I redditi prodotti dalle società tra professionisti (STP) sono di impresa – Diario quotidiano del 9 novembre 2017

Pubblicato il 9 novembre 2017



1) In arrivo l’ecobonus per sistemare giardini e terrazzi
2) F24: Istituiti codici tributo e istruzioni per il versamento delle entrate tributarie dei comuni e degli altri enti locali
3) F24: Istituiti i codici tributo per il versamento spontaneo di somme dovute a seguito delle comunicazioni 36-bis
4) Redditi prodotti dalle società tra professionisti sono di impresa
5) Ricorso contro l’avviso di iscrizione ipotecaria libero
6) Credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura - Art-Bonus
7) ZFU sisma centro Italia: ulteriori chiarimenti
8) Domande di rimborso dei versamenti da lavoro accessorio
9) Lotta all’evasione fiscale: Banca dati immobiliare completa per il decollo dell'accertamento sintetico del reddito
10) Ravvedimento operoso: nel cassetto fiscale la somma dei dati da dichiarazione Iva confrontati con lo spesometro
Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) In arrivo l’ecobonus per sistemare giardini e terrazzi 2) F24: Istituiti codici tributo e istruzioni per il versamento delle entrate tributarie dei comuni e degli altri enti locali 3) F24: Istituiti i codici tributo per il versamento spontaneo di somme dovute a seguito delle comunicazioni 36-bis 4) Redditi prodotti dalle società tra professionisti (STP) sono di impresa 5) Ricorso contro l’avviso di iscrizione ipotecaria libero 6) Credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura: Art-Bonus 7) ZFU sisma centro Italia: ulteriori chiarimenti 8) Domande di rimborso dei versamenti da lavoro accessorio 9) Lotta all’evasione fiscale: Banca dati immobiliare completa per il decollo dell'accertamento sintetico del reddito 10) Ravvedimento operoso: nel cassetto fiscale la somma dei dati da dichiarazione Iva confrontati con lo spesometro

***

1) In arrivo l’ecobonus per sistemare giardini e terrazzi

Nella Legge di Bilancio 2018 arriva il cd. bonus verde. Tra le novità della manovra, vi è l’introduzione di un “bonus ‪verde” con detrazioni del 36% per la cura del verde privato: terrazzi e giardini, anche condominiali.

Accesso al bonus verde

Il Governo ha destinato 600 milioni di euro alla sistemazione di giardini e terrazzi privati e per la realizzazione di impianti di irrigazione e pozzi. Rientrano nella sistemazione di giardini e terrazzi interventi come la piantumazione di nuovi alberi e la riqualificazione di tappeti erbosi.

Il bonus mira a riqualificare il verde privato e condominiale e a restaurare quello artistico e dei giardini storici.

Misura dell'agevolazione

E’ una detrazione fiscale del 36% che si applica alle spese sostenute nel 2018 e si può ripartire in 10 anni. L’importo massimo di spesa a cui si applica è di 5.000 euro. Può essere applicato sia a ville e case singole sia ai condomini. Si tratta di interventi riguardanti:

- la sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione di pozzi;

- la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili.

Tra le spese agevolazioni rientrano anche quelle di progettazione connesse all'esecuzione degli interventi sopra elencati.

Si tratta di una novità, in fase sperimentale per un anno, che va ad aggiungersi alla proroga del già vigente Econobonus con cui è possibile detrarre il 65 per cento dai lavori di riqualificazione energetica degli edifici e il 50 per cento per le ristrutturazioni e gli interventi riguardanti le finestre o l’installazione di caldaie a condensazione e a biomassa.

Beneficiari

I beneficiari dell'agevolazione sarebbero coloro che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, gli immobili sui quali sono eseguiti i lavori.

Sono agevolati altresì gli interventi in argomento, qualora siano effettuati sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali di cui agli artt. 1117 e 117-bis del codice civile.

In ogni caso, la detrazione sarebbe fruibile fino ad un ammontate complessivo delle stesse non superiore a 5.000 euro per unità immobiliare e deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo, nell'anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi.

Nel caso in cui gli interventi siano realizzati su parti comuni condominiali, la detrazione spetta al singolo condomino nel limite della quota a lui imputabile, a condizione che la stessa sia stata effettivamente versata al condominio entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Per poter beneficiare dell’agevolazione, inoltre, è previsto che i pagamenti siano effettuati con strumenti idonei a consentire la tracciabilità delle operazioni (considerato che la norma, nella sua attuale formulazione, non aggiunge altro, deve ritenersi che i pagamenti possano essere eseguiti anche mediante bancomat o carte di credito in quanto tracciabili).

Sono applicabili anche alla nuova detrazione, inoltre, le disposizioni contenute nell’art. 16-bis commi 5, 6 e 8 del Tuir, che prevedono, rispettivamente, la riduzione della detrazione al 50% per gli immobili residenziali adibiti ad uso promiscuo dai professionisti o per l’esercizio di attività commerciali, il cumulo della detrazione ridotta del 50% con le agevolazioni previste per gli immobili vincolati e il trasferimento della detrazione non fruita all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare e all’erede che conserva la detenzione materiale e diretta del bene.

******

2) F24: Istituiti codici tributo e istruzioni per il versamento delle entrate tributarie dei comuni e degli altri enti locali

Poiché il versamento spontaneo delle entrate tributarie dei comuni e degli altri enti locali può essere effettuato, tra l’altro, mediante il sistema dei versamenti unitari di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, adesso l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 137/E del 8 novembre 2017, ha istituito i codici tributo e fornite le istruzioni per effettuare, tramite modello F24, i pagamenti di alcuni tributi in favore di tutti gli enti interessati, senza la necessità per questi ultimi di stipulare una specifica convenzione con l’Agenzia delle entrate.

Per il versamento della “tassa/canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche” (TOSAP/COSAP), dei relativi interessi e sanzioni, in favore di tutti i Comuni, Province e Città Metropolitane interessati, sono utilizzati i codici tributo già esistenti “3931”, “3932”, “3933” e “3934”, di cui alla risoluzione n. 39/E del 13 maggio 2016.

