Diario Quotidiano dell’11 dicembre 2017; tra le tante notizie: nuovo calendario fiscale 2018

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 11 dicembre 2017



1) Ipotesi di nuovo calendario fiscale nel 2018
2) Appalti: subfornitori responsabili
3) Modello F24: Istituita causale contributo (FAST)
4) Dal 1° gennaio 2018 i soggetti abilitati dall’INPS trasmetteranno le denunce degli agricoli tramite Uniemens
5) Per il raggiungimento del requisito di anzianità contributiva vanno bene anche i periodi di contribuzione volontaria/figurativa
6) NASPI per chi va all’estero
7) Voucher internazionalizzazione: domande per oltre 5.000 aziende
8) Precompilata anche per le partite Iva, tra luci e ombre
9) Depositi telematici potenziati nel processo tributario
10) Spesometro “salato”: nota del CNDCEC

1) Ipotesi di nuovo calendario fiscale 2018

2) Appalti: subfornitori responsabili

3) Modello F24: istituita causale contributo (FAST)

4) Dal 1° gennaio 2018 i soggetti abilitati dall’INPS trasmetteranno le denunce degli agricoli tramite Uniemens

5) Per il raggiungimento del requisito di anzianità contributiva vanno bene anche i periodi di contribuzione volontaria/figurativa

6) NASPI per chi va all’estero

7) Voucher internazionalizzazione: domande per oltre 5.000 aziende

8) Precompilata anche per le partite Iva, tra luci e ombre

9) Depositi telematici potenziati nel processo tributario

10) Spesometro “salato”: nota del CNDCEC

 

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1) Ipotesi di nuovo calendario fiscale nel 2018
Tra i correttivi che l’Agenzia delle entrate suggerisce per la Manovra finanziaria 2018, vi è anche quello che vede la modifica del calendario degli adempimenti fiscali.
Così potrebbe essere spostata:
- dal 30 settembre al 31 ottobre l’invio della dichiarazione dei redditi e della dichiarazione Irap;
- per l’invio del 730 precompilato, il termine di invio per dipendenti e pensionati potrebbe slittare dal 7 luglio al 23 luglio di ogni anno;
- l’invio dei modelli dei sostituti d’imposta da parte dei consulenti del lavoro potrebbe essere definitivamente posticipato, senza aspettare più le proroghe, con la data di consegna delle Certificazioni uniche e del Modello 770 al 31 ottobre di ogni anno.

Infine, riguardo lo spesometro, almeno fino alla sua abolizione, che arriverà con l’entrata in vigore dal 2019 della fatturazione elettronica per tutti, i termini verrebbero modificati.


Ritornano gli studi di settore anche se per un anno, cambia il calendario fiscale
Si va verso il rinvio dell’abolizione della vecchia disciplina: come è stato annunciato da Il Sole 24 Ore del 7 dicembre 2017, l’abolizione degli studi di settore verrebbe rinviata di un anno. O almeno questo è quello che il Governo e l’Amministrazione finanziaria starebbero per fare con un emendamento alla manovra di bilancio. A pochi giorni dal via libera ai primi 70 indicatori sintetici di affidabilità fiscale (Isa), chiamati a sostituire dal prossimo anno gli studi di settore per oltre un milione di partite Iva, l’agenzia delle Entrate e il ministero dell’Economia hanno già pronto il correttivo al Ddl di bilancio.
Proprio su tale versante non erano mancate le osservazioni e le polemiche sulla neo disciplina. Dopo una lettura dei nuovi modelli Isa in molti si erano accorti che si trattava di una sorta di copia e incolla dei vecchi modelli degli studi di settore.
Forse qualcuno del Governo se ne è accorto e, quindi, ha deciso di rinviare il tutto al prossimo esecutivo, magari con l’auspicio che possa avere le idee più chiare sul futuro degli studi di settore.

