La nozione di forza maggiore in materia tributaria – Diario Quotidiano del 15 Dicembre 2017

Pubblicato il 15 dicembre 2017



1) La rivalutazione dei terreni si perfeziona subito, eredi del contribuente vincolati
2) La nozione di forza maggiore in materia tributaria
3) Ok al licenziamento per chi copia dei dati aziendali riservati
4) Gli immobili della Difesa non compresi nella caserma e concessi in locazione non sono esenti dall’ICI
5) Si paga l’accisa anche sui prodotti oggetto di furto
6) Dipendenti: retribuzioni di risultato a tassazione separata
7) Giurisprudenza in breve
8) Lettera d’incarico: Dal CNDCEC a breve il facsimile per i commercialisti del lavoro
9) Pagamenti a cavallo d’anno ai professionisti: occhio bonifici
10) Online il nuovo portale dell’Agenzia delle Entrate

1) La rivalutazione dei terreni si perfeziona subito, eredi del contribuente vincolati
2) La nozione di forza maggiore in materia tributaria
3) Ok al licenziamento per chi copia dei dati aziendali riservati
4) Gli immobili della Difesa non compresi nella caserma e concessi in locazione non sono esenti dall’ICI
5) Si paga l’accisa anche sui prodotti oggetto di furto
6) Dipendenti: retribuzioni di risultato a tassazione separata
7) Giurisprudenza in breve
8) Lettera d’incarico: Dal CNDCEC a breve il facsimile per i commercialisti del lavoro
9) Pagamenti a cavallo d’anno ai professionisti: occhio bonifici
10) Online il nuovo portale dell’Agenzia delle Entrate

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1) La rivalutazione dei terreni si perfeziona subito, eredi del contribuente vincolati

La rivalutazione dei terreni è vincolante se perfezionata con il pagamento anche della sola prima rata.

La scelta del contribuente di rideterminare il costo o valore di acquisto delle partecipazioni (o terreni) costituisce atto unilaterale dichiarativo di volontà, che giunto a conoscenza dell’Amministrazione finanziaria (anche attraverso il pagamento della prima rata dell’imposta sostitutiva), non può essere poi revocato per scelta dallo stesso.

Alla luce di tale principio enunciato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 3410 del 20 febbraio 2015, la CTR lombarda ha respinto l’appello degli eredi del contribuente non rilevando la diversa indicazione di minor valore da essi effettuata a fini tributari.

A supporto della propria decisione relativa al caso in esame i giudici milanesi citano anche la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 35/E del 4 agosto 2004 nella quale si precisa che la rideterminazione dei valori e la relativa obbligazione tributaria si considerano perfezionate, in caso di pagamento rateale, già con il versamento della prima rata.

(Comm. Trib. Reg. per la Lombardia, sentenza n. 4464/1 del 07/11/2017)

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2) La nozione di forza maggiore in materia tributaria

Il sequestro preventivo dei beni del socio di maggioranza non comporta lo stato di forza maggiore che ostacola il pagamento delle successive rate residue riguardanti la società. Nessuna attenuante dunque per tale fattispecie. Il giudice di merito riconosce la tesi erariale.

“La nozione di forza maggiore, in materia tributaria e fiscale, comporta la sussistenza di un elemento oggettivo, relativo alle circostanze anormali ed estranee all’operatore, e di un elemento soggettivo, costituito dall’obbligo dell’interessato di premunirsi contro le conseguenze dell’evento anormale, adottando misure appropriate senza incorrere in sacrifici eccessivi”.

Alla luce di tale principio, espresso dalla Corte di Giustizia europea nella causa C-314/2016 e recepito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 22153/2017, la CTR napoletana ha accolto l’appello dell’Ufficio che aveva censurato la decisione dei primi giudici secondo i quali il sequestro preventivo dei beni del socio accomandatario aveva impedito il pagamento delle rate di cui agli atti di adesione.

Nel caso in esame i giudici campani hanno ritenuto che il sequestro preventivo dei beni del socio di maggioranza non configuri uno stato di forza maggiore impeditivo del pagamento delle successive rate residue riguardanti la società.

(Comm. Trib. Reg. per la Campania, sentenza n. 9261/21 del 03/11/2017)

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3) Ok al licenziamento per chi copia dei dati aziendali riservati

Copiare dati aziendali riservati? Legittimo il licenziamento.