Per il versamento della “tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani/tariffa per la gestione dei rifiuti urbani” (TARSU/TARIFFA), dei relativi interessi e sanzioni, in favore di tutti i Comuni interessati per gli anni d’imposta pregressi, si utilizzano i codici tributo già esistenti “3920”, “3921” e “3922”, di cui alla risoluzione n. 73/E del 18 maggio 2004.

Inoltre, al fine di consentire il versamento, mediante il modello F24, delle somme dovute ai Comuni a titolo di “imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni” (ICP DPA), di cui al capo I del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, ovvero del “canone per l’installazione di mezzi pubblicitari” (CIMP), di cui all’articolo 62 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, dei relativi interessi e sanzioni, sono istituiti i seguenti codici tributo:

- “3964” denominato “Imposta comunale sulla pubblicità/canone per l’installazione di mezzi pubblicitari (ICP DPA/CIMP)”;

- “3965” denominato “Imposta comunale sulla pubblicità/canone per l’installazione di mezzi pubblicitari (ICP DPA/CIMP) - Interessi”;

- “3966” denominato “Imposta comunale sulla pubblicità/canone per l’installazione di mezzi pubblicitari (ICP DPA/CIMP) - Sanzioni”.

******

3) F24: Istituiti i codici tributo per il versamento spontaneo di somme dovute a seguito delle comunicazioni 36-bis

Per consentire il versamento, con le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del D.P.R. n. 600/1973, l’Agenzia delle entrate ha istituito i codici tributo indicati nella tabella allaegata alla risoluzione. Per agevolare i contribuenti, nella tabella, in corrispondenza dei codici tributo di nuova istituzione, è riportato il codice di riferimento utilizzato per il versamento spontaneo.

I suddetti codici sono utilizzabili nell’eventualità in cui il contribuente, destinatario della comunicazione inviata ai sensi dell’articolo 36-bis del D.P.R. n. 600/1973, intenda versare solo una quota dell’importo complessivamente ivi richiesto.

In tal caso, deve essere predisposto un modello F24 nel quale i codici istituiti sono esposti nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, riportando anche, nei campi specificamente denominati, il codice atto e l’anno di riferimento (nella forma “AAAA”) reperibili all’interno della stessa comunicazione.

(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 138/E del 8 novembre 2017)

******

4) Redditi prodotti dalle società tra professionisti (STP) sono di impresa

I redditi prodotti dalle società tra professionisti sono redditi di impresa ai sensi dell’art. 81 del TUIR. Le società professionali, infatti, sono regolate dalla disciplina civilistica-legale del modello societario prescelto. Fatte salve le deroghe e le integrazioni previste per la disciplina speciale, contenute nella legge n. 183/2011 e nel regolamento attuativo, alle stesse società si applicano le previsioni di cui agli artt. 6, ultimo comma, e 81 del TUIR, per effetto dei quali il reddito delle stesse, da qualunque fonte provenga, è considerato reddito di imprese. Questa è una delle conclusioni a cui giunge l'Agenzia delle Entrate in risposta agli interpelli n. 954-93/2014 e n.904-1126/2017 aventi per oggetto il reddito prodotto dalle società tra professionisti ed i compensi per soci senza partita Iva della Stp, anche nei casi in cui svolgano attività di consigliere di amministrazione della stessa società. Il Segretario del Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del lavoro, Sergio Giorgini, ha riassunto e commentato le risposte dell'Agenzia in un apposito documento, sottolineando che il compenso erogato da una Stp al socio non titolare di partita Iva per l’attività di amministratore è qualificato come reddito assimilato ai redditi di lavoro dipendente ai sensi dell’art.50, comma1, lett. c-bis del TUIR.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 8 novembre 2017)

******

5) Ricorso contro l’avviso di iscrizione ipotecaria libero

L'Agente della Riscossione ha l'onere di chiamare in causa l'ente impositore creditore.

L'impugnazione dell’avviso di iscrizione ipotecaria può essere proposta indifferentemente sia nei confronti dell’ente impositore creditore sia nei confronti dell’agente della riscossione.

La CTR lombarda, rifacendosi a tale principio espresso dalla Suprema Corte con sentenza n. 97 del 2015, ha confermato l’esito del giudizio di primo grado e negato la carenza di legittimazione passiva invocata da Equitalia. In particolare i giudici affermano che se la contestazione della pretesa tributaria è proposta nei confronti dell'agente della riscossione, è onere di quest’ultimo, se non vuole rispondere dell’esito eventualmente sfavorevole della lite, chiamare in causa l’ente impositore creditore, non configurandosi, in tal caso, una fattispecie di litisconsorzio necessario.

(Comm. Trib. Reg. per la Lombardia. Sentenza n. 3735/10 del 22/09/2017)

******

6) Credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura: Art-Bonus

Le erogazioni liberali destinate al sostegno della Fondazione, nei termini previsti, sono ammissibili al beneficio fiscale dell’Art-Bonus.

Ok all'art bonus se la fondazione è un luogo di cultura pubblica. Il beneficio, infatti, afferma il Mibact, è ammissibile, a determinate condizioni, anche nel caso in cui i destinatari non appartengano a Stato, Regioni o altri enti territoriali

L'Agenzia delle entrate, con la risoluzione 136/E del 7 novembre 2017, ha fornito alcuni chiarimenti sulla corretta applicazione dell'istituto del credito d'imposta (art bonus), previsto dall'articolo 1 del Dl 83/2014. L'articolo richiamato prevede, infatti, il riconoscimento di un credito di imposta in favore delle persone fisiche e giuridiche che effettuano erogazioni liberali in denaro (nella misura del 65% delle erogazioni effettuate nei periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013) per interventi a favore della cultura e dello spettacolo.

Tali donazioni, ai sensi del comma 1 della predetta disposizione, devono essere finalizzate, tra l'altro, ai seguenti obiettivi:

interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici

sostegno degli istituti e dei "luoghi della cultura di appartenenza pubblica", come definiti dall'articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al Dlgs 42/2004.

Nel caso esaminato, l'istante (che è una fondazione di diritto privato costituita per iniziativa di una pubblica amministrazione) ha chiesto se poteva essere qualificata come "luogo della cultura di appartenenza pubblica" e, quindi, se i soggetti finanziatori dell'omonimo museo, che la stessa gestisce, possono fruire dell'agevolazione in argomento.