 

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2) Appalti: subfornitori responsabili
Imprese responsabili per i subfornitori. La Consulta, con la sentenza n. 254 del 6 dicembre 2017, ha ampliato in misura rilevante l’ambito di responsabilità delle imprese che esternalizzano in tutto o in parte un processo produttivo ricorrendo alla subfornitura, il contratto (disciplinato dalla Legge 192/1998) con il quale un’azienda committente si avvale di un’impresa fornitrice per la produzione di prodotti finiti o semilavorati. Infatti, alla subfornitura industriale si applica lo stesso regime di responsabilità solidale previsto dalla legge Biagi (D.Lgs. n. 276/2003) per i committenti dell’appalto di servizi, in relazione ai crediti retributivi e contributivi dei dipendenti degli appaltatori. La pronuncia riscrive un pezzo importante delle regole applicabili alla subfornitura e impone una rivisitazione delle prassi contrattuali esistenti.

Dunque, la Corte costituzionale estende il campo di applicazione delle norme previste dalla legge Biagi per gli appalti di servizi. Cresce, dunque, la responsabilità delle imprese che esternalizzano in tutto o in parte un processo produttivo ricorrendo alla subfornitura. La controversia analizzata dai giudici delle leggi riguarda una società committente chiamata in giudizio dai dipendenti del subfornitore per il pagamento di alcuni crediti. Il Tribunale di Venezia ha condannato la committente al pagamento delle somme, ma in appello l’impresa ha invocato l’inapplicabilità del regime di responsabilità solidale alla subfornitura, giacchè applicabile solo per gli appalti di servizi. La Consulta investita della questione ha rilevato la differenza tra subfornitura e appalto affermando che la disciplina contenuta nell’art. 29 della legge Biagi va interpretata nel senso che il committente è (anche) obbligato in solido con il subfornitore relativamente ai crediti lavorativi, contributivi e assicurativi dei dipendenti di questi.
(Corte costituzionale, sentenza n. 254 del 6 dicembre 2017)

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3) Modello F24: istituita causale contributo (FAST)
Istituita causale contributo (FAST) per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento del Fondo per i Dipendenti da Aziende del Settore Turismo “FAST”.
È “Fast” la causale contributo dedicata agli operatori al turismo: Richiesta dall’Istituto nazionale della previdenza sociale dovrà essere utilizzata dai datori di lavoro che la riporteranno nella sezione Inps della delega di pagamento unificato.

I contributi destinati al finanziamento del Fondo per i dipendenti da aziende del settore turismo guadagnano la specifica causale da indicare nel modello F24, attraverso il quale, passando per l’Inps, si formalizza ufficialmente la riscossione. Il suo nome è “Fast” ed è stata istituita con la risoluzione n. 148/E del 6 dicembre 2017. Frutto, come le altre, della convenzione stipulata nel 2008 (e più volte rinnovata) tra Agenzia delle entrate e Istituto nazionale della previdenza sociale, relativa alla regolamentazione del servizio di riscossione dei contributi spettanti all’Istituto, la nuova causale trova posto nella sezione “Inps” dell’F24, dove l’accoglie l’omonimo campo “causale contributo”, in corrispondenza degli “importi a debito versati”. All’interno della stessa sezione, negli appositi spazi, vanno riportati, inoltre, il codice della sede Inps competente, la matricola Inps dell’azienda. Infine, nel “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo.
(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 148 del 6 dicembre 2017)

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4) Dal 1° gennaio 2018 i soggetti abilitati dall’INPS trasmetteranno le denunce degli agricoli tramite Uniemens
Dal 1° gennaio 2018 occorre trasmettere le denunce degli operai agricoli utilizzando il canale Uniemens. Ecco chi sono i soggetti abilitati ad operare.
L’INPS ha pubblicato il 7 dicembre 2017 un apposito messaggio riguardo l’adattamento del sistema Uniemens al settore della contribuzione agricola unificata: Profilazione soggetti abilitati ad operare.
Con la circolare n. 28 del 28 febbraio 2011 è stato disciplinato il sistema d’identificazione dei soggetti abilitati ad operare nei confronti dell’Istituto, in qualità di datori di lavoro o intermediari, autorizzati ai sensi dell’articolo 1, della Legge n. 12/1979, o iscritti all'Albo dei periti agrari o agrotecnici.
Tali soggetti, alla luce della normativa in materia di adattamento del sistema Uniemens al settore agricolo, saranno tenuti, a partire dal 1° gennaio 2018, alla trasmissione delle denunce degli operai agricoli utilizzando il canale Uniemens.
A tal fine, è stato implementato il sistema di “Gestione deleghe”, comprese le modalità di trasmissione e validazione delle varie tipologie, attraverso la totale integrazione dei suddetti soggetti riferiti al settore agricolo nell’anagrafica unica dei soggetti contribuenti e nell’applicativo “Gestione deleghe”.

