La preannunciata riduzione delle commissioni POS – Diario quotidiano del 14 dicembre 2017

Pubblicato il 14 dicembre 2017



1) Carte di pagamento: commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a 5 euro
2) Comitato per la vigilanza bancaria: finalizzato l’accordo sulle riforme di Basilea III
3) Riversamento acconto Iva: stabilite scadenze e modalità
4) Il contribuente può sempre accedere agli atti su cui si fonda l’accertamento ricevuto
5) Base imponibile dell’imposta di registro nella cessione di azienda con passività
6) Firma digitale per gli effetti fiscali degli atti societari solo per gli atti pubblici (Notai)
7) Ritardi di pagamento delle PA: Italia rinviata alla Corte di Giustizia
8) Piano biennale per la tutela delle persone con disabilità: decreto in G.U.
9) Bonus IRAP per chi è senza dipendenti: codici per regolarizzare il debito
10) In G.U. le disposizioni in materia di spettacolo

1) Carte di pagamento: commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a 5 euro

2) Comitato per la vigilanza bancaria: finalizzato l’accordo sulle riforme di Basilea III

3) Riversamento acconto Iva: stabilite scadenze e modalità

4) Il contribuente può sempre accedere agli atti su cui si fonda l’accertamento ricevuto

5) Base imponibile dell’imposta di registro nella cessione di azienda con passività

6) Firma digitale per gli effetti fiscali degli atti societari solo per gli atti pubblici (Notai)

7) Ritardi di pagamento delle PA: Italia rinviata alla Corte di Giustizia

8) Piano biennale per la tutela delle persone con disabilità: decreto in G.U.

9) Bonus IRAP per chi è senza dipendenti: codici per regolarizzare il debito

10) In G.U. le disposizioni in materia di spettacolo

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1) Carte di pagamento: commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a 5 euro

Il Consiglio dei ministri si è riunito l’11 dicembre 2017, per approvare il decreto che recepisce la direttiva dell’Unione europea sui servizi di pagamento nel mercato interno (cosiddetta PSD 2 – Payment Services Directive) ed adegua la normativa nazionale al regolamento Ue relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta

Servizi di pagamento nell’Unione europea e commissioni interbancarie sulle operazioni con carte di pagamento (PSD 2 – Payment Services Directive e IFR – Interchange Fees Regulation)

Approvato DLgs in attuazione della direttiva 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 2002/65/CE, 2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga la direttiva 2007/64/CE, nonché di adeguamento delle disposizioni interne al regolamento (UE) n.751/2015 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2015 relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta (Presidenza del Consiglio e Ministero dell’economia e delle finanze).

Il decreto recepisce la direttiva dell’Unione europea sui servizi di pagamento nel mercato interno (cosiddetta PSD 2 – Payment Services Directive) e adegua la normativa nazionale al regolamento Ue relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta (cosiddetto IFR – Interchange Fees Regulation). In esito ai pareri parlamentari, nel testo sono state introdotte alcune integrazioni e specificazioni che vanno nella direzione di aumentare la trasparenza e la tutela per i nuovi prestatori di servizi di pagamento e per i consumatori.

La direttiva definisce un insieme completo di norme relative ai prestatori di servizi di pagamento (PSP) e agli utenti, al fine di garantire maggiore efficienza, possibilità di scelta e trasparenza nell’offerta di servizi di pagamento, rafforzando al tempo stesso la fiducia dei consumatori in un mercato dei pagamenti armonizzato a livello Ue.

Il regolamento mira ad accrescere il livello di trasparenza, concorrenza e d’integrazione del mercato europeo delle carte di pagamento, fissando un limite alle commissioni interbancarie applicate in relazione ai pagamenti basati su carte di pagamento: per i pagamenti tramite carta di debito e prepagata la commissione interbancaria per ogni operazione di pagamento non può essere superiore allo 0,2% del valore dell’operazione stessa; per le operazioni tramite carta di credito la commissione interbancaria per operazione non può essere superiore allo 0,3% del valore dell’operazione. Inoltre il decreto stabilisce requisiti tecnici e regole commerciali uniformi, allo scopo di rafforzare l’armonizzazione del settore e garantire una maggiore sicurezza, efficienza e competitività dei pagamenti elettronici, a vantaggio di esercenti e consumatori.

