Diario quotidiano del 23 novembre 2017 – CommercialistaTelematico

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 23 novembre 2017



1) Esenzione dall’imposta comunale per l’immobile dell’Ente: necessario il collegamento con le attività istituzionali
2) Fatturazione elettronica solo facoltativa
3) L’accisa si paga anche nei casi di perdite del prodotto a seguito di furti
4) Valore della richiesta della prestazione previdenziale nel ricorso giudiziale
5) Riduzione spettante alle imprese artigiane per l’anno 2017
6) La vendita fallimentare riformata: nuovo studio del Notariato
7) Cessioni immobili mancanti di “trasparenza”: è possibile negare l’esenzione Iva
8) Versamenti acconti imposte sui redditi in scadenza
9) Finanziamento sisma maggio 2012: sostituite le specifiche tecniche di trasmissione
10) Concessione diritti di autore: non imponibili in Italia le royalties corrisposte dalla SpA alla Fondazione francese

1) Esenzione dall’imposta comunale per l’immobile dell’Ente: necessario il collegamento con le attività istituzionali

2) Fatturazione elettronica solo facoltativa

3) L’accisa si paga anche nei casi di perdite del prodotto a seguito di furti

4) Valore della richiesta della prestazione previdenziale nel ricorso giudiziale

5) Riduzione spettante alle imprese artigiane per l’anno 2017

6) La vendita fallimentare riformata: nuovo studio del Notariato

7) Cessioni immobili mancanti di “trasparenza”: è possibile negare l’esenzione Iva

8) Versamenti acconti imposte sui redditi in scadenza

9) Finanziamento sisma maggio 2012: sostituite le specifiche tecniche di trasmissione

10) Concessione diritti di autore: non imponibili in Italia le royalties corrisposte dalla SpA alla Fondazione francese; Documentazione probatoria idonea a dimostrare la provenienza degli utili di fonte estera

***

1) Esenzione dall’imposta comunale per l’immobile dell’Ente: necessario il collegamento con le attività istituzionali

Gli immobili della Difesa non compresi nella caserma e concessi in locazione non sono esenti dall’ICI.

L’inscindibile collegamento funzionale con le attività istituzionali dell’Ente che giustifica l’esenzione dall’ICI, non si realizza con il mero utilizzo da parte di militari degli immobili di proprietà della Difesa. La Suprema Corte, riallacciandosi al proprio consolidato indirizzo giurisprudenziale sul tema (sent. nn. 27473/2016, 20042/2011, 20850/2010, 14094/2010, 20577/2005), ha, infatti, respinto l’appello del Ministero della Difesa che, con cinque motivi di ricorso, aveva insistito sull’esenzione dall’ICI di alcuni propri immobili in quanto destinati a fini istituzionali. Secondo gli ermellini tale esenzione, prevista dall’art. 7, comma 1, lett. a), D.Lgs. 504 del 1992, non opera in ipotesi di utilizzazione semplicemente indiretta a fini istituzionali, quale quello del caso in esame in cui gli alloggi della Difesa erano situati al di fuori dell’impianto militare e concessi in locazione.

(Corte di cassazione, sentenza n. 26453/5 del 08/11/2017)

******

2) Fatturazione elettronica solo facoltativa

Non ci sta alle costrizioni normative, peraltro senza effettiva utilità, il Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro, che con la seguente nota del 22 novembre 2017, spiega perché non è possibile imporre per obbligo la fatturazione elettronica.

All'interno del DDL Bilancio 2018 viene prevista dal 2019 l’introduzione generalizzata della fatturazione elettronica sopprimendo, nel contempo, le comunicazioni dei dati delle fatture, salvo introdurre un ulteriore adempimento addirittura a scadenza mensile di proibitiva gestione c.d. “spesometro transfrontaliero”. L’Agenzia delle Entrate, grazie alla fatturazione elettronica, vorrebbe predisporre le liquidazioni periodiche dell'Iva, la relativa dichiarazione annuale Iva e la dichiarazione dei redditi generando anche i relativi F24 precompilati. La criticità di tale complessa gestione automatizzata sta nel rischio di vedere soppressa l'applicazione di tutte le norme sulla detraibilità oggettiva e soggettiva dell'Iva, i vari regimi speciali previsti dal D.P.R. 633/1972 nonché tutte le disposizioni civilistiche e fiscali sulla determinazione del reddito d'impresa e di lavoro autonomo. Appare poco significativa, la semplificazione che mira ad eliminare per professionisti e imprese in contabilità semplificata l’obbligo della tenuta dei registri vendite e acquisti, in quanto la tenuta in proprio della contabilità rimarrà come necessità ai fini gestionali interni. Inoltre, tale metodologia non rappresenta un rimedio ad intercettare i casi più gravi di evasione Iva, ovvero quelli in cui si omette completamente l'emissione della fattura o la si emette per un importo inferiore rispetto al corrispettivo incassato.

