Gli adempimenti e le novità fiscali di fine anno da ricordare – Diario quotidiano del 12 dicembre 2017

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 12 dicembre 2017



1) Si avvicina la fine dell’anno: le novità da ricordare
2) Regimi contabili 2018 ed incassi di fine anno
3) Giurisdizione per l’indebita applicazione dell’IVA alla TIA
4) Reati tributari: tre mesi tempo per potere estinguere il debito residuo
5) Disponibile il nuovo sito internet delle Entrate
6) Bonus fiscale prima casa: ecco da quando decorre il termine di prescrizione triennale
7) Zona franca sisma Centro Italia: elenchi delle imprese che fruiscono dei benefici
8) Pacchetto europeo sulla proprietà intellettuale
9) Nuove partite Iva: si registra un incremento del 5,5%
10) Studio Notariato: l’autenticità del titolo per la trascrizione nei registri immobiliari

1) Si avvicina la fine dell’anno: le novità fiscali da ricordare

2) Regimi contabili 2018 ed incassi di fine anno

3) Giurisdizione per l’indebita applicazione dell’IVA alla TIA

4) Reati tributari: tre mesi tempo per potere estinguere il debito residuo

5) Disponibile il nuovo sito internet delle Entrate

6) Bonus fiscale prima casa: ecco da quando decorre il termine di prescrizione triennale

7) Zona franca sisma Centro Italia: elenchi delle imprese che fruiscono dei benefici

8) Pacchetto europeo sulla proprietà intellettuale

9) Nuove partite Iva: si registra un incremento del 5,5%

10) Studio Notariato: l’autenticità del titolo per la trascrizione nei registri immobiliari

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1) Si avvicina la fine dell’anno: le novità di fisco da tenere conto

Si avvicina la fine dell’anno e per i prossimi bilanci da chiudere al 31.12.17, occorre tenere conto delle recenti novità fiscali (L. 232/2016, ovvero la Legge di bilancio 2018, nonché di quanto dispone il D.Lgs 139/2015) e di quelle ancora da venire (DDL bilancio 2018).

Tra gli disposizioni più “gettonate” che riguardano la chiusura dell’esercizio sociale, la proroga e le novità in materia di super/iper ammortamento, il sostegno agli investimenti delle Pmi - Nuova Sabatini, il credito d’imposta per ricerca e sviluppo, il credito di imposta per le strutture ricettive, l’impatto (ovvero il mancato impatto, a seguito del rinvio di un anno) dell’Iri e la razionalizzazione dell’Aiuto alla crescita economica – Ace e la proroga della rivalutazione dei beni di impresa.

Nuovi principi di redazione del bilancio (D.Lgs 139/2015)

Le società tenute, con la predisposizione del bilancio dell’esercizio 2016, alla prima adozione delle norme del D.Lgs. 139/2015 e, quindi, con la prima applicazione dei richiamati principi contabili nazionali, hanno cominciato a familiarizzare con le nuove disposizioni.

In tema, per affrontare la delicata fase transitoria derivante dall’applicazione del decreto di riforma dei bilanci e dei nuovi Principi contabili nazionali adottati dall’Oic, il Cndcec, ha pubblicato un documento contenente le linee guida sulla prima applicazione delle nuove regole.

Proroga in materia di iper/super ammortamento

Per il 2017 è stata prorogata la maggiorazione del 40% degli ammortamenti previste dalla L. 28.12.2015, n. 208 (Legge di Stabilità per il 2016) ed istituita una nuova misura di maggiorazione del 150% degli ammortamenti su beni ad alto contenuto tecnologico (Industria 4.0).

In particolare è stato prorogato l’aumento del 40% delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione di beni strumentali introdotto dall’art. 1, co. 91-97, L. 208/2015, a fronte di investimenti in beni materiali strumentali nuovi, nonché per quelli in veicoli utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell'attività dell'impresa. L’agevolazione è prorogata con riferimento alle operazioni effettuate entro il 31.12.2017 ovvero fino al 30.6.2018, a condizione che detti investimenti si riferiscano a ordini accettati dal venditore entro la data del 31.12.2017 e che, entro la medesima data, sia anche avvenuto il pagamento di acconti in misura non inferiore al 20%.

Riguardo i veicoli e agli altri mezzi di trasporto, il beneficio è riconosciuto a condizione che essi siano strumentali per l’attività di impresa (sono, quindi, esclusi gli autoveicoli a deduzione limitata).

È stato introdotto un nuovo beneficio riconoscendo, per gli investimenti effettuati nel periodo suindicato in beni materiali strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico, atti a favorire i processi di trasformazione tecnologica e digitale in chiave Industria 4.0 (inclusi nell'Allegato A della L. 232/2016), una maggiorazione del costo di acquisizione del 150%, consentendo così di ammortizzare un valore pari al 250% del costo di acquisto.

Tra le principali misure in di natura fiscale contenute nel DDL della legge di Bilancio emerge la disposizione che dispone la proroga anche per l’anno 2018 delle agevolazioni note come iper ammortamento e super ammortamento.

La citata disposizione viene prorogata anche per tutto il 2018 (ovvero entro il 30.6.2019, a condizione che entro la data del 31.12.2018 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione).

A differenza di prima, si prevede l’esclusione dall’agevolazione degli investimenti in veicoli e altri mezzi di trasporto, sia che vengano utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’impresa (la cui deducibilità è integrale), sia che vengano usati con finalità non esclusivamente imprenditoriali.

Nuova Sabatini

Sostegno agli investimenti delle Pmi - Nuova Sabatini: I co. da 52 a 57 dell’art. 1, L. 232/2016, prorogano di 2 anni, fino al 31.12.2018, il termine per la concessione dei finanziamenti agevolati per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte delle piccole e medie imprese (cd. Sabatini-Ter).

