Le possibili semplificazioni allo spesometro – Diario quotidiano del 13 novembre 2017 – Ravvedimento esteso alle Dogane

Pubblicato il 13 novembre 2017



1) Spesometro annuale e niente fatture analitiche se sotto i 300 euro e nuova rottamazione cartelle
2) Antiriciclaggio Commercialisti: CNDCEC contrario alla carta di identità elettronica
3) Ok all’equo compenso per gli avvocati e niente polizza assicurativa
4) L’atto di pignoramento esattoriale non è privilegiato
5) Ravvedimento esteso alle Dogane
6) Ok al regime agevolato per gli enti di promozione sportiva
7) Enti del terzo settore: il rinvio alle norme del codice civile consente al CNDCEC, con una neo circolare, di dissipare i dubbi
8) Split payment: istituiti i codici tributo per l’Iva dovuta da Pa e società con F24
9) Nel mese di settembre 2017 sono state aperte 40.715 nuove partite Iva con un incremento dell’1,7%
10) Assegno di natalità: Occorre presentare la DSU entro il prossimo 31 dicembre 2017, altrimenti decade l’assegno
Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditate1) Spesometro annuale e niente fatture analitiche se sotto i 300 euro; nuova rottamazione cartelle 2) Antiriciclaggio Commercialisti: CNDCEC contrario alla carta di identità elettronica 3) Ok all’equo compenso per gli avvocati e niente polizza assicurativa 4) L’atto di pignoramento esattoriale non è privilegiato 5) Ravvedimento esteso alle Dogane 6) Ok al regime agevolato per gli enti di promozione sportiva 7) Enti del terzo settore: il rinvio alle norme del codice civile consente al CNDCEC, con una neo circolare, di dissipare i dubbi – ASD non obbligate ad iscriversi tra gli ETS, meglio non iscriversi 8) Split payment: istituiti i codici tributo per l’Iva dovuta da Pa e società con F24 9) Nel mese di settembre 2017 sono state aperte 40.715 nuove partite Iva con un incremento dell’1,7% 10) Assegno di natalità: Occorre presentare la DSU entro il prossimo 31 dicembre 2017, altrimenti decade l’assegno *** 1) Manovra 2018: spesometro annuale e niente fatture analitiche se sotto i 300 euro Spesometro, torna la possibilità di cumulare le fatture sotto i 300 euro. Il Parlamento mantiene la parola. Dopo aver impegnato il Governo a semplificare lo spesometro e non applicare le sanzioni per il caos informatico che ha caratterizzato il primo invio con la risoluzione Sanga approvata alla Camera, è arrivato il 9 novembre 2017 il via libera della commissione Bilancio alle diverse richieste delle forze politiche di revisione delle modalità di invio delle comunicazioni dei dati delle fatture per il 2018 (in attesa della soppressione dall’anno successivo con l’introduzione dell’obbligo generalizzato dell’e-fattura nelle operazioni). Cambia lo spesometro: In base ad un emendamento riepilogativo del relatore al dl fisco approvato in Commissione Bilancio, i contribuenti potranno trasmettere i dati semestralmente (in via facoltativa), in luogo di quello annuale (indispensabile). Inoltre, si offre la facoltà di riepilogo cumulativo di tutte le fatture di un'impresa inferiori a trecento euro. Per gli errori commessi nell'invio dei dati delle fatture del primo semestre 2016, verranno cancellate le sanzioni, purché tali errori siano sanati con un nuovo invio da effettuarsi entro febbraio 2018. Ma la vera novità sarà data dai dati da inserire, basta con il CAP e dati anagrafici, basterà inserire la partita Iva oppure, a seconda dei casi, il codice fiscale. (Da Il Sole 24 Ore del 10 novembre 2017) *** Manovra 2018: via libera a spesometro annuale e nuova rottamazione delle cartelle esattoriali La commissione Bilancio del Senato ha approvato le proposte di modifica al decreto legge collegato alla manovra che semplificano le procedure per gli adempimenti fiscali e proroga i termini della rottamazione delle cartelle fiscali fino allo scorso settembre. Con la norma viene prevista la possibilità