Nello specifico, il decreto amplia i diritti degli utenti dei servizi di pagamento (i titolari dei conti), che beneficeranno, ad esempio, di un regime di responsabilità ridotta in caso di pagamenti non autorizzati: viene ridotta da 150 a 50 euro la franchigia massima a carico degli utenti. Per promuovere la diffusione di strumenti di pagamento elettronici, si conferma il divieto di applicare un sovrapprezzo per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento (cd. divieto di surcharge).

Relativamente alle commissioni interbancarie per le sole “operazioni nazionali” tramite carte di pagamento, i prestatori di servizi di pagamento saranno tenuti ad applicare, per tutti i tipi di carte, commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a 5 euro rispetto a quelle applicate alle operazioni di importo pari o superiore, così da promuovere l’utilizzo delle carte anche per cifre molto basse. Inoltre, per quanto riguarda le sole “operazioni nazionali” tramite carta di debito, in via transitoria (fino al dicembre 2020), i prestatori di servizi potranno applicare una commissione interbancaria non superiore all’equivalente dello 0,2% calcolato sul valore medio annuo di tutte le operazioni nazionali tramite carta di debito all’interno di ciascuno schema di carta di pagamento.

Inoltre, vengono meglio precisati, secondo gli appositi criteri armonizzati Ue di cui alla PSD 2, i casi di esclusione dall’ambito di applicazione delle norme sui servizi di pagamento, ad esempio per gli strumenti a “spendibilità limitata” (in relazione alla limitatezza delle reti commerciali in cui sono utilizzabili, alla gamma molto limitata di beni e servizi o agli specifici scopi sociali). Viene inoltre chiarita la possibilità di utilizzare il conto o credito telefonico anche per operazioni di pagamento effettuate nel quadro di un’attività di beneficenza oppure per l’acquisto di biglietti relativi a servizi di diversa natura (nel limite di spesa di 50 euro per singola operazione e comunque di 300 euro mensili).

Per quanto riguarda i controlli, il decreto designa quali autorità nazionali competenti ad assicurare l’osservanza delle relative disposizioni di attuazione della direttiva e del Regolamento la Banca d’Italia e, per alcune specifiche disposizioni, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Infine, è aggiornata l’entità delle sanzioni amministrative pecuniarie applicabili, distinguendo tra quelle applicabili alle società o agli enti e quelle applicabile alle persone fisiche.

Altre misure:

Codice dell’amministrazione digitale

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, recante modifiche e integrazioni al Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Il decreto integra e modifica alcune disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale, in conformità a quanto previsto dalla legge delega, al fine di accelerare l’attuazione dell’agenda digitale europea, dotando cittadini, imprese e amministrazioni di strumenti e servizi idonei a rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale.

Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità portuali

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 4 agosto 2016, n.169 concernente le Autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 7 agosto 201, n. 124.

ATTUAZIONE DI NORME EUROPEE

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e dei Ministri competenti, ha approvato, in esame definitivo, cinque decreti legislativi che introducono misure necessarie al recepimento di direttive dell’Unione europea o all’adeguamento della normativa nazionale a regolamenti comunitari.

Di seguito gli altri decreti approvati.

Disposizioni sull’esportazione di prodotti e di tecnologie a duplice uso e sanzioni in materia di embarghi commerciali e di esportazione di materiali proliferanti

Cooperazione degli organismi nazionali alla normazione europea

Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 1025/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sulla normazione europea e della direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 settembre 2015, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione (Presidenza del Consiglio e Ministero dello sviluppo economico)

Sanzioni per la violazione di norme a tutela dei consumatori di prodotti alimentari

Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, e l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento (UE) n. 1169/2011 e della direttiva 2011/91/UE, ai sensi dell’articolo 5 della legge 12 agosto 2016 n. 170 – legge di delegazione europea 2015 (Presidenza del Consiglio, Ministero dello sviluppo economico, Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e Ministero della salute)

GESTIONE DEL BILANCIO E POTENZIAMENTO DEL BILANCIO DI CASSA

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo in materia di riordino della disciplina per la gestione del bilancio e il potenziamento della funzione del bilancio di cassa, in attuazione dell’articolo 42, comma 1, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di contabilità e finanza pubblica (legge 31 dicembre 2009, n. 196) , reca disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo in materia di riordino della disciplina per la gestione del bilancio e il potenziamento della funzione del bilancio di cassa.