Trattandosi di una questione che impone di delimitare l'ambito oggettivo di applicazione del credito d'imposta, è stato acquisito il parere del competente ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (Mibact), il quale ha precisato che "il requisito dell'appartenenza pubblica, oltre che dall'appartenenza allo Stato, alle Regioni e agli altri enti territoriali, può essere soddisfatto anche dal ricorrere di altre caratteristiche del soggetto destinatario delle erogazioni".

La risoluzione è, dunque, l'occasione per riconoscere alcuni elementi tipizzanti (l'elencazione del ministero è fatta "a titolo esemplificativo e non esaustivo"), del "luogo di appartenenza pubblica" che sono di seguito riportati:

la circostanza che l'istituto (in questo caso la fondazione) sia costituito per iniziativa di soggetti pubblici e mantenga una maggioranza pubblica dei soci e partecipanti e sia finanziato esclusivamente con risorse pubbliche

gestisca un patrimonio culturale di appartenenza pubblica, conferito in uso al soggetto medesimo

sia sottoposto, nello svolgimento delle proprie attività, ad alcune regole proprie della pubblica amministrazione, quali gli obblighi di trasparenza o il rispetto della normativa in materia di appalti pubblici

sia sottoposto al controllo analogo di una pubblica amministrazione.

In conclusione, la presenza di una o più delle caratteristiche sopradescritte porta a ritenere che anche "gli istituti della cultura aventi personalità giuridica di diritto privato, ad esempio perché costituiti in forma di fondazione, abbiano in realtà natura sostanzialmente pubblicistica e possono perciò ricevere erogazioni liberali, per il sostegno delle loro attività, che beneficiano del credito di imposta (ferma restando la condizione dell'appartenenza pubblica delle collezioni)". La trasposizione delle considerazioni svolte al caso esaminato comporta il riconoscimento della fondazione come luogo di appartenenza pubblica e, conseguentemente, l'ammissibilità all'art bonus per le erogazioni effettuate a sostegno dell'omonimo museo.

Infatti, la fondazione in questione presenta tutte le caratteristiche sopra elencate:

è stata individuata dallo Stato, con apposita disposizione legislativa, quale strumento'necessario per la migliore gestione di un museo

la collezione permanente del museo è di proprietà dello Stato, così come il complesso di immobili che lo ospita

riceve, per legge, importanti contributi pubblici ed è sottoposta alla vigilanza del ministero e al controllo della Corte dei conti”.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 136/E del 7 novembre 2017)

******

7) ZFU sisma centro Italia: ulteriori chiarimenti

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la circolare n. 163472/2017, ha fornito chiarimenti sulle modalità di determinazione dell’importo dell’agevolazione richiesta da indicare nel modulo di istanza.

Ulteriori chiarimenti per l’accesso alle agevolazioni in favore delle imprese localizzate nella zona franca urbana (istituita ai sensi dell’articolo 46 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50), nei Comuni delle Regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo colpiti dagli eventi sismici che si sono susseguiti dal 24 agosto 2016.

Con riferimento alle agevolazioni fiscali e contributive in favore delle imprese e dei titolari di reddito di lavoro autonomo che svolgono la propria attività all’interno della zona franca urbana istituita dall’articolo 46 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, sono pervenute specifiche richieste di chiarimento in merito alle modalità di determinazione dell’importo dell’agevolazione richiesta da indicare nel modulo di istanza.

In particolare, si chiede se, ai fini della stima del previsto carico fiscale e contributivo del soggetto richiedente in relazione ai due periodi di imposta ammissibili alle agevolazioni (2017 e 2018), possano essere considerati, oltre agli importi relativi alle imposte sui redditi e ai contributi previdenziali e assistenziali relativi ai precedenti esercizi, anche i maggiori importi per contributi connessi a nuove assunzioni di personale dipendente, effettuate o da effettuare nel corso dei due predetti periodi d’imposta ammessi alle agevolazioni.

Al riguardo, si rappresenta che nel modulo di istanza allegato alla circolare n. 114735 del 15 settembre 2017 è riportata la formula, con le annesse indicazioni per il suo utilizzo, utile alla quantificazione dell’importo dell’agevolazione da richiedente.

Tuttavia, come chiaramente indicato nello stesso modulo di istanza, la funzione della predetta formula è di orientare – e non di vincolare – la scelta del soggetto istante nella determinazione dell’importo dell’agevolazione da richiedere, al fine di commisurare l’agevolazione concessa alle effettive capacità dell’impresa di fruizione del medesimo beneficio, evitando un inutile impegno di risorse pubbliche. Il carattere orientativo e non vincolante della formula è confermato dall’assenza, nella piattaforma informatica da utilizzare per la presentazione delle istanze, di blocchi nell’inserimento dei dati eventualmente difformi da quelli ricavabili dall’applicazione della formula stessa.

Sempre con riguardo alla formula, nelle indicazioni operative riportate nella nota n. 1 del predetto modulo di istanza si fa riferimento ad alcune particolari situazioni – quali, ad esempio, quelle riferibili alle imprese di nuova costituzione o di recente operatività – per le quali i precedenti

periodi d’imposta 2015 e 2016 siano assenti o, comunque, poco significativi. In tali casi, infatti, il soggetto istante non può determinare l’importo dell’agevolazione guardando alle sole imposte e ai contributi riferiti a precedenti periodi di imposta, ma deve necessariamente farlo sulla base di una

realistica e congrua stima del carico fiscale e contributivo per i periodi di imposta ammessi alle agevolazioni.

A tali fattispecie è senz’altro assimilabile il caso relativo a imprese già avviate e mature (dunque, al di fuori della fattispecie delle imprese di nuova o recente costituzione) che prevedono di aumentare i propri livelli occupazionali nei periodi d’imposta 2017 e 2018 rispetto agli esercizi ante terremoto.

