E’ legge il decreto fiscale: ecco le novità – Diario quotidiano dell’1 dicembre 2017

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 1 dicembre 2017

1) Detrazione per lavori antisismici da ripartire in 5 anni
2) Intimazione della cartella da effettuare entro 5 anni dalla notifica
3) Ai co.co.co. le ferie si pagano
4) Acquisto immobile: deposito del prezzo dal Notaio
5) Firmato il decreto di attuazione del Patent box
6) Controllo, controllo congiunto e controllo analogo nella disciplina del TUSP: nuovo studio del Notariato
7) Iniziative speciali clientela: deducibile come spesa di pubblicità su stampa specializzata
8) Ok definitivo della Camera: è Legge il decreto fiscale
9) Manovra in Senato: il governo pone la fiducia
10) Trasformazione della domanda di NASpI in domanda di indennità DIS-COLL; Rilevazione delle retribuzioni contrattuali di O.T.D. e O.T.I

1) Detrazione per lavori antisismici da ripartire in 5 anni

2) Intimazione della cartella da effettuare entro 5 anni dalla notifica

3) Ai co.co.co. le ferie si pagano

4) Acquisto immobile: deposito del prezzo dal Notaio

5) Firmato il decreto di attuazione del Patent box

6) Controllo, controllo congiunto e controllo analogo nella disciplina del TUSP: nuovo studio del Notariato

7) Iniziative speciali clientela: deducibile come spesa di pubblicità su stampa specializzata

8) Ok definitivo della Camera: è Legge il decreto fiscale

9) Legge di bilancio 2018 in Senato: il Governo pone la fiducia

10) Trasformazione della domanda di NASpI in domanda di indennità DIS-COLL; Rilevazione delle retribuzioni contrattuali di O.T.D. e O.T.I

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1) Detrazione per lavori antisismici da ripartire in 5 anni

Detrazione per lavori antisismici (ovvero, cd. sisma bonus potenziato) da ripartire in 5 anni, questo poiché la norma, in tale caso, non prevede la possibilità di scegliere il numero di rate in cui fruire del beneficio e, pertanto, il contribuente se intende avvalersi della maggiore detrazione del 70% (o dell'80%) dovrà necessariamente ripartire la detrazione in 5 rate.

Resta, invece, la possibilità di avvalersi dell’agevolazione ai sensi dell'art. 16- bis, lett. i) del TUIR, fruendo della detrazione del 50% della spesa da ripartire in 10 rate di pari importo.

Libera scelta, dunque, del contribuente. La seconda soluzione, comunque, potrebbe risultare meno conveniente

E’ quanto ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 147/E del 29 novembre 2017, con la quale ha chiarito tre dubbi che attanagliavano un soggetto intende procedere alla ristrutturazione di un fabbricato effettuando interventi di ristrutturazione edilizia ex art. 3, comma 1, lett. d), del DPR n. 380 del 2001 e, dato che l'immobile è ubicato in zona sismica ad alta pericolosità (zona 2), ai sensi dell'art. 16, comma 1-quater, del D.L. n. 63 del 2013, ottenere anche una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio presumibilmente a una classe di rischio inferiore (così come determinate sulla base delle Linee guida ministeriali).

In relazione al secondo quesito, l’Agenzia, concordando con l’istante, è del parere che anche per gli interventi relativi all'adozione di misure antisismiche possa valere il principio secondo cui l'intervento di categoria superiore assorbe quelli di categoria inferiore ad esso collegati o correlati. La detrazione prevista per gli interventi antisismici può quindi essere applicata, ad esempio, anche alle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria necessarie al completamento dell'opera (circ. n. 7 del 2017).

Infine, in ordine al terzo quesito, riguardante il limite di spesa agevolabile in caso di effettuazione sul medesimo edificio di interventi antisismici, di interventi di manutenzione straordinaria e di interventi di riqualificazione energetica, l’Agenzia precisa che per gli interventi di cui all'art. 16-bis del TUIR il limite di spesa agevolabile, attualmente stabilito in euro 96.000 annuali, è unico in quanto riferito all'immobile.

Ciò posto, interventi di consolidamento antisismico per i quali è possibile fruire della detrazione in cinque anni ed, eventualmente, nella maggior misura del 70% o dell'80%, ai sensi dell’art. 16 del D.L. n. 63 del 2013, non possono fruire di un autonomo limite di spesa in quanto tale norma non individua una nuova categoria di interventi agevolabili ma rinvia alla lett. i) del citato art. 16-bis del TUIR.

Peraltro, nell'ipotesi in cui gli interventi realizzati in ciascun anno consistano nella mera prosecuzione di lavori iniziati negli anni precedenti, sulla stessa unità immobiliare, ai fini della determinazione del limite massimo delle spese ammesse in detrazione, occorre tenere conto anche delle spese sostenute negli anni pregressi.

Si ha, quindi, diritto all'agevolazione solo se la spesa per la quale si è già fruito della relativa detrazione nell'anno di sostenimento non ha superato il limite complessivo.

Questo ulteriore vincolo non si applica se in anni successivi sono effettuati interventi autonomamente certificati dalla documentazione richiesta dalla normativa edilizia vigente, ossia non di mera prosecuzione di quelli iniziati in anni precedenti (circ. n. 7 del 2017).

Nel predetto limite di spesa non sono compresi, invece, gli interventi di riqualificazione energetica di cui all'art. 1 della Legge 296 del 2006, comma 344 (riqualificazione globale dell'edificio) o, in alternativa, di cui ai commi 345 (interventi su strutture opache e infissi) e 347 (sostituzione impianti termici), per i quali l’istante potrà beneficiare della detrazione del 65% nei limiti specificatamente previsti dalle norme di riferimento.