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2) Comitato per la vigilanza bancaria: finalizzato l’accordo sulle riforme di Basilea III

Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria ha finalizzato l’accordo sulle riforme di Basilea III.

Il 7 dicembre 2017 il Gruppo dei Governatori e dei Capi della vigilanza, l'organo direttivo del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, ha annunciato di aver raggiunto un accordo sul completamento delle riforme regolamentari intraprese dopo la crisi, note come Basilea III. Il pacchetto di riforme mira a ridurre l'eccessiva variabilità nella distribuzione dei risk-weighted asset e a migliorare la comparabilità e la trasparenza dei requisiti di capitale calcolati dalle banche. Le riforme proposte includono i seguenti elementi:

revisione del metodo standardizzato per il rischio di credito;

revisione del metodo basato sui rating interni per il rischio di credito e, in particolare, limiti all'utilizzo dei modelli interni più avanzati per determinate categorie di asset e l'adozione di input floor per alcuni parametri del modello;

revisione del credit valuation adjustment (CVA) per la stima del rischio legato, in particolare, ai prodotti derivati, inclusa la rimozione del modello interno e la modifica del metodo standardizzato;

introduzione di un singolo metodo standardizzato per il rischio operativo, che sostituirà sia l'attuale metodo standardizzato che i modelli interni avanzati;

revisione delle misure per l'indice di leva finanziaria (leverage ratio) e introduzione di un leverage ratio buffer per le banche ad importanza sistemica globale (G-SIBs) nella forma di capitale Tier 1, pari al 50% del risk-weighted capital buffer di una G-SIB;

introduzione di un output floor, che assicuri che l'ammontare dei risk weighted asset (RWA) generato dalle banche con i modelli interni non sia inferiore al 72,5% dei RWA calcolati secondo l'approccio standardizzato di Basilea III; le banche dovranno, inoltre, comunicare l'ammontare dei loro RWA secondo il metodo standardizzato.

Le nuove misure saranno effettive dal 1 gennaio 2022 ed è prevista una fase di transizione di 5 anni fino al 2027. Il Comitato di Basilea ha, inoltre, spostato al 2022 l'implementazione delle nuove regole per il rischio di mercato, inizialmente prevista per il 2019.

L'accordo sulla finalizzazione di Basilea III è stato accolto favorevolmente dal Financial Stability Board, che in un comunicato stampa ha invitato ad un recepimento puntuale e coerente del pacchetto di riforme che hanno rafforzato le regole prudenziali sulle banche di Basilea III.

(Assonime, nota del 11 dicembre 2017)

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3) Riversamento acconto Iva: stabilite scadenze e modalità

Entro le 14,50 del 29 dicembre 2017 devono essere trasferite alla Banca d’Italia le somme in precedenza affluite a banche, uffici postali, agenti della riscossione e istituti convenzionati

L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento 12 dicembre 2017, ha fissato i tempi e le modalità che banche convenzionate, uffici postali, agenti della riscossione e istituti di pagamento devono seguire per il riversamento all’Erario dell’acconto Iva nel mese di dicembre.

L’acconto Iva e il riversamento

I soggetti passivi Iva sono tenuti, entro il 27 dicembre di ciascun anno, al pagamento dell’Iva dovuta a titolo di acconto (articolo 6, comma 2, legge 405/1990). Il versamento è eseguito mediante delega alle banche convenzionate, agli uffici postali, agli agenti della riscossione e, dal 2014, anche agli istituti di pagamento convenzionati con l’Agenzia.
Questi “intermediari” sono a loro volta tenuti al riversamento all’Erario delle somme ricevute dai contribuenti; riversamento che deve avvenire non oltre il 31 dicembre (che quest’anno, però, cade di domenica).