Delega diretta
La delega diretta rappresenta la fattispecie per la quale il titolare dell’azienda o, nell’ipotesi di persona giuridica, il rappresentate legale effettuano gli adempimenti contributivi per proprio conto.
A tal fine, per tutti i codici fiscali già presenti nel sistema di “Gestione deleghe” del settore agricolo, si opererà nel modo che segue:
- i codici fiscali dei “Tipi utente” identificati dalle fattispecie “Titolare azienda” e “Legale rappresentante azienda” saranno preventivamente sottoposti ad un verifica di corrispondenza della validità della carica sulla base dei riscontri sui sistemi dell’Istituto ;
- i soggetti identificati dalla fattispecie “Delegato dal titolare Azienda” saranno automaticamente censiti come sub-delegati dopo aver preventivamente verificato l’attuale validità della carica relativa al codice fiscale del titolare Azienda delegante.
Tutti i titolari/rappresentanti legali legati al soggetto contribuente e registrati correttamente nei sistemi anagrafici dell’Istituto avranno automaticamente attivata la delega.
Il sistema infatti controllerà, confrontando i dati presenti negli archivi dell’Istituto, la corrispondenza tra il codice fiscale del soggetto (titolare/rappresentate legale) ed il codice fiscale aziendale, validando automaticamente le deleghe i cui dati corrispondono; in caso di mancata corrispondenza la delega corrente non sarà più valida ed il soggetto dovrà richiedere la corretta registrazione del legame con il CF del soggetto contribuente presente negli archivi della gestione agricola.
Nel caso in cui, a seguito delle operazioni di verifica, non scaturiscano incongruenze, i soggetti riferiti alla tipologie “Titolare azienda” e “Legale rappresentante azienda” saranno autorizzati a rilasciare sub-deleghe, mentre i soggetti identificati dalla tipologia “Delegato dal titolare Azienda” non saranno autorizzati a trasmettere sub-deleghe.
Appare utile sottolineare che, ai fini degli adempimenti contributivi di cui si tratta, i titolari di azienda e/o i loro rappresentanti legali devono essere in possesso di un PIN aziende, non essendo sufficiente la profilazione con il solo PIN cittadino.
A tal fine, il soggetto interessato dovrà recarsi presso la Struttura INPS territorialmente competente, precompilando il modulo SC65 per i titolari/rappresentanti legali/altri responsabili o il modulo SC62 per i subdelegati.

Delega indiretta
La delega indiretta rappresenta la fattispecie per la quale i titolari d’azienda e/o loro legali rappresentanti effettuano gli adempimenti contributivi attraverso un intermediario abilitato dalla legge. Per intermediari abilitati si intendono tutti i soggetti di cui alla Legge n. 12/1979 e i soggetti iscritti agli Albi dei Periti Agrari e Agrotecnici.
A tal fine, per tutti i codici fiscali già presenti nel sistema in uso nel settore agricolo, si opererà la migrazione nella procedura “Gestione deleghe”, in qualità di intermediari, nel modo che segue.
I soggetti riferiti ai “Tipi utente”
- Periti Agrari e Periti Agrari Laureati
- Avvocato
- Agrotecnici ed Agrotecnici laureati
- Consulente del lavoro
- Dottore commercialista
- Ragioniere e Perito commerciale
- Dottore Agronomo
- Dottore Forestale
previa verifica presso i corrispondenti albi nazionali dei professionisti di riferimento, relativamente alla validità dell’iscrizione, saranno individuati come soggetti autorizzati agli adempimenti contributivi e potranno, altresì, trasmettere sub-deleghe.
Nell’ipotesi di controllo negativo presso gli albi nazionali di riferimento, non sarà possibile trasferire automaticamente le deleghe e, pertanto, i soggetti interessati saranno informati tramite e-mail contenente le indicazioni per la risoluzione della problematica di migrazione della delega.
Si precisa che i tipi utente “Periti Agrari e Periti Agrari Laureati”, “Agrotecnici ed Agrotecnici laureati”, “Dottore Agronomo” e “Dottore Forestale” potranno acquisire deleghe esclusivamente su posizioni contributive che appartengono alla gestione agricola e, per poter operare quali intermediari nei confronti dell’INPS, dovranno far pervenire apposita documentazione comprovante l’iscrizione presso il rispettivo ordine professionale alla seguente casella postale: posagri.deleghe@inps.it.
Per tutti i tipi utente di cui sopra, saranno create automaticamente delle deleghe da attivare in base a quelle attualmente censite. Sarà poi cura degli interessati provvedere ad attivarle manualmente, previa verifica della corretta ricomposizione automatica della delega.

