Le circolari non sono legge! Diario quotidiano del 24 novembre 2017 – Studi di settore: pubblicate le informazioni statistiche

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 24 novembre 2017



1) Circolari non sono legge
2) Ecco come dimostrare la provenienza degli utili esteri da tassare nella misura del 5%
3) Acconti Iva: complicanze da split payment, software non é “panacea” di tutti i mali del Fisco italiano
4) Cndcec: lotta contro il “caporalato professionale”
5) Studi di settore: pubblicate le informazioni statistiche 2011-2016
7) Figli a carico: aumento bonus fiscale in vista, stop pensioni e torna bonus bebé
8) Imposta sostitutiva sui finanziamenti: approvato modello di dichiarazione dell’imposta sostitutiva
9) Compatibilità indennità NASpI con talune attività lavorative
10) Iva detraibile dalle fatture non pagate

Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Circolari non sono legge

2) Ecco come dimostrare la provenienza degli utili esteri da tassare nella misura del 5%

3) Acconti Iva: complicanze da split payment, software non é “panacea” di tutti i mali del Fisco italiano

4) Cndcec: lotta contro il “caporalato professionale”

5) Studi di settore: pubblicate le informazioni statistiche

7) Figli a carico: aumento bonus fiscale in vista, stop pensioni e torna bonus bebé

8) Imposta sostitutiva sui finanziamenti: approvato modello di dichiarazione dell’imposta sostitutiva

9) Compatibilità indennità NASpI con talune attività lavorative

10) Iva detraibile dalle fatture non pagate

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1) Circolari non sono legge

Fisco: le circolari ministeriali non sono fonte del diritto. Si consolida la tesi nel giudizio di legittimità.

Le circolari in materia tributaria non possono imporre adempimenti non previsti dalla legge.

Le circolari ministeriali in materia tributaria non sono fonte del diritto, per cui non possono imporre al contribuente adempimenti non previsti dalla legge né istituire cause di revoca della agevolazione fiscale non contenute in una norma di legge.

La Suprema Corte, ribadendo tale proprio orientamento (Cass. Sent. n. 22486 del 2013), ha accolto la doglianza del contribuente avverso la statuizione della sentenza appellata in cui il giudice aveva ritenuto legittimo il recupero basato su una causa di revoca prevista da una Circolare ministeriale, ma non prevista dalla norma di legge. Nel caso specifico la CTR siciliana aveva, invece, affermato che, ai fini dell’applicazione dell’agevolazione fiscale, l’apposizione sulle fatture di acquisto di beni o servizi della dicitura “bene acquistato con il credito di imposta di cui all’art. 8 della legge 23.12.2000 n. 388” (circolari ministeriali n. 41/E del 18-4-1991 paragrafo 4 e n. 38/E del 9-5-2002 paragrafo 2.1), non è un adempimento meramente formale, ma ha natura sostanziale.

(Corte di cassazione, ordinanza n. 25905/5 del 31/10/2017)

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La circolare dell'Agenzia delle Entrate non va annoverata tra le fonti del diritto

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25905/2017, ha ribadito che le circolari della Agenzia delle Entrate non possano contenere norme imperative anche in materia di agevolazioni tributarie.

Le circolari emesse dal Fisco vanno intese come “dottrina” della Pubblica amministrazione, senza alcun valore cogente per il contribuente. Per la Suprema Corte, infatti, le norme di legge in materia tributaria vanno interpretate in modo rigoroso senza lasciar alcuno spazio a derive ermeneutiche non consentite provenienti dall'Agenzia delle Entrate.

Grazie a questo importante principio di diritto, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con il parere n. 6 del 23 novembre 2017 illustra come individuare le sole fonti autorizzate a regolamentare i rapporti tra contribuente ed amministrazione finanziaria.