Anche tali soggetti – così come tutti gli altri con un carico fiscale e contributivo stimato maggiore rispetto a quelli dei periodi d’imposta 2015 e 2016 – possono quantificare l’importo dell’agevolazione richiesta sia basandosi sugli importi delle imposte e dei contributi dovuti in relazione ai precedenti periodi d’imposta, sia tenendo conto delle previsioni – congrue e realistiche – di sviluppo, anche occupazionale, riferite ai periodi d’imposta 2017 e 2018.

Un comunicato relativo alla circolare è in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

(MISE, circolare direttoriale n. 163472 del 7 novembre 2017)

******

8) Domande di rimborso dei versamenti da lavoro accessorio

L’INPS ha pubblicato il messaggio n. 4405 del 7 novembre 2017, riguardante le domande di rimborso versamenti lavoro accessorio effettuati in data successiva all’entrata in vigore del Decreto legge n. 25 del 17 marzo 2017.

In riferimento ai voucher telematici, la cui normativa di riferimento è stata abrogata con Decreto legge n. 25 del 17 marzo 2017, convertito in Legge n. 49 del 20 aprile 2017, con messaggio Hermes n. 1652/2017 è stato precisato che i versamenti effettuati tramite bollettino postale, bonifico, modello F24 e Portale dei pagamenti in data successiva al 17 marzo 2017 non potevano essere utilizzati e sarebbero stati rimborsati a cura delle strutture territoriali dell’Istituto, previa verifica del regolare afflusso dei fondi.

Pertanto, i committenti interessati possono presentare domanda di rimborso presso le Sedi utilizzando il modello SC52, il quale dovrà essere protocollato ad opera della struttura territoriale che l’ha ricevuto.

Per procedere al rimborso è necessario che il committente comunichi i seguenti dati:

tipo di pagamento (bollettino bianco, on line Porta dei pagamenti, F24, bonifico o altro);

data versamento e importo per tutti i tipi di pagamento;

per i pagamenti on line, il codice INPSrilasciato dal sito INPS al momento del pagamento;

per i bollettini bianchi frazionario, sezione e VCY.

I committenti devono, inoltre, allegare la ricevuta del versamento per tutti i tipi di pagamento, ad eccezione dei pagamenti effettuati mediante modello F24, per i quali la predetta allegazione è meramente facoltativa.

Nelle ipotesi in cui il versamento sia avvenuto tramite bonifico, la Sede territoriale dell’Istituto invia copia della richiesta ed eventuale documentazione alla Direzione Centrale Entrate e Recupero crediti (tramite email alla casella dedicata al lavoro occasionale) per la verifica sulla procedura di Poste (verifica estratto conto). Concluse le verifiche, la Direzione Centrale Entrate e Recupero crediti darà il via libera (sempre per email) all’inserimento dell’istanza di rimborso.

Per la gestione dei suddetti rimborsi si è resa necessaria la predisposizione di apposito applicativo informatico, accessibile per il personale dell’Istituto attraverso la procedura di gestione del lavoro occasionale accessorio sul sito intranet dell’Istituto, seguendo il seguente percorso: dalla prima pagina di INTRANET occorre selezionare il percorso PROCESSI >> Soggetto contribuente >> Lavoro Accessorio e successivamente tra le procedure a fondo pagina selezionare Registrazione datori di lavoro/lavoratori.

L’operatore di Sede inserirà i dati comunicati nell’istanza di rimborso tramite la funzionalità ”Rimborsi post DL. 25/2017” nella sezione “Datore di lavoro - Gestione Voucher Telematici” della procedura intranet, la quale provvederà alle verifiche sugli archivi. Questa operazione corrisponde alla presa in carico dell’istanza da parte della Sede che passa nello stato “PRESA IN CARICO”.

L’operatore della Sede che ha preso in carico l’istanza, conclusa l’istruttoria, effettuerà il rimborso tramite la procedura PAGAMENTI VARI, in analogia con le procedure standard di rimborso (in proposito si richiamano le istruzioni fornite nel messaggio n. 10500/2011). Lo stesso operatore, effettuato il rimborso, chiuderà l’istanza nella procedura intranet tramite la funzionalità “liquidazione” presente nella sezione “Utilità” di “Rimborsi post DL. 25/2017”, accessibile agli utenti profilati su IDM come OperatoreRimborsiPostDL. Conseguentemente l’istanza sarà configurata nello stato “LIQUIDATA”.

Solamente la Sede che ha preso in carico l’istanza potrà effettuare la liquidazione, in analogia con le procedure standard di rimborso. Nel caso di una chiusura effettuata erroneamente senza la fase di liquidazione, sarà necessario inviare apposita segnalazione alla Direzione Centrale Entrate e Recupero crediti per consentirne lo sblocco dal centro.

***

Riconoscimento della pensione ai superstiti studenti - articolo 22 della legge n. 903 del 1965

Pubblicato dall’INPS anche il messaggio n. 4413 del 7 novembre 2017: L’articolo 22 della legge n. 903 del 21 luglio 1965 riconosce la pensione ai superstiti in favore dei figli che alla data del decesso del genitore non abbiano superato il 18° anno di età indipendentemente dallo status di studente.

La citata disposizione normativa prevede che “per i figli superstiti che risultino a carico del genitore al momento del decesso e non prestino lavoro retribuito, il limite di età è elevato a 21 anni qualora frequentino una scuola media professionale e per tutta la durata del corso legale, ma non oltre il 26° anno di età, qualora frequentino l'Università”.

L’Istituto, al fine del riconoscimento della pensione in favore del superstite che abbia superato il 18° anno di età, deve accertare che il percorso di studio frequentato dallo stesso sia riconducibile a quelli di cui alla disposizione normativa e, pertanto, alla luce delle riforme in materia, sia ricompreso nel secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione costituito dal sistema dell’istruzione secondaria superiore e dal sistema dell’istruzione e formazione professionale ovvero ricompreso nel sistema universitario (Università, AFAM, ITS).

A tal fine, con riferimento all’anno scolastico o accademico d’interesse, sono necessarie informazioni relativamente alla denominazione e alla durata del corso, al titolo di studio rilasciato a completamento dello stesso nonché alla natura giuridica dell’istituto presso il quale il superstite è iscritto (statale/paritario/non paritario, Centro di formazione professionale, etc…).