Tempi e modalità per il riversamento

Il provvedimento in esame, quindi, stabilisce i tempi e le modalità per effettuare il riversamento nel corso del mese di dicembre di quest’anno.
Ecco una sintesi delle scadenze:

le somme versate alle banche, agli uffici postali e agli agenti della riscossione nei giorni 20, 21, 22 e 27 dicembre 2017 devono essere riversate in Banca d’Italia – sezione di Tesoreria dello Stato di Roma – Succursale, sulla contabilità speciale n. 1777 denominata “Agenzia delle entrate - fondi della riscossione”, entro le ore 14,50 del 29 dicembre 2017

banche, Poste italiane SpA. e agenti della riscossione trasmettono telematicamente all’Agenzia delle Entrate, i dati relativi alle somme versate nella giornata del 21dicembre 2017 entro il 2 gennaio 2018, nella giornata del 22 dicembre 2017 entro il 3 gennaio 2018 e nella giornata del 27 dicembre 2017 entro il 4 gennaio 2018

banche, Poste italiane SpA. e agenti della riscossione possono riversare cumulativamente con un unico bonifico le somme versate nelle giornate del 20, 21, 22 e 27 dicembre (in questo caso, il flusso rendicontativo, unico per le quattro giornate, dovrà pervenire all’Agenzia delle entrate entro il 29 dicembre 2017)

nei giorni 20, 21, 22 e 27 dicembre 2017 le banche non applicano le disposizioni relative all’anticipato riversamento

le somme versate nei giorni 22 e 27 dicembre 2017 agli istituti di pagamento (diversi dalle banche, iscritti nell’apposito albo e convenzionati con l’Agenzia delle entrate) devono essere riversate in Banca d’Italia – Sezione di Tesoreria dello Stato di Roma – Succursale, sulla contabilità speciale n. 1777 denominata “Agenzia delle entrate - fondi della riscossione”, entro le ore 14,50 del 29 dicembre 2017.

Si ricorda che le somme devono essere riversate in Banca d’Italia con distinti bonifici.
Il provvedimento, inoltre, stabilisce che la Banca d’Italia riversi alla regione Sicilia (prelevandola dalla più volte ricordata “contabilità speciale”) entro il 29 dicembre 2017, una somma quale stima del gettito dell’acconto Iva spettante alla stessa regione, salvo successivo conguaglio. Si precisa, tuttavia, che sono esclusi gli importi affluiti il 29 dicembre 2017 sulla stessa contabilità speciale, versati tramite il modello “F24 enti pubblici”, perché non si tratta di acconti Iva.

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4) Il contribuente può sempre accedere agli atti su cui si fonda l’accertamento ricevuto

Nell’ambito di procedimenti amministrativi volti a verificare e determinare la base imponibile dell’imposta sul valore aggiunto, il privato deve avere la possibilità di ricevere, in seguito a propria richiesta, i dati contenuti nel fascicolo amministrativo presi in considerazione dall’amministrazione per l’adozione della sua decisione, a meno che obiettivi di interesse generale giustifichino la restrizione dell’accesso. Questo il principio enunciato dalla Corte di giustizia europea in una vicenda derivante da un avviso di accertamento per violazioni in materia di IVA nel quale l’Ufficio finanziario rumeno non aveva concesso al contribuente l’accesso a tutte le informazioni rilevanti sulla base delle quali aveva fondato il proprio atto. Gli eurogiudici hanno argomentato che il principio generale del diritto dell’Unione del rispetto dei diritti della difesa richiede l’esistenza di una reale possibilità di accesso ai suddetti atti ogni qualvolta l’amministrazione emetta atti amministrativi lesivi della sfera giuridica del contribuente. Tuttavia tale principio generale non si configura come prerogativa assoluta ma può soggiacere a restrizioni quando queste rispondano effettivamente a obiettivi di interesse generale.

(Corte di Giustizia dell'Unione Europea, sentenza n. 298/3 del 09/11/2017)

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5) Base imponibile dell’imposta di registro nella cessione di azienda con passività

I nuovi studi del Notariato - Autenticità del titolo per la trascrizione nei registri immobiliari - Base imponibile dell’imposta di registro nella cessione di azienda con passività - Impignorabilità e conto corrente dedicato

Gli ultimi lavori approvati dal Consiglio Nazionale del Notariato sono consultabili nella sezione TROVA STUDIO e hanno approfondito tematiche relative al diritto civile e tributario:

La determinazione della base imponibile dell’imposta di registro nella cessione di azienda con passività - Studio n. 99-2017/T