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2) Ecco come dimostrare la provenienza degli utili esteri da tassare nella misura del 5%

Le delibere adottate dalle società intermedie non residenti dalle quali risulta che le somme distribuite sono attinte da riserve non alimentate da utili provenienti da Stati o territori a fiscalità privilegiata, costituiscono un “supporto documentale idoneo” a dimostrare che i dividendi percepiti dalla società italiana non rientrano nell’ambito applicativo del regime di imposizione integrale disciplinato dall’art. 89, comma 3, Tuir.

Dunque, alla controllante italiana gli utili provenienti da tali paesi vanno tassati nella misura del 5%.

La questione ha, in particolare, riguardato i casi, spesso ricorrenti nei gruppi societari, in cui occorre sempre valutare se esistono dividendi che provengono da controllate indirette a regime fiscale privilegiato, e che sono quindi tassati in Italia in modo integrale, e non limitatamente al 5% del relativo ammontare (art. 89 comma 3 del TUIR).

Risolto il caso di come dovere ricostruire l’origine dei dividendi percepiti per il tramite di intermediari non residenti.

Su quale sia il corretto trattamento fiscale da applicare al dividendo estero è, infatti, intervenuta l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 144/E2017 (si veda nel Diario quotidiano del 23 novembre 2017).

Il chiarimento è scaturito da una istanza di interpello posta da una società italiana che ha ricevuto da una sua controllata estera un dividendo che quest’ultima aveva a sua volta ricevuto da una propria controllata. Più precisamente, l’utile proveniva da riserve prodotte in parte in un paese a fiscalità privilegiata e in parte in un paese non a fiscalità privilegiata.

Con il quesito, la società ha, quindi, chiesto di sapere il corretto trattamento fiscale applicabile al dividendo.

Parere dell’Agenzia delle entrate

Come è noto, gli utili provenienti da Stati o territori a regime fiscale privilegiato concorrono interamente a formare il reddito del percettore (articolo 89, comma 3, Tuir), in deroga al regime di esclusione in misura del 95% del loro ammontare (articolo 89, comma 2, Tuir).

Qualora, come nel caso di specie, gli utili siano indirettamente distribuiti al socio residente in Italia attraverso un soggetto non residente sorge il problema della individuazione della fonte dei dividendi erogati.

Peraltro, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 51/E del 6 ottobre 2010, ha già precisato che ai fini dell’individuazione della quota parte di utili provenienti da “paradisi fiscali”, nell’ordinamento tributario italiano non c’è un criterio legislativo che regoli la distribuzione, l’utilizzo, la ricostituzione o la ripartizione delle riserve.

Per cui, il socio residente è tenuto a documentare, di volta in volta, la provenienza degli utili (se da Stati o territori a fiscalità privilegiata o meno) che gli sono stati distribuiti per il tramite di società intermedie non residenti.

E’, dunque, necessaria una ricostruzione analitica della provenienza degli utili distribuiti al socio residente per stabilire se, nel caso concreto, deve essere applicato il regime di imposizione integrale (per quelli provenienti da territori o Stati a fiscalità privilegiata) ovvero di parziale imponibilità (per quelli non provenienti da territori o Stati a fiscalità privilegiata).

La provenienza dell’utile percepito deve essere dimostrata dal contribuente attraverso un “adeguato supporto documentale”.

In mancanza di tale dimostrazione, opera la presunzione in base alla quale si ritengono distribuiti al socio italiano, in via prioritaria e fino a concorrenza, gli utili provenienti da territori o Stati a fiscalità privilegiata.

Nel caso di specie, peraltro, l’utile distribuito alla società italiana risulta in parte costituito da una quota derivante da riserve prodotte in uno stato a fiscalità privilegiata.

Ne deriva che la corretta individuazione del regime fiscale applicabile al dividendo de quo presuppone la ricostruzione analitica della sua provenienza.

La ricostruzione, in particolare, deve riguardare sia la formazione della provvista patrimoniale da cui il dividendo è stato attinto sia la consumazione della stessa in occasione della distribuzione.

