederà nei prossimi giorni all’accreditamento dei corsi e-learning predisposti dallo stesso Ministero. A ciascun modulo – specifica Marcello – verrà attribuito un credito formativo professionale”.

Nei primi mesi del 2018, inoltre, il MEF metterà a disposizione del Consiglio nazionale i nominativi dei partecipanti ai corsi e-learning con l’indicazione dei crediti formativi conseguiti. Sarà poi cura del CNDCEC trasmette questi dati agli Ordini territoriali di categoria per consentire l’attribuzione dei crediti formativi ai singoli professionisti.

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ORGANO DI REVISIONE Enti locali

Al via revisione dei principi di vigilanza e controllo

Si è insediata presso il Consiglio nazionale dei commercialisti. Redigerà anche un codice etico per l'organo di controllo.

Si è insediata presso il Consiglio nazionale dei commercialisti la commissione chiamata all’aggiornamento dei principi di vigilanza e controllo dell’organo di revisione degli enti locali (già elaborati dal Consiglio nazionale negli scorsi anni) al fine di adeguarli al d.lgs. 118/2011 e alle recenti novità normative in materia di enti pubblici e società partecipate da amministrazioni pubbliche.

La commissione, che si pone l’ulteriore obiettivo di redigere un codice etico e di comportamento per l’organo di controllo, “è espressione – sottolineano il Vice Presidente Davide Di Russo e il Consigliere Remigio Sequi, titolari della delega per gli enti locali – di un’importante sinergia tra Consiglio nazionale e Commissione Arconet (Armonizzazione contabile enti locali) la quale è coinvolta direttamente nei lavori attraverso la personale partecipazione dei suoi componenti”.

La commissione si avvale anche – prosegue Di Russo – di prestigiosi esperti, tra i quali spiccano Salvatore Bilardo del Ministero dell’Economia, Rinieri Ferone della Corte dei conti e Giancarlo Verde del Ministero dell’Interno, che ringrazio a nome di tutto il Consiglio nazionale. Si tratta dell’ennesima dimostrazione dell’attitudine del Consiglio nazionale a promuovere progetti di grande respiro e portata, instaurando una solida collaborazione con interlocutori istituzionali, in funzione di un risultato utile al sistema Paese”.

(Consiglio nazionale dei commercialisti, note del 12 dicembre 2017)

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10) Facebook contabilizzerà i ricavi dove li realizza e pagherà tasse di conseguenza anche in Italia

Facebook passa ad una "struttura di vendita locale" nei Paesi in cui è presente un ufficio che fornisce supporto alle vendite nei confronti degli inserzionisti locali. I ricavi pubblicitari realizzati col supporto dei team locali non saranno più contabilizzati dalla sede internazionale a Dublino, ma dalla società presente in quel paese. Lo si legge in un post pubblicato nella sua newsroom. Il cambio di struttura comporterà quindi che i ricavi contabilizzati in Italia saranno soggetti alla fiscalità italiana.

"Riteniamo che il passaggio a una struttura di vendita locale fornirà maggiore trasparenza ai Governi e ai policy maker di tutto il mondo che hanno chiesto una maggiore visibilità sui ricavi associati alle vendite che vengono supportate localmente nei rispettivi paesi", scrive Dave Wehner, Chief financial officer di Facebook, in merito alla decisione del gruppo di Menlo Park.

I ricavi provenienti da inserzionisti che sono supportati dai team locali saranno quindi contabilizzati localmente in quel paese. Di conseguenza, ma Facebook non lo esplicita nel Post, verranno pagate localmente le tasse relative a quei ricavi.

Facebook, ha aggiunto il Cfo, conta di realizzare il cambiamento nel corso del 2018, con l'obiettivo di completarlo in tutti gli uffici (sono circa 30 in tutto il mondo, ndr) entro la prima metà del 2019. Il cambiamento globale quindi riguarderà anche l'Italia, dove, a quanto si apprende, inizierà già nella prima metà dell'anno prossimo.

Il nuovo corso richiederà anche un'analisi delle leggi locali di ogni paese interessato. "Ogni paese è unico e vogliamo essere sicuri di realizzare questo cambiamento in modo corretto - ha spiegato Wehner -. Si tratta di un grande impegno, che richiederà risorse significative per poter essere attuato in tutto il mondo. Introdurremo, il più rapidamente possibile, nuovi sistemi e modalità di fatturazione per garantire una transizione agevole alla nostra nuova struttura". Facebook ha fatto un cambiamento simile anche nel Regno Unito e in Australia, dove ora contabilizza localmente i ricavi realizzati con il supporto dei team locali. Il quartier generale di Menlo Park (California) continuerà ad essere la sede centrale di Facebook negli Stati Uniti, e gli uffici a Dublino (Irlanda) continueranno ad essere l'headquarter internazionale.

(ANSA, nota del 12 dicembre 2017)

Vincenzo D’Andò