Deleghe ad associazioni di categoria
Rappresenta la fattispecie per la quale i titolari d’azienda e/o i loro rappresentanti legali effettuano gli adempimenti contributivi avvalendosi delle associazioni di categoria alle quali hanno conferito mandato, secondo le disposizioni normative attualmente vigenti.
In tali ipotesi si procederà secondo le seguenti indicazioni.
Per tutte le associazioni di categoria in agricoltura, di cui all’articolo 9 bis, comma 6, della Legge n. 608/96, non si procederà ad alcuna migrazione dei dati nel sistema di “Gestione deleghe”; le stesse associazioni provvederanno ad un censimento ex novo delle proprie strutture sul territorio, comprensivo delle eventuali dipendenze gerarchiche, le cui risultanze saranno comunicate all’Istituto.
A tal fine, l’Istituto metterà a loro disposizione un modulo di censimento da compilare e che sarà anche utilizzato, nel sistema della “Gestione deleghe”, per la registrazione della struttura degli uffici e degli eventuali dipendenti.
Anche in questo caso, per tutte le associazioni di categoria, saranno create automaticamente delle deleghe da attivare in base a quelle attualmente censite e per le quali è possibile ricostruire la delega con l’identificazione del soggetto aziendale delegante. Sara poi cura degli interessati provvedere ad attivarle manualmente previa verifica della correttezza della delega.
Al fine di agevolare l’acquisizione delle deleghe, il sistema di “Gestione deleghe” mette a disposizione una funzionalità di importazione massiva delle stesse secondo un formato predefinito indicato nel manuale utente.

Note finali
Infine, l’INPS rammenta che non sono autorizzati alla gestione degli adempimenti contributivi e previdenziali i centri di elaborazione dati (CED), giacché gli stessi, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, della Legge n. 12/1979, possono effettuare esclusivamente attività esecutive e di servizio; alla medesima disciplina sono soggetti i tributaristi e gli esperti tributaristi, i consulenti fiscali, i revisori contabili che possono svolgere solo adempimenti di natura fiscale.
Pertanto, le citate tipologie di professionisti non potranno fare richiesta di profilazione.
(INPS, messaggio n. 4921 del 7 dicembre 2017)

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5) Per il raggiungimento del requisito di anzianità contributiva vanno bene anche i periodi di contribuzione volontaria/figurativa
Per il raggiungimento del requisito di anzianità contributiva vanno bene anche i periodi di contribuzione volontaria/figurativa.
L’INPS, con la circolare n. 180 del 7 dicembre 2017, nel recepire le predette indicazioni ministeriali, a parziale modifica delle istruzioni già diramate, chiarisce che ai fini del raggiungimento del requisito di anzianità contributiva richiesto dal citato articolo 24, comma 15-bis, del D.L. n. 201 del 2011, maturato in qualità di lavoratore dipendente del settore privato, sono utili anche i periodi di contribuzione volontaria, di contribuzione figurativa per eventi fuori dal rapporto di lavoro dipendente del settore privato e di riscatto non correlato ad attività lavorativa.
Pur tuttavia, rimane assodato che la valorizzazione di detti periodi è possibile solo nel momento in cui quest’ultimi determinino il raggiungimento del requisito di anzianità contributiva, richiesta dal menzionato comma 15-bis, congiuntamente ai soli periodi di contribuzione effettiva accreditata come dipendente lavoratore privato.
Per le modalità di trattazione delle domande di pensione e dei ricorsi valgono le istruzioni fornite al punto n. 3 della circolare n. 196 del 2016.