Dall’esame della documentazione prodotta dalla società, l’Agenzia ha concluso che nel caso in di specie:

- la composizione delle riserve pregresse della società intermedia non residente è idonea a rappresentare analiticamente la provenienza degli utili che le compongono e la loro entità

- l’utilizzo, in sede di distribuzione delle riserve, di una determinata provvista patrimoniale può essere adeguatamente documentato dalla società italiana sulla base delle delibere adottate dalla società erogante.

La delibera della società “certifica” la fonte del dividendo estero

È così possibile distribuire prioritariamente alla controllante italiana gli utili provenienti da paesi white list, tassati nella misura del 5%, e non quelli originati da stati black list, tassati invece in misura piena.

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3) Acconti Iva: complicanze da split payment, software non é “panacea” di tutti i mali del Fisco italiano

Acconti Iva: complicanze da split payment, software non é “panacea per risolvere tutti i problemi del sistema fiscale italiano”.

Complicanze per l’acconto Iva, in scadenza il 27 dicembre 2017, causate dall’avvento dello split paymeny, evidenziate da Assosoftware, in una nota diramata nei giorni scorsi dal relativo comitato tecnico, che si sofferma sull’opportunità di ricorrere ad un utilizzo sempre più estremo degli strumenti informatici come “panacea per risolvere tutti i problemi del sistema fiscale italiano”. Massima attenzione, dunque, anche da parte di Assosoftware, anche se l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 27/E/2017, ha fornito taluni chiarimenti.

Ecco di seguito un lungo stralcio della suddetta nota di Assosoftware:

<<Split payment in liquidazione Iva

La circolare precisa (a pagina 5) che vi è «la possibilità per le Pa e società acquirenti di beni e servizi di effettuare il versamento diretto dell’imposta dovuta con modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta diviene esigibile, senza possibilità di compensazione e utilizzando un codice tributo che sarà appositamente istituito. Ciò, in alternativa, all’annotazione delle fatture di acquisto, oltre che nel registro degli acquisti dall’articolo 25 del Dpr 633 del 1972, anche nel registro di cui agli articoli 23 o 24, al fine di far confluire l’imposta dovuta nella liquidazione periodica».

Una precisazione sicuramente utile in quanto il decreto attuativo, pur avendo previsto sin dalla sua prima stesura le due suddette modalità di assolvimento dell’Iva, purtroppo è di non facile lettura e ha ingenerato alcuni incomprensioni. Infatti alcune software house, che avevano scelto di gestire esclusivamente la modalità di assolvimento dell’Iva che prevede l’annotazione delle fatture passive sia sul registro Iva degli acquisti sia su quello delle vendite e la conseguente elaborazione della liquidazione periodica, si erano talvolta trovate in difficoltà a convincere alcuni propri clienti che anche questa modalità era corretta ed espressamente prevista dal decreto attuativo.

Il chiarimento in via interpretativa sicuramente dovrebbe convincere anche i più dubbiosi che i loro software operano in perfetta conformità agli obblighi Iva. Va detto, per completezza, che la modalità di assolvimento dell’Iva che prevede il versamento in F24 (con l’utilizzo dei codici tributo istituiti con la risoluzione 139/E/2017 ) più si “adatta” alle pubbliche amministrazioni che operano in un ambito esclusivamente istituzionale. A livello informatico tale modalità è gestita, nella generalità dei casi, dalle procedure gestionali “specializzate” per le Pa.

Le particolarità dell’acconto Iva per il 2017

Con riferimento all’acconto Iva, un pò nascosto tra le righe, l’articolo 5, comma 2-bis, del Dm 23 gennaio 2015 , nel testo introdotto dal Dm 27 giugno 2017, stabilisce che «i soggetti di cui al comma 01 effettuano il versamento di cui all’articolo 6, comma 2, della legge 29 dicembre 1990, n. 405, secondo le modalità ivi previste tenendo conto anche dell’imposta divenuta esigibile ai sensi del presente decreto».