per il contribuente di trasmettere i dati annualmente o semestralmente, semplificando la procedura. Inoltre, si offre la facoltà di riepilogo cumulativo di tutte le fatture di un'impresa inferiori a trecento euro. Per gli errori commessi nell'invio dei dati delle fatture del primo semestre 2016, a causa del blackout dell'Agenzia delle Entrate che si è verificato a fine settembre, sono abolite le sanzioni, purché tali errori siano sanati con un nuovo invio da effettuarsi entro febbraio 2018. Un emendamento sulla rottamazione, invece, consentirà di estendere la domanda anche a quei contribuenti che non l'avevano presentata o che non avevano provveduto al pagamento nel rispetto dei termini fissati. Inoltre si amplia la possibilità di nuove rottamazioni delle cartelle fino al settembre 2017. Saranno nel frattempo sospesi, per chi presenta domanda, i versamenti rateali per chi ne aveva fatto richiesta. (Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 10 novembre 2017) ****** Altre novità in merito al Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2018 le trovi QUI --> https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2017/10/decreto-fiscale-2018.html ***** 2) Antiriciclaggio Commercialisti: CNDCEC contrario alla carta di identità elettronica Cosi si è espresso il CNDCEC nell’audizione parlamentare del 9 novembre 2017: Ai fini antiriciclaggio, la carta di identità elettronica è inutile ed un ulteriore onere. Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC), dinnanzi alla commissione Finanze della Camera dei deputati in relazione alla proposta di legge che prevede l’impiego della Carta di identità elettronica (Cie) come documento preferenziale (sostitutivo da metà 2018) per l’identificazione richiesta dalle norme antiriciclaggio, sostiene che ciò aggiunge un onere, non apporta benefici. “I commercialisti condividono la digitalizzazione del Paese ma questa norma non va nella direzione auspicata, perché aggiunge un onere in più per chi sceglie autonomamente di adeguarsi dato che non c’è un obbligo effettivo e neppure una sanzione. Una tecnica legislativa che non condividiamo e che secondo noi non riduce i rischi di riciclaggio”. Come anticipato, così si sono espressi i commercialisti in audizione, che hanno spiegato come l’asse degli adempimenti degli obblighi antiriciclaggio si debba spostare su altro, non sulla Cie (1) ma su imposizioni identificative che riducano i rischi del riciclaggio dei proventi di attività criminose quali l’interposizione fittizia, i trasferimenti camuffati di denaro, il titolare effettivo. La Cie (1) sostituirà definitivamente la carta di identità “cartacea”, nella seconda metà dell’anno 2018. Cosa è la Cie (1) Si tratta di un: - elemento biometrico primario, consistente nella fotografia del possessore; - elemento biometrico secondario, consistente nelle impronte digitali. Acquisisce, inoltre, informazioni del tipo: firma autografa; autorizzazione all’espatrio; consenso alla donazione degli organi; indirizzi di contatto. ****** 3) Ok all’equo compenso per gli avvocati e niente polizza assicurativa E’ fattibile l’equo compenso per i legali, mentre la polizza infortuni non sarà obbligatoria. Si tratta delle misure che sono contenute nel collegato alla Manovra 2018. Norma sull’equo compenso L’intervento sull’equo compenso degli avvocati è stato riproposto dal relatore del Decreto fiscale, il senatore Silvio Lai, d’intesa con il Governo, come emendamento da inserire nel collegato alla Manovra, dopo che, si ricorda, lo stesso era stato stralciato dal testo della legge di bilancio. Confermato, quindi, il proposito governativo, già anticipato nei giorni scorsi, emerso in sede di valutazione dei correttivi alla Manovra fiscale. La misura verrebbe reintrodotta nella stessa versione da ultimo approvata dalla commissione Giustizia della Camera, nel corso