Come è noto l’articolo 24, comma 15-bis, del D.L. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 dispone, in via eccezionale, che i dipendenti del settore privato, le cui pensioni sono liquidate a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima, al compimento di 64 anni di età, possono conseguire:
a) la pensione anticipata, se lavoratori in possesso al 31 dicembre 2012 dei requisiti di cui alla tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, con almeno 35 anni di anzianità contributiva;
b) la pensione di vecchiaia, se lavoratrici in possesso alla medesima data di 20 anni di anzianità contributiva e 60 anni di età.
In applicazione della predetta norma, con la circolare n. 35 del 14 marzo 2012, punto 6 e con il messaggio n. 219 del 4 gennaio 2013, punto 9, sono state fornite le prime istruzioni operative.
Con la circolare n. 196 dell’11 novembre 2016 sono state recepite le indicazioni ministeriali contenute nella nota n. 13672 del 26 ottobre 2016 e con i messaggi n. 2054 e n. 2218 del 2017 sono stati forniti ulteriori chiarimenti.

Con la successiva nota n. 7190 del 6.12.2016 il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con riferimento ai lavoratori che alla data del 28 dicembre 2011 non svolgevano attività di lavoro dipendente nel settore privato (circ. n. 196 del 2016, punto 2.2) ha espresso l’avviso che, in considerazione della formulazione della norma e dei principi generali in materia previdenziale, si ritiene possibile specificare che anche i periodi di contribuzione volontaria, di contribuzione figurativa per eventi fuori dal rapporto di lavoro dipendente del settore privato e di riscatto non correlato ad attività lavorativa sono utili allorquando, congiuntamente ai soli periodi di contribuzione effettiva accreditata come dipendente lavoratore privato, consentano di raggiungere il requisito di anzianità contributiva richiesta dal comma 15-bis dell’articolo 24 del D.l. n. 201 del 2011.
(INPS, circolare n. 180 del 7 dicembre 2017)