In particolare, i soggetti che versano l’imposta separatamente con F24, ai sensi del comma 01, devono effettuare un ulteriore versamento per tener conto anche dell’imposta assoggettata al meccanismo dello split payment. Sul punto non è peraltro possibile non notare che la risoluzione 139/E/2017 non prevede alcun codice tributo per il versamento dell’acconto Iva. Invece i soggetti che annotano le fatture sui registri Iva e le includono nella liquidazione, ai sensi del comma 1 (che non è lo 01), calcolano l’acconto Iva sul dato complessivo che comprende l’imposta assoggettata allo stesso meccanismo.

Come di consueto, anche in questo caso l’acconto Iva potrà essere determinato secondo uno dei metodi storico, previsionale o effettivo (analitico), tenendo però conto dell’imposta versata all’Erario nell’ambito della scissione dei pagamenti. Questa è la regola generale, che in qualche modo “premia” la modalità che prevede l’annotazione sui registri Iva, in quanto non richiede - di fatto - nessun ulteriore adempimento rispetto a quello consueto.

Ma non è finita qui. Purtroppo il Dm stabilisce ulteriormente, con l’articolo 2, comma 4 , che «per l’anno 2017 i soggetti di cui all’articolo 5, comma 01, effettuano il versamento di cui all’articolo 6, comma 2, della legge 29 dicembre 1990, n. 405, tenendo conto, nel caso in cui sia determinato sulla base del versamento effettuato nell’anno precedente, dell’ammontare dell’imposta divenuta esigibile, ai sensi del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 23 gennaio 2015, nel mese di novembre 2017, ovvero, nell’ipotesi di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017».

Sintetizzando, in caso di applicazione del solo metodo storico, per il solo 2017:

- le Pa e società che versano separatamente con il comma 01 l’imposta dovuta ai sensi dell’articolo 17-ter del Dpr 633/1972 , dovranno operare un ulteriore versamento di acconto, determinato sulla base dell’ammontare dell’imposta da scissione dei pagamenti divenuta esigibile nel mese di novembre 2017, ovvero, in caso di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017;

- le Pa e società che, invece, annotano le fatture nel registro agli articoli 23 o 24 del Dpr 633 del 1972, dovranno determinare l’acconto sulla base di calcolo come definito per la categoria di contribuenti cui appartengono (mensile, trimestrale, etc.) e a tale base dovrà essere aggiunto l’ammontare dell’imposta divenuta esigibile secondo le disposizioni sulla scissione dei pagamenti nel mese di novembre 2017, per i contribuenti con liquidazione mensile, ovvero, nel terzo trimestre del 2017, in caso di liquidazione trimestrale.

Ebbene, si tratta di una norma transitoria, valida solo per quest’anno, che di fatto richiede un adeguamento importante a livello di procedure informatiche, in particolare per quelle che già oggi sono in grado di calcolare l’acconto Iva con il metodo storico (molte procedure, infatti, prevedono l’elaborazione dell’acconto con il solo metodo analitico, dall’1 al 20 dicembre).

Si tratta di quel genere di complessità di cui si farebbe volentieri a meno. Di conseguenze, non tutte le software house - la scelta verrà effettuata sulla base della tipologia prevalente della propria clientela - effettueranno il calcolo l’acconto con il metodo storico tenendo conto di questa novità. Alcune di queste stanno infatti già dando indicazioni ai propri clienti, in questa situazione, che se desiderano elaborare automaticamente l’acconto Iva per il 2017 da procedura, potranno utilizzare esclusivamente il metodo analitico. Altre, invece, i cui la cui clientela è costituita prevalentemente Pa e società soggette allo split payment, non potranno fare a meno di implementare conseguentemente le proprie procedure.

Le complessità degli adempimenti

Fin dall’istituzione dello split payment e della correlata fatturazione elettronica B2G, si sono resi necessari una moltitudine di adeguamenti importanti alle procedure informatiche.

Lato procedure in uso ai fornitori, gli interventi hanno riguardato: - l’emissione della fattura elettronica, con Iva solo esposta, la relativa firma e la sua conservazione elettronica “sostitutiva”;

- l’annotazione sui registri Iva, per cui inizialmente era previsto l’obbligo oramai superato - di utilizzare sezionali distinti;

- la liquidazione Iva, con esposizione «più e meno» dell’Iva;

- la dichiarazione annuale Iva ed il modello Iva Tr, con cui i fornitori possono richiedere i rimborsi Iva.

