Le circolari non sono legge! Diario quotidiano del 24 novembre 2017 – Studi di settore: pubblicate le informazioni statistiche

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 24 novembre 2017

1) Circolari non sono legge
2) Ecco come dimostrare la provenienza degli utili esteri da tassare nella misura del 5%
3) Acconti Iva: complicanze da split payment, software non é “panacea” di tutti i mali del Fisco italiano
4) Cndcec: lotta contro il “caporalato professionale”
5) Studi di settore: pubblicate le informazioni statistiche 2011-2016
7) Figli a carico: aumento bonus fiscale in vista, stop pensioni e torna bonus bebé
8) Imposta sostitutiva sui finanziamenti: approvato modello di dichiarazione dell’imposta sostitutiva
9) Compatibilità indennità NASpI con talune attività lavorative
10) Iva detraibile dalle fatture non pagate

Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Circolari non sono legge

2) Ecco come dimostrare la provenienza degli utili esteri da tassare nella misura del 5%

3) Acconti Iva: complicanze da split payment, software non é “panacea” di tutti i mali del Fisco italiano

4) Cndcec: lotta contro il “caporalato professionale”

5) Studi di settore: pubblicate le informazioni statistiche

7) Figli a carico: aumento bonus fiscale in vista, stop pensioni e torna bonus bebé

8) Imposta sostitutiva sui finanziamenti: approvato modello di dichiarazione dell’imposta sostitutiva

9) Compatibilità indennità NASpI con talune attività lavorative

10) Iva detraibile dalle fatture non pagate

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1) Circolari non sono legge

Fisco: le circolari ministeriali non sono fonte del diritto. Si consolida la tesi nel giudizio di legittimità.

Le circolari in materia tributaria non possono imporre adempimenti non previsti dalla legge.

Le circolari ministeriali in materia tributaria non sono fonte del diritto, per cui non possono imporre al contribuente adempimenti non previsti dalla legge né istituire cause di revoca della agevolazione fiscale non contenute in una norma di legge.

La Suprema Corte, ribadendo tale proprio orientamento (Cass. Sent. n. 22486 del 2013), ha accolto la doglianza del contribuente avverso la statuizione della sentenza appellata in cui il giudice aveva ritenuto legittimo il recupero basato su una causa di revoca prevista da una Circolare ministeriale, ma non prevista dalla norma di legge. Nel caso specifico la CTR siciliana aveva, invece, affermato che, ai fini dell’applicazione dell’agevolazione fiscale, l’apposizione sulle fatture di acquisto di beni o servizi della dicitura “bene acquistato con il credito di imposta di cui all’art. 8 della legge 23.12.2000 n. 388” (circolari ministeriali n. 41/E del 18-4-1991 paragrafo 4 e n. 38/E del 9-5-2002 paragrafo 2.1), non è un adempimento meramente formale, ma ha natura sostanziale.

(Corte di cassazione, ordinanza n. 25905/5 del 31/10/2017)

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La circolare dell'Agenzia delle Entrate non va annoverata tra le fonti del diritto

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25905/2017, ha ribadito che le circolari della Agenzia delle Entrate non possano contenere norme imperative anche in materia di agevolazioni tributarie.

Le circolari emesse dal Fisco vanno intese come “dottrina” della Pubblica amministrazione, senza alcun valore cogente per il contribuente. Per la Suprema Corte, infatti, le norme di legge in materia tributaria vanno interpretate in modo rigoroso senza lasciar alcuno spazio a derive ermeneutiche non consentite provenienti dall'Agenzia delle Entrate.

Grazie a questo importante principio di diritto, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con il parere n. 6 del 23 novembre 2017 illustra come individuare le sole fonti autorizzate a regolamentare i rapporti tra contribuente ed amministrazione finanziaria.

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2) Ecco come dimostrare la provenienza degli utili esteri da tassare nella misura del 5%

Le delibere adottate dalle società intermedie non residenti dalle quali risulta che le somme distribuite sono attinte da riserve non alimentate da utili provenienti da Stati o territori a fiscalità privilegiata, costituiscono un “supporto documentale idoneo” a dimostrare che i dividendi percepiti dalla società italiana non rientrano nell’ambito applicativo del regime di imposizione integrale disciplinato dall’art. 89, comma 3, Tuir.

Dunque, alla controllante italiana gli utili provenienti da tali paesi vanno tassati nella misura del 5%.

La questione ha, in particolare, riguardato i casi, spesso ricorrenti nei gruppi societari, in cui occorre sempre valutare se esistono dividendi che provengono da controllate indirette a regime fiscale privilegiato, e che sono quindi tassati in Italia in modo integrale, e non limitatamente al 5% del relativo ammontare (art. 89 comma 3 del TUIR).

Risolto il caso di come dovere ricostruire l’origine dei dividendi percepiti per il tramite di intermediari non residenti.

Su quale sia il corretto trattamento fiscale da applicare al dividendo estero è, infatti, intervenuta l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 144/E2017 (si veda nel Diario quotidiano del 23 novembre 2017).

Il chiarimento è scaturito da una istanza di interpello posta da una società italiana che ha ricevuto da una sua controllata estera un dividendo che quest’ultima aveva a sua volta ricevuto da una propria controllata. Più precisamente, l’utile proveniva da riserve prodotte in parte in un paese a fiscalità privilegiata e in parte in un paese non a fiscalità privilegiata.

Con il quesito, la società ha, quindi, chiesto di sapere il corretto trattamento fiscale applicabile al dividendo.

Parere dell’Agenzia delle entrate

Come è noto, gli utili provenienti da Stati o territori a regime fiscale privilegiato concorrono interamente a formare il reddito del percettore (articolo 89, comma 3, Tuir), in deroga al regime di esclusione in misura del 95% del loro ammontare (articolo 89, comma 2, Tuir).

Qualora, come nel caso di specie, gli utili siano indirettamente distribuiti al socio residente in Italia attraverso un soggetto non residente sorge il problema della individuazione della fonte dei dividendi erogati.

Peraltro, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 51/E del 6 ottobre 2010, ha già precisato che ai fini dell’individuazione della quota parte di utili provenienti da “paradisi fiscali”, nell’ordinamento tributario italiano non c’è un criterio legislativo che regoli la distribuzione, l’utilizzo, la ricost