La L. 232/2016, al fine di favorire la transizione del sistema produttivo alla manifattura digitale e incrementare l’innovazione e l’efficienza del sistema imprenditoriale, ammette ai finanziamenti e ai contributi statali previsti dalla misura agevolativa della «Sabatini-ter» gli investimenti realizzati dalle micro, piccole e medie imprese per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica aventi come finalità la realizzazione di investimenti in tecnologie, compresi gli investimenti in big data, cloud computing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D, Radio frequency identification (RFID).

Tra gli investimenti che danno titolo a beneficiare dei finanziamenti sono stati inseriti i sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti.

Per tali tipologie di investimenti in tecnologie, il contributo statale in conto impianti di cui al citato art. 2, co. 4, D.L. 21.6.2013, n. 69, conv. con modif. dalla L. 9.8.2013, n. 98, è concesso con una maggiorazione del 30% rispetto alla misura massima stabilita dalla disciplina (art. 2, co 4 e 5, D.L. 69/2013 e relative disposizioni attuative), fermo restando il rispetto delle intensità massime di aiuto previste dalla normativa europea applicabile in materia di aiuti di Stato.

In tema, il DDL di Bilancio 2018, in attesa di approvazione definitiva in Parlamento, dispone un rifinanziamento della cd. Nuova Sabatini, con misure di sostegno finalizzate alla concessione alle micro, piccole e medie imprese di finanziamenti agevolati per investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature, compresi i cd. investimenti «Industria 4.0» e, più precisamente, big data, cloud computing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D, Radio frequency identification (RFID), tracciamento e pesatura di rifiuti.

Credito d’imposta per ricerca e sviluppo

Il credito di imposta per ricerca e sviluppo ha subìto nel corso di questi anni una serie importante di modifiche rispetto al testo iniziale approvato.

La prima importante modifica è intervenuta con l’art. 1, co. 35, L. 23.12.2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015) che ha integralmente sostituito la norma introduttiva del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo (art. 3, D.L. 23.12.2013, n. 145, conv. con modif. dalla L. 21.2.2014, n. 9, noto come «decreto Destinazione Italia»).

La L. 190/2014 modifica la misura dell’agevolazione, estende il periodo di applicazione della stessa, amplia la platea dei beneficiari e le categorie di spese agevolabili e facilita le modalità di accesso al beneficio.

Con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dello Sviluppo economico del 27.5.2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 174 del 29.7.2015 (cd. decreto attuativo), sono state adottate le disposizioni applicative necessarie al pieno funzionamento dell’incentivo, nonché le modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute, le cause di decadenza e di revoca del beneficio e le modalità di restituzione in caso di fruizione indebita.

La L. 232/2016 estende di un anno, fino al 31.12.2020, il periodo di tempo nel quale devono essere effettuati gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo da parte delle imprese per poter beneficiare del credito di imposta. A decorrere dal 2017 la misura dell’agevolazione è elevata dal 25 al 50%.

Sono ammissibili le spese relative a personale impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, non essendo più richiesta la qualifica di «personale altamente qualificato».

Le novità introdotte hanno efficacia a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2016.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi per le attività in ricerca e sviluppo sono stati sostenuti.

Credito di imposta per le strutture ricettive

Viene riconosciuto per ciascuno degli anni 2017 e 2018 il credito di imposta per la riqualificazione delle strutture ricettive turistico alberghiere, già istituito dal D.L. 83/2014. L’agevolazione è prevista nella misura del 65%, è estesa anche alle strutture che svolgono attività agrituristica, ed opera a condizione che gli interventi abbiano anche finalità di ristrutturazione edilizia, riqualificazione antisismica o energetica e acquisto di mobili.

Il credito di imposta viene ripartito in due quote annuali di pari importo, utilizzabile nel periodo di imposta successivo a quello in cui sono realizzati gli interventi, con un limite massimo di spesa pari a 60 milioni di euro nel 2018, 120 milioni di euro nel 2019 e 60 milioni di euro nel 2020.

La norma include tra i beneficiari del credito di imposta anche le strutture che svolgono attività agrituristica, come definita dalla L 20.2.2006, n. 96, e dalle norme regionali vigenti.

Rinvio Iri e modifica dell’Aiuto alla crescita economica (Ace)

Il DDL di bilancio 2018 che rinvia di un anno il dispositivo della L. 232/2016 che introduce la disciplina della nuova Imposta sul reddito d’impresa (Iri) - da calcolare sugli utili trattenuti presso l’impresa - per gli imprenditori individuali e le S.n.c. e le S.a.s. in regime di contabilità ordinaria. L’opzione per l’applicazione dell’Iri si esercita in sede di dichiarazione dei redditi, ha la durata di 5 periodi di imposta ed è rinnovabile. In tale ipotesi, su detti redditi opera la sostituzione delle aliquote progressive Irpef con l’aliquota unica Iri, pari all’aliquota Ires (24% dal 2017).

Si assiste anche alla modifica della disciplina in materia di aiuto alla crescita economica (Ace).

Il D.L. 50/2017 ha ridotto notevolmente l’aliquota del coefficiente nozionale applicabile all’incremento patrimoniale, che passa dal 4,75% all’1,6%, con effetto valevole sugli acconti 2017.

Viene estesa l’applicazione dell’Ace alle persone fisiche, alle S.n.c. e alle S.a.s. in regime di contabilità ordinaria.

Proroga della rivalutazione dei beni di impresa

La L. 232/2016 prevede che, i soggetti indicati nell’art. 73, co. 1, lett. a) e b), D.P.R. 22.12.1986, n. 917 (società di capitali residenti, enti e trust residenti che esercitano attività commerciali) che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio possono rivalutare i beni d’impresa e le partecipazioni, ad esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività di impresa, risultanti dal bilancio in corso al 31.12.2015.