Lato procedure in uso alle Pa, gli interventi hanno riguardato:

- la realizzazione di funzionalità in grado di interfacciarsi con il sistema di interscambio (Sdi) per recuperare le fatture dei propri fornitori e fornire loro le ricevute; - la registrazione delle fatture passive relative agli acquisti effettuati dalle Pa e società acquirenti di beni e servizi anche in quei casi (non pochi) in cui lo status di “proratista” degli stessi non permette di anticipare l’esigibilità dell’imposta al momento della ricezione ovvero al momento della registrazione della fattura di acquisto.

- la liquidazione Iva, con esposizione del reverse charge “differito”, e la dichiarazione annuale Iva.

Davvero tanto lavoro e tanta complessità.>>.

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4) Cndcec: lotta contro il “caporalato professionale”

L’equo compenso è certamente una strada per opporsi alle situazioni di abuso da dipendenza economia. La sua introduzione nel decreto fiscale potrebbe aiutare a risolvere diverse problematiche emerse dopo l’abolizione delle tariffe prima - da parte del ministro Bersani con le famose lenzuolate - e dal Governo Monti poi. Il tema è molto sentito, anche da professioni considerate “forti” come quella dei dottori commercialisti. Per questo all’«Abuso di dipendenza economica del professionista» è stato dedicato un convegno che si è svolto a Milano presso la sede dell’Ordine dei dottori commercialisti.

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5) Studi di settore: pubblicate le informazioni statistiche

Online tutte le informazioni statistiche fino al periodo d’imposta 2016.

Sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate le statistiche relative agli studi di settore, aggiornate al periodo d’imposta 2016. Attraverso un sistema di navigazione di utilizzo facile e intuitivo, è possibile visualizzare online i dati relativi a tutti gli studi di settore a partire dal periodo d’imposta 2011, quelli aggregati relativi agli operatori facenti parte delle categorie corrispondenti ai servizi, manifatture, professionisti e commercio, oppure le informazioni statistiche su uno qualunque dei vari studi presenti nel database delle Entrate.

Tutte le statistiche a portata di contribuente

È possibile selezionare il dato aggregato di tutti gli studi o di un determinato macrosettore, o ancora il singolo studio, per conoscere, tra l’altro, gli importi di ricavi o compensi dichiarati, anche con riferimento ai soggetti congrui e non congrui; la percentuale di congrui e di coerenti rispetto alla platea, il numero di posizioni congrue e non per effetto dei correttivi relativi alla crisi economica.

Dove trovare i dati

Per consultare i dati sugli studi di settore basta collegarsi al sito www.agenziaentrate.it e seguire il percorso: Cosa devi fare > Dichiarazioni > Studi di settore - parametri e indici sintetici di affidabilità > Studi di settore > Statistiche e analisi. Le statistiche pubblicate ieri rientrano nel ventaglio di informazioni finalizzate a incentivare il dialogo con i contribuenti soggetti agli studi, previste dal provvedimento del direttore dell’Agenzia del 18 giugno 2015 in attuazione delle misure contenute nella Legge di stabilità 2015.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 192 del 23 novembre 2017)

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6) Area di crisi Marche e Abruzzo: prorogati i termini per le domande di accesso alle agevolazioni

Il MISE, con la circolare n. 180701 del 22 novembre 2017, ha prorogato il termine finale di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni della legge n. 181/1989 per l’area di crisi industriale complessa di “Val Vibrata – Valle del Tronto – Piceno”.

Le imprese avranno quasi un mese di tempo in più e potranno presentare le domande al Soggetto gestore Invitalia fino alle ore 12.00 del 21 dicembre 2017.