dell’esame ordinario del disegno di legge che ha ad oggetto la medesima materia. Spetterà, ora, alla commissione Bilancio del Senato votare, entro un paio di giorni, le varie proposte di modifica. Obbligo assicurativo avvocati senza la copertura sugli infortuni Ulteriore aspetto di rilievo per gli avvocati è dato dall’emendamento, a firma del senatore Lumia e altri, che elimina dall’onere assicurativo imposto alla categoria – onere che, è entrato in vigore il 10 novembre 2017 - l’obbligatorietà anche della copertura sugli infortuni. In proposito, il Guardasigilli aveva già manifestato di essere favorevole alla citata esclusione, dopo aver ricevuto espressa richiesta in tal senso da parte del CNF. Emendamenti su confisca allargata Tra le altre proposte di modifica di iniziativa governativa è emerso l’intervento che introduce integrazioni al Codice antimafia, per come sollecitate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’atto di promulgare la relativa legge, con adeguamento alle norme europee delle previsioni in materia di misure di prevenzione volte a reprimere le condotte corruttive dei vertici delle società e, quindi, anche in tema di confisca allargata; ****** 4) L’atto di pignoramento esattoriale non è privilegiato Secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 26519 del 9 novembre 2017, non si ha la presenza della fede privilegiata sull’atto di pignoramento esattoriale (nel caso di specie, dell’ex Equitalia). Non é, dunque, corretto sostenere che l’atto di pignoramento da parte dell’agente di riscossione (ex Equitalia) faccia piena fede fino a querela di falso, dell’attività compiuta per la sua redazione, inclusa l’allegazione dei documenti ivi menzionati. Si tratta, infatti, di un atto avente natura esecutiva, ossia, di un atto processuale di parte; mentre quanto contenuto nell’art. 2700 c.c. è riferito ai soli atti pubblici. La cosa cambia, invece, se l’agente di riscossione eserciti le funzioni dell’ufficiale giudiziario, ad esempio notificando l’atto medesimo. La Suprema Corte ha, così, respinto il ricorso dell’esattore (ex Equitalia), contro la contribuente interessata poiché aveva dichiarato la nullità di un atto di pignoramento presso terzi emesso dal medesimo ente di riscossione, per omessa indicazione dei crediti per cui si procedeva. Dinanzi alla pronuncia di nullità, l’ex esattoria (Equitalia) faceva tuttavia presente che l’effettiva allegazione, nell’atto di pignoramento, delle cartelle di pagamento per cui si procedeva, non potesse essere messa in discussione, stante la fede privilegiata di cui avrebbero goduto i fatti accertati dal funzionario (il solo elenco delle cartelle attestato dal responsabile della procedura, in altri termini, era da ritenersi sufficiente, senza necessità di allegare le cartelle stesse). La Corte Suprema ha tuttavia respinto detta censura, sulla scorta del principio per cui, l’atto di pignoramento presso terzi eseguito dall’agente di riscossione ai sensi dell’art. 72 bis D.p.r. n. 602/1973 in sede di esecuzione esattoriale, sebbene preordinato alla riscossione coattiva dei crediti erariali, non acquisisce per ciò stesso la natura di atto pubblico ai sensi e per gli effetti degli artt. 2699 e 2700 c.c., conservando invece quella di atto processuale di parte. Ne consegue, proseguono gli Ermellini, che l’attestazione ivi contenuta, circa le attività svolte dal funzionario che ha materialmente predisposto l’atto (nella specie, concernente l’allegazione di un elenco contenente l’indicazione delle cartelle di pagamento relative ai crediti posti in riscossione), non è assistita da pubblica fede e non fa piena prova fino a querela di falso, a differenza di quanto invece avviene, qualora l’agente di riscossione eserciti le funzioni dell’ufficiale giudiziario, ad esempio notificando l’atto medesimo. (Corte di Cassazione, sentenza n. 26519 del 9 