La rivalutazione opera in deroga all’art. 2426 c.c. (che individua i criteri di valutazione di tali beni a fini civilistici) e ad ogni altra disposizione di legge vigente in materia.

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2) Regimi contabili 2018 ed incassi di fine anno

Per il prossimo anno (2018) i regimi contabili che si profilano sono i seguenti:

- Regime forfettario;

- regime semplificato:

- regime ordinario.

- regime Iri (rinviato di un anno).

Il regime forfettario si caratterizza per l’aliquota unica fissata al 15% mentre le soglie di ricavi massimi sono differenziate in base codice attività Ateco.

Questi sono i coefficienti:

- Industrie alimentari e delle bevande: fino a 45.000, redditività 40%;

- Commercio (ingrosso e dettaglio): fino a 50 mila, redditività 40%;

- Commercio ambulante di alimenti e bevande: fino a 40 mila, redditività 40%;

- Commercio ambulante di altri prodotti: fino a 30 mila, redditività 54%;

- Costruzioni e attività immobiliari: fino a 25.000, redditività 86%;

- Intermediari del commercio: fino a 25 mila, redditività 62%;

- Servizi alloggio e ristorazione: fino a 50 mila, redditività 40%;

- Attività dei professionisti: fino a 30.000, redditività 78%;

- Altre attività: fino a 30.000, redditività 67%.

Mentre, invece, il regime semplificato è riservato alle imprese che hanno conseguito ricavi inferiori a 400 mila euro (per prestazioni di servizi) o 700 mila euro (per attività diverse).

Le imprese individuali e le società di persone e assimilate, entrano nel regime di contabilità semplificata (salvo opzione per il regime ordinario) se i propri ricavi nell’arco dell’anno solare, non superano i suddetti limiti: euro 400.000,00 per le prestazioni di servizi e euro 700.000,00 per tutte le altre attività.

I professionisti non seguono tali limiti.

Nel regime di contabilità semplificata appaiono i seguenti registri:

- Registri Iva con l’obbligo di registrazione di tutte le fatture di acquisto e cessioni e fuori campo Iva.

- registro incassi/pagamenti con annotazioni entro 60 giorni dall’incasso realizzato e dei pagamenti effettuati.

- registro dei beni ammortizzabili ove il contribuente non fornisca i medesimi in altri registri (come quelli Iva).

Principio di cassa (riguarda, oltre ai professionisti, anche le imprese in regime di contabilità semplificata).

Il compenso del contribuente concorre a formare il reddito nel momento dell’incasso.

Parimenti i costi e spese, laddove deducibili, si deducono al momento del relativo pagamento, tuttavia, esistono alcune eccezioni disciplinate nell’ambito del TUIR, come nel caso degli acquisti di beni strumentali, che sono deducibili in base al principio di competenza temporale (sostanzialmente con le stesse regole previste per il reddito d’impresa).

L’incasso a cavallo d’anno

Al termine del periodo d’imposta (normalmente il 31 dicembre), ecco che si “configura” la necessita di delineare il momento temporale dell’incasso per il contribuente (così come anche il pagamento), utile per la determinazione del relativo reddito.

Contanti

I compensi pagati mediante contanti si considerano percepiti nel momento in cui le somme entrano nella disponibilità dell’Impresa minore/professionista. In tale ipotesi vi è coincidenza del momento del pagamento da parte del cliente e quello dell’incasso da parte del contribuente.

Assegno bancario

I compensi pagati mediante assegno bancario devono considerarsi percepiti nel momento in cui il titolo di credito entra nella disponibilità del contribuente, momento che si realizza con la consegna del titolo.

Assegno circolare

I compensi pagati mediante assegno circolare devono considerarsi percepiti nel momento in cui il titolo di credito entra nella disponibilità del contribuente, momento che si realizza con la consegna del titolo.

Bonifico bancario

Nel caso di compensi pagati mediante bonifico bancario, ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo, rileva il momento in cui il professionista consegue la effettiva disponibilità delle somme, individuato in quello in cui questi riceve l’accredito sul proprio conto corrente (cd. “data disponibile”).

Carta di credito

Nel caso di compensi pagati mediante carta di credito rileva il momento in cui il professionista consegue la effettiva disponibilità delle somme, individuata in quello in cui questi riceve l’accredito sul proprio conto corrente.

Regime di cassa imprese minori

Decorrono, come è noto, dal periodo d’imposta 2017 le nuove regole di determinazione della base imponibile Irpef e Irap per le imprese minori in contabilità semplificata. La nuova disciplina è stata introdotta dalla legge di bilancio 2017 (articolo 1, commi da 17 a 23, legge 232/2016) che, in particolare, ha previsto l’adozione di una sorta di criterio di cassa.

Per tale finalità, il legislatore, oltre all’introduzione del nuovo comma 1-bis nell’articolo 5-bis del Dlgs 446/1997, ha cambiato l’articolo 66 del TUIR e l’articolo 18 del DPR 600/1973.

Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 11/E del 13 aprile 2017, ha fornito i chiarimenti sulle nuove disposizioni.

I soggetti interessati dalle nuove regole sono le imprese in regime di contabilità semplificata (“imprese minori” – articolo 18, Dpr 600/1973) ovvero:

- persone fisiche che esercitano imprese commerciali;

- imprese familiari e aziende coniugali;

- società di persone commerciali (Snc e Sas);

- società di armamento e società di fatto;

- enti non commerciali (con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata) qualora i ricavi percepiti (imputati per cassa) in un anno ovvero conseguiti (rilevanti per competenza) nell’esercizio precedente a quello di ingresso nel regime semplificato non abbiano superato l’ammontare di 400mila euro, per le imprese aventi a oggetto prestazioni di servizi, ovvero di 700mila euro, per le imprese aventi a oggetto altre attività.