Legittimo il licenziamento intimato al lavoratore che ha copiato dati aziendali riservati sulla pen drive, pur non divulgandone il contenuto. La Corte di cassazione è intervenuta sul caso con la sentenza n. 25147/17. Per i difensori del lavoratore, invece, i file trasferiti non contenevano dati particolarmente protetti, non disponibili coperti da vincoli di riservatezza, atteso che dalla consulenza tecnica era risultato che gli stessi non erano neppure protetti da password. Di conseguenza, per la parte ricorrente, la condotta non era riconducibile alla fattispecie sanzionata con il licenziamento dal CCNL del settore applicato (aziende chimiche), ma ad un fatto punibile con un provvedimento di carattere conservativo.

Per la Cassazione, invece, trattandosi di sottrazione di dati appartenenti alla società e riferibili all’attività da questa svolta, la vicenda risultava essere grave ed anche incisiva sul vincolo fiduciario. Il comportamento del lavoratore di per sé, a prescindere dall’avvenuta divulgazione a terzi delle informazioni raccolte, integrava la condotta prevista dalla contrattazione collettiva che prevedeva l’espulsione. I giudici hanno ritenuto che tale sottrazione/copiatura di dati dovesse essere ricondotta nell’ipotesi sanzionata con la massima sanzione espulsiva, anche perché si trattava di una grave infrazione alla disciplina e alla diligenza nel lavoro. Tale comportamento, infatti, aveva provocato all’impresa un grave nocumento morale e rientrava nelle previsioni del CCNL che prevedono, per il licenziamento, il furto di materiale d’impresa e trafugamento di schede, disegni, materiale illustrativo di brevetti e di procedimenti di lavorazione. La Cassazione ha escluso che i fatti addebitati potessero rientrare nell’ipotesi meno grave dell’utilizzo improprio degli strumenti di lavoro aziendali per la quale il CCNL prevede solo sanzioni conservative. Inoltre, la circostanza che per il dipendente i dati sottratti fossero o meno protetti da password e che l’accesso fosse libero, non l’autorizzava ad appropriarsene creando copie idonee a far uscire le informazioni al di fuori dalla sfera di controllo del datore di lavoro. Una tale condotta, infatti, viola il dovere di fedeltà sancito dall’art. 2105 del codice civile.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 13 dicembre 2017)

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4) Gli immobili della Difesa non compresi nella caserma e concessi in locazione non sono esenti dall’ICI

L’inscindibile collegamento funzionale con le attività istituzionali dell’Ente che giustifica l’esenzione dall’ICI, non si realizza con il mero utilizzo da parte di militari degli immobili di proprietà della Difesa. La Suprema Corte, riallacciandosi al proprio consolidato indirizzo giurisprudenziale sul tema (sentt. nn. 27473/2016, 20042/2011, 20850/2010, 14094/2010, 20577/2005), ha, infatti, respinto l’appello del Ministero della Difesa che, con cinque motivi di ricorso, aveva insistito sull’esenzione dall’ICI di alcuni propri immobili in quanto destinati a fini istituzionali. Secondo gli ermellini tale esenzione, prevista dall’art. 7, comma 1, lett. a), D.Lgs. 504 del 1992, non opera in ipotesi di utilizzazione semplicemente indiretta a fini istituzionali, quale quello del caso in esame in cui gli alloggi della Difesa erano situati al di fuori dell’impianto militare e concessi in locazione.

(Corte di cassazione, sentenza n. 26453/5 del 08/11/2017)

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5) Si paga l’accisa anche sui prodotti oggetto di furto

L’abbuono dell’accisa è previsto solo quando gli ammanchi di prodotto sono riconducibili alle perdite dovute a caso fortuito o forza maggiore o alle perdite inerenti alla natura del prodotto. Resta escluso, secondo la Suprema Corte, anche in base alla propria costante giurisprudenza sul tema (Cass. sentt. nn. 16966/2016, 25990/2013, 27825/2007) il furto ad opera di terzi, la cui equiparazione al caso fortuito era, invece, posta alla base delle pronunce di primo e secondo grado, favorevoli al contribuente. I giudici di legittimità spiegano che il pagamento dell’imposta è abbuonato solo nell’ipotesi di dispersione o distruzione del prodotto, atteso che solo in questo caso ne resta impedita l’immissione nel consumo, laddove la sottrazione determina soltanto il venir meno della disponibilità del bene da parte del soggetto per effetto dello spossessamento, ma non ne impedisce l’ingresso nel circuito commerciale.