novembre 2017) ****** 5) Ravvedimento esteso alle Dogane Il Decreto legge fiscale 193/2016 ha esteso il ravvedimento operoso ai tributi di competenza dell'Agenzia delle Dogane. Le aziende possono, quindi, definire contesti sanzionatori “di peso”. Basti pensare alle irregolarità relative alle importazioni di merci provenienti da Paesi extracomunitari. A differenza di quanto avviene per i tributi dell'Agenzia delle Entrate, il ravvedimento in Dogana viene previsto anche nel caso in cui i controlli siano già iniziati. Con il ravvedimento il contribuente ha la possibilità di sanare la propria posizione, anche in corso di verifica, vedendo drasticamente ridotto il carico sanzionatorio che in materia doganale è molto gravoso. Da ricordare che le sanzioni doganali all'importazione possono arrivare ad importi pari al 600% delle imposte evase. In particolare, il decreto fiscale n. 193/2016, collegato alla Manovra di bilancio per il 2017, ha modificato l’articolo 13 del D.lgs. n. 472/97, prevedendo che l'istituto del ravvedimento operoso possa estendersi anche ai tributi di competenza dell’agenzia delle Dogane. In precedenza, per questi tributi, le ipotesi di ravvedimento erano molto ridotte e limitate solo ai mancati pagamenti differiti di somme garantite. L'estensione del ravvedimento, di cui al citato articolo 13, anche ai tributi amministrati dalle Dogane, con tutte le riduzioni delle sanzioni previste dalla stessa disposizione normativa, assume particolare rilevanza dal momento che il contribuente può, ora, sanare la propria posizione vedendo drasticamente ridotto un carico sanzionatorio che in materia doganale è solitamente molto oneroso. Così, alle aziende viene riconosciuta la possibilità di definire tutte le tipiche irregolarità relative alle importazioni di merci provenienti da Paesi extra-Ue, che di solito generano sanzioni molto elevate. Il tutto fino all'emissione dell'avviso di accertamento o di pagamento. Infatti, fino a tale momento è, ora, riconosciuta la possibilità agli operatori doganali di accedere all'istituto del ravvedimento operoso anche con riferimento ai tributi doganali e alle accise. La differenza, rispetto all'accertamento spiccato dall'Agenzia delle Entrate sui tributi fiscali, è che in Dogana, per quanto riguarda il ravvedimento, sono sempre ammesse tutte le diverse attenuazioni previste dalla norma anche in caso di constatazione o di avvio di ispezioni, controlli e verifiche già iniziate da parte dell’autorità doganale. Sempre in Dogana, resta poi attivo l'istituto della revisione dell'accertamento, che consente ai contribuenti di sanare errori senza applicazione delle sanzioni, al verificarsi di determinate condizioni. Anzi, prima dell'estensione del ravvedimento ai tributi doganali, questa era l'unica possibilità per le imprese per correggere eventuali errori commessi all’atto dell’espletamento delle formalità doganali. ****** 6) Ok al regime agevolato per gli enti di promozione sportiva Regime agevolato confermato per gli enti di promozione sportiva. Tutti gli enti di promozione sportiva e qualunque organismo, comunque denominato, che risponde all’obiettivo di favorire lo svolgimento di tutte le attività sportive dilettantistiche, fruiscono del regime agevolato giacché rientranti nella più ampia categoria riconducibile all’art. 67 del TUIR come modificato dall’art. 90, comma 3, della L. n. 289/2002. Lo ha precisato l’Ispettorato nazionale del lavoro con nota n. 9678/2017. ****** 7) Enti del terzo settore: il rinvio alle norme del codice civile consente al CNDCEC, con una neo circolare, di dissipare i dubbi – ASD non obbligate ad iscriversi tra gli ETS, meglio non iscriversi Alle attuali associazioni sportive dilettantistiche non converrà iscriversi nel Registro del Terzo Settore, ciò secondo quanto afferma il Cndcec con una nuova circolare (pubblicata il 10 novembre 