Ipoteca del Fisco: le ultime dalla giurisprudenza – Diario quotidiano del 7 novembre 2017

Pubblicato il 7 novembre 2017



1) Benefici fiscali per ASD fortemente legati a quanto indicato nello statuto
2) Contenzioso tributario: se non si ricorre contro l’avviso ci si può poi opporre contro l’ipoteca
3) Ok all’ipoteca sui beni facenti parte del fondo patrimoniale
4) Fattura registrata oltre il termine ristretto previsto per la detrazione: Iva costo deducibile?
5) Assunzione dell’incarico di amministratore giudiziario: ampliate le cause ostative
6) Caso in cui il lavoratore non può essere trasferito da una sede di lavoro
7) Regole per operare sulla cessazione del rapporto di lavoro a causa del decesso del dipendente
8) Istituiti codici tributo per il versamento con F24 Accise delle sanzioni su apparecchi da divertimento
9) Fisco: parte faidate per “rottamare” cartelle sul web
10) Entrate tributarie: 316,3 miliardi nei primi nove mesi dell’anno (+0,9%)
1) Benefici fiscali per ASD fortemente legati a quanto indicato nello statuto 2) Contenzioso tributario: se non si ricorre contro l’avviso ci si può poi opporre contro l’ipoteca del Fisco 3) Ok all’ipoteca del Fisco sui beni facenti parte del fondo patrimoniale 4) Fattura registrata oltre il termine ristretto previsto per la detrazione: Iva costo deducibile? 5) Assunzione dell’incarico di amministratore giudiziario: Ampliate le cause ostative 6) Caso in cui il lavoratore non può essere trasferito da una sede di lavoro 7) Regole per operare sulla cessazione del rapporto di lavoro a causa del decesso del dipendente 8) Istituiti codici tributo per il versamento con F24 Accise delle sanzioni su apparecchi da divertimento 9) Fisco: parte il fai-da-te per “rottamare” cartelle sul web 10) Entrate tributarie: 316,3 miliardi nei primi nove mesi dell’anno (+0,9%) *** 1) Benefici fiscali per ASD fortemente legati a quanto indicato nello statuto Di recente, la Commissione tributaria provinciale di Milano, con la sentenza 4654/2017, si è pronunciata su un accertamento riguardante un golf club, costituito sotto forma di ASD, con uno statuto sociale che prevede quale attività istituzionale quella di “promuovere esclusivamente la pratica, lo sviluppo e la diffusione del golf e del tennis” tra i propri associati. L’associazione, per meglio svolgere l’attività, detiene, tra le altre cose, la piscina, l’area fitness e la club house. Nello statuto dell’ente sportivo (non profit) sono ricompresi anche le seguenti categorie di soci: - “socio frequentatore”: Con diritto di frequentare per tutto l’anno esclusivamente la club house, la piscina e l’area fitness; - il “socio assente”, con diritto di frequentare le strutture soltanto per un periodo di 8 giorni anche non consecutivi. Si tratta di soci che possono frequentare il circolo sportivo ed utilizzare le relative strutture, ma possono per statuto praticare il golf o il tennis. Ebbene, come si nota, l’oggetto sociale “striminzito” dell’associazione dilettantistica (prevede solo il fine di promuovere golf e tennis) non prevede, invece, altre finalità per cui, anche se menziona determinate categorie di soci, le altre attività esercitate rientrano tra quelle commerciali. Quindi, il socio frequentatore/assente che, per statuto, non partecipa all’attività di golf e tennis, ma solo a quella di potere fruire dei servizi di piscina, fitness e club house è un soggetto i cui proventi vanno classificati nell’attività commerciali dell’ente non profit. In tal senso si sono indirizzate le contestazioni mosse dall’Agenzia delle Entrate, con l’apposito atto impositivo poi impugnato dall’ASD. Tuttavia, la Ctp milanese ha ritenuto esatta la tesi esposta dall’Amministrazione finanziaria. Non solo. Il giudice di merito, riguardo al trattamento fiscale dei corrispettivi incassati dall’associazione per l’utilizzo dei campi da golf da parte di non iscritti ad alcun sodalizio, nonché per le prestazioni accessorie relative alle golf-car e ai carrelli elettrici degli associati, e anche, infine, per il riscaldamento e l’illuminazione dei campi da tennis utilizzati dagli associati durante il periodo invernale, ha affermato che in tutti questi casi