(Corte di cassazione, ordinanza n. 26419/6 del 07/11/2017)

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6)  Dipendenti: retribuzioni di risultato a tassazione separata

Se il ritardo non è fisiologico ok alla tassazione separata: Il particolare regime non si applica nel caso di un’amministrazione che mette sistematicamente in pagamento le retribuzioni di risultato due anni dopo il periodo di maturazione

In caso di pagamento di retribuzioni di risultato in anni successivi rispetto a quello di maturazione, il ritardo può essere considerato fisiologico anche se l’erogazione degli emolumenti avviene nell’annualità ancora successiva a quella di maturazione, in considerazione delle procedure di liquidazione normalmente adottate.
Di contro, se nello stesso periodo d’imposta sono erogati eccezionalmente compensi arretrati relativi a più anni, in quanto, ad esempio, la semplificazione delle procedure ha comportato una accelerazione dei pagamenti, può essere che il maggior ritardo nel pagamento delle somme relative ai periodi più vecchi sia dovuto a cause non fisiologiche, tali da giustificare l'assoggettamento delle stesse alla tassazione separata. Questo il principale chiarimento fornito dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 151/E del 13 dicembre 2017. Il quesito, posto da diverse Amministrazioni, riguarda le retribuzioni di risultato, relative agli anni 2103, 2014 e 2105, messe in pagamento nel corso de 2107, e se queste debbano essere assoggettate a tassazione separata, dal momento che il ritardo nell’erogazione ha superato l’arco temporale “fisiologico” di un anno.
È il Tuir, nell’articolo 17, comma 1, lettera b) a stabilire che l’imposta sugli “emolumenti arretrati per prestazioni di lavoro dipendente” venga applicata separatamente dagli altri redditi posseduti nello stesso periodo di imposta e, partendo dalla norma, l’Amministrazione finanziaria, già con la circolare n. 1/1973, ha definito che per emolumenti arretrati devono intendersi tutte quelle somme che, per effetto di leggi, contratti, sentenze, promozioni, cambiamenti di qualifica o per ragioni simili, sono corrisposte per anni precedenti a quello in cui vengono percepiti. Lo stesso articolo 17 del Tuir specifica dettagliatamente quali sono le condizioni previste affinché i redditi corrisposti in ritardo possano usufruire della tassazione separata, allo scopo di evitare che il sistema della progressività delle aliquote produca un danno per il contribuente, ledendo il principio della capacità contributiva. In particolare sono soggetti a tassazione separata i compensi “arretrati per prestazioni di lavoro dipendente riferibili ad anni precedenti, percepiti per effetto di leggi, di contratti collettivi, di sentenze o di atti amministrativi sopravvenuti o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti…”. Con la successiva circolare n. 23/1997 la stessa Amministrazione finanziaria ha specificato che le situazioni alle quali può essere applicata la tassazione separata sono di due tipi:

  • quelle di carattere giuridico, dovute al sopraggiungere di norme legislative, sentenze o provvedimenti amministrativi, che quindi esulano da un accordo tra le parti che determina un rinvio del pagamento delle somme spettanti
  • quelle dipendenti da oggettive situazioni di fatto che non consentono il pagamento delle somme dovute entro i limiti temporali normalmente adottati dai sostituti d’imposta.