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6) NASPI per chi va all’estero
NASPI: cosa accade se il beneficiario va all’estero: Il beneficiario della NASPI continua a percepirla anche se si reca in un Paese UE o extra UE, a prescindere dalle motivazioni e dalla durata dell’espatrio o del soggiorno NASPI garantita anche a chi va all’estero.
I beneficiari di prestazione NASpI che si rechino in altro paese dell’Unione Europea alla ricerca di un’occupazione - purché abbiano ottemperato agli specifici obblighi previsti dalla normativa comunitaria - possono continuare a percepire la prestazione di disoccupazione per tre mesi non dovendosi attenere alle regole di condizionalità previste per la generalità dei lavoratori.
L’INPS, con la circolare n. 177 del 28 novembre 2017 ha fornito chiarimenti in materia di indennità di disoccupazione NASpI per beneficiari che espatriano o soggiornano all’estero per la ricerca di un lavoro o per motivi diversi dalla ricerca di un lavoro. Dal primo giorno del quarto mese, anche i beneficiari di prestazione NASpI, che si sono recati in altro paese dell’Unione Europea alla ricerca di un’occupazione e che vi si trattengano, conservano solo il diritto a percepire la prestazione, ma tornano ad essere obbligati al rispetto dei meccanismi di condizionalità previsti dalla legislazione italiana la cui violazione comporta l’applicazione delle conseguenti misure sanzionatorie consistenti - a seconda dei casi - nella decurtazione della prestazione o nella decadenza dalla medesima e dallo stato di disoccupazione.
L’INPS precisa anche che non rilevano le motivazioni e la durata dell’espatrio del disoccupato percettore di NASpI.
Pertanto, il beneficiario della NASPI continua a percepirla anche se si reca in un Paese UE o extra UE, a prescindere dalle motivazioni e dalla durata dell’espatrio o del soggiorno all’estero. L’interessato deve, però, rispettare i vincoli di condizionalità previsti dalla legislazione italiana, consistenti nell’obbligo di presentarsi al Centro per l’impiego per la profilazione e la sottoscrizione del patto di servizio e nella partecipazione alle iniziative proposte (artt. 20 e 21 D.Lgs. 150/2015), pena l’applicazione delle relative sanzioni (decurtazione o decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione).
Nel caso specifico di percettori di NASPI che si recano in un Paese UE con la finalità di cercare nuova occupazione, purché abbiano ottemperato agli obblighi previsti dalla normativa comunitaria (artt. 63-65 Reg. CE 883/2004), essi possono continuare a percepire l’indennità senza attenersi alle regole di condizionalità per un periodo di 3 mesi. Dal primo giorno del 4° mese, conservano il solo diritto a percepire l’indennità ma sono obbligati al rispetto delle regole di condizionalità.
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Gestione Lavoratori domestici. Infasamento crediti
In ottemperanza alle previsioni di cui all’ art.30 del Decreto Legge 31maggio 2010, n.78, convertito con modificazioni dalla L. 30 luglio 2010, n.122, si comunica che, a decorrere dal 20/12/2017, si procederà alla formazione degli avvisi di addebito, per la successiva azione di recupero da parte degli Agenti della Riscossione, con riferimento alle inadempienze accertate, confermate e contabilizzate entro il 31/12/2016 relative ai contributi da lavoro domestico.
Centralmente sono state individuate le inadempienze confermate per le quali non risultano pagamenti o presentazione di domande di dilazione.
In vista della predetta formazione centralizzata degli avvisi di addebito, le strutture territoriali procederanno con le attività di verifica delle inadempienze prelevate, secondo le consuete modalità.
(INPS, Messaggio n. 4929 del 7 dicembre 2017)
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Incentivo Occupazione SUD del Programma Operativo Nazionale “Sistemi di Politiche attive per l’Occupazione”. Ulteriore proroga termini recupero arretrati
Con la circolare n. 41 del 1° marzo 2017 sono state fornite le indicazioni per l’applicazione dell’incentivo alle assunzioni di soggetti disoccupati ai sensi dell’articolo 19 del d.lgs. n. 150/2015, effettuate in Regioni “meno sviluppate” o “in transizione”, previsto dal Decreto Direttoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 16 novembre 2016, n.367 e successive rettifiche.
A causa dei perduranti ritardi nell’aggiornamento degli archivi dell’ANPAL, concernenti lo stato di disoccupazione dei lavoratori e del conseguente rallentamento nel riconoscimento dell’incentivo da parte dell'Istituto, si rende noto che, al fine di agevolare i datori di lavoro nel recupero delle somme spettanti, sono stati ulteriormente prorogati i termini per il recupero degli importi relativi all'incentivo "Occupazione SUD".
Pertanto, a parziale modifica delle indicazioni operative già fornite nel paragrafo 11, della circolare n. 41/2017, nel messaggio n. 2152/2017, nel messaggio n. 3272/2017 e, da ultimo, nel messaggio n. 3877/2017, si rende noto che nell’elemento <ImportoArrIncentivo> potrà essere indicato l’importo del bonus relativo ai mesi di competenza da gennaio ad ottobre 2017.
Tali importi saranno poi riportati, a cura dell’Istituto, nel DM2013 “VIRTUALE” con i codici di recupero “L463” e “L465”.
La valorizzazione del predetto elemento potrà essere effettuata fino al flusso contributivo con competenza dicembre 2017.
(INPS, Messaggio n. 4930 del 7 dicembre 2017)

