Prestazioni occasionali fra vecchia e nuova normativa – Diario quotidiano del 13 dicembre 2017

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 13 dicembre 2017

1) Libri contabili: stampa di fine anno
2) Caso in cui si ha diritto all’acquisto con il bonus “prima casa” per chi é già proprietario di altro immobile
3) Convenzioni per evitare le doppie imposizioni: la dimora prova la residenza
4) Operazioni inesistenti e disciplina IVA
5) Prestazioni occasionali tra vecchio e nuovo
6) Country by country reporting: termine invio dei dati 2016 al 9 febbraio 2018
7) Riscossione coattiva dei Comuni: ok al trattamento fiscale agevolato
8) Collocamento obbligatorio (Legge 68/1999) per le banche cooperative
9) Formazione professionale continua: revisione legale, crediti formativi anche per FPC
10) Facebook contabilizzerà i ricavi dove li realizza e pagherà tasse di conseguenza anche in Italia

1) Libri contabili: stampa di fine anno

2) Caso in cui si ha diritto all’acquisto con il bonus “prima casa” per chi é già proprietario di altro immobile

3) Convenzioni per evitare le doppie imposizioni: la dimora prova la residenza

4) Operazioni inesistenti e disciplina IVA

5) Prestazioni occasionali tra vecchio e nuovo

6) Country by country reporting: termine invio dei dati 2016 al 9 febbraio 2018

7) Riscossione coattiva dei Comuni: ok al trattamento fiscale agevolato

8) Collocamento obbligatorio (Legge 68/1999) per le banche cooperative

9) Formazione professionale continua: Revisione legale, crediti formativi anche per FPC

10) Facebook contabilizzerà i ricavi dove li realizza e pagherà tasse di conseguenza anche in Italia

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1) Libri contabili: stampa di fine anno

La stampa sui libri contabili deve essere assolta entro tre mesi dal termine di presentazione della dichiarazione dei redditi del relativo periodo d’imposta. Per il 2016 per i soggetti con il periodo d'imposta coincidente con l'anno solare il termine corrisponde al 31.1.2018 .

L’Agenzia delle entrate (risoluzione n. 46/E del 10 aprile 2017), a fini di semplificazione, e considerata l’anticipazione del termine di presentazione della dichiarazione Iva, ha precisato che il temine delle stampa di tutti i registri (compresi i registri Iva) coincide col terzo mese successivo al termine di presentazione delle dichiarazioni dei redditi.

Difatti, in funzione dell’articolo 3, comma 3, del D.M. 17 giugno 2014 (che rinvia all’articolo 7, comma 4-ter, del D.L. n. 357/1994), la conservazione dei documenti, ai fini della rilevanza fiscale, deve essere eseguita entro il terzo mese successivo al termine di presentazione delle dichiarazioni annuali.

Ulteriori novità

In tale contesto, da tenere conto che il decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2018 (D.L. n. 148/2017, convertito in Legge n. 172 del 4 dicembre 2017 – in G.U. n. 284 del 5-12-2017) prevede che sono da considerare regolari i registri IVA (fatture emesse e acquisti) tenuti in formato elettronico anche in difetto di trascrizione su supporto cartaceo, a specifiche condizioni.

In particolare, occorre che tali registri, tenuti nei termini di legge, in sede di accertamento, ispezione o verifica gli stessi risultino aggiornati sui predetti sistemi elettronici e vengano stampati a seguito della richiesta avanzata dagli organi procedenti e in loro presenza.

Si tratta di una deroga all’art. 14, comma 4-ter, D.L. n. 357/1994 secondo cui la tenuta di qualsiasi registro contabile con sistemi meccanografici è considerata regolare in difetto di trascrizione su supporti cartacei, nei termini di legge, dei dati relativi all'esercizio per il quale i termini di presentazione delle relative dichiarazioni annuali non siano scaduti da oltre tre mesi, allorquando anche in sede di controlli ed ispezioni gli stessi risultino aggiornati sugli appositi supporti magnetici e vengano stampati contestualmente alla richiesta avanzata dagli organi competenti e in loro presenza.

La novità, dunque, sta nel fatto che, per i registri IVA, si supera il limite dei tre mesi dalla scadenza della dichiarazione entro i quali procedere alla stampa dei registri.

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2) Caso in cui si ha diritto all’acquisto con il bonus “prima casa” per chi é già proprietario di altro immobile

Agevolazione “prima casa” sul nuovo acquisto se l’immobile già posseduto non è idoneo all’uso abitativo.

Ha diritto all’acquisto con agevolazione “prima casa” il soggetto già proprietario di altro immobile valutato “non idoneo” all’uso abitativo per oggettiva inabitabilità o per inadeguatezza dal punto di vista dimensionale o qualitativo.

Secondo la Suprema Corte l’applicazione del beneficio è subordinata, in primo luogo, all’acquisto di una unità immobiliare da destinare a propria abitazione nel comune di residenza o ove si svolge la propria attività, in secondo luogo, alla non possidenza di altro immobile idoneo ad esser destinato a tale uso e, in ultimo, alla formale dichiarazione di voler stabilire la residenza nel comune in cui è ubicato l’immobile (Cass. sent. n. 21829/2014).

I giudici con l’ermellino hanno così respinto il ricorso per Cassazione dell’Agenzia delle Entrate contro una sentenza che aveva decretato l’annullamento dell’avviso di liquidazione in cui veniva negata l’agevolazione “prima casa” su un acquisto immobiliare operato da un soggetto già proprietario di altra unità immobiliare.

Nel caso di specie quest’ultimo aveva infatti acquistato un appartamento adibito a studio ma indicato nel rogito come casa di abitazione senza aver chiesto i benefici per l’acquisto della prima casa, invece regolarmente chiesti e applicati per l’acquisto successivo.

(Corte di cassazione, ordinanza n. 27376/6 del 17/11/2017)

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3) Convenzioni per evitare le doppie imposizioni: la dimora prova la residenza

La dimora in cui si convive può provare la residenza. Secondo il modello di convenzione OCSE per evitare le doppie imposizioni la persona fisica è considerata residente nello stato in cui ha una abitazione permanente di cui può disporre stabilmente a qualsivoglia titolo. La Suprema Corte, alla luce di tale principio ha interpretato la Convenzione Italia – Russia contro le doppie imposizioni e, dunque, deciso per l’accoglimento del ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate.

Tale Convenzione, ratificata con legge numero 372/1997, all’articolo 4, comma 2, recita, infatti, che quando il contribuente “dispone di un’abitazione permanente in entrambi gli Stati Contraenti, è considerata residente dello Stato nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette (centro degli interessi vitali).”

Nel caso di specie il contribuente russo risiedeva, invero, in Italia nell’abitazione della propria convivente con cui aveva una relazione stabile, situazione, tra l’altro, oggi riconosciuta e disciplinata dalla legge 20 maggio 2016 n. 76.

(Corte di cassazione, sentenza n. 26638/5 d