Queste le perplessità esposte dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro al tavolo sulla semplificazione fiscale con l'Agenzia delle Entrate. Da qui la proposta di rendere facoltativo l'utilizzo della fatturazione elettronica tra privati e al contempo di introdurre nell'ordinamento misure per incentivarne l'utilizzo. Di seguito alcuni suggerimenti per semplificare e diffondere l'adesione spontanea dei contribuenti alla fatturazione elettronica: a. eliminare l'obbligo del c.d. Codice univoco oggi previsto dal sistema SDI ed utilizzare come codice di identificazione il codice fiscale o la partita iva; b. introdurre la possibilità di recuperare immediatamente l’Iva sugli insoluti B2B; c. aumentare le soglie (almeno 30.000 euro) per l’esclusione dall’obbligo del visto di conformità per le compensazioni orizzontali dei crediti fiscali, ferma restando l’opportunità di riportare a 15.000 euro la soglia anche per i contribuenti che scelgono di non utilizzare la fatturazione elettronica; d. introdurre un significativo credito d’imposta per il recupero delle spese relative agli investimenti necessari in termini di formazione ed acquisto degli strumenti tecnologici per una corretta gestione della fatturazione elettronica; e. mantenere la conservazione sostitutiva di cui al D.M. 17/06/2014 adempiuta nel momento di invio della fattura elettronica al sistema SDI, con valore sia ai fini civilistici che fiscali; f. ridurre la ritenuta fiscale sui bonifici bancari relativi a ristrutturazioni edilizie dall’attuale 8% al 4%, a fronte di fatture gestite in maniera elettronica; g. adottare il formato unico europeo di fattura elettronica in base a quanto indicato nella Direttiva n. 2014/55/UE; h. al fine di evitare il continuo sostenimento di oneri per la gestione di adempimenti fiscali continuamente mutevoli, si chiede che l’assetto di fatturazione elettronica ipotizzato, una volta entrato pienamente a regime, venga mantenuto stabile nel tempo; i. evitare “doppi binari” di trasmissione e gestione del processo di fatturazione elettronica come nel caso di fatturazione B2B e B2C; j. disapplicare gli istituti dello split payment e del reverse charge ai contribuenti che scelgono di utilizzare la fatturazione elettronica. Si tratta di meccanismi che, ormai, coinvolgono un numero sempre più ampio di soggetti e di operazioni, introdotti con finalità antifrode, ma che hanno comportato per professionisti ed imprese aggravi sia amministrativi, che finanziari, oltre ad una notevole incertezza applicativa data dalla poca chiarezza della norma.

******

3) L’accisa si paga anche nei casi di perdite del prodotto a seguito di furti

Si paga l’accisa anche sui prodotti oggetto di furto. Difatti, l’abbuono dell’accisa viene previsto solo quando gli ammanchi di prodotto sono riconducibili alle perdite dovute a caso fortuito o forza maggiore o alle perdite inerenti alla natura del prodotto. Resta escluso, secondo la Suprema Corte, anche in base alla propria costante giurisprudenza sul tema (Cass. sentt. nn. 16966/2016, 25990/2013, 27825/2007) il furto ad opera di terzi, la cui equiparazione al caso fortuito era, invece, posta alla base delle pronunce di primo e secondo grado, favorevoli al contribuente. I giudici di legittimità spiegano che il pagamento dell’imposta è abbuonato solo nell’ipotesi di dispersione o distruzione del prodotto, atteso che solo in questo caso ne resta impedita l’immissione nel consumo, laddove la sottrazione determina soltanto il venir meno della disponibilità del bene da parte del soggetto per effetto dello spossessamento, ma non ne impedisce l’ingresso nel circuito commerciale.

(Corte di cassazione, ordinanza n. 26419/6 del 07/11/2017)

******

4) Valore della richiesta della prestazione previdenziale nel ricorso giudiziale

La mancata quantificazione del valore della prestazione richiesta non determinerà più l’inammissibilità del ricorso.

