Le faq sulle accise – Diario quotidiano del 6 dicembre 2017

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 6 dicembre 2017

1) Riserve ed utili di bilancio: distribuzione e relativa tassazione
2) Procedimento disciplinare: documenti aziendali non disponibili
3) Saldo Imu 2017: soggetti obbligati ed oggetto dell’imposta
4) Acconto Iva 2017 entro il 27 dicembre
5) Nel di caso di crediti insoddisfatti riduzione della base imponibile IVA in tempi ragionevoli
6) GdF: Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali
7) Mercato immobiliare in frenata
8) Entrate tributarie in leggero aumento
9) Dogane: nuove Faq nel settore accise
10) Commercialisti, oggi l’Assemblea dei Presidenti

INDICE:

1) Riserve ed utili di bilancio: distribuzione e relativa tassazione

2) Procedimento disciplinare: documenti aziendali non disponibili

3) Saldo Imu 2017: soggetti obbligati ed oggetto dell’imposta

4) Acconto Iva 2017 entro il 27 dicembre

5) Nel caso di crediti insoddisfatti riduzione della base imponibile IVA in tempi ragionevoli

6) GdF: Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali

7) Mercato immobiliare in frenata

8) Entrate tributarie in leggero aumento

9) Dogane: nuove Faq nel settore accise

10) Commercialisti, oggi l’Assemblea dei Presidenti

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1) Riserve e gli utili di bilancio: la distribuzione e la relativa tassazione

Le riserve e gli utili di bilancio sono componenti del Patrimonio netto del bilancio di esercizio di cui all’articolo 2424 del Codice civile.

Il principio contabile OIC 28 definisce il patrimonio netto quale differenza tra le attività e passività di bilancio ed indica l’ammontare dei c.d. “mezzi propri” che i soci destinano al conseguimento dell’oggetto sociale al fine di fronteggiare i rischi d’impresa.

In sostanza, il patrimonio netto esprime la capacità dell’impresa a soddisfare i creditori sociali.

La suddetta posta risulta normalmente composta dal capitale sociale, rappresentativo del valore delle quote o delle azioni sottoscritte dai soci, e da molteplici riserve.

Il D.L. 24 giugno 2014, n. 91, convertito dalla Legge 11 agosto 2014 n. 116, ha, tra l’altro, modificato gli articoli del Codice civile riguardanti il capitale minimo necessario per la costituzione delle società di capitali come segue:

- Società per azioni. Il primo comma dell’art. 2327 c.c. recita: “La società per azioni deve costituirsi con un capitale non inferiore a cinquantamila euro”);

- Società a responsabilità limitata. Il quarto comma dell’art. 2463 c.c. recita: “l’ammontare del capitale non inferiore a diecimila euro, sottoscritto e di quello versato”;

- Società a responsabilità semplificata. Il terzo comma dell’art. 2463-bis recita: “l’ammontare del capitale sociale, pari almeno ad 1 euro e inferiore all’importo di 10.000 euro previsto all’art. 2463, secondo comma, numero 4), sottoscritto e interamente versato alla data della costituzione. Il conferimento deve farsi in denaro ed essere versato all’organo amministrativo”.

E’ da rilevare che il Principio contabile OIC 28 “Patrimonio netto” è stato aggiornato a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo 139/2015 per le modifiche apportate all’ articolo 2424 del Codice civile

(Fondazione Accademia di ragioneria Giorgio Di GiulioMaria, nota operativa n. 11/2017)

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2) Procedimento disciplinare: documenti aziendali non sono a disposizione

In un procedimento disciplinare non è previsto l’obbligo per il datore di lavoro di mettere a disposizione del lavoratore, nei cui confronti sia stata elevata una contestazione di addebiti di natura disciplinare, la documentazione aziendale relativa ai fatti contestati. Questa la sintesi della sentenza n. 23408/17 emessa dalla Corte di Cassazione chiamata ad esaminare un caso d’impugnazione di un licenziamento, effettuato da parte del lavoratore che riteneva indispensabile e obbligatorio ottenere, in sede di prima audizione, tutti i documenti comprovanti le sue responsabilità. Nel caso specifico si trattava di corrispondenza relativa a concorrenza sleale, posta in essere dal lavoratore assieme alla moglie, nei confronti del datore, impiegando allo scopo anche la denominazione aziendale.