Lo studio si propone di approfondire il tema della determinazione della base imponibile della cessione di azienda con passività nell’imposta di registro, muovendo da un esame sistematico della regola, ivi prevista, della valorizzazione al netto delle passività aziendali alla luce del presupposto del tributo. Lo studio, poi, affianca alle considerazioni di carattere generale un’analisi più specifica – condotta anche sulla base della giurisprudenza di legittimità – delle formule contrattuali spesso variamente utilizzate negli atti di cessione di azienda per stabilire la sorte dei debiti aziendali, al fine di valutare se e come esse possano incidere sull’applicazione della disciplina della determinazione della base imponibile agli effetti dell’imposta di registro.

Impignorabilità e conto corrente dedicato - Studio n. 515-2017/C

Lo studio affronta la delicata problematica relativa alla impignorabilità delle somme di danaro depositate dal notaio sul conto corrente dedicato, stante quanto disposto dal comma 65 della legge n. 147 del 2013, e cioè che «le somme depositate nel conto corrente di cui al comma 63 costituiscono patrimonio separato» e «sono impignorabili a richiesta di chiunque». All’esito di una prima indagine, incentrata anche sugli interventi legislativi modificativi della originaria disciplina in materia, l’Autore ritiene che detta impignorabilità riguardi le sole somme depositate sul conto corrente dedicato di cui al comma 63 e non anche «le altre somme diverse in esso versate» di cui al comma 66-bis della medesima legge, trattandosi di una ipotesi di impignorabilità legata (non al conto corrente, in quanto tale, ma bensì) alla natura di determinate somme (solo quelle di cui al comma 63) incassate dal notaio a diverso titolo ed ivi depositate.

L’autenticità del titolo per la trascrizione nei registri immobiliari - Studio n. 463-2017/C

Lo studio affronta il tema dell’autenticità del titolo per la trascrizione nei registri immobiliari, partendo dal quadro normativo di riferimento imperniato sull’art. 2657 cod. civ.. All’esito dell’indagine condotta attraverso un’analisi (non solo dell’articolato impianto normativo vigente in materia, ma anche) della dottrina e giurisprudenza avente ad oggetto le ipotesi maggiormente controverse di titoli trascrivibili, detti tratti caratterizzanti degli atti idonei alla pubblicità immobiliare/indici rivelatori della vigenza nel nostro ordinamento del c.d. principio di autenticità del titolo, vengono ravvisati nella “certezza legale”, nella tassatività, nella specifica qualificazione del soggetto da cui promanano (pubblico ufficiale), nei “formalismi” e nei “controlli” richiesti dalla legge, quali doveri del soggetto da cui promana l’atto autentico.

(Consiglio nazionale del Notariato, nota del 13 dicembre 2017)

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6) Firma digitale per gli effetti fiscali degli atti societari solo per gli atti pubblici (Notai)

Atti societari straordinari: Firma digitale sempre riservata ai Notai. Nessuna estensione per i Commercialisti.

L’articolo 11 bis del Decreto legge n. 148/2017 prevede la possibilità di firmare digitalmente gli atti societari ivi indicati. Ma il vantaggio per le imprese appare abbastanza marginale, infatti, le procedure prevedono una serie di regole di formazione e pubblicizzazione. Le rigorose norme civilistiche non vengono in alcun modo intaccate dalla possibilità di utilizzo della firma digitale poiché sarà necessario, ad esempio, ai fini di validità dell’atto di trasformazione, redigerlo con le forme dell’atto pubblico.

Proprio l’art. 11 del 148/2017 stabilisce che sono gli atti di natura fiscale relativi a trasformazione, scissione e così via a poter essere sottoscritti digitalmente. Quindi, gli atti interessati sono per l’appunto quelli di natura fiscale e connessi alle operazioni di trasformazione e scissione nonché quelli relativi a contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento delle imprese soggette a registrazione.

Difatti, secondo l’interpretazione fatta dagli esperti del quotidiano Il Sole 24 Ore del 13 dicembre 2017, la nuova disposizione non incide sull’applicazione delle norme del codice civile q questo appare evidente se si prende, a titolo esemplificativo, il caso della trasformazione societaria ed in particolare il momento delle modalità di redazione dell’atto e della sua pubblicità ed efficacia.
L’articolo 2500 del Codice civile chiaramente prevede non solo l’atto pubblico per la trasformazione in società per azioni, in accomandita per azioni o a responsabilità limitata ma prevede anche che siano soddisfatte le indicazioni previste dalla legge per l’atto di costituzione.