La Consulta si è pronunciata sul valore della richiesta della prestazione previdenziale nel ricorso giudiziale.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n 241 del 20 novembre 2017, ha affermato la illegittimità, per manifesta irragionevolezza, dell’ultimo periodo dell’art. 152 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, introdotto con l’art. 38, comma 1, lettera b), n. 2, del D.L. n. 98/2011, varato al fine di evitare, nei giudizi concernenti le prestazioni previdenziali, liquidazioni di spese processuali molto onerose rispetto al “petitum”.

Pertanto, nelle cause previdenziali la mancata quantificazione nella fase introduttiva del procedimento del valore della prestazione oggetto del contenzioso non comporterà più l’inammissibilità del ricorso.

******

5) Riduzione spettante alle imprese artigiane per l’anno 2017

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha pubblicato il Decreto del 10 ottobre 2017, concernente la riduzione dei premi per le imprese artigiane, ai sensi dell’art.1, commi 780 e 781 lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296, riferito all’annualità 2017, adottato sulla base della determinazione INAIL n. 331 del 28.08.2017.

La riduzione spettante alle imprese artigiane che non hanno avuto infortuni nel biennio 2015/2016 è stabilita in misura pari al 7,22% dell’importo del premio assicurativo dovuto per il 2017.

******

6) La vendita fallimentare riformata: nuovo studio del Notariato

L’ultimo lavoro approvato dal Consiglio Nazionale del Notariato, pubblicato il 22 novembre 2017, è consultabile nella sezione TROVA STUDIO, ha approfondito tematiche relative alle esecuzioni immobiliari:

La vendita fallimentare riformata - L’art. 107 L.F. alla luce della legge 132/2015 - Studio n. 193-2017/C

La legge 132/15 ha, dopo circa 10 anni, nuovamente riformato la fase liquidativa delle procedure endoconcorsuali, trasfondendo in tale sede le innovazioni apportate al codice di rito, e confermando, per l’ennesima volta, la vicinanza della disciplina prevista per le vendite concorsuali a quelle previste per le esecuzioni individuali.

Il legislatore ha cristallizzato il pagamento rateale, il possesso anticipato del bene previo deposito di fideiussione bancaria, il pagamento rateale, il mutamento di prospettiva riguardo alla pubblicità, privilegiando quella telematica rispetto a quella cartacea, l’introduzione del “market place” nazionale.

Restano aperte alcune problematiche relative alla compatibilità sia delle norme, del codice di rito, direttamente richiamate dal riformato art. 107 l.f. sia dell’intero impianto liquidativo disciplinato dagli artt. 570 c.p.c. e ss..

Questi, di seguito, sono gli argomenti che vengono trattati:

- La riforma della legge fallimentare operata con il decreto legislativo n. 5 del 9 gennaio 2006 e con il decreto legislativo 12 settembre 2007 n. 169 e l’introduzione del principio di competitività nelle vendite concorsuali;

- Le vendite competitive e la necessità della scelta di un modello applicativo;

- La riforma del I comma dell’art. 107 l.f. ad opera del legislatore del 2015 (“…si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui agli articoli…574 primo comma secondo periodo c.p.c.”; “…si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui agli articoli…587 primo comma secondo periodo del codice di procedura civile”);

- L’applicazione dell’art. 490 I comma c.p.c. quale requisito minimo per esposizione pubblicitaria di una vendita competitiva.

******

7) Cessioni immobili mancanti di “trasparenza”: è possibile negare l’esenzione Iva

Sulle Pratiche abusive è possibile negare l’esenzione Iva. Secondo la Corte di giustizia Ue, sentenza del 22 novembre 2017, nella Causa n. 251/16, in presenza di date operazioni immobiliari, effettuate al fine di raggirare l’Erario, fruendo dell’esenzione Iva, lo Stato può avvalersi dell’applicazione del principio del divieto di pratiche abusive ai diritti e, quindi, contestarne i benefici previsti dal diritto dell’Unione, e questo indipendentemente dal fatto che tali diritti e benefici trovino il loro fondamento nei trattati, in un regolamento o in una direttiva. Secondo la Corte, quindi, il principio in questione ha carattere generale, per natura inerente ai principi generali del diritto dell'Unione.