2017) approntata sul tema della riforma degli ETS. Gli enti che sceglieranno di non iscriversi al Runts, in particolare le ASD, pur non iscrivendosi al Registro del Terzo Settore, continuano a beneficiare dell’attuale regime forfetario previsto dalla l. 398/1991 (non abrogata dal Codice solo per questi enti, se non iscritti nel Runts). Da qui la prevedibile permanenza del vecchio settore di enti no profit (assai vasto e variegato) anche al di fuori della nuova disciplina codicistica del Terzo settore. Comunque, il generico rinvio alle norme del codice civile, per quanto non previsto dal Cts consente di risolvere alcuni dubbi interpretativi. Lo precisa il Consiglio nazionale dei Commercialisti all’interno della (lunga) circolare del 10 novembre 2017. Dunque, il Cndcec ribadisce che gli ETS disciplinati dal Codice coesistono con enti senza scopo di lucro disciplinati dal libro I del codice civile o da leggi speciali, quali: - gli enti che non svolgono in via principale o esclusiva una o più delle attività “di interesse generale” di cui all’art. 5 del Cts o che svolgono tali attività con finalità diverse da quelle civiche, solidaristiche e di utilità sociale; - gli enti che, anche se teoricamente ammessi all’iscrizione, preferiscono di non iscriversi al Registro unico nazionale del terzo settore (Runts) e non divenire ETS al fine di evitare i conseguenti oneri organizzativi e amministrativi, oltre che il controllo da parte delle competenti pubbliche amministrazioni; - enti che sceglieranno di non iscriversi al Runts per un (lecito) arbitraggio fiscale; in particolare le ASD, in forza dell’art. 89, co. 1, lett. c), pur non iscrivendosi al Registro, continuano a beneficiare dell’attuale regime forfetario previsto dalla l. 398/1991 (non abrogata dal Codice solo per questi enti, se non iscritti). In particolare, afferma il Cndcec, sarà doveroso chiedersi se i vuoti normativi lasciati aperti dal Cts (per esempio, convocazione e maggioranze assembleari degli ETS costituiti in forma di associazione o di fondazione di partecipazione), in assenza di specifiche previsioni di statuto, andranno colmati con la disciplina vigente del libro I del codice civile ovvero con la più dettagliata disciplina del libro V. Trattandosi di associazioni e di fondazioni, solitamente la disciplina del libro I del codice civile trova applicazione per espressa previsione di una clausola di rinvio contenuta nello statuto: in assenza di previsioni statutarie, sarà la qualificazione giuridica dell’ente medesimo a determinare quale normativa applicare in via analogica, ricorrendo se del caso anche alla disciplina delle società del libro V del codice civile. Qualche dubbio interpretativo può sorgere in base all’applicazione del comma 1 dell’art. 3 del Cts, secondo cui alle categorie di ETS aventi una disciplina particolare si applicheranno le disposizioni del codice “soltanto ove non derogate ed in quanto compatibili”. Con particolare riferimento alla collocazione degli enti sportivi dilettantistici, pur rientrando “l’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche” tra le “attività di interesse generale” (art. 5, d.lgs. 117/2017) esercitabili dagli ETS, permane per il mondo sportivo dilettantistico la possibilità di scelta per l’applicazione dell’attuale e specifica disciplina in tema di associazioni e società sportive dilettantistiche (art. 90, l. 289/02, art. 148 Tuir, artt. 67, co. 1, lett. m), e 69, co. 2. Tuir, ecc.). Occorre, peraltro, considerare che non esiste per l’ente sportivo dilettantistico incompatibilità tra iscrizione nel Registro e iscrizione nel registro del CONI. Pertanto, il Cndcec ritiene che l’ente sportivo che opta per l’iscrizione nel Registro non perda la possibilità di fruire dei benefici accordati agli enti iscritti anche al registro CONI sopra richiamati, salvo rinunciare, come detto in precedenza, al regime