Ulteriormente, per quel che attiene alla pubblicità dell’atto di trasformazione, si richiede la forma prevista per il tipo di atto adottato nonché quella richiesta per la cessazione dell’ente che effettua la trasformazione.

Risulta evidente che le rigorose norme civilistiche non vengono in alcun modo intaccate dalla possibilità di utilizzo della firma digitale in quanto sarà necessario, ad esempio, ai fini di validità dell’atto di trasformazione, redigerlo con le forme dell’atto pubblico.

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7) Ritardi di pagamento delle PA: Italia rinviata alla Corte di Giustizia

Rinvio dell’Italia davanti alla Corte di Giustizia per i ritardi di pagamento delle PA.

Il 7 dicembre scorso la Commissione europea ha deciso di rinviare l'Italia davanti alla Corte di Giustizia per violazione da parte delle pubbliche amministrazioni della disciplina contenuta nella direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e recepita in Italia dal decreto legislativo n. 192/2012 che ha modificato il decreto legislativo n. 231/2002.

La decisione della Commissione arriva dopo tre anni dall'avvio della procedura di infrazione (n. 2014/2143) nel giugno 2014 attraverso una lettera di costituzione in mora e dopo il parere motivato del 15 febbraio scorso. In particolare, viene rilevato che nella prassi le pubbliche amministrazioni italiane violano l'articolo 4 della direttiva 2011/7/UE, che stabilisce in trenta giorni il tempo entro cui il pagamento deve essere effettuato (prorogabili a sessanta giorni per le imprese pubbliche tenute al rispetto dei requisiti di trasparenza di cui al decreto legislativo 11 novembre 2003, n. 333 e per gli enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria).

Nella decisione di rinviare l'Italia davanti alla Corte di Giustizia viene evidenziato che i tempi medi di pagamento delle pubbliche amministrazioni si attestano sui 100 giorni.

(Assonime, nota del 13 dicembre 2017)

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8) Piano biennale per la tutela delle persone con disabilità: decreto in G.U.

Disabili: piano biennale per la tutela delle persone con disabilità. E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 289 del 12 dicembre 2017, il Decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 2017 con l’adozione del secondo programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.

Questo secondo Programma d’Azione, alla cui redazione preparatoria ha provveduto, come previsto dalla normativa vigente, l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità (OND), non può quindi che ispirarsi agli stessi principi che hanno dato spessore e contenuto al Primo Programma:

a) il rispetto per la dignità intrinseca, l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone;

b) la non discriminazione;

c) la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società;

d) il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa;

e) la parità di opportunità;

f) l’accessibilità;

g) la parità tra uomini e donne;

h) il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del diritto dei minori con disabilità a preservare la propria identità.

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9) Bonus IRAP per chi è senza dipendenti: codici per regolarizzare il debito

Controllo automatizzato Irap: Arrivati i codici per regolarizzare il debito, servono, infatti, per pagare parzialmente, tramite F24, le comunicazioni d’irregolarità relative all’utilizzo in compensazione del credito d’imposta introdotto dalla legge di stabilità 2015.

I nuovi codici tributo, istituiti dall’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 150/E del 12 dicembre 2017, devono essere utilizzati dai contribuenti Irap che hanno ricevuto una comunicazione di irregolarità (a seguito di controllo automatizzato ex articolo 36-bis Dpr 600/1973) relativa all’utilizzo in compensazione del credito d’imposta del 10% introdotto dalla legge di stabilità 2015.
Credito d’imposta

L’articolo 1, comma 21, legge 190/2014 ha previsto, a decorrere dal 2015, a favore dei contribuenti Irap che non si avvalgono di lavoratori dipendenti il riconoscimento di un credito d’imposta pari al 10% dell’Irap lorda dovuta.
Il credito può essere utilizzato esclusivamente in compensazione mediante F24, utilizzando il codice tributo “3883” (istituito con la risoluzione n. 105/E del 17 dicembre 2015).