Queste due specifiche condizioni, insieme al pagamento delle somme in un periodo d’imposta successivo a quello in cui viene maturato il diritto alla percezione, determinano l’applicabilità del regime a tassazione separata.
In particolare per quanto riguarda la prima fattispecie affinché possa applicarsi il suddetto regime basta che gli emolumenti siano riferibili ad anni precedenti.
Per quanto riguarda, invece, le oggettive situazioni di fatto che hanno determinato un ritardo nel pagamento delle somme dovute occorre valutare se tale ritardo possa essere considerato o meno “fisiologico”, dal momento che in questa ultima ipotesi non si giustifica l’applicazione della tassazione separata.
Va, inoltre, ricordato che la stessa Amministrazione finanziaria è ulteriormente intervenuta nel merito con la risoluzione n. 90/2000 chiarendo che le oggettive situazioni di fatto determinano l’applicazione della tassazione separata nel caso in cui il ritardo con il quale vengono erogati gli emolumenti non sia riconducibile alla volontà delle parti. Di conseguenza il ritardo può essere considerato “fisiologico” anche se il pagamento delle somme non avviene nell’anno successivo a quello in cui vengono maturate ma in quelli ancora successivi, tenendo conto delle procedure di liquidazione adottate. A parere dell’Agenzia, ad esempio, non si dà luogo a tassazione separata nel caso in cui le retribuzioni di risultato sono corrisposte in anni non immediatamente successivi a quello in cui vengono maturati, ma con una tempistica costante, come nel caso, in cui un’amministrazione che, dovendo rispettare le procedure di autorizzazione della spesa o della misurazione dei risultati, mette sistematicamente in pagamento gli emolumenti due anni dopo quello di maturazione.
Se, invece, nello stesso periodo d’imposta vengono eccezionalmente pagati arretrati riguardanti diverse annualità, perché, per esempio, sono state introdotte procedure di semplificazione dei pagamenti, si può legittimamente ritenere che il ritardo nella erogazione delle somme meno recenti sia dovuto a cause non fisiologiche, tali da giustificare l’assoggettamento degli emolumenti a tassazione separata. In conclusione, con la risoluzione odierna l’Agenzia afferma che qualora nel 2017 siano state erogate retribuzioni di risultato relative agli anni 2013, 2014 e 2015 la tassazione separata è applicabile alle retribuzioni relative agli anni 2013 e 2014, mentre per quella riguardante il 2015 bisogna prendere in considerazione se ricorrano le condizioni per l'applicazione di questo regime, dal momento che il fatto che l'erogazione avvenga oltre l'anno immediatamente successivo a quello di maturazione di per sé non è sufficiente a ritenere non fisiologico il ritardo.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 151/E del 13 dicembre 2017)

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7) Giurisprudenza in breve

Ecco di seguito alcune decisioni di giurisprudenza in breve:

- Attore senza IRAP

Colui che non è responsabile della struttura non deve l’IRAP. Resta priva di rilievo anche l’entità dei compensi per la configurabilità o meno di una autonoma organizzazione.

Difatti, secondo la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 29863 del 13 dicembre 2017, non deve l’IRAP l’attore che, nella propria attività, si avvale di una truccatrice occasionale e di due autori di testi, se la struttura organizzativa di supporto è riferibile ad altrui responsabilità e interesse.

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- Il TAR si dovrà pronunciare sulle ritenute sulle locazioni brevi a carico degli intermediari

In base a quanto stabilito dal Consiglio di Stato con l’ordinanza n. 5403 del 13 dicembre 2017, il TAR del Lazio dovrà predisporre un’immediata fissazione dell’udienza di merito per valutare le questioni sollevate da Airbnb Ireland Unlimited Company e Airbnb Payments Uk Limited in materia di ritenute sulle locazioni brevi di cui all’art. 4 del D.L. 50/2017.

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- Nessun divieto di “bis in idem” nelle persone giuridiche

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 55480/2017, rimarca che non è ravvisabile alcuna violazione del principio del “ne bis in idem” quando, a fronte di una violazione tributaria, la sanzione penale è applicata in capo all’amministratore, mentre quella amministrativa è comminata nei confronti della società rappresentata.

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- I versamenti infragruppo sono sopravvenienze tassabili

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 264 del 13 dicembre 2017, conferma la posizione dei giudici di legittimità, ribadendo che non si possono interpretare estensivamente disposizioni fiscali di favore

È, dunque, infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 88, comma 4, del TUIR, secondo non si considerano sopravvenienze attive i versamenti in denaro o in natura fatti a fondo perduto o in conto capitale alle società dai propri soci, laddove la norma non contempla alla stessa stregua di questi ultimi anche società appartenenti al medesimo gruppo che non siano, però, socie della beneficiaria dei versamenti.