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2) Intimazione della cartella da effettuare entro 5 anni dalla notifica

Secondo la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28069 del 24 novembre 2017, non si può ricorrere dal giudice tributario contro l’atto con il quale l’Agenzia delle entrate manifesti il rifiuto di ritirare in via di autotutela cartelle di pagamento divenute definitive. La controversia ha ad oggetto il silenzio-rifiuto formatosi sulle istanze di autotutela e di sgravio relative a cartelle di pagamento delle quali il contribuente ha asserito (anche) di non aver ricevuto alcuna notifica nei termini di legge.

Viceversa, si prescrive l’intimazione della cartella oltre i cinque anni, come asserito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza 28576 del 29 novembre 2017.

Si è, dunque, estinta la pretesa dell'ente impositore nei confronti del contribuente perché l'intimazione ad adempiere risulta notificata a più di cinque anni dal recapito della cartella di pagamento non opposta, mentre il termine decennale si applica soltanto quando è la sentenza e non più l'atto amministrativo il titolo sulla base del quale viene intrapresa la riscossione.

Via libera, dunque, al ricorso della contribuente contrapposta al comune nel contenzioso per l'imposta sugli immobili. Sbaglia il giudice d'appello nell’applicare il termine ordinario ex articolo 2946 cc e non quello quinquennale previsto per il tributo. Il fatto che il credito del fisco sia diventato irretrattabile non converte nel termine decennale quello di prescrizione breve previsto per il titolo solo perché è scaduto il termine perentorio per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, secondo il principio stabilito dalle Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 23397/06. Quando il termine di prescrizione matura dopo la notifica della cartella non opposta, la definitività dell'accertamento data dall'omessa impugnazione non può determinare un mutamento del regime di prescrizione del credito iscritto a ruolo.

Infine, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28512 del 29 novembre 2017, ha respinto il ricorso dell’INPS contro la decisione del giudice di secondo grado che dichiarava nulla la cartella esattoriale inviata al lavoratore autonomo per il mancato versamento di contributi previdenziali.

In particolare, i giudici della Corte Suprema hanno chiarito che, in base alla “riforma Dini”, operata con la Legge n. 335/1995, la prescrizione sui contributi a percentuale dei lavoratori autonomi decorre dalla scadenza del termine per il loro versamento.

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3) Ai co.co.co. le ferie si pagano

Come stabilito dalla Corte di giustizia Ue, nella sentenza del 29 novembre 2017, causa C-214/16, il co.co.co. che non ha fatto ferie ha diritto a essere risarcito. Se le ha fatte ma senza compenso ha diritto a riceverne il pagamento.

Secondo la corte Ue il diritto alle ferie annuali retribuite, per almeno quattro settimane, spetta a tutti i lavoratori non soltanto a quelli dipendenti, ma anche a quelli autonomi (collaboratori, occasionali, intermittenti).

I giudici europei ritengono che il lavoratore deve percepire la retribuzione alla quale ha diritto ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88, al momento della fruizione delle ferie annuali. Infatti, lo scopo del diritto alle ferie annuali retribuite è consentire al lavoratore di riposarsi e di beneficiare di un periodo di distensione e di ricreazione. Ma il fatto di trovarsi nella situazione di avere, durante il periodo di ferie annuali, un’incertezza riguardo alla retribuzione, comporta che il lavoratore non beneficia di tale periodo di risposo in serenità. Inoltre, tali circostanze possono dissuadere il lavoratore dal richiedere le ferie annuali.

Risulta, quindi, incompatibile con il diritto UE una legislazione nazionale che consente di non pagare le ferie del lavoratore o che impedisce di far valere davanti al giudice il diritto di usufruire delle ferie retribuite, obbligando prima a fruire della ferie senza retribuzione e, solo dopo, a presentare ricorso per ottenerne il pagamento.

Inoltre, sono contrarie al diritto dell’Unione disposizioni o prassi nazionali secondo le quali un lavoratore non può riportare, ed anche cumulare, fino al momento in cui il suo rapporto di lavoro termina, i diritti alle ferie annuali retribuite non godute nell’arco di più periodi di riferimento consecutivi, a causa del rifiuto del datore di lavoro di retribuire tali ferie.

Dunque, secondo la Corte europea, il lavoratore che non ha potuto esercitare il suo diritto alle ferie annuali retribuite prima della cessazione del rapporto di lavoro, per ragioni indipendenti dalla sua volontà, ha diritto all’indennità finanziaria.

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4) Acquisto immobile: deposito del prezzo dal Notaio

Il legislatore si è da sempre preoccupato di predisporre una efficace tutela di chi compra la casa: così nel 1996 ha previsto la possibilità di trascrivere il preliminare; nel 2005 l’obbligo del costruttore di case “nuove o ristrutturate” di consegnare al promissario acquirente una fideiussione a garanzia del rischio del suo fallimento nelle more tra il preliminare e il definitivo.

Con la legge sulla concorrenza (legge n. 124/2017, articolo 1, commi 63 e seguenti, entrata in vigore il 29 agosto) ha chiuso il cerchio prevedendo la facoltà dell’acquirente di richiedere il deposito del prezzo al notaio rogante fino ad avvenuta trascrizione del contratto di compravendita.

Chi compra si vede esposto al rischio che, tra la data del rogito e la data della sua trascrizione nei predetti registri, venga pubblicato un gravame inaspettato a carico del venditore: un’ipoteca, un sequestro, un pignoramento, una domanda giudiziale, eccetera. Scenari del tipo appena descritti si sono verificati assai raramente. I notai adempiono infatti all’obbli