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7) Voucher internazionalizzazione: domande per oltre 5.000 aziende
Nonostante le iniziali difficoltà dovute ad un sovraccarico dei server, e dopo solo quattro ore dall’apertura della procedura informatica, sono oltre 5.000 le imprese che hanno presentato la domanda per ottenere il voucher internazionalizzazione entro i termini.
Questo è quanto rileva una nota del 7 dicembre 2017 del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, dalla lettura dal comunicato stampa del 4 dicembre 2017 del Ministero dello Sviluppo Economico che ha annunciato come, dopo la chiusura della procedura, prevista per le ore 16.00 del 6 dicembre, il MISE procederà entro il 29 dicembre alla pubblicazione dell’elenco dei beneficiari.
Nel comunicato, inoltre, il ministero annuncia la possibilità di destinare ulteriori risorse per cercare di ampliare la platea delle aziende beneficiarie. Non si tratterà pertanto di un nuovo bando, ma di un ulteriore finanziamento per accogliere le domande delle aziende rimaste eventualmente escluse dalla presente procedura. Queste risorse, spiega la citata nota, dovrebbero ammontare a cinque milioni di Euro.

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8) Precompilata anche per le partite Iva, tra luci e ombre
Nel corso di un’audizione alla Commissione parlamentare sul livello di digitalizzazione e innovazione della Pubblica Amministrazione, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha annunciato la possibilità di estendere la dichiarazione dei redditi precompilata anche alle partite Iva e di sostituire la Pec con l’identità digitale. Un ulteriore salto di qualità secondo il Fisco, che potrebbe realizzarsi dopo l’entrata in vigore della fatturazione elettronica tra privati, prevista per gennaio 2019.
"Siamo favorevoli a tutto ciò che modernizza il Paese – ha dichiarato sul Corriere della Sera il Vicepresidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine, Sergio Giorgini - ma non possiamo nasconderci che l’Italia non è l’Estonia, cioè la nazione più informatizzata e cablata d’Europa. Troppe le zone della nostra penisola senza internet o con un segnale debole. Per questo – ha continuato – è necessario faro uno studio di fattibilità preventivo sulla concreta possibilità di realizzazione del progetto. Ai piccoli e micro imprenditori italiani, già in gravi difficoltà economiche, non si possono anche aggiungere le difficoltà operative che nascerebbero con la fattura elettronica. Il progetto è condivisibile, ma è da attuare con gradualità e prudenza” ha concluso.
(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 7 dicembre 2017)

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9) Depositi telematici potenziati nel processo tributario
Il Ministero dell’Economia e Finanze, in data 7 dicembre 2017, ha pubblicato il Decreto del Direttore Generale delle Finanze del 28 novembre 2017 - Depositi telematici potenziati nel processo tributario.
E’ in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il decreto direttoriale relativo al potenziamento del deposito con modalità telematiche degli atti e dei documenti processuali nel processo tributario. Infatti, grazie ad una modifica al decreto direttoriale 4 agosto 2015, recante le regole tecniche per l’avvio del processo tributario telematico, dal 12 dicembre cambia lo standard previsto per la dimensione dei file trasmessi. Il limite attuale dei 5 MB per ciascun file viene superato e la trasmissione degli atti e documenti informatici, effettuata mediante invio telematico, deve ora rispettare i seguenti criteri:
- dimensione massima del singolo file 10 MB. Qualora il documento sia superiore alla dimensione massima di 10 MB è necessario suddividerlo in più file;
- numero massimo di file allegati a ciascun deposito 50;
- dimensione massima di 50 MB per ogni deposito telematico. Il sistema, prima della trasmissione, segnala all’utente l’eventuale superamento di ciascuno dei predetti limiti.
Il sistema, prima della trasmissione, segnala all’utente l’eventuale superamento di ciascuno dei predetti limiti.
In sostanza, la modifica consente di trasmettere file di dimensioni maggiori e di superare anche i limiti previsti per gli invii PEC.
(MEF, Decreto direttoriale 28 novembre 2017 in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale)