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- Cassazione a SU sull’inammissibilità dell’appello sottoscritto dal solo contribuente

Nei casi previsti dal contenzioso tributario (valore della lite sopra i 3.000 euro), il contribuente non si può difendere da solo.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29919 del 13 dicembre 2017, a Sezioni Unite, si è occupata della controversa questione dell’ammissibilità (o meno) dell’atto di appello sottoscritto dal contribuente quando il valore della lite supera il valore di tremila euro (in passato, e per il caso affrontato in specie 2.582,98 euro). Detto importo oggi costituisce – ex art. 12, commi 2 e 5 del DLgs. n. 546/1992 – la soglia del valore della lite che consente la difesa personale del contribuente, con la conseguenza che il superamento di tale limite impone l’obbligo di assistenza tecnica, pena l’inammissibilità del ricorso o dell’atto di appello.

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- E’ reato non mostrare subito la documentazione contabile alla Guardia di Finanza

Non può più essere sanata la mancata esibizione della documentazione alla GdF: Il reato di occultamento delle scritture contabili si perfeziona al momento dell’accertamento.

Secondo la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 55476 del 13 dicembre 2017, la successiva presentazione della documentazione contabile “occultata” non esonera il contribuente dal reato di cui all’art. 10 del DLgs. 74/2000.

Confermata, in tal modo, la condanna di un libero professionista per aver occultato delle fatture emesse ed altra documentazione comprovante i redditi percepiti da terzi sostituti di imposta, così da non consentire la ricostruzione della sua situazione reddittuale relativamente a numerose annualità.

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8) Lettera d’incarico: Dal CNDCEC a breve il facsimile per i commercialisti del lavoro

“Mandato 2.0", arriva il facsimile per i commercialisti del lavoro. Sarà disponibile a breve l’esempio di lettera d’incarico professionale per gli iscritti all’Albo che si occupano di adempimenti e consulenza in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale dopo i primi 15 messi a disposizione dal CNDCEC lo scorso settembre.

Un facsimile di lettera d’incarico professionale per adempimenti e consulenza in materia di lavoro, previdenza, assistenza sociale e amministrazione del personale verrà a breve messo a disposizione degli iscritti all'Albo da parte del Consiglio nazionale dei commercialisti nell’ambito di “Mandato 2.0”, il software gratuito per la predisposizione del mandato professionale. Si tratta del 16° esempio di mandato, e relativo budget preventivo di onorari e spese, dopo quelli messi a disposizione lo scorso 21 settembre.

“Il nuovo facsimile risponde alle esigenze di tutti gli oltre 22mila commercialisti che si occupano della consulenza in materia di lavoro – afferma Giorgio Luchetta, consigliere del CNDCEC, delegato ai Compensi ed onorari professionali – e che assistono quasi un milione di aziende”.
“Questo ulteriore arricchimento del software relativo al mandato – afferma Roberto Cunsolo, tesoriere del CNDCEC e delegato al Lavoro – è la dimostrazione del rinnovato interesse del Consiglio nazionale per un ambito professionale sempre più strategico per la categoria. Nei prossimi mesi saremo in grado di mettere a disposizione dei nostri iscritti altri servizi sulla materia”.

I precedenti esempi di mandato riguardano: apertura ditta individuale; costituzione società; contabilità semplificata, dichiarazioni e consulenza generica; contabilità ordinaria, dichiarazioni e consulenza generica; contabilità ordinaria, bilancio, dichiarazioni e consulenza generica; bilancio, dichiarazioni e consulenza generica; dichiarazioni e consulenza generica; consulenza gestionale; controllo di gestione; perizia di stima; cessione quote srl; consulenza finanziaria; contratto di hosting su server di studio; consulenza generica ad enti non commerciali; costruzione e adozione del modello di organizzazione e gestione.

“Mandato 2.0” è fruibile da tutti gli iscritti all’Albo sul sito www.mandatoprofessionale.it e su quello del Consiglio nazionale della categoria, all’indirizzo www.commercialisti.it.

Le novità introdotte con questa nuova versione di “Mandato” riguardano la parte contenutistica, arricchita con la disponibilità ora di 16 esempi di mandato per altrettanti incarichi professionali; la parte relativa alle modalità di utilizzo, resa ancora più agevole da nuovi flussi di lavoro e da una vesta grafica completamente rinnovata, più semplice ed immediata. Infine, la modalità di fruizione semplificata via web.