In ogni caso, afferma la Corte di Cassazione, resta salva la possibilità per il lavoratore medesimo di ottenere, nel corso del giudizio ordinario d’impugnazione del licenziamento irrogato all’esito del procedimento suddetto, l’ordine di esibizione della documentazione stessa. Quindi, non si tratta di un obbligo di messa a disposizione spontanea di documenti oggetto di contestazione disciplinare, da parte del datore nei confronti del lavoratore, ma di una produzione, a richiesta motivata, per consentire un’adeguata difesa.

La Cassazione, inoltre, ha rilevato che il ricorrente non aveva denunciato la violazione dello Statuto dei lavoratori per genericità della contestazione disciplinare, né per intervenuta modificazione della stessa, nel qual caso avrebbe potuto eventualmente assumere rilevanza la produzione di ulteriore documentazione concernente gli addebiti in precedenza non contestati. Inoltre, da parte del lavoratore, non era stata nemmeno dedotta la violazione del principio dell’immutabilità (la contestazione degli addebiti deve corrispondere alla sanzione applicata, il datore di lavoro non può licenziare per motivi diversi da quelli contestati).

Nel caso specifico il lavoratore non fece specificatamente e tempestivamente espressa richiesta della documentazione relativa alla contestazione nel corso del procedimento disciplinare, ma in quell’occasione egli, invece, fu ampiamente reso edotto delle fonti di accusa a suo carico.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 4 dicembre 2017)

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3) Saldo Imu 2017: soggetti obbligati e oggetto dell’imposta

Scade lunedì 18.12.2017 (il 16 è sabato) il termine per pagare il saldo Imu e Tasi 2017, da computare sulla base delle aliquote approvate dai Comuni e pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze.

Per calcolare l’importo da pagare è necessario individuare la base imponibile (valore dell’immobile: catastale, contabile, venale), dopo aver inquadrato la disciplina applicabile alle singole fattispecie, anche per vedere se sono previste particolari agevolazioni.

Ottenuto l’importo complessivo del 2017, va poi detratto quanto già versato in acconto, considerando l’importo minimo al di sotto del quale non si effettua alcun versamento e la regola dell’arrotondamento per ciascun rigo del Mod. F24.

Prima di procedere con il calcolo del saldo, occorre partire dai presupposti che fanno sorgere l’obbligo di pagare l’Imu:

- proprietà piena di beni immobili (fabbricati, terreni agricoli, aree fabbricabili) siti in Italia e destinati a qualsiasi utilizzo;

- titolarità di diritti reali su tali beni, ossia abitazione, usufrutto, uso, enfiteusi e diritto di superficie;

- conduzione di immobili in locazione finanziaria (leasing); titolarità di immobili acquisita in regime di locazione finanziaria;

- concessione di immobili demaniali (ad esempio stabilimenti balneari).

Soggetti passivi sono quindi i proprietari degli immobili, i titolari dei diritti reali di godimento, i locatari finanziari e i concessionari dei beni del demanio. Tra i più frequenti diritti reali si segnala il diritto di abitazione per la casa familiare del coniuge superstite, diritto che scatta automaticamente alla morte dell’altro coniuge a prescindere dall’accettazione dell’eredità e anche nel caso di rinuncia a quest’ultima.

A tali categorie di soggetti si aggiunge l’assegnatario della casa coniugale, che diventa titolare del diritto di abitazione (solo ai fini Imu), nuova fattispecie di soggettività passiva introdotta dalla L. 44/2012.

La L. 27.12.2013, n. 147 (Legge di Stabilità 2014) ha poi previsto l’esonero dall’Imu per la casa coniugale assegnata al coniuge. L’ex casa coniugale è ora equiparata all’abitazione principale anche ai fini Tasi, che non è dovuta né dal proprietario né dal detentore.

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4) Acconto Iva 2017 entro il 27 dicembre

Uno degli ultimi appuntamenti di fine anno che ricade sui contribuenti ormai da tempo è il versamento dell'acconto Iva per il quale, per l’anno in corso, non sono mutale le condizioni sostanziali, sia nelle regole di calcolo sia nelle modalità di esecuzione dei versamenti.

In particolare, i soggetti passivi ai fini Iva devono eseguire entro il prossimo 27.12.2017 il versamento inerente all’acconto Iva per l’anno di imposta 2017.