Pertanto, può essere opposto ad un soggetto passivo per negargli il beneficio, in particolare, del diritto all’esenzione dall’Iva, anche in assenza di disposizioni di diritto nazionale che prevedano un siffatto diniego.

Inoltre, la Corte Ue conferma che detta applicazione del principio del divieto di pratiche abusive è conforme ai principi della certezza del diritto e della tutela del legittimo affidamento. La Corte rileva a tale riguardo che l’interpretazione da essa fornita del diritto dell’Unione chiarisce e precisa il significato e la portata di tale diritto, nel senso in cui deve o avrebbe dovuto essere inteso sin dalla data della sua entrata in vigore.

I fatti:

I sig.ri Cussens, Jennings e Kingston erano comproprietari di un'area di sviluppo situata in Irlanda, sulla quale hanno costruito quindici case per vacanze destinate alla vendita.

Prima di procedere a tali vendite, nel 2002 hanno realizzato diverse operazioni con una società ad essi collegata, la Shamrock Estates. L'8 marzo 2002 hanno stipulato con tale società due contratti di locazione, ovvero, da un lato, un contratto di locazione con cui le hanno concesso in locazione tali beni immobili per un periodo di 20 anni ed un mese a decorrere da tale data («locazione di lunga durata») e, dall'altro, un contratto di locazione che prevedeva la retrolocazione, da parte della Shamrock Estates, di tali beni immobili ai comproprietari per una durata di due anni.

Il 3 aprile 2002, tali due contratti di locazione si sono estinti per rinuncia reciproca di ciascuno dei locatari, cosicché i comproprietari hanno recuperato la piena proprietà dei beni immobili. Nel maggio del 2002 i comproprietari hanno venduto tutti i beni immobili a terzi, che ne hanno acquisito la piena proprietà. Secondo la legislazione irlandese sull'Iva, tali vendite non erano soggette ad alcuna Iva, in quanto i beni immobili erano stati precedentemente oggetto di una prima cessione soggetta a Iva, nell'ambito della locazione di lunga durata. Soltanto quest'ultima era soggetta a Iva.

Con avviso di accertamento fiscale del 27 agosto 2004, l'amministrazione finanziaria irlandese ha richiesto ai comproprietari un versamento supplementare di Iva per le vendite di beni immobili realizzate nel maggio 2002.

Tale amministrazione ha infatti ritenuto che i contratti di locazione costituissero una prima cessione artificiosamente creata al fine di evitare l'assoggettamento delle vendite successive, cessione della quale non si doveva quindi tenere conto ai fini della determinazione dell'Iva.

I comproprietari hanno presentato ricorso contro tale decisione. La High Court (Alta Corte, Irlanda) ha dichiarato che, poiché detti contratti di locazione non avevano alcun contenuto commerciale, costituivano una pratica abusiva ai sensi della giurisprudenza derivante dalla sentenza della Corte di giustizia nella causa Halifax . Essa ha ritenuto che il principio del divieto di pratiche abusive, quale emerge da tale giurisprudenza, esiga la riqualificazione delle misure abusive conformemente alla realtà, anche in assenza di una normativa nazionale che attui tale principio.

Adita in appello, la Supreme Court (Corte Suprema, Irlanda) chiede alla Corte di giustizia se tale principio possa, indipendentemente da una misura nazionale che gli dia attuazione nell'ordinamento giuridico interno, essere direttamente applicato al fine di escludere l'esenzione dall'Iva di vendite di beni immobili.

Inoltre, la Supreme Court si chiede se siffatta applicazione del principio sia conforme ai principi della certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento, dato che le operazioni in questione sono state realizzate prima della pronuncia della sentenza nella causa Halifax.

Con la sentenza odierna, la Corte rileva, innanzitutto, che il principio del divieto di pratiche abusive, quale applicato nella sentenza nella causa Halifax alle disposizioni della direttiva sull'Iva , non costituisce una norma stabilita da una direttiva. Al contrario, tale principio trova il proprio fondamento in una costante giurisprudenza secondo la quale, da un lato, i singoli non possono avvalersi fraudolentemente o abusivamente delle norme del diritto dell'Unione e, dall'altro, l'applicazione della normativa dell'Unione non può estendersi fino a comprendere i comportamenti abusivi degli operatori economici.