1. Percorsi di istruzione e formazione professionale in Italia e all’estero

a) Percorsi in Italia

Con riferimento all’accertamento in argomento, ed in particolare alla natura giuridica dell’Istituto scolastico, si precisa che, nel caso in cui il superstite sia iscritto a scuole paritarie, le Direzioni regionali dell’Istituto dovranno verificare, presso gli Uffici Scolastici Regionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la sussistenza del riconoscimento della parità scolastica relativamente all’anno d’interesse.

Analogamente, nel caso in cui il superstite sia iscritto a scuole non paritarie, le Direzioni regionali dell’Istituto dovranno accertare, presso gli Uffici Scolastici Regionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca se la scuola è presente nell’apposito elenco regionale delle scuole non paritarie, come già indicato con il messaggio n.26666 del 2008.

Si rammenta che la frequenza di percorsi di istruzione e formazione professionale di competenza regionale, di cui al decreto legislativo n. 226 del 17 ottobre 2005 (IeFP), di durata triennale e quadriennale, come precisato nella circolare n. 185 del 2015, è utile ai fini in argomento, in quanto tali percorsi fanno parte del secondo ciclo di istruzione e formazione.

In caso di iscrizione a corsi di formazione professionale, diversi dai citati percorsi IeFP, le Direzioni regionali dell’Istituto dovranno richiedere agli uffici competenti in materia di formazione professionale dell’ente Regione che ha istituito il corso se trattasi di corsi equiparati ai corsi scolastici ai sensi dell’articolo 12 della legge 21 dicembre 1978, n. 845 e pertanto utili anche ai fini previdenziali.

b) Percorsi all’estero

I superstiti che frequentano percorsi di studio all’estero, tenuto conto delle indicazioni fornite dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, devono allegare alla domanda di pensione una dichiarazione rilasciata dagli Uffici Scolastici regionali del citato Ministero nella quale sia indicato a quale percorso dell’ordinamento italiano corrisponde il percorso di studio all’estero.

2. Percorsi di formazione accademica in Italia e all’estero

a) Percorsi in Italia

Con riferimento alla frequenza di percorsi di formazione ricompresi nel sistema universitario, si rammenta che l’iscrizione ai Conservatori di musica, a decorrere dall’anno accademico 2005/2006, come precisato nella circolare n.76 del 21.07.2008, è equiparata all’iscrizione ai corsi universitari.

Si rammenta inoltre che, come precisato nel messaggio n. 1893 del 16.03.2015, anche l’iscrizione ad Istituti Tecnici superiori previsti dalla legge n. 40 del 2007 è equiparata all’iscrizione ai corsi universitari.

b) Percorsi all’estero

In caso di iscrizione ad Università o Istituti di livello universitario all’estero, tenuto conto di quanto previsto nel D.P.R. n. 189 del 2009 e delle relative indicazioni ministeriali, il superstite studente deve allegare alla domanda di pensione la seguente documentazione:

- certificazione che attesti l’iscrizione e la frequenza al corso prescelto;

-dichiarazione di valore in loco della rappresentanza diplomatico-consolare;

- recapito e-mail o postale al quale intende ricevere la comunicazione del provvedimento di riconoscimento o di diniego ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del D.P.R. n. 189 del 2009 adottato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;

-copia del documento di riconoscimento.

Nel caso in cui il superstite abbia conseguito il titolo di studio all’estero, al fine del riconoscimento dell’equivalenza del titolo estero al titolo italiano da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, lo stesso deve allegare alla domanda di pensione la seguente documentazione:

-dichiarazione di valore in loco della rappresentanza diplomatico-consolare;

-certificato analitico degli esami sostenuti rilasciato dall’Istituto ove è stato conseguito il titolo ( in originale o in copia autenticata anche ai sensi dell’articolo 19 e 19 bis del D.P.R. n. 445 del 2000) con relativa traduzione giurata e asseverata;

-titolo di studio in lingua (anche in copia autenticata ai sensi dell’articolo 19 e 19 bis del D.P.R. 445 del 2000) corredato da traduzione giurata e asseverata e legalizzato nel caso in cui sia stato rilasciato in un paese non UE;

-recapito e-mail o postale al quale intende ricevere la comunicazione del provvedimento di riconoscimento o di diniego ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del D.P.R. n. 189 del 2009 adottato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;

-copia del documento di riconoscimento.

Il titolo di studio e la certificazione degli esami possono essere sostituiti dal c.d. diploma supplement (documento contenente le medesime informazioni in lingua del posto e in inglese) con la traduzione in italiano.

La documentazione relativa ai percorsi di formazione accademica all’estero deve essere trasmessa dalle Direzioni regionali alla Direzione centrale pensioni mediante la casella istituzionale Normativa.DcPensioni@inps - oggetto: “SUPERSTITI STUDENTI”- per il successivo inoltro al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ai fini della individuazione del corrispondente percorso di studio in Italia.

Le domande pendenti, incluse quelle con riferimento alle quali siano state già trasmesse richieste di chiarimenti o documentazione, devono essere esaminate alla luce delle istruzioni impartite con il presente messaggio.

******

9) Lotta all’evasione fiscale: Banca dati immobiliare completa per il decollo dell'accertamento sintetico del reddito

Banca dati immobiliare completa, “indispensabile” per il contrasto all'evasione fiscale nell'accertamento sintetico del reddito.

Lo ha spiegato, l’8 novembre 2017, il direttore dell'agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in audizione presso la Commissione bicamerale sull'Anagrafe tributaria.

Le integrazioni realizzate tra il sistema dell'Agenzia delle entrate e quello dell'ex Agenzia del territorio, ha osservato, hanno consentito “un più efficace accesso alle informazioni necessarie al controllo”. Ai funzionari che operano nell'ambito dell'accertamento catastale sono stati resi disponibili i dati di natura fiscale e a quelli che operano nell'ambito dell'accertamento tributario e dell'assistenza fiscale sono stati resi disponibili, tramite l'Anagrafe immobiliare integrata, le informazioni di natura catastale.