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10) Spesometro “salato”: nota del CNDCEC
Il 7 dicembre 2017, sul proprio sito internet, il CNDCEC ha pubblicato la seguente nota:
Spesometro “salato” per i commercialisti. Ha comportato 113 milioni di perdite nette per gli studi.
Sondaggio del Consiglio nazionale presso i propri iscritti. 1600 euro la cifra che ci ha rimesso ogni studio. Il 34% di essi non ha potuto fatturare il lavoro svolto. Miani: “Costretti ad accollarci i costi di un adempimento inutilmente complesso”.
Lo spesometro ha comportato per gli studi dei commercialisti una perdita netta complessiva di 113 milioni di euro. Una cifra che divisa per i quasi 70mila studi professionali della categoria presenti sul territorio nazionale equivale a circa 1.600 euro a studio. Sono i principali risultati di un sondaggio condotto dal Consiglio Nazionale della categoria tramite la sua Fondazione Nazionale, al quale hanno risposto settemila studi. In particolare, il sondaggio è stato concepito per misurare lo sforzo sopportato da questi ultimi e dal personale complessivamente coinvolto che, tra i mesi di settembre e ottobre di quest’anno, hanno dovuto fronteggiare una serie di difficoltà operative, tra adeguamento dei software e dei processi organizzativi, imprevisti tecnici e notevoli complessità operative connesse alle novità dell’adempimento e alla estrema analiticità dei dati richiesti. Dal sondaggio emerge inoltre che gli studi dei commercialisti hanno inviato circa il 72% degli spesometri complessivamente pervenuti all’Agenzia delle Entrate.

Dalle risposte del campione si evince che solo il 2,4% degli studi non ha inviato spesometri. Tra quelli che ne hanno inviato invece almeno uno, gli studi individuali ne hanno inviati in media 42, mentre gli studi operanti in forma aggregata ne hanno inviati in media 91.
Indipendentemente dagli spesometri inviati, il principale problema che si è presentato per i Commercialisti è stato la difficoltà o l’impossibilità per molti di fatturare il nuovo adempimento ai propri clienti.
I dati del campione indicano, infatti, che il 33,7% degli studi non ha fatturato neppure un euro per il nuovo adempimento, mentre solo il 27,4% ha fatturato lo spesometro a tutti i propri clienti. Le maggiori difficoltà nel farsi retribuire per l’adempimento sono state riscontrate al Sud.
Considerando solo coloro che hanno fatturato lo spesometro e sulla base delle medie stimate di spesometri inviati e di fatturato derivante dal singolo spesometro, è stato possibile ottenere una stima del fatturato complessivo derivante dall’effettuazione dell’adempimento da parte di tutti gli studi professionali.

I costi sono stati misurati, invece, tenendo conto di tutte le risorse impegnate dagli studi professionali del campione e delle ore totali complessivamente dedicate dalle stesse nell’operazione. La stima del costo complessivo è stata condotta tenendo conto del grado di complessità dei singoli spesometri, delle persone coinvolte dai singoli studi, distinguendo i titolari, i collaboratori e i dipendenti ed applicando tariffe orarie differenti per ciascuno di essi e rapportando le stime campionarie all’universo degli studi professionali coinvolti nell’operazione. Il modello appena descritto permette di calcolare una “perdita” netta per gli studi, derivante dalla differenza tra ricavi complessivi e costi totali, pari a circa 113 milioni di euro.
Per il presidente nazionale della categoria, Massimo Miani, questo sondaggio “certifica l’enormità dei costi sopportati dai nostri studi e le perdite che ne sono derivate, per un adempimento che avevamo da subito giudicato inutilmente complesso. Quello che è successo tra settembre e ottobre ha purtroppo confermato in pieno le nostre previsioni. Un adempimento, tra l’altro, che per i nostri studi è stato in molti casi impossibile fatturare, specie in contesti economici difficili, come al Sud, dove i nostri clienti non sono disposti o non possono andare oltre certi corrispettivi”. Commentando poi quanto affermato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, che ha annunciato di aver individuato con Sogei una serie di miglioramenti allo spesometro, Miani ha chiesto che “alla luce della debacle verificatasi quest’anno e anche in considerazione dei dati che emergono dal sondaggio, si tengano in considerazione almeno due delle nostre proposte di semplificazione: cadenza annuale dell’adempimento e comunicazione solo facoltativa dei dati delle fatture di imponibile non superiore a 300 euro”.
(CNDCEC, nota del 7 dicembre 2017)

Vincenzo D’Andò