Modalità di determinazione del reddito

Nell’ottica della semplificazione, quindi, a favore delle imprese minori viene operata una revisione delle regole di tassazione dei redditi improntata al criterio di cassa.

Sul punto, peraltro, l’Agenzia espressamente precisa che il nuovo regime di determinazione del reddito non è un regime di cassa puro, ma un regime misto cassa/competenza. Dunque, per i ricavi percepiti e le spese sostenute si deroga al criterio della competenza, ferme restando “le regole di determinazione e imputazione temporale dei componenti positivi e negativi quali le plusvalenze, minusvalenze, sopravvenienze, ammortamenti e accantonamenti” previste dal Tuir ed espressamente richiamate dall’articolo 66.
Inoltre, per la determinazione del reddito delle imprese minori, non assumono più rilevanza le rimanenze finali e le esistenze iniziali di merci, lavori in corso su ordinazione di durata sia infrannuale sia ultrannuale e titoli (tranne per la gestione delle rimanenze nel primo periodo di imposta di applicazione del nuovo regime).

Componenti che rilevano secondo il criterio di cassa

In base alle nuove disposizioni, quindi, il reddito delle imprese minori è determinato quale differenza tra ammontare dei ricavi/proventi percepiti nel periodo d’imposta e spese sostenute nello stesso periodo. Pertanto, ricavi/proventi e spese sostenute concorrono alla formazione del reddito d’impresa secondo il criterio di cassa, vale a dire all’atto dell’effettiva percezione. Con riguardo alle seconde, l’Agenzia precisa che si fa riferimento, alle spese diverse da quelle per le quali l’articolo 66 richiama la disciplina ordinaria (ad esempio, spese per acquisiti di merci destinate alla rivendita e di beni impiegati nel processo produttivo).

Inoltre, nell’ambito del nuovo regime, i costi concernenti contratti da cui derivano corrispettivi periodici sono deducibili nel momento di sostenimento della spesa.

Per l’individuazione del momento in cui i ricavi e i proventi si considerano percepiti e le spese sostenute, la circolare rinvia alla regole previste per i redditi di lavoro autonomo.

Componenti che rilevano secondo il criterio di competenza

Secondo l’Agenzia, concorrono alla formazione del reddito delle imprese minori secondo il criterio di competenza i seguenti componenti positivi:

- ricavi da assegnazione dei beni ai soci o destinazione degli stessi a finalità estranee all’esercizio dell’impresa;

- proventi derivanti da immobili che non costituiscono beni strumentali per l’esercizio dell’impresa né beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa (“immobili patrimoniali”);

- plusvalenze e sopravvenienze attive;

- redditi determinati forfettariamente per le attività di allevamento di animali (oltre il limite previsto dall’articolo 32, comma 2, lettera b, Tuir).

Anche per la deducibilità dei seguenti componenti negativi continuano a trovare applicazione gli ordinari criteri previsti dal Tuir:

- minusvalenze e sopravvenienze passive;

- quote di ammortamento di beni materiali, anche a uso promiscuo, e immateriali e canoni di leasing;

- perdite di beni strumentali e perdite su crediti;

- accantonamenti di quiescenza e previdenza;

- spese per prestazioni di lavoro;

- oneri di utilità sociale;

- spese relative a più esercizi;

- oneri fiscali e contributivi

- interessi di mora.

Gestione delle rimanenze

L’Agenzia delle entrate precisa che per il primo periodo di imposta di applicazione del nuovo regime delle imprese minori, le rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza sono portate interamente in deduzione del reddito del primo periodo di applicazione del regime.

Secondo l’Agenzia, tale disposizione opera non solo in sede di prima applicazione del regime, ma anche nel caso di passaggio dal regime di contabilità ordinaria a quella semplificata.

Inoltre, nel novero delle rimanenze finali rientrano sia le rimanenze di merci e di lavori in corso su ordinazione di durata infrannuale sia quelle di lavori in corso su ordinazione di durata ultrannuale nonché le rimanenze dei titoli.

Nel caso di passaggio dal nuovo regime di contabilità semplificata al regime di contabilità ordinaria, in linea generale, le rimanenze di merci il cui costo è stato sostenuto e, quindi, dedotto nel corso dell’applicazione delle regole del regime di cassa non assumono rilevanza come esistenze iniziali al momento della fuoriuscita dal regime semplificato in deroga alle ordinarie regole di competenza previste dal Tuir.

Viceversa, se in relazione alle merci in rimanenza non sia stato effettuato il relativo pagamento, le stesse rilevano come esistenze iniziali e si applicano le ordinarie regole di competenza previste dal Testo unico. A tal fine, è necessario redigere un prospetto iniziale delle attività e passività esistenti alla data del 1° gennaio dell’anno in cui si applica il regime di contabilità ordinaria, in cui, con specifico riferimento alla valorizzazione del magazzino, è necessario evidenziare l’eventuale disallineamento tra il valore delle esistenze iniziali e il costo fiscalmente riconosciuto delle stesse.

Modalità di determinazione della base imponibile Irap

Le nuove regole di determinazione del reddito delle imprese minori si applicano anche con riferimento alla base imponibile Irap. Pertanto, a partire dal periodo d’imposta 2017, per le società di persone e le imprese individuali in regime di contabilità semplificata, il valore della produzione netta è determinato applicando i medesimi criteri di imputazione temporale “improntati alla cassa” previsti ai fini dell’imposta sul reddito.