L’attività di accertamento

Gli accertamenti effettuati dall'agenzia delle Entrate in ambito immobiliare al 31 agosto 2017 hanno interessato circa 300mila unità urbane, con un incremento della rendita complessiva, per le unità controllate, pari a circa 111 milioni di euro. Ruffini ha evidenziato l'importanza di una banca dati immobiliare completa, “indispensabile” per il contrasto all'evasione fiscale nell'accertamento sintetico del reddito; nell'accertamento della corretta tassazione degli affitti da fabbricati; nel controllo della sussistenza dei requisiti per la fruizione della “cedolare secca” e dell'agevolazione “prima casa”.

Oltre all'attività di accertamento “corrente” sulle rendite proposte per nuovi accatastamenti o per dichiarazioni di variazione, che ha portato appunto a 300mila controlli nei primi 8 mesi dall'anno, l'Agenzia svolge anche “un'attività periodica”: sui cosiddetti “immobili fantasma”, sulla revisione dei classamenti, sulle nuove costruzioni e infine sugli “immobili rurali”.

Argomenti trattati

Questi, in particolare, i temi affrontati: strumenti informativi gestiti dall’Agenzia nell’ambito del Sistema informativo della fiscalità (Sif) relativamente al patrimonio immobiliare nazionale (alimentazione delle banche dati catastali e miglioramento della qualità dei dati); attività svolte dall’Agenzia per la determinazione dei metri quadrati degli immobili privi di planimetria catastale ovvero con planimetrie non riportate in scala, con particolare riferimento ai trasferimenti immobiliari avvenuti tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70; stato di attuazione dell’Anagrafe immobiliare integrata; stato di avanzamento dei lavori per l’Archivio nazionale degli stradari e dei numeri civici e risultati ottenuti fino a oggi nel miglioramento della qualità dei dati delle banche dati pubbliche; stato della procedura per la trasmissione telematica della dichiarazione di successione; servizi attualmente erogati a cittadini, professionisti e altre amministrazioni pubbliche; tipologia di informazioni in possesso dell’Agenzia sul patrimonio immobiliare di persone fisiche e giuridiche, ai fini del contrasto dell’evasione fiscale; interconnessione tra i sistemi dell’Agenzia delle entrate e quelli ex Agenzia del territorio. Nella sua relazione, Ruffini ha rimarcato la strategicità di una banca dati immobiliare integrata funzionale sia alla gestione del territorio (pianificazione urbanistica, protezione civile, sicurezza delle abitazioni) sia alla gestione della fiscalità, non solo sul versante dei controlli, ma anche su quello altrettanto importante dei servizi offerti ai cittadini.

Di seguito, una sintesi degli aspetti più rilevanti emersi dall’intervento di ieri in audizione parlamentare.

Banche dati fiscali in campo immobiliare: un’architettura in fieri Innanzitutto, il direttore Ruffini ha illustrato lo stato dell’arte del processo di implementazione delle banche dati fiscali in campo immobiliare, sottolineando, da un lato, il loro progressivo completamento/aggiornamento e, dall’altro, il percorso verso la loro reciproca integrazione e verso l’interazione con le banche dati non fiscali.

Sistemi informativi dell’Agenzia in campo immobiliare

Ruffini ha in primo luogo ricordato che all’Agenzia delle entrate è affidato il compito di gestire il sistema informativo del patrimonio immobiliare nazionale (Catasto, pubblicità immobiliare, servizi tecnico-estimativi, Omi). Questo “patrimonio di conoscenze” svolge un ruolo fondamentale per un moderna governance del territorio, ponendosi a supporto non solo della fiscalità, ma anche della pianificazione urbanistica, della protezione civile e della tutela ambientale. Nel prossimo futuro l’Agenzia punta a realizzare il miglioramento costante della qualità dei dati immobiliari e l’aggiornamento automatico della cartografia attraverso strumenti innovativi dal punto di vista metodologico, tecnologico e organizzativo. Peraltro, è già in corso un’azione volta al superamento delle incoerenze ancora presenti nella banche dati attraverso:

l’allineamento delle mappe del Catasto terreni con quelle del Catasto fabbricati

l’implementazione e la gestione dell’Archivio dei fabbricati

la bonifica delle superfici incoerenti, finalizzata a completare l’inventario del patrimonio immobiliare

la bonifica degli indirizzi catastali per uniformarli a quelli certificati dai Comuni.

Attività di determinazione delle superficie dei fabbricati

Con riferimento alle unità immobiliari ordinarie (censite nei gruppi “A”, “B” e “C”) provviste di planimetria, l’Agenzia ha provveduto a determinare le relative superfici. In tal modo, sono stati messi a disposizione dei cittadini, attraverso lo strumento della visura, i dati relativi a oltre 57 milioni di unità immobiliari urbane a destinazione ordinaria.

Con riferimento, invece, ai trasferimenti immobiliari avvenuti tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ’70 (rispetto ai quali non sempre è presente in allegato la planimetria catastale) il calcolo della superficie non sempre è stato possibile. Per superare questa situazione, si propone l’adozione di una soluzione (di tipo normativo) fondata sull’assegnazione alle unità immobiliari interessate di una superficie convenzionale, calcolata moltiplicando la consistenza catastale per un parametro di conversione, determinato per ciascuna categoria ordinaria a destinazione abitativa, in relazione alla dimensioni del vano medio (fatta salva la possibilità per il contribuente di presentare la planimetria secondo le consuete modalità qualora vi fosse uno scarto significativo tra superficie convenzionale e superficie effettiva).

Anagrafe immobiliare integrata: stato di attuazione

Una terza azione su cui è impegnata l’Agenzia è quella finalizzata alla creazione di un inventario completo e uniforme del patrimonio immobiliare italiano: l’anagrafe immobiliare integrata, formata da due componenti:

un Sistema integrato del territorio (Sit), per la gestione delle informazioni oggettive degli immobili (classificazione, descrizione, valore fiscale, geo-localizzazione, eccetera); una sorta di catalogo nazionale degli immobili

un sistema informativo, l’Anagrafe dei titolari (Adt), in cui vengono rappresentate e qualificate le relazioni fra gli immobili e i soggetti titolari di diritti reali.