Detto adempimento va ad aggiungersi alle liquidazioni con cui periodicamente (mensilmente o, se ne ricorrono le condizioni, trimestralmente) il contribuente rileva la propria posizione Iva con riferimento alle operazioni attive e passive effettuate.

La norma di riferimento che regola il versamento dell’acconto Iva risiede, come è noto, nell'art. 6, L. 29.12.1990, n. 405, che nella sua attuale formulazione prevede «entro il giorno 27 del mese di dicembre, l'obbligo di versare un importo pari all'88% del versamento effettuato, o che avrebbe dovuto essere effettuato, con riferimento all'ultimo mese o trimestre dell'anno cui si riferisce l'acconto».

Tale adempimento è richiesto (salvo alcune specifiche eccezioni) alla gran parte dei titolari di partita Iva, i quali, sostanzialmente, sono chiamati a effettuare una liquidazione straordinaria e ad anticipare, di fatto, l’imposta dovuta per l’ultimo periodo di liquidazione dell’anno 2016 (mese di dicembre per i contribuenti mensili, mesi da ottobre a dicembre per i contribuenti trimestrali).

Più in particolare, i soggetti passivi Iva sono tenuti al pagamento, entro il prossimo 27.12.2017, di quanto dovuto «a titolo di acconto» in relazione alle liquidazioni periodiche di chiusura, ossia alle liquidazioni periodiche finali inerenti all’anno d’imposta 2016, riguardanti l'ultimo mese o l'ultimo trimestre dell'anno: si tratta, nello specifico, delle liquidazioni relative al mese di dicembre (per i contribuenti mensili), al trimestre ottobre-dicembre (per i contribuenti trimestrali ordinari), al quarto trimestre per i contribuenti trimestrali cd. «speciali» di cui all’art. 73, co. 1, lett. e) e all’art. 74, co. 4, D.P.R. 633/1972 (autotrasportatori, distributori di carburante, imprese di somministrazione acqua, gas, energia elettrica, ecc.).

Il pagamento delle somme dovute a titolo di acconto Iva deve essere effettuato, esclusivamente con modalità telematiche (direttamente o tramite incaricati abilitati) utilizzando il modello di pagamento F24, da presentare in banca, in posta o presso i concessionari della riscossione. In alternativa, i titolari di conto corrente presso una banca che ha aderito alla convenzione con l'Agenzia delle Entrate possono richiedere il codice Pin ed effettuare il pagamento on line, addebitando la somma dovuta sul proprio conto corrente.

L’acconto Iva, che non è dovuto nel caso in cui risulti di importo inferiore a euro 103,29, non può essere rateizzato e deve essere versato in un'unica soluzione, senza applicare alcuna maggiorazione a titolo di interessi.

I codici tributo da utilizzare per il versamento dell’acconto tramite il Mod. F24 sono specifici a seconda della periodicità con cui il contribuente ha effettuato le liquidazioni periodiche nel corso dell'anno d'imposta 2016 e, precisamente, il contribuente può utilizzare, alternativamente, uno dei seguenti codici di seguito indicati:

- il codice 6013: per i contribuenti che effettuano la liquidazione dell’Iva mensilmente;

- il codice 6035: per i contribuenti che effettuano la liquidazione dell’Iva trimestralmente.

A differenza di quanto previsto per le liquidazioni periodiche, i contribuenti trimestrali ordinari non devono applicare la maggiorazione degli interessi dell’1%.

Metodi di calcolo dell’acconto Iva

Il calcolo per determinare l’imposta dovuta a titolo di acconto Iva può essere eseguito in modo differente in base al metodo prescelto dal contribuente. Le vigenti disposizioni tributarie, infatti, consentono la possibilità di optare tra tre distinte modalità:

- metodo storico;

- metodo previsionale (art. 6, co. 2, L. 405/1990);

- metodo delle operazioni effettuate, cd. metodo «effettivo-analitico» (art. 6, co. 3-bis, L. 405/1990).

Soggetti obbligati e soggetti esonerati

Dunque, sono tenuti a versare l’acconto Iva tutti i contribuenti titolari di partita Iva che svolgono attività d’impresa, arte o professione, qualunque sia la forma giuridica con la quale l’attività viene esercitata, che hanno l’obbligo di effettuare le liquidazioni periodiche mensili ovvero trimestrali.