Sul piano della tecnologia, Mandato 2.0 è un’applicazione completamente nuova, totalmente web-based: ciò comporta importanti benefici sia in termini di fruibilità, ora possibile da ogni luogo e con qualsiasi device, sia in termini di flessibilità di utilizzo.

Accedendo al sito, sarà possibile fruire dell’applicazione senza la necessità di dover scaricare alcun software. In modo semplice ed immediato, si compileranno uno o più mandati secondo le proprie necessità di studio. Al termine della sessione, i dati introdotti saranno cancellati a garanzia della riservatezza di tutti gli utilizzatori. Sarà comunque prevista, per gli utilizzatori massivi di Mandato 2.0, la possibilità di richiedere l’installazione on-site del software.

(CNDCEC, comunicato del 14 dicembre 2017)

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9) Pagamenti a cavallo d’anno ai professionisti: occhio bonifici

Pagamenti a cavallo d’anno, attenzione ai bonifici. In caso di bonifico il pagamento si ha solo al momento dell'effettiva disponibilità delle somme e cioè solo quando il professionista riceve l'accredito sul proprio conto corrente. Sul tema è intervenuta l'Amministrazione finanziaria, partendo dal fatto che il reddito di lavoro autonomo si determina con il principio di cassa.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 38/10, ha fornito un importante chiarimento che mette finalmente la parola fine a molti accertamenti in corso. I professionisti, in sede di redazione della dichiarazione, dovranno verificare con attenzione le certificazioni dei committenti per non includere in dichiarazione tutte quelle ritenute che sono relative a pagamenti accreditati nel successivo periodo d'imposta.

L'applicazione del principio di cassa per i redditi di lavoro autonomo comporta che, in caso di ritenuta effettuata in un anno con compenso pagato nell’anno successivo, il professionista dovrà seguire sia per il reddito, sia per la ritenuta il periodo d'imposta in cui il compenso è stato pagato. In caso di pagamento con bonifico bisognerà sempre far riferimento alla data di accredito in banca.

Si tratta della cosiddetta "data disponibile" che indica il giorno a partire dalla quale la somma di denaro accreditata può essere effettivamente utilizzata. Non assume, pertanto, rilievo né la data valuta, o quella da cui decorrono gli interessi, né il momento in cui il dante causa emette l'ordine di bonifico, né quello in cui la banca informa il professionista dell'avvenuto accredito.

Sempre sullo stesso tema l’Agenzia precisa che, in caso di bonifico, il momento dell'effettivo incasso potrebbe non coincidere con quello di effettuazione della ritenuta da parte del sostituto, perché questi non può che effettuare la trattenuta al momento della disposizione di bonifico, per poi includerla nel modello 770. Da ciò discende che si creerà sempre e comunque un disallineamento tra il 770 del committente e la dichiarazione del professionista. Infatti, quest'ultimo dovrà sempre inserire reddito e ritenuta nel periodo d'imposta in cui si ritiene effettuato il pagamento.

I compensi pagati mediante assegno devono considerarsi percepiti nel momento in cui il titolo entra nella disponibilità del professionista, momento che si realizza con la consegna del titolo dal ricevente al committente. Non rileva, invece la circostanza che il versamento sul conto corrente del professionista intervenga in un momento successivo o in un diverso periodo d’imposta.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 14 dicembre 2017)

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10)  Online il nuovo portale dell’Agenzia delle Entrate

Tra le novità ricerca dinamica per i servizi fiscali e contenuti “su misura” per ogni categoria di utenti Ruffini: “Cittadini in cima alle nostre priorità, superata la logica dell’adempimento”

Un motore di ricerca “intelligente” che guida il cittadino al servizio giusto, contenuti “tarati” sugli utenti e non sulle attività dell’Amministrazione, aree tematiche con le informazioni sugli argomenti più attuali. È online il nuovo portale dell’Agenzia delle Entrate, realizzato insieme al partner tecnologico Sogei in base alle linee guida di design per i siti web delle Pa dell’Agid e secondo l’approccio mobile first, per essere fruito innanzitutto da dispositivi mobili. In linea con le priorità dell’Agenzia, che intende mettere il cittadino al centro della sua azione, il sito si rivolge a ciascun target (cittadini, imprese, professionisti, intermediari, Enti e Pa) con linguaggio, contenuti e servizi più appropriati. A partire dalla home page, in cui trovano spazio le nuove “aree tematiche” con gli argomenti di maggior interesse.