Nuovi codici tributo

La risoluzione odierna istituisce, quindi, tre nuovi codici tributo da utilizzare, a seguito del ricevimento di una comunicazione da controllo automatizzato circa l’irregolare utilizzo del credito d’imposta, per versare solo una quota dell’importo complessivamente richiesto.

Nel dettaglio, i nuovi codici sono i seguenti:

915D” – imposta

916D” – interessi

917D” – sanzioni.

Nell’eventualità di pagamento parziale della somma richiesta, i codici di nuova istituzione dovranno essere indicati nel modello F24, nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, riportando, nel campo “rateazione/regione/prov./mese rif.”, il codice della regione di riferimento (nella forma “00T0”) e nei campi specificamente denominati, il codice atto e l’anno di riferimento (nel formato “aaaa”) presenti all’interno della stessa comunicazione.

Il codice regione è reperibile nella tabella “T0 – Codici delle Regioni e delle Province autonome”, pubblicata sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.

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10) In G.U. le disposizioni in materia di spettacolo

In G.U. le disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia.

La Legge 22 novembre 2017, n. 175, recante disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 289 del 12 dicembre 2017, con entrata in vigore del provvedimento per il 27/12/2017.

Art bonus e tax credit musica: sostegno per l’arte più ampio

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge in materia di spettacolo che, tra l’altro, interviene anche sulla disciplina dei crediti d’imposta previsti a supporto del settore

Arriva in Gazzetta Ufficiale la legge 175/2017, contenente “Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia”: dal punto di vista tributario, si segnalano le disposizioni relative all’art bonus e al tax credit musica, interessate da importanti novità.

Di seguito una sintesi delle nuove disposizioni.

Art bonus

L’espressione art bonus indica il credito di imposta che l’articolo 1, Dl 83/2014 riconosce, nella misura del 65%, per le erogazioni liberali effettuate a sostegno del patrimonio artistico e culturale. Inizialmente la previsione riguardava solo il triennio 2014-2016 e solo con la legge di stabilità 2016 ha acquisito carattere permanente (articolo 1, comma 318, legge 208/2015).

L’art bonus spetta a tutti i soggetti che effettuano erogazioni liberali in denaro, siano essi persone fisiche o soggetti titolari di reddito d’impresa. Nel primo caso il credito è riconosciuto nel limite del 15% del reddito imponibile; nel secondo caso, invece, nel limite del 5 per mille dei ricavi.
Il credito maturato non concorre alla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi né alla determinazione del valore della produzione ai fini Irap, è fruibile in tre quote annuali di pari importo e può essere utilizzato in compensazione senza applicazione dei limiti quantitativi di 250mila e 700mila euro previsti dalla legge.

Importanti chiarimenti sulla disciplina dell’agevolazione sono contenuti nella circolare n. 24/E del 31 luglio 2014 e nella risoluzione n. 87/E del 15 ottobre 2015.
Novità

L’articolo 5, comma 1, della legge in esame modifica l’articolo 1, Dl 83/2014, ampliando l’ambito oggettivo di applicazione dell’art bonus.
Prima di entrare nel dettaglio della modifica, appare opportuno richiamare alcune precisazioni contenute nella ricordata circolare n. 24/E.
Il documento di prassi indica gli scopi che le erogazioni liberali devono perseguire:

interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici sostegno degli istituti e dei luoghi di cultura di appartenenza pubblica definiti dall’articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dlgs 42/2004) realizzazione di nuove strutture, restauro e potenziamento di quelle esistenti, delle fondazioni lirico sinfoniche o di enti e istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo.

Con l’entrata in vigore della legge in commento alle suddette finalità si aggiunge quella di sostegno “delle istituzioni concertistico-orchestrali, dei teatri nazionali, dei teatri di rilevante interesse culturale, dei festival, delle imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, nonché dei circuiti di distribuzione”.
L’ambito oggettivo di applicazione dell’art bonus è stato ampliato anche dall’articolo 17, Dl 189/2016, recante “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016”. Infatti, dal 19 ottobre 2016, data di entrata in vigore del decreto, possono usufruire dell’art bonus le donazioni:

a favore del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact) per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali di interesse religioso presenti nei Comuni colpiti dal sisma anche appartenenti a enti e istituzioni della Chiesa cattolica o di altre confessioni religiose

per il sostegno dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, dell’Opificio delle pietre dure e dell’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario.