forfetario di cui alla l. 398/91. È, tuttavia, probabile che i maggiori adempimenti e, soprattutto, la modificazione delle agevolazioni fiscali in capo agli ETS renderanno non appetibile per gli enti sportivi dilettantistici attualmente iscritti nel Registro Coni l’iscrizione nel Registro Unico del Terzo settore. *** Regime fiscale degli Enti del Terzo settore e il controllo dell’Amministrazione Finanziaria La Fondazione Accademia di Ragioneria GdG ha pubblicato la nota operativa n. 10 del 10 novembre 2017, sul regime fiscale degli Enti del Terzo settore e il controllo dell’Amministrazione Finanziaria. Con la precedente Nota Operativa n. 9/2017 sono state esposte tutte le novità civilistiche e contabili degli Enti del Terzo settore di cui al D.lgs. 117 del 3 luglio 2017. In particolare, sono stati trattati i temi relativi: all’Impresa sociale, al Registro Unico Nazionale, alla costituzione degli Enti, agli obblighi contabili e bilancio e agli Organi degli enti del Terzo settore. Con la presente Nota Operativa vengono invece specificatamente trattate le novità riguardanti il regime fiscale e il controllo dell’Amministrazione Finanziaria di tali Enti. Con il Decreto Legislativo 117/2017 “Codice del Terzo settore”, pubblicato in G.U il 2 Agosto 2017, il legislatore ha introdotto il nuovo regime fiscale per gli Enti del Terzo settore con l’intento di semplificare il sistema attraverso la sostituzione di diversi micro-regimi prima esistenti, per fornire più certezza applicativa alle norme fiscali riguardanti tali Enti. Pertanto, l’articolo 79 “Disposizioni in materia di imposte sui redditi” del D.lgs. n. 117/2017 introduce un regime fiscale unitario per tutti gli Enti del Terzo settore prevedendo per essi l’applicazione delle disposizioni di cui al Titolo II del TUIR “in quanto compatibili”. ******* 8) Split payment: istituiti i codici tributo per l’Iva dovuta da P.A. e società con F24 Consentono il versamento, tramite i modelli “F24” e “F24” Enti pubblici, da effettuarsi entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta diviene esigibile Dopo l’estensione dell’ambito di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti alle operazioni effettuate dalle pubbliche amministrazioni e dalle società, con riferimento alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017 (Dl 50/2017 e decreto Mef del 27 giugno 2017), sono stati istituiti, dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione 139/E del 10 novembre 2017, i seguenti codici tributo: “6041” per il modello F24 “621E” per il modello F24 Ep I codici consentiranno il versamento, tramite i modelli “F24” e “F24 Enti pubblici” dell’Iva dovuta. L'adempimento deve essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui il tributo diventa esigibile, senza possibilità di compensazione. In sede di compilazione dell’F24, il codice è esposto nella sezione “erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati” e indicando nei campi “rateazione/regione/prov/mese rif.” e “anno di riferimento” il mese e l’anno cui si riferisce il pagamento nei formati “00MM” e “AAAA”. In sede di compilazione del modello F24Ep, nella sezione “contribuente” va inserito il codice fiscale e la denominazione della pa che esegue il pagamento, nella sezione “dettaglio versamento” sono indicati i seguenti dati: nel campo “sezione”, il valore F (erario) nel campo “codice tributo/causale” il codice tributo nel campo “riferimento A” il mese per cui si effettua il versamento nel formato “00MM” nel campo “riferimento B” l’anno d’imposta per cui si esegue il pagamento nel formato “AAAA”. ****** 9) Nel mese di settembre 2017 sono state aperte 40.715 nuove partite Iva con un incremento dell’1,7% Osservatorio partite IVA: nel mese di settembre 2017 sono state aperte 40.715 nuove partite Iva con un incremento dell’1,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Osservatorio