Pertanto, in linea generale, sono esclusi dal versamento dell’acconto Iva tutti gli altri soggetti che non sono obbligati alle operazioni di liquidazioni periodiche Iva, mensili o trimestrali.

Inoltre, è sempre bene ricordare che la disciplina dell’acconto Iva contiene un principio di carattere generale che, sostanzialmente, esonera dall’assolvimento dell’adempimento i contribuenti che non hanno a disposizione uno dei parametri di riferimento per la determinazione dell’importo da versare e cioè una posizione debitoria nell’ultima liquidazione effettuata nell’anno precedente (dato storico) ovvero un presunto debito per l’ultima liquidazione relativa all’anno in corso (dato previsionale).

Pertanto, sono esonerati dall’obbligo di versamento dell’acconto Iva i soggetti che si trovano in una delle seguenti situazioni:

- contribuenti che hanno iniziato l’attività nel corso dell’anno 2017;

- contribuenti che hanno cessato l’attività nel corso del 2017 (anche se la chiusura è avvenuta per decesso): entro il 30.9.2017 i contribuenti trimestrali ed entro il 30.11.2017 i contribuenti mensili;

- contribuenti che risultavano a credito nella liquidazione dell’ultimo periodo (mese o trimestre) dell’anno precedente (2016), a prescindere dalla presentazione della richiesta di rimborso;

- contribuenti che presumono di chiudere l’anno in corso a credito, ovvero con un acconto dovuto inferiore a 103,29 euro;

- contribuenti che applicano i regimi agevolati delle nuove iniziative imprenditoriali (art. 13, L. 388/2000);

- contribuenti che hanno adottato il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità di cui all’art. 27, co. 1 e 2, D.L. 98/2011, conv. con modif. dalla L. 111/2011;

- contribuenti in regime agricolo esonerati dagli obblighi di liquidazione e versamento del tributo ex art. 34, co. 6, D.P.R 633/1972;

- contribuenti che esercitano attività di intrattenimento ex art. 74, co. 6, D.P.R 633/1972;

- le società e le associazioni sportive dilettantistiche e le associazioni in genere che applicano il regime forfetario di cui alla L. 398/1991;

- contribuenti che, in relazione al periodo di imposta, hanno effettuato esclusivamente operazioni esenti, non imponibili, non soggette all’imposta o comunque senza l’obbligo di pagamento del tributo;

- contribuenti colpiti da calamità naturali per i quali sussista un apposito provvedimento di sospensione dei versamenti;

- gli imprenditori individuali che hanno concesso in affitto l’unica azienda entro il 30.9.2017 (se trimestrali) o entro il 30.11.2017 (se mensili), a condizione che non esercitino altre attività soggette ad Iva;

- le società estinte a seguito di fusione o incorporazione entro il 30.11.2017 se mensili, o entro il 30.9.2017 se trimestrali;

- i raccitori e i rivenditori di rottami, cascami, carta da macero, vetri e simili, esonerati dagli obblighi di liquidazione e versamento del tributo;

- coloro che nell’ultimo periodo (mese o trimestre) dell’anno precedente hanno evidenziato un debito d’imposta inferiore a euro 116,72 o che nell’ultimo periodo (mese o trimestre) dell’anno in corso presumono di calcolare un debito d’imposta inferiore a euro 116,72;

- i soggetti che non dispongono di uno dei dati, quello storico o quello previsionale, su cui si basa il calcolo dell’acconto;

- gli enti pubblici territoriali che esercitano attività rilevanti ai fini Iva (come i Comuni che gestiscono l’erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore).

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5) Nel caso di crediti insoddisfatti riduzione della base imponibile IVA in tempi ragionevoli

Non si può subordinare la riduzione della base imponibile dell’imposta sul valore aggiunto all’infruttuosità di una procedura concorsuale qualora quest’ultima possa avere una durata superiore ai dieci anni. La Corte di Giustizia dell’Unione europea, enunciando questo principio, ha offerto un orientamento meno gravoso per il soggetto passivo dell’IVA rispetto all’esegesi dell’amministrazione e dei giudici italiani in merito alla normativa sulla riduzione della base imponibile in caso di non soddisfazione del credito. L’art. 26 del d.p.r. n. 633 del 26 ottobre 1972 è stato infatti costantemente interpretato nel senso che, affinchè sia ridotta la base imponibile in caso di mancato pagamento, il soggetto pass