Archivio nazionale degli standard e dei numeri civici

Costituito dall’ex Agenzia del territorio (ora incorporata nell’Agenzia delle entrate) e dall’Istat in occasione delle attività propedeutiche al “15° censimento della popolazione e delle abitazioni” del 2011, l’Archivio nazionale degli stradari e dei numeri civici comprende un archivio contenente gli stradari (elenco delle denominazioni delle aree di circolazione) e i numeri civici di tutti i Comuni italiani.

Dopo essere stato costantemente aggiornato nel corso degli ultimi anni, esso sarà utilizzato come base di partenza per la realizzazione dell’Archivio nazionale dei numeri civici delle strade urbane che, in futuro, sarà il riferimento nazionale per gli stradari e gli indirizzari comunali. A disposizione di cittadini e imprese ci sarà, quindi, un archivio di riferimento informatizzato, codificato e certificato dai Comuni, che garantirà un elevato grado di integrazione con altre banche dati di interesse nazionale, quali la banca dati catastale, l’Anagrafe nazionale della popolazione residente, l’Anagrafe Tributaria, le banche dati utilizzate dall’Istat per lo svolgimento del censimento permanente della popolazione.

Banche dati integrate: servizi e compliance

Dopo aver fatto il punto sulle banche dati fiscali in campo immobiliare, il direttore Ruffini è passato all’analisi dei servizi offerti ai cittadini nell’ottica della compliance fiscale. La trasmissione telematica della dichiarazione di successione

In primo luogo, il direttore ha ricordato l’introduzione, a partire da quest’anno, del nuovo modello telematico di dichiarazione di successione e domanda di volture catastali.

Si tratta di uno strumento dal forte impatto innovativo, in grado di alimentare le banche dati coinvolte nel processo dichiarativo-successorio (registro, Conservatoria, Catasto) e di semplificare gli adempimenti a cui sono tenuti i cittadini attraverso un percorso guidato di compilazione e alcuni automatismi (soprattutto rispetto al calcolo delle imposte e all’effettuazione delle volture catastali degli immobili).

Il modello, peraltro, è stato aggiornato lo scorso giugno e per il 2018 l’Agenzia prevede di attivare nuove funzionalità, con particolare riferimento all’attestazione di avvenuta presentazione della dichiarazione. Si prevede, infatti, di corredare l’attestazione di un apposito codice a barre (GLIFO) per consentire ai soggetti ai quali verrà esibita di verificarne la conformità con la dichiarazione presentata dal contribuente (si pensi, ad esempio, al suo utilizzo presso gli operatori finanziari per consentire di sbloccare i conti intestati al defunto). In tal modo, l’Agenzia potrà compiere l’ultimo passo verso la completa telematizzazione dell’intero processo dedicato alle successioni, con evidenti vantaggi per i cittadini.

Altri servizi

Più in generale, nell’ambito degli strumenti informativi sul patrimonio immobiliare, l’azione dell’Agenzia è costantemente indirizzata al potenziamento e al consolidamento delle attività e delle risorse messe a disposizione di cittadini, imprese e altre pubbliche amministrazioni. Diversi, infatti, sono i sistemi telematici di colloquio che nel corso degli anni sono stati attivati e integrati (tra gli altri, Sister, Portale per i Comuni, Sistema di interscambio).

Sul fronte della determinazione delle superfici catastali, grazie a procedure informatiche, i cittadini interessati possono segnalare e correggere le incoerenze riscontrate, inviando le proprie osservazioni, operando correzioni sui dati di superficie e integrando le informazioni mancanti, mediante forme di comunicazione strutturata rese disponibili sul sito istituzionale dell’Agenzia. Strumenti di colloquio e di scambio sono inoltre stati attivati con altre pubbliche amministrazioni anche al di là del fronte fiscale (si pensi, ad esempio, sotto il profilo della gestione delle emergenze, alla collaborazione con il dipartimento della Protezione civile che, dopo gli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia, ha reso disponibili, sul sistema europeo “Copernicus”, le mappe degli edifici danneggiati, classificandoli in funzione del danno sismico subito, realizzate sulla base delle immagini satellitari e della cartografia catastale dell’Agenzia delle entrate).

Contrasto dell’evasione fiscale

L’integrazione, l’aggiornamento e lo sviluppo del sistema informativo del patrimonio immobiliare riveste un ruolo decisivo nel contrasto all’evasione fiscale, soprattutto in termini di consolidamento e gestione comune delle informazioni anagrafiche, fiscali e immobiliari relative al singolo contribuente. Tali informazioni, infatti, sono quanto mai utili per l’analisi e la selezione in funzione anti-evasione. A tal fine, un ruolo certamente importante assume l’Adempimento unico immobiliare che accorpa gli obblighi comunicativi catastali, del registro e della pubblicità immobiliare. In prospettiva futura, Ruffini ha ricordato che l’Agenzia ha richiesto al partner tecnologico Sogei l’evoluzione di questa integrazione verso la creazione di un’unica base dati sintetica.

Sul versante dei controlli, l’Agenzia svolge sia un’attività corrente sia un’attività periodica. La prima è relativa all’accertamento delle rendite proposte per nuovi accatastamenti o per dichiarazioni di variazione (al 31 agosto 2017 gli accertamenti hanno interessato circa 300.000 unità immobiliari urbane, con un incremento della rendita complessiva, per le unità controllate, pari a circa 111 milioni di euro).

L’attività periodica, invece, riguarda quattro diversi procedimenti di accertamento:

il primo relativo ai cosiddetti “immobili fantasma”

il secondo relativo alla revisione dei classamenti

il terzo concerne l’attività di verifica di nuove costruzioni o di variazioni non dichiarate al Catasto

l’ultimo è relativo agli “immobili rurali”.

È evidente, quindi, che una banca dati immobiliare completa, aggiornata e integrata rappresenta uno strumento indispensabile per alcuni fondamentali procedimenti di contrasto all’evasione fiscale quali:

l’accertamento sintetico del reddito

l’accertamento sulla corretta tassazione delle locazioni da fabbricati

il controllo della sussistenza dei requisiti per la fruizione del regime agevolato della cedolare secca

il controllo della sussistenza dei requisiti relativi all’agevolazione “prima casa”.