delle partite Iva: on line i dati di settembre 2017. Sul sito del Dipartimento delle finanze, è disponibile la consueta sintesi sulle attività, divise per natura giuridica, ripartizione territoriale, settore produttivo e persone fisiche Disponibile, sul sito del Df, il consueto aggiornamento con le statistiche relative all’apertura delle nuove partite Iva di imprese e professionisti comunicate all’Amministrazione finanziaria. L’analisi della ripartizione territoriale del documento evidenzia, per il mese di settembre 2017, un incremento del’1,7% rispetto al corrispondente mese dello scorso anno, con 40.715 nuove partite Iva aperte. Fra le regioni che presentano incrementi rilevanti, la Valle d’Aosta con un +43,3%, la Sicilia con il +21,1% e le Marche +11,6 per cento. Segno meno, invece, per la Sardegna (-22%), per Trento (-13,3%) e per la Calabria (-11,4%). Riguardo la natura giuridica il 72,5% delle partite Iva sono state aperte dalle persone fisiche, il 22,9% da società di capitali, il 3,9% da società di persone. Rispetto a settembre 2016, si evidenzia un discreto incremento delle società di capitali (+8,5%), stabili invece, le persone fisiche (+0,7%) e in calo le società di persone (-10,8%). Come settore produttivo, in testa alla classifica il commercio, con il 20,8% di partite Iva aperte, seguito dalle attività professionali, con il 14,2% e dall’agricoltura con il 9,6 per cento. Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione stabile, con il 61,2% di aperture di partite Iva che appartengono al genere maschile. Il 46,3% degli avviamenti è effettuato dai giovani fino a 35 anni e un terzo da soggetti compresi nella fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno, sono i 51-65enni a registrare il maggiore incremento di aperture (+10,5%). Il 18,1% delle partite Iva del mese di settembre sono state aperte da persone nate all’estero. Sono 15.331 (37,7%), infine, i soggetti che hanno aderito al regime forfetario, con un aumento del 10,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. (Ministero dell’Economia e Finanze, nota del 10 novembre 2017) ****** 10) Assegno di natalità: Occorre presentare la DSU entro il prossimo 31 dicembre 2017, altrimenti decade l’assegno Assegno di natalità: Occorre presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica per l’anno in corso entro e non oltre il prossimo 31 dicembre 2017. La mancata presentazione della DSU tale data avrà come conseguenza non solo la perdita delle mensilità per l’anno 2017, ma anche la decadenza della domanda di assegno presentata nell’anno 2016 (e in alcuni casi nel 2015). Lo ha precisato l’INPS con il messaggio n. 4476 del 10 novembre 2017. Assegno di natalità di cui all’articolo 1, commi da 125 a 129 della Legge n. 190/2014: avviso del termine ultimo per il rinnovo dell’ISEE 2017 ai fini dell’erogazione delle mensilità riferite all’anno 2017. Come è noto, a partire dall’anno 2015 l’Istituto gestisce le domande di assegno di natalità in oggetto e provvede al pagamento delle singole mensilità in favore dei soggetti aventi diritto. Le prime istruzioni di dettaglio sono state fornite con circolare Inps n. 93 dell’8 maggio 2015. Da una verifica nella procedura di gestione delle domande di assegno è risultato che molti utenti, avendo presentato domanda di assegno per gli anni 2015/2016, non hanno ancora provveduto alla presentazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), utile al rilascio dell’ISEE per l’anno 2017. Ciò ha comportato per questi ultimi la sospensione dell’erogazione dell’assegno per l’anno in corso. Affinché l’Istituto possa riprendere il pagamento delle predette mensilità, e ferma restando la permanenza dei requisiti di legge, è pertanto necessario che gli utenti che avevano in pagamento l’assegno nel 2016 presentino la Dichiarazione Sostitutiva Unica per l’anno in corso entro