Nuovi adempimenti contabili

Infine, il nuovo articolo 18 del Dpr 600/1973 introduce le seguenti novità in relazione agli adempimenti contabili:

Registro degli incassi e dei pagamenti

Le imprese minori, fermo restando l’istituzione dei registri Iva obbligatori, istituiscono appositi registri degli incassi e dei pagamenti, in cui annotare, in ordine cronologico, rispettivamente, i ricavi incassati e i costi effettivamente sostenuti.
Per i ricavi, è previsto che debbano essere annotati, cronologicamente:

- l’importo;

- le generalità, l’indirizzo e il comune di residenza anagrafica di chi effettua il pagamento (la circolare, peraltro, chiarisce che tale obbligo di annotazione può essere assolto anche mediante l’indicazione del codice fiscale del cliente);

- gli estremi della fattura o di altro documento emesso (ad esempio, il documento che comprovi l’effettuazione della prestazione per le operazioni non considerate ai fini Iva cessioni di beni ovvero prestazioni di servizi).

Riguardo la registrazione dei costi, devono essere annotati cronologicamente quelli effettivamente sostenuti nell’esercizio.

Quanto ai termini di registrazione, infine, trattandosi di scritture cronologiche, viene ritenuto applicabile la regola secondo cui “le registrazioni nelle scritture cronologiche e nelle scritture ausiliarie di magazzino devono essere eseguite non oltre 60 giorni” dal momento in cui l’operazione assume rilevanza, ossia dall’incasso del ricavo o dal pagamento della spesa.

Invece, i componenti positivi e negativi diversi da quelli che concorrono alla determinazione del reddito con il criterio di cassa devono essere annotati negli stessi registri entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Registri Iva integrati

Come per il passato, le imprese minori possono utilizzare i registri Iva anche ai fini delle imposte sul reddito, annotando separatamente le operazioni non soggette a registrazione ai fini Iva ed effettuando, nel contempo, le annotazioni necessarie a dare rilevanza ai mancati incassi e pagamenti nell’anno di registrazione del documento contabile ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

Registri Iva: Opzione per le imprese minori

Alle imprese minori, inoltre, viene consentito, mediante una specifica opzione (con durata minima triennale), di non annotare su tali registri Iva gli incassi e i pagamenti. In tal caso, tuttavia, opera una presunzione assoluta secondo cui il ricavo si intende incassato e il costo pagato alla data di registrazione del documento contabile ai fini Iva.

Opzione per il regime ordinario

Da ricordare, per ultimo, che al contribuente viene data la possibilità di potere optare per il regime ordinario (tenuta del libro giornale, ecc.). L’opzione ha effetto dall’inizio del periodo d'imposta nel corso del quale viene esercitata fino a quando non é revocata e, in ogni caso, per il periodo stesso e per i due successivi.

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3) Giurisdizione per l’indebita applicazione dell’IVA alla TIA

Giurisdizione ordinaria per le controversie tra privati relative all’indebita applicazione dell’IVA alla TIA.

In tema di IVA, spetta al giudice ordinario la giurisdizione in ordine alla domanda proposta dal consumatore finale nei confronti del professionista o dell’imprenditore che abbia effettuato la cessione del bene o la prestazione del servizio per ottenere la restituzione delle somme addebitategli in via di rivalsa”.

In base a tale principio, enunciato con l’ordinanza n. 2064 del 28 gennaio 2011, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato infondato il motivo di ricorso avanzato da una società per azioni operante nel settore dell’igiene urbana. La Suprema Corte ha affermato, infatti, che le controversie relative all’indebita applicazione dell’IVA alla TIA, non hanno ad oggetto un rapporto tributario tra contribuente e amministrazione finanziaria, ma un rapporto di natura privatistica tra soggetti privati. Sul punto anche la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea è concorde nel ritenere l’azione, volta al rimborso dell’imposta illegittimamente versata dal fruitore dei beni o dei servizi nel confronti del fornitore, di natura civilistica (causa C-427/2010 del 15 dicembre 2011 e causa C-94/2019 del 20 ottobre 2011).

(Corte di cassazione, sentenza n. 27437/SU del 20/11/2017)

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4) Reati tributari: tre mesi tempo per potere estinguere il debito residuo

Reati tributari: efficacia estintiva del pagamento del debito residuo.

In tema di reati tributari, la causa sopravvenuta di non punibilità (art. 13 del D.lgs n. 74 del 2000, come sostituito dall’art. 11 del D.lgs n. 158 del 2015), per la quale i reati, di cui agli articoli 10-bis, 10-ter e 10-quater del decreto 74 del 2000, non sono punibili se prima dell’apertura del dibattimento di primo grado i debiti tributari sono stati integralmente estinti, è applicabile ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore, anche qualora, alla data predetta, era già stato aperto il dibattimento.

In tale ultimo caso, sostiene la Suprema Corte che per il pagamento del debito residuo deve concedersi il termine di tre mesi nelle ipotesi di rateizzazione in corso del debito tributario.

I giudici di legittimità, enunciando tale importante principio, hanno affermato come, alla luce del principio di uguaglianza, sia impossibile ritenere che il pagamento del debito tributario abbia efficacia estintiva solo nel caso in cui avvenga prima dell’apertura del dibattimento e non anche quando avvenga dopo tale limite, purchè prima del giudicato, nei procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.lgs. 158 del 2015.

(Corte di cassazione, sentenza n. 52640/3 del 20/11/2017)

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5) Disponibile il nuovo sito internet delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile il nuovo sito internet. Da una prima visione sembrano modificate solo le versioni grafiche e rimodulata l’impostazione delle varie funzioni. Per il resto (aspetti sostanziali) rimane tutto immutato, a parte dei malumori per i caratteri poco leggibili.

Tuttavia, magari all’inizio, bisognerà perdere un pò di tempo per familiarizzare con la ricerca del tipo di servizio da utilizzare, fermo restando la possibilità di potere accedere al “motore” di ricerca del sito stesso.

Le icone delle recenti novità (fatture elettroniche; dati fatture e corrispettivi, ecc.) sono ora poste in basso del web delle Entrate. Di tutta evidenza, l’icona sulle precompilate che poi col tempo porterà alle novità inserite nel DDL di bilancio 2018 (dichiazione Iva precompilata, ecc.).

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6) Bonus fiscale prima casa: ecco da quando decorre il termine di prescrizione triennale

Bonus fiscale prima casa: Il termine di prescrizione triennale decorre dalla data di registrazione dell’atto di acquisto e non da quello della stipula dell’atto notarile.

Difatti, secondo la Corte di cassazione, ordinanza n. 28860 del 1 dicembre 2017, il termine per portare la residenza nel comune in cui è ubicato l’immobile (al fine di ottenere gli sgravi fiscali) decorre dalla data in cui viene registrato l’atto di acquisto.

Fatti di causa

<<Con ricorso in Cassazione affidato a un unico motivo, nei cui confronti la parte contribuente non ha spiegato difese scritte, l’Agenzia delle Entrate impugna la sentenza della CTR della Lombardia n. 2407/16, relativa alla revoca delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa, conseguente al mancato trasferimento della residenza nel termine previsto dall’art. 1 parte I, nota II bis, n. 1 della Tariffa allegata al DPR n. 131/86.

Assume la ricorrente che erroneamente i giudici d’appello avrebbero ritenuta tardiva la notifica dell’avviso di liquidazione (tre anni), facendo riferimento, quale dies a quo, alla data di stipula dell’atto, e non a quella della registrazione dello stesso.

Il Collegio ha deliberato di adottare la presente ordinanza con motivazione semplificata.

Secondo Corte Suprema, “In tema di benefici fiscali cosiddetta “prima casa”, ed alla stregua di quanto sancito dall’art. 1, nota II bis, primo comma, lett. a), della Tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, il mancato trasferimento della propria residenza, da parte dell’acquirente a titolo oneroso di una casa non di lusso, nel comune ove è ubicato l’immobile, entro 18 mesi dall’acquisto, comporta la decadenza dai suddetti benefici, decorrendo, in tal caso, a carico dell’amministrazione finanziaria per l’emissione dell’avviso di liquidazione dell’imposta ordinaria e connessa soprattassa, il termine triennale di cui all’art. 76, secondo comma, del menzionato decreto, non dalla registrazione dell’atto ma ……………... al più tardi, dal diciottesimo mese successivo alla registrazione dell’atto” (Cass. n. ord. 2527/14, 9776/2009, sez. un. n. 1196/00).

Non conforme a tali principi è la decisione impugnata, laddove la CTR afferma che il termine decorrerebbe da quando l’acquirente ha assunto l’impegno di trasferire la residenza anagrafica presso l’immobile per il quale ha chiesto le agevolazioni, “che corrisponde alla data della stipula”.>>.

(Corte di cassazione, ordinanza n. 28860 del 1 dicembre 2017)

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7) Zona franca sisma Centro Italia: elenchi delle imprese che fruiscono dei benefici

Zona franca sisma Centro Italia: A chi spettano le agevolazioni. Il ministero dello Sviluppo economico ha approvato gli elenchi delle imprese e dei titolari di reddito da lavoro autonomo che possono godere dei benefici previsti dalla legge.

Dopo le diverse precisazioni degli ultimi mesi e la proroga al 20 novembre 2017 del termine finale per la presentazione delle istanze di accesso, sono state pubblicate le liste dei soggetti ammessi ai benefici previsti per la Zona franca urbana istituita nei comuni del Centro Italia colpiti dai terremoti susseguiti nel corso del 2016 e del 2017. Con il decreto direttoriale 7 dicembre 2017, infatti, il ministero dello Sviluppo economico (Mise) ha approvato gli elenchi delle imprese e dei titolari di reddito da lavoro autonomo che possono godere delle agevolazioni previste dalla legge (allegati 1 e 2).

Il decreto, peraltro, contiene le seguenti precisazioni:

- le agevolazioni spettanti a ciascun beneficiario, indicate nell’elenco contenuto nell’allegato 2, sono concesse sotto condizione risolutiva, in attesa del rilascio dell’informazione antimafia;

- l’allegato 3 riporta l’elenco delle imprese e dei titolari di reddito di lavoro autonomo che finora non hanno trasmesso la documentazione antimafia e che hanno la possibilità di farlo entro il 30 dicembre 2017. Per questi soggetti si procederà alla concessione delle agevolazioni solo a seguito dell’avvenuta trasmissione della documentazione, in mancanza della quale l’istanza verrà rigettata;

- nell’allegato 4, invece, è contenuto l’elenco delle imprese e dei titolari di reddito di lavoro autonomo per i quali gli aiuti de minimis dichiarati come già concessi in sede di istanza non trovano corrispondenza con quelli registrati nel Registro nazionale degli aiuti. Anche per questi soggetti si procederà alla concessione delle agevolazioni solo dopo il completamento delle verifiche sull’ammontare dell’importo concedibile.

Infine, il decreto stabilisce che le agevolazioni spettanti a ciascun beneficiario sono fruite secondo modalità e termini definiti con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.

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8) Pacchetto europeo sulla proprietà intellettuale

Il pacchetto europeo sulla proprietà intellettuale: Il 29 novembre 2017 la Commissione europea ha pubblicato un pacchetto di misure per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, allo scopo di incoraggiare gli investimenti in innovazione e creatività da parte delle imprese europee, in particolare delle PMI. Le misure adottate erano state annunciate nell'ambito della Strategia per il mercato unico nel 2015. Queste misure comprendono: una comunicazione generale su "Un sistema equilibrato di tutela della PI per affrontare le sfide della società odierna"; le linee guida sull'applicazione della direttiva 2004/48 sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale; una comunicazione sull'approccio dell'UE ai brevetti essenziali per gli standard. Le misure sono accompagnate da una relazione sul funzionamento del protocollo d'intesa sulla vendita online di merci contraffate e una relazione sulla valutazione della direttiva sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale.

La prima comunicazione (COM(2017) 707) evidenzia anzitutto l'aumento a livello mondiale delle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. Oggi i beni oggetto di contraffazione o pirateria ammontano al 2,5 per cento del commercio globale e al 5 per cento delle importazioni nell'Unione europea, per un ammontare di circa 85 miliardi di euro di commercio illegale. Nella lotta alla contraffazione, la Commissione intende continuare a seguire l'approccio "follow the money", annunciato nel Piano d'azione sull'enforcement dei diritti di proprietà intellettuale del 2014, che ha l'obiettivo di colpire i flussi finanziari derivanti dalle violazioni su scala commerciale. Il rafforzamento dell'enforcement dei DPI è perseguito dalla Commissione attraverso: il raggiungimento di un livello uniformemente elevato di tutela giuridica e di un quadro giudiziario prevedibile in tutta l'Unione europea; l'incoraggiamento e il supporto alle imprese nella lotta contro le violazioni; il rafforzamento della cooperazione con i Paesi terzi (Cina, Asia sudorientale, America Latina) per individuare i mercati che partecipano a gravi violazioni dei DPI, e il rafforzamento della cooperazione tra le autorità doganali dell'UE.

La relazione sulla valutazione della direttiva sull'enforcement dei diritti di proprietà intellettuale 2004/48/CE (direttiva IPRED), evidenzia che essa ha avvicinato i sistemi giuridici dei diversi Stati membri in questo settore, assicurando un livello di protezione elevato e uniforme nel mercato interno. Rimangono tuttavia significative differenze nell'applicazione pratica della direttiva nei diversi Stati membri, sia perché la direttiva è di armonizzazione minima, sia a causa della diversità dei sistemi giuridici nazionali di procedura civile e della mancanza di un'interpretazione uniforme di alcune disposizioni. La Commissione ha scelto di non modificare la direttiva, ma di adottare linee guida sulle modalità di applicazione della stessa (COM(2017) 798). Le linee guida indicano come interpretare le disposizioni principali della direttiva, per facilitarne l'applicazione da parte delle autorità giudiziarie e delle altre parti coinvolte nell'enforcement dei diritti di proprietà intellettuale. Esse si basano sulla giurisprudenza della Corte di giustizia, sulle conclusioni della valutazione della direttiva IPRED e sulle best practices individuate a livello nazionale. Una particolare attenzione è riservata alle PMI. Gli aspetti analizzati riguardano soprattutto l'ambito di applicazione, le regole in materia di prove, di diritto di informazione, le misure precauzionali e le ingiunzioni (anche nei confronti degli intermediari); la compensazione del danno subito e il rimborso dei costi legali.

La relazione sul funzionamento del protocollo d'intesa sulla vendita online delle merci contraffatte analizza l'applicazione del Memorandum of Understanding dal 21 giugno 2016 al 21 giugno 2017. Il Memorandum, firmato la prima volta nel 2011, è stato aggiornato a giugno 2016. I firmatari della versione aggiornata sono cinque piattaforme internet, otto titolari di diritti di proprietà intellettuale e sei associazioni. La relazione si sofferma in particolare sulle procedure di notice and take-down, come mezzo per la rimozione delle offerte di beni contraffatti online, e sulla necessità di adottare misure tecnologiche preventive per evitare a monte che tali offerte possano apparire online.

Nella comunicazione sull'approccio europeo ai brevetti essenziali per l'utilizzo degli standard (c.d. standard essential patents - SEPs) la Commissione propone una serie di misure e fissa alcuni principi chiave al fine di promuovere un quadro equilibrato, chiaro e prevedibile per il rilascio delle licenze dei SEPs a condizioni eque ragionevoli e non discriminatorie (FRAND). L'obiettivo è quello di far fronte alle crescenti esigenze di interoperabilità connesse in particolare allo sviluppo dell'Internet of Things (IoT), ovviando alle criticità riscontrate nelle attuali prassi di licenza dei SEPs e facilitando l'accesso alle tecnologie standardizzate anche di nuovi operatori provenienti da settori diversi da quelli tradizionali dell'ICT. Secondo la Commissione, gli aspetti problematici del rilascio delle licenze dei SEPs che vanno migliorati riguardano: (i) la trasparenza delle informazioni relative all'esistenza, alla portata e alla titolarità dei brevetti essenziali; (ii) la determinazione delle condizioni di licenza FRAND; (iii) il regime per la risoluzione delle controversie relative ai SEPs.

Per aumentare la trasparenza dei brevetti essenziali, la Commissione invita le standard development organizations (SDOs) ad adottare misure per migliorare la qualità e l'accessibilità delle proprie banche dati, anche attraverso il collegamento con le banche dati degli uffici brevettuali, nonché per migliorare il sistema delle dichiarazioni, che dovrebbero contenere informazioni più aggiornate e precise sui brevetti essenziali e i loro titolari. La Commissione inoltre intende lanciare un progetto pilota, che riguarderà solo alcune tecnologie chiave (es. 5G), al fine di individuare e introdurre gradualmente adeguati meccanismi di verifica dell'essenzialità dei SEPs.

Quanto alle condizioni di licenza, la Commissione innanzitutto sottolinea che la determinazione delle condizioni FRAND va affidata alla negoziazione in buona fede fra le parti e che la formula FRAND non individua un valore univoco ma che varia nel tempo e a seconda del settore interessato. Al fine di agevolare quindi l'avvio di dialoghi intersettoriali e lo sviluppo di prassi di licenza comuni da parte degli operatori, la Commissione fissa alcuni principi generali che dovrebbero guidare la concessione delle licenze sui SEPs, stabilendo in particolare che:

(a) le condizioni di licenza dovrebbero riflettere il valore economico in sé della tecnologia brevettata, a prescindere dalla sua inclusione nello standard;

(b) nella determinazione della royalty FRAND occorre: (i) tener conto del present value added della tecnologia brevettata, non dovrebbe invece rilevare il successo commerciale del prodotto che non sia correlato al valore della tecnologia brevettata; (ii) garantire il mantenimento degli incentivi dei titolari dei SEPs a mettere a disposizione per lo standard le tecnologie migliori; (iii) tener conto di un ragionevole livello cumulativo delle royalties per lo standard, valutando il complessivo valore aggiunto della tecnologia;

(c) l'elemento della non-discriminazione nella formula FRAND indica che i titolari dei SEPs non possono trattare diversamente utilizzatori dello standard che siano similarly situated;

(d) la prassi di concedere in licenza su base mondiale portafogli di SEPs risponde a ragioni di efficienza e può essere compatibile con la regola FRAND.

La Commissione inoltre incoraggia le SDO e i titolari dei SEPs ad individuare strumenti efficaci, quali i patent pools o altre piattaforme, per il rilascio delle licenze ad un numero elevato di utilizzatori nel contesto dell'IoT.

In relazione infine al regime di risoluzione delle controversie, la Commissione sottolinea l'esigenza di un contesto di enforcement dei SEPs equilibrato e prevedibile e ribadisce, alla luce dei principi enunciati dalla Corte di Giustizia nella sentenza Huawei, che i rimedi inibitori possono essere concessi nei confronti di potenziali contraffattori che non siano disposti ad acquisire una licenza a condizioni FRAND, ma la proporzionalità di tali rimedi va valutata attentamente caso per caso. Oltre a richiamare le ulteriori indicazioni emerse nella giurisprudenza nazionale che ha fatto applicazione della sentenza Huawei, la Commissione si impegna a favorire la diffusione di meccanismi di mediazione e risoluzione alternativa delle controversie, anche in vista della futura operatività del Tribunale unificato dei brevetti, nonché a monitorare l'impatto delle patent assertion entities (PAEs) sul mercato europeo della licenza dei SEPs.

(Assonime, nota del 11 dicembre 2017)

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9) Nuove partite Iva: si registra un incremento del 5,5%

Il MEF ha pubblicato, nell’ambito dell’osservatorio sulle partite IVA, la sintesi dell’aggiornamento dei dati di ottobre 2017: Nel mese di ottobre sono state aperte 43.974 nuove partite Iva. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno si registra un incremento del 5,5%.

La distribuzione per natura giuridica mostra che il 68,5% delle nuove aperture di partita Iva è stato aperto da persone fisiche, il 26,3% da società di capitali, il 4,3% da società di persone; la quota dei “non residenti” ed “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente lo 0,8% del totale delle nuove aperture. Rispetto al mese di ottobre 2016, vi è stato un sensibile aumento di avviamenti per le società di capitali (+18,4%), molto più contenuto per le persone fisiche (+2,4%), mentre le società di persone mostrano un deciso calo (-10,6%).

Riguardo alla ripartizione territoriale, circa il 42% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 23,1% al Centro e il 34,8% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso mostra un cospicuo incremento di avviamenti nelle Marche (+30%), in Abruzzo (+25,4%) ed in Molise (+18,8%). Tra le poche Regioni in calo emergono la Calabria (-27,1%) e la Sardegna (-10,3%).

In base alla classificazione per settore produttivo, il commercio registra sempre il maggior numero di avviamenti di partite Iva con quasi il 23% del totale, seguito dalle attività professionali con il 13,4% e dall’agricoltura (10%). Rispetto al mese di ottobre 2016, tra i settori principali solo l’agricoltura mostra una flessione di aperture (-17,7%), mentre i maggiori aumenti si notano nei trasporti (+24,2%), nei servizi alle imprese (+20,6%) e nelle attività professionali (+18,8%).

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione è relativamente stabile, con il 62,4% di aperture di partite Iva che appartengono al genere maschile. Il 43,6% viene avviato da giovani fino a 35 anni ed il 34% da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno, si registrano aumenti di partite IVA crescenti in base alla fascia d’età degli avvianti: dal -5,2% della classe più giovane al +28,4% della più anziana.

Il 18% di coloro che nel mese di ottobre hanno aperto una partita Iva risulta nato all’estero.

I soggetti che hanno aderito al regime forfetario sono 14.794, pari al 33,6% del totale delle nuove aperture, con un aumento del 10,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

(Ministero dell’Economia, comunicato del 11 dicembre 2017)

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10) Studio Notariato: L’autenticità del titolo per la trascrizione nei registri immobiliari

Pubblicato un nuovo studio del Notariato - L’autenticità del titolo per la trascrizione nei registri immobiliari. L'ultimo lavoro approvato dal Consiglio Nazionale del Notariato è consultabile nella sezione TROVA STUDIO e ha approfondito tematiche relative al diritto civile:

L’autenticità del titolo per la trascrizione nei registri immobiliari - Studio n. 463-2017/C.

Lo studio affronta il tema dell’autenticità del titolo per la trascrizione nei registri immobiliari, partendo dal quadro normativo di riferimento imperniato sull’art. 2657 cod. civ.. All’esito dell’indagine condotta attraverso un’analisi (non solo dell’articolato impianto normativo vigente in materia, ma anche) della dottrina e giurisprudenza avente ad oggetto le ipotesi maggiormente controverse di titoli trascrivibili, detti tratti caratterizzanti degli atti idonei alla pubblicità immobiliare/indici rivelatori della vigenza nel nostro ordinamento del c.d. principio di autenticità del titolo, vengono ravvisati nella “certezza legale”, nella tassatività, nella specifica qualificazione del soggetto da cui promanano (pubblico ufficiale), nei “formalismi” e nei “controlli” richiesti dalla legge, quali doveri del soggetto da cui promana l’atto autentico.

(Consiglio nazionale del Notariato, nota dell'11 dicembre 2017)

Vincenzo D’Andò