Infine, il direttore ha ricordato che l’attenzione dell’Agenzia delle entrate è indirizzata anche verso tutti quegli eventi modificativi della consistenza e della titolarità degli immobili dai quali derivano obblighi di natura fiscale: atti di cessione a titolo oneroso o gratuito tra vivi ovvero mortis causa per la loro corretta tassazione ai fini delle imposte di registro, di successione ipocatastali; cessioni a titolo oneroso di beni immobili nel quinquennio che generano plusvalenze tassabili; rivalutazioni dei terreni assoggettate a tassazione sostitutiva. Interconnessione tra i sistemi dell’Agenzia delle entrate e quelli ex Agenzia del territorio

Infine, il direttore Ruffini ha fatto riferimento nella sua relazione all’integrazione tra il sistema informativo dell’Agenzia delle entrate e quello dell’ex Agenzia del territorio.

Anche da questo punto di vista l’azione condotta è stata efficace e rilevante sia in termini di elaborazione delle informazioni necessarie al controllo sia di servizi resi al cittadino. In particolare, ai funzionari impegnati nell’accertamento catastale sono stati resi disponibili i dati di natura fiscale e allo stesso modo ai funzionari impegnati nell’ambito dell’accertamento tributario e dell’assistenza fiscale sono stati resi disponibili, tramite l’Anagrafe immobiliare integrata, le informazioni di natura catastale e ipotecaria.

Ai cittadini, invece, è stata resa disponibile sul “cassetto fiscale” una sezione di consultazione personale, che include visure catastali e ispezioni ipotecarie relative agli immobili di cui si ha la titolarità.

******

10) Ravvedimento operoso: nel cassetto fiscale la somma dei dati da dichiarazione Iva confrontati con lo spesometro

Nel cassetto fiscale la somma dei dati da dichiarazione Iva confrontati con lo spesometro, per costringere, contribuenti e loro consulenti, all’adempimento spontaneo, ovvero al ravvedimento operoso. Dati disponibile anche per la Guardia di Finanza.

Dunque, il Fisco invita a ricontrollare il volume d’affari.

Le comunicazioni arrivano all’indirizzo Pec e sono consultabili, con altri dati, nel “cassetto fiscale” del contribuente, che può chiedere maggiori informazioni, spiegare o ravvedersi

Continua ad arricchirsi il bagaglio delle informazioni che il Fisco mette in comune con i contribuenti per favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari. In questo caso, protagonista, è il volume d’affari dei soggetti Iva. Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 251544 del 8 novembre 2017, infatti, sono state stabilite le modalità attraverso le quali l’Agenzia delle entrate mette a disposizione del contribuente (e della Guarda di finanza) le informazioni relative al confronto delle comunicazioni dei dati delle fatture emesse e ricevute (ex articolo 21, Dl 78/2010, nella versione vigente fino al 24 ottobre 2016) da cui risulterebbe che sia stato omesso, in tutto o in parte, il volume d’affari conseguito.

Nella comunicazione tutti i dati per capire

I contribuenti interessati riceveranno, al proprio indirizzo Pec, una lettera contenente le informazioni utili a identificare il rilievo riscontrato e cioè:

il codice fiscale, la denominazione, il cognome e il nome del destinatario dell’alert

il numero identificativo della comunicazione e l’anno d’imposta oggetto dell’incongruenza emersa

il codice atto

il totale delle operazioni comunicate dai clienti Iva e di quelle effettuate nei confronti di consumatori finali comunicate dal contribuente stesso

le modalità di consultazione dei dati di dettaglio relativi all’anomalia riscontrata.

La stessa comunicazione e gli stessi dati saranno disponibili anche nel “cassetto fiscale” del destinatario della lettera, che, in più, permette di conoscere le seguenti ulteriori informazioni:

il protocollo e la data di invio della dichiarazione Iva che ha fatto scattare la procedura

la somma algebrica dell’ammontare complessivo delle operazioni riportate nei righi: VE23 - colonna 1 (Totale imponibile), VE31 (Operazioni non imponibili a seguito di dichiarazione d’intento), VE32 (Altre operazioni non imponibili), VE33 (Operazioni esenti), VE35 - colonna 1 (Operazioni con applicazione del reverse charge), VE37 – colonna 1 (Operazioni effettuate nell’anno, ma con imposta esigibile in anni successivi) e VE39 (Operazioni effettuate in anni precedenti, ma con imposta esigibile nell’anno oggetto di comunicazione)

l’importo della somma delle operazioni relative alle cessioni di beni e prestazioni di servizi comunicate dai clienti Iva e alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di consumatori finali, comunicate dal contribuente stesso (ai sensi dell’articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78) e considerate al netto dell’imposta sul valore aggiunto in base all’aliquota ordinaria

le operazioni attive che non risulterebbero riportate nella dichiarazione Iva in questione

i dati identificativi dei clienti soggetti passivi Iva

gli acquisti comunicati da ciascuno dei clienti titolari di partita Iva del punto precedente

i dati identificativi dei consumatori finali comunicati dal contribuente

le cessioni o prestazioni comunicate per ciascuno dei consumatori finali del punto precedente.

Il destinatario della comunicazione può richiedere all’Agenzia, direttamente o tramite gli intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni, maggiori informazioni sulle anomalie segnalate oppure comunicare, attraverso l’indirizzo Pec, fatti e circostanze non presenti nelle banche dati del Fisco, in grado di spiegare le incongruenze emerse.

Una volta verificato il volume d’affari, nel caso in cui risultino esatti i calcoli dell’amministrazione finanziaria, il contribuente può correggere o integrare quanto dichiarato avvalendosi del ravvedimento operoso (articolo 13, Dlgs 472/1997), usufruendo della riduzione graduale delle sanzioni in ragione del tempo trascorso dalla violazione. Tale comportamento è consentito a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata ovvero che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo, di cui i contribuenti interessati abbiano avuto formale conoscenza (salvo la notifica di un atto di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o, in generale, di accertamento, nonché il ricevimento di comunicazioni di irregolarità a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazione dei redditi e dell'Iva (ex articolo 36-bis, Dpr 600/1973 e articolo 54-bis, Dpr 633/1972) e degli esiti del controllo formale (articolo 36-ter, Dpr 600/1973).

Vincenzo D’Andò