(Ministero dello Sviluppo Economico, nota del 22 Novembre 2017)

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7) Figli a carico: aumento bonus fiscale in vista

Figli a carico: Il tetto di reddito per il bonus fiscale dovrebbe aumentare a 3.500 euro. Come preannuncia il Corriere della Sera di ieri, tra le novità che potrebbero arrivare con la manovra 2018, ora all’esame del Senato, c’è anche l’estensione da 2.840 a 3.500 euro del tetto massimo di reddito dei figli per considerarli a carico dei genitori. In questo modo crescerebbe il numero dei genitori che hanno diritto allo sconto sulle tasse, già previsto: una detrazione di 950 euro. Immutato, invece, il limite massimo d’età dei figli, che resterebbe a 25 anni. Si tratta di una misura che aiuta le famiglie con figli ma che fa emergere anche il lavoro nero. In merito alla web tax, l’imposta del 6% sulle transazioni per le grandi aziende che operano sul web, un credito di imposta, di pari importo, è stato previsto per evitare di colpire le aziende italiane che già pagano le tasse nel nostro Paese. Un emendamento, non ancora approvato, potrebbe allargare il condono edilizio del 1994, estendendo la sanatoria agli immobili non residenziali (ma pare difficile che possa passare). Infine, in arrivo il decreto che formalizza le pensioni a 67 anni nel 2019 e l’emendamento che salva dallo scatto 15 categorie di lavori gravosi.

Legge bilancio, pensioni: stop aumento età per 14.600 persone. Torna il bonus bebé

Il governo ha depositato l'emendamento alla manovra sulle pensioni. Nel 2019 saranno esonerati dall'aumento dell'età pensionabile a 67 anni 14.600 persone impegnate in lavori gravosi. Si prevede per il primo anno un costo di 100 milioni e nel triennio fino al 2021 quasi 385 milioni. Nella tabella della relazione tecnica si stimano gli effetti fino al 2027, quando lo stop riguarderà 20.900 lavoratori per 166,2 milioni di euro. Il pacchetto varrà a regime 300,2 milioni di euro, divisi circa a metà tra oneri pensionistici e nuovo regime della previdenza complementare della p.a..

Gli adeguamenti dell'età pensionabile alla variazione della speranza di vita scatteranno ogni due anni con un tetto di 3 mesi a partire dal 2021. "Gli adeguamenti biennali non possono in ogni caso superare i tre mesi" da riassorbire dall'adeguamento o dagli adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi. Il meccanismo terrà conto anche di "una eventuale riduzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, da portare in riduzione dell'adeguamento successivo". La variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento viene calcolata sulla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio rispetto alla media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, escluso l'adeguamento che scatta dal 1° gennaio 2021 rispetto al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 viene calcolata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 rispetto al valore registrato nel 2016.

Bonus bebé rifinanziato integralmente per tre anni

Il bonus bebè verrà rifinanziato integralmente per tre anni. Ad annunciarlo la presidente dei senatori di Alternativa popolare-Centristi per l'Europa, Laura Bianconi ed il senatore di Ap, Marcello Gualdani, correlatore alla legge di Bilancio. "Siamo molto soddisfatti perchè Alternativa popolare ha vinto la sua battaglia sul bonus bebè. Uscito dai radar della legge di Bilancio, invece sarà integralmente rifinanziato per il prossimo triennio", sottolineano in una nota.

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8) Imposta sostitutiva sui finanziamenti: approvato modello di dichiarazione dell’imposta sostitutiva

Imposta sostitutiva sui finanziamenti: approvato sia il modello sia le istruzione sia le specifiche tecniche per la trasmissione telematica della dichiarazione dell’imposta sostitutiva. Approvato dal direttore dell’Agenzia delle entrate con il provvedimento n. 270335 del 23 novembre 2017, andrà utilizzato anche per la liquidazione a saldo dell’imposta e per la determinazione dell’acconto dovuto per l’esercizio successivo.

La dichiarazione d’imposta sostitutiva sui finanziamenti (art. 20, co. 1, del Dpr 601/1973), dovuta dagli enti che effettuano le relative operazioni, come le banche che erogano credito a medio e lungo termine, andrà sul web da gennaio 2018.