Servizi più facili da trovare con la ricerca dinamica

Più attenzione ai servizi nella nuova release: per quelli utilizzati più frequentemente si apre una corsia preferenziale direttamente dalla home page. Per tutti gli altri, un motore di ricerca “intelligente” risponde in maniera dinamica alle parole chiave inserite e consente di impostare il filtro per tipologia di servizio o di utenza. Una volta raggiunto il servizio, l’utente ha a disposizione una pagina con una breve scheda informativa e gli strumenti necessari per usarlo.

La tecnologia al servizio delle persone

Oltre a garantire gli standard di accessibilità e usabilità, il nuovo portale, progettato secondo l’approccio mobile first, è completamente responsive, ossia fruibile da diversi dispositivi (smartphone, tablet, desktop), anche grazie alla nuova veste grafica, lineare e intuitiva. In linea con le indicazioni dell’Agid, l’architettura del nuovo sito è stata messa a punto dopo un’analisi degli effettivi bisogni degli utenti. Cinque i profili chiave individuati: cittadini, imprese, professionisti, intermediari, enti e Pa, a ciascuno dei quali vengono forniti informazioni e servizi specifici. Sono tarate sulle esigenze informative dei cittadini, per esempio, le nuove aree tematiche in home page (“casa”, “canone tv”, “se l’Agenzia ti scrive”, ecc.) che raccolgono in un unico contenitore le principali informazioni, guide e approfondimenti sui temi più “cliccati” o attuali. Risorse dedicate agli utenti “più esperti”, invece, sono provvedimenti, documenti di prassi, modelli, software e specifiche tecniche, raggiungibili sempre dalla home page. In primo piano anche le ultime novità fiscali, i canali di contatto sui social media, “l’Agenzia comunica” (con la sala stampa, le guide fiscali e le riviste telematiche dell’Agenzia), il portale di Agenzia delle entrate- Riscossione e il sito sulla dichiarazione precompilata.

Agenziaentrate.gov.it in numeri

Dal 1° gennaio al 30 novembre 2017 il sito internet dell’Agenzia ha già registrato 125 milioni di visite da parte di 50 milioni di visitatori unici. Le pagine più “cliccate” dei servizi ad accesso libero sono quella per il calcolo del bollo auto in base alla targa del veicolo, che ha raggiunto oltre 4,9 milioni di visite e quella per il controllo delle partite Iva comunitarie, che ne ha registrate più di 3,8 milioni (il servizio consente agli operatori titolari di una partita Iva che effettuano cessioni intracomunitarie di verificare il numero di identificazione Iva dei loro clienti). Infine, è stata visitata quasi 4 milioni di volte la pagina relativa agli strumenti per gli “addetti ai lavori”: codici, modelli, software, specifiche tecniche, ecc.

Ma gli utenti accedono al sito anche per utilizzare i servizi online. Con pin e password dell’Agenzia, infatti, è possibile inviare la dichiarazione dei redditi, registrare un contratto di locazione, trasmettere una denuncia di successione, fare una visura catastale o dialogare con le Entrate senza andare allo sportello. I dati mostrano un trend in crescita: il numero delle dichiarazioni inviate direttamente dai cittadini, per esempio, è aumentato da 1,4 milioni del 2015 a 2,5 milioni del 2017. Quest’anno oltre 1 milione e 100mila contratti di locazione, il 63,5% del totale, è stato registrato online tramite la procedura “Rli”, il canale dei servizi telematici che permette di compilare e inviare via web la richiesta di registrazione dei contratti di locazione di immobili. Nei primi 11 mesi del 2017, inoltre, oltre 800mila istanze sono state gestite entro 3 giorni dalla presentazione tramite Civis, il servizio che consente di chiedere direttamente in rete assistenza sulle comunicazioni di irregolarità e sulle cartelle di pagamento da controllo automatizzato delle dichiarazioni, di inviare i documenti in caso di controllo formale e di correggere le deleghe di pagamento F24.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 199 del 14 dicembre 2017)

Vincenzo D’Andò

https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2017/12/voucher-residui-tempo-al-31-dicembre-l%e2%80%99utilizzo.html