Sull’ambito oggettivo dell’agevolazione è intervenuta la recente risoluzione n. 136/E del 7 novembre scorso con cui l’Agenzia delle entrate, acquisito il parere del Mibact, ha chiarito che un museo, gestito da una fondazione costituita da un ente pubblico, può essere annoverato tra i “luoghi della cultura di appartenenza pubblica” e ha individuato, seppure a titolo “esemplificativo e non esaustivo”, i criteri (per i quali si rinvia al documento di prassi) in base ai quali può essere ritenuto soddisfatto il requisito dell’appartenenza pubblica.
Tax credit musica

La locuzione tax credit musica indica il credito di imposta disciplinato dall’articolo 7, commi da 1 a 6, Dl 91/2013 e dal Dm 2 dicembre 2014 (emanato dal Mibact, di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze) con la finalità di promuovere la musica dei giovani talenti.

Il credito è riconosciuto nella misura del 30% dei “costi sostenuti per attività di sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali” a favore delle imprese produttrici di fonogrammi e di videogrammi musicali, individuate dall’articolo 78, legge 633/1941 (note come imprese discografiche) e delle imprese organizzatrici e produttrici di spettacoli di musica dal vivo, esistenti almeno dal 1° gennaio 2012.
Il decreto attuativo, tra l’altro, fornisce indicazioni sulla procedura di accesso e riconoscimento dell’agevolazione prevedendo che le imprese presentino l’istanza al Mibact, che decide in senso positivo o negativo dopo aver verificato il rispetto dei requisiti soggettivi, oggettivi e formali. Il ministero, al termine della verifica, comunica l’esito all’istante e in caso positivo anche l’importo.
Lo stesso Mibact provvede, altresì, a inviare telematicamente all’Agenzia delle entrate l’elenco delle imprese beneficiarie, con l’importo assegnato a ciascuna di esse, allo scopo di consentire alla stessa, attraverso controlli automatizzati, che non vengano utilizzati in compensazione importi superiori a quelli riconosciuti.
Anche il tax credit per la musica non concorre alla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, né alla determinazione del valore della produzione ai fini Irap.

Il provvedimento 23 dicembre 2015 del direttore dell’Agenzia delle entrate stabilisce che il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia (a tal fine, la risoluzione n. 4/E del 18 gennaio 2016 ha istituito il codice tributo 6849).

Ambito temporale

La versione previgente dell’articolo 7, comma 1, Dl 91/2013, riconosceva il credito di imposta solo per il triennio 2014-2016.

Il comma 3 dell’articolo 5 della legge in esame reintroduce il credito di imposta a partire dal 2018, senza circoscrivere il periodo di applicazione: l’agevolazione diviene, pertanto, permanente.

Ambito oggettivo

In base alla disciplina previgente il credito d’imposta era riconosciuto esclusivamente per opere prime e seconde, a esclusione delle demo autoprodotte, di nuovi talenti definiti come artisti, gruppi di artisti, compositori o artisti-interpreti.

La definizione di “opera” è contenuta nell’articolo 2 del ricordato Dm attuativo 2 dicembre 2014 in base al quale sono tali “le registrazioni fonografiche o videografiche musicali composte da un insieme di almeno otto brani, non già pubblicati, diversi tra loro, ovvero da uno o più brani non già pubblicati di durata complessiva non inferiore a 35 minuti”.

La novità introdotta dal comma 3 del più volte citato articolo 5 della legge in esame è rappresentata dal riconoscimento del credito, non solo per le opere prime e seconde, ma anche in relazione alle opere terze.

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Ministero delle infrastrutture e dei trasporti

DECRETO 13 settembre 2017, n. 176 pubblicato sulla G.U. n. 289 del 12 dicembre 2017.

Regolamento recante individuazione dei beneficiari, commisurazione degli aiuti, modalità e procedure per l'attuazione degli interventi di cui al comma 647 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 - «Marebonus».

Note: Entrata in vigore del provvedimento: 13/12/2017

Vincenzo D’Andò

https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2017/12/tassazione-quota-rivalutazione-tfr.html