Rapporti giuridici sorti prima

Per cui il diritto dell’Unione così interpretato, al di fuori di circostanze eccezionali, deve essere applicato dal giudice anche a rapporti giuridici sorti e costituiti prima della sentenza che statuisce sulla domanda di interpretazione. Inoltre, nella sentenza nella causa Halifax, la Corte non ha limitato gli effetti nel tempo della sua interpretazione del principio del divieto di pratiche abusive in materia di Iva e tale limitazione può essere ammessa solo nella sentenza stessa che statuisce sull'interpretazione richiesta.

******

8) Versamenti acconti imposte sui redditi in scadenza

Entro il prossimo 30 novembre, ovvero, per le società e gli enti, entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta, è dovuto il secondo acconto delle imposte.

Gli importi, da versare attraverso la presentazione del Mod. F24 di pagamento, possono essere compensati nei confronti dei diversi enti impositori.

Versamento del secondo acconto delle imposte 2017

I soggetti obbligati alla presentazione del Mod. Redditi 2017, per il periodo d’imposta 2016, entro il 30.11.2017 sono tenuti al versamento della seconda o unica rata dell’acconto per il 2017 relativo:

- alle imposte Irpef, Ires ed Irap;

- all’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali relative alle locazioni di immobili abitativi (cedolare secca);

- all’imposta sostitutiva del regime di vantaggio ex D.L. 6.7.2011, n. 98, conv. con modif. dalla L. 15.7.2011, n. 111 (contribuenti minimi);

- all’imposta sostitutiva del regime di vantaggio ex L. 23.12.2014, n. 190 (contribuenti forfetari).

Metodi di calcolo del secondo acconto

Al fine del calcolo del secondo acconto, per ciascuna imposta, è possibile adottare, alternativamente, il metodo «storico» ovvero il metodo «previsionale».

In particolare, con il metodo storico il secondo acconto per il periodo d’imposta 2017 è determinato in base agli importi indicati nei righi della dichiarazione dei redditi presentata per il periodo d’imposta 2016.

Diversamente, con il metodo previsionale risulta possibile versare gli acconti in misura inferiore a quanto risulta sulla scorta del criterio storico, qualora si presuma di conseguire, nel periodo d’imposta 2017, un reddito inferiore a quello relativo all’anno 2016.

In tale ipotesi occorre:

- determinare l’imposta presunta sulla base del Mod. Redditi 2017 per il periodo d’imposta 2016;

- versare la percentuale minima

È in ogni caso esclusa la facoltà di avvalersi del metodo previsionale per la determinazione dell’acconto Irpef nell’anno in cui avviene il passaggio contribuenti forfetari. L’acconto, infatti, deve essere calcolato sulla base dell’Irpef dovuta per l’anno precedente e senza tener conto delle disposizioni previste dal regime agevolato.

******

9) Finanziamento sisma maggio 2012: sostituite le specifiche tecniche di trasmissione

Secondo quanto ora dispone il provvedimento n. 269367 dell’Agenzia delle entrate del 22 novembre 2017, dovranno essere utilizzate per la trasmissione completa dei dati relativi al prestito agevolato, in sostituzione di quelle stabilite con precedente provvedimento delle Entrate.

Gli enti che erogano i prestiti agevolati previsti per le imprese danneggiate dal sisma del 2012, dovranno avvalersi di nuove specifiche tecniche per comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati sul finanziamento erogato e sui soggetti che omettono i pagamenti dovuti.

Si tratta dei finanziamenti della durata massima di due anni, previsti a favore dei titolari di reddito d’impresa, per far fronte al pagamento dei tributi, contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, sospesi dal 20 maggio al 30 novembre 2012, nonché di quelli dovuti dall’1 dicembre 2012 al 15 dicembre 2013 (articolo 11, commi 7 e 7-bis del Dl 174/2012).

Gli enti finanziatori, secondo le disposizioni del Dl 174/2012, sono tenuti a comunicare alle Entrate i dati relativi ai finanziamenti erogati e al loro utilizzo, nonché i dati identificativi dei soggetti che omettono i pagamenti stabiliti dal piano di ammortamento e i relativi importi. Con il provvedimento dell’Agenzia del 16 maggio 2013 sono stati approvati modello di comunicazione, istruzioni e specifiche tecniche.

Il nuovo tracciato si è ora reso necessario a seguito delle modifiche normative apportate al piano di ammortamento del finanziamento agevolato, fra cui il differimento fino a un massimo di due anni della restituzione del prestito (articolo 3-bis, Dl 4/2014), la sospensione di ulteriori 12 mesi del rimborso del debito con conseguente rimodulazione delle rate (articolo 1, comma 9-ter, Dl 74/2014), il differimento al 31 ottobre 2016 del pagamento delle rate in scadenza il 30 giugno 2016 (articolo 6, comma 11, Dl 113/2016).

Le specifiche tecniche approvate con il provvedimento del 16 maggio 2013, sono, dunque, sostituite da quelle contenute nelle sezioni I e II approvate con il provvedimento odierno.

******

10) Concessione diritti di autore: non imponibili in Italia le royalties corrisposte dalla SpA alla Fondazione francese

Concessione dei diritti di autore: non sono imponibili in Italia le royalties corrisposte da una società italiana a favore della Fondazione francese, ove quest’ultima sia l’effettiva beneficiaria.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 143/E del 22 novembre 2017.rilasciata a seguito di una istanza di interpello posta da una SpA in materia di: Applicabilità dell’articolo 12, paragrafo 3 della Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Francia alle royalties pagate per i diritti di utilizzazione economica di icone aventi carattere creativo e valore artistico.

Viene, comunque, ricordato come, come più volte precisato dall’Amministrazione finanziaria (risoluzioni 24 settembre 2003, n. 183/E; 24 maggio 2000, n. 68/E; 10 giugno 1999, n. 95/E), i sostituti d’imposta possono, sotto la propria responsabilità, applicare direttamente l’esenzione o le minori aliquote convenzionali previa presentazione da parte dei beneficiari del reddito della documentazione idonea a dimostrare l’effettivo possesso di tutti i requisiti previsti dalla Convenzione per fruire dell’agevolazione.

Il chiarimento delle Entrate tiene conto delle varie vicende giurisprudenziali, in particolare della Cassazione.

Dunque, se l’opera possiede i requisiti per la tutela del diritto d’autore, i canoni corrisposti dal licenziatario sono tassati esclusivamente nel Paese di residenza del percipiente.

I prodotti iconici di design industriale possono essere considerati alla stregua di opere d’arte se dotati di carattere creativo e di valore artistico. In tale ipotesi, i canoni pagati dal licenziatario per lo sfruttamento del diritto d’autore in relazione a queste opere rientrano nell’ambito applicativo dell’articolo 12, paragrafo 3, della convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Francia.

Il requisito del valore artistico, difficile da definire, viene rilevato sulla base di parametri soggettivi e oggettivi così come definiti dalla Cassazione con la sentenza 23292/2015. Tra i primi (soggettivi) sono da ricomprendere:

l’idoneità dell’oggetto a suscitare emozioni estetiche

la maggiore creatività o originalità delle forme rispetto a quelle normalmente riscontrabili nei prodotti similari presenti sul mercato e che, trascendendo dalla funzionalità pratica cui è destinato il bene, assumono una loro autonoma e distinta rilevanza.

Tra i secondi (oggettivi) rientrano:

il riconoscimento ricevuto da parte degli ambienti culturali e istituzionali delle qualità estetiche e artistiche dell’oggetto

la circostanza che l’opera del design sia commercializzata nel mercato artistico e non in quello puramente commerciale oppure che in quest’ultimo mercato abbia acquistato un valore particolarmente elevato

la circostanza che l’opera sia stata creata da un noto artista.

***

Documentazione probatoria idonea a dimostrare la provenienza degli utili di fonte estera

Le delibere contestualmente adottate da Beta (controlla la società Gamma) e da Gamma (residente in Olanda), dalle quali risulta che le somme distribuite da quest’ultima sono attinte da riserve non alimentate da utili provenienti da Stati o territori a fiscalità privilegiata, costituiscano un supporto documentale idoneo a dimostrare che i dividendi percepiti da Alfa SpA (istante) non rientrano nell’ambito applicativo dell’articolo 89, comma 3, del TUIR.

L’Agenzia delle entrate ha poi pubblicato la risoluzione n. 144/E del 22 novembre 2017, tesa a fornire dei chiarimenti su altra istanza di interpello posta riguardo al seguente argomento: Documentazione probatoria idonea a dimostrare la provenienza degli utili di fonte estera percepiti dal socio italiano per il tramite di società intermedie non residenti (art. 89, comma 3, d.p.r. 22 dicembre 1986, n. 917).

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 144/E del 22 novembre 2017)

Vincenzo D’Andò