Oltre all’informativa sul trattamento dei dati personali e agli spazi destinati ad accogliere le informazioni generali su chi lo presenta e su chi lo invia, il modello si compone di tre quadri:

FA – “Capitale finanziato nel periodo”, per indicare le operazioni di finanziamento effettuate nel corso dell’esercizio di riferimento della dichiarazione

FB – che presenta due sezioni, la prima “Saldo del periodo” e la seconda “Determinazione acconti anno in corso”, rispettivamente per il calcolo del saldo d’imposta relativo al periodo di riferimento della dichiarazione e dell’acconto da versare per quello successivo

FC – “Operazioni straordinarie”, per l’utilizzo da parte del dichiarante di crediti maturati dalle società interessate da operazioni straordinarie avvenute durante il periodo di riferimento della dichiarazione.

Il nuovo prospetto, che subentra a due precedenti comunicazioni da presentare separatamente in forma cartacea, dovrà essere trasmesso, esclusivamente in via telematica e secondo le specifiche tecniche (anch’esse appena approvate), direttamente dal dichiarante, attraverso i servizi online dell’Agenzia (Entratel o Fisconline), oppure tramite un intermediario abilitato, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio.

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9) Compatibilità indennità NASpI con talune attività lavorative

La compatibilità dell'indennità NASpI con alcune tipologie di attività lavorativa.

L’INPS, con circolare n. 174 del 23 novembre 2017, ha diramato le istruzioni applicative necessarie alla gestione, ai fini della compatibilità e del cumulo con la NASpI, di ulteriori attività produttrici di reddito rispetto a quelle espressamente contemplate nei precedenti documenti di prassi dell’Istituto, ovvero: borse di studio, attività sportiva dilettantistica, prestazioni di lavoro occasionali, attività professionale esercitata da liberi professionisti iscritti a specifiche Casse.

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Fondo di solidarietà per i lavoratori del settore marittimo

L’INPS, con la circolare n. 173 del 23 novembre 2017 illustra la disciplina del Fondo di solidarietà bilaterale del settore marittimo-SOLIMARE, istituito dal Decreto Interministeriale n. 90401/2015, modificato e integrato dal D.I. n. 95933/2016 e dal D.I. n.99295/2017. Il Fondo assicura una tutela del reddito in costanza di rapporto di lavoro ai lavoratori marittimi, al personale amministrativo e di terra delle imprese armatoriali che occupano mediamente più di cinque dipendenti

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10) Iva detraibile dalle fatture non pagate

La Corte di giustizia Ue ha deciso di risolvere la questione pregiudiziale ad essa sottoposta affermando che “l’articolo 11, parte C, paragrafo 1, secondo comma, della sesta direttiva deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro non può subordinare la riduzione della base imponibile dell’Iva all’infruttuosità di una procedura concorsuale qualora una tale procedura possa durare più di dieci anni”.

I giudici europei chiariscono quali sono i limiti che la normativa nazionale può imporre alla rettifica da parte del contribuente della base imponibile Iva in caso di mancato incasso

Con la pronuncia di ieri sulla causa C- 246/16, la Corte di Giustizia si è espressa in relazione alla variazione in diminuzione della base imponibile ed alla rettifica dell’Iva addebitata sulle operazioni imponibili in caso di mancato pagamento totale o parziale della controprestazione stabilita fra le parti, sulla base degli articoli 11, parte C, paragrafo 1, e 20, paragrafo 1, lettera b), secondo periodo, della direttiva 77/388/CEE. In particolare, ha chiarito se imporre limiti, che rendano impossibile o eccessivamente oneroso per il soggetto passivo, anche in termini di tempo, il recupero dell’imposta relativa alla controprestazione non incassata, sia conforme o meno ai principi comunitari di proporzionalità e di effettività e al principio di neutralità, che regola l’applicazione dell’Iva.

(Corte di giustizia Ue, sentenza del 23 novembre 2017, causa c-246/16)

Vincenzo D’Andò