e non oltre il prossimo 31 dicembre 2017. Questo adempimento è necessario ai fini dell’ISEE minorenni 2017. Al riguardo si ricorda che la sussistenza di un ISEE in corso di validità nei singoli anni di concessione del beneficio è un requisito di legge previsto non solo per l’accoglimento delle domande nel primo anno di spettanza della prestazione, ma anche per la prosecuzione del beneficio negli anni successivi al primo. Per tale ragione il requisito dell’ISEE, unitamente agli altri requisiti di legge, viene verificato annualmente sia per la spettanza del diritto sia per la misura dello stesso. Si ricorda, inoltre, che la mancata presentazione della DSU entro il 31 dicembre 2017 avrà come conseguenza non solo la perdita delle mensilità per l’anno 2017, ma anche la decadenza della domanda di assegno presentata nell’anno 2016 (e in alcuni casi nel 2015). All’eventuale verificarsi della decadenza, l’utente, che ha presentato domanda nel 2016 ancora in possesso dei requisiti di legge, potrà presentare una nuova domanda di assegno nel 2018, per il periodo residuo, ma senza possibilità di recuperare le mensilità dell’anno 2017 e con attivazione del beneficio dalla data di presentazione della domanda. A titolo esemplificativo si riportano le seguenti casistiche. Nascita del figlio avvenuta a maggio 2016. Si ipotizza che l’utente abbia presentato la DSU a giugno 2016 e la domanda di assegno a luglio 2016 (la DSU presentata a giugno è valida se nel nucleo è presente il figlio per il quale è richiesto l’assegno; diversamente, la DSU va nuovamente presentata). L’utente, in presenza di tutti i requisiti di legge, percepisce l’assegno fino a dicembre 2016. L’utente non ha ancora presentato la DSU per il 2017 e quindi l’Istituto ha sospeso l’erogazione delle mensilità di assegno relative all’anno 2017. Sono prospettabili due casi esemplificativi. Caso 1 – l’utente presenta la DSU entro il 31 dicembre 2017: la domanda sospesa viene riattivata e quindi riprende l’erogazione dell’assegno dal mese successivo alla presentazione della DSU, con pagamento anche delle mensilità 2017 arretrate. La DSU presentata entro dicembre 2017 ha validità fino al 15 gennaio 2018 e consente l’erogazione dell’assegno per le mensilità dell’anno 2017. Caso 2 – l’utente non presenta la DSU entro il 31 dicembre 2017: la domanda di assegno presentata a suo tempo nel 2016 decade e le mensilità dell’anno 2017 non possono più essere corrisposte. In questo caso l’utente potrà presentare una nuova domanda nell’anno 2018; tale nuova domanda consentirà, in presenza dei requisiti di legge, il pagamento dell’assegno nell’anno 2018, a decorrere dal mese di presentazione della domanda stessa, ma non consentirà comunque il recupero delle mensilità dell’anno 2017. Si coglie l’occasione per ribadire che, in generale, le DSU hanno validità fino al 15 gennaio dell’anno successivo a quello in cui sono presentate. Ne discende che, sebbene la domanda di assegno si presenti di regola una sola volta, solitamente nell’anno di nascita o di adozione del figlio, è necessario che il beneficiario dell’assegno rinnovi la DSU, ai fini della verifica annuale dell’ISEE, per ciascun anno di spettanza del beneficio. Per quanto sopra esposto, tutti gli aventi diritto all’assegno nell’anno 2018, inclusi quelli che presentassero la DSU entro il 31/12/2017, sono invitati a presentare tempestivamente una nuova DSU dal 1° gennaio 2018, in modo da consentire all’Inps la verifica della permanenza dei requisiti di legge e, di conseguenza garantire la puntuale erogazione delle mensilità di assegno a loro spettanti per l’anno 2018. *** Reingegnerizzazione del servizio di presentazione telematica delle domande di riscatto di laurea nelle gestioni dei dipendenti privati, inclusa la gestione PAL Sul tema l’INPS ha pubblicato il messaggio n. 4488 del 10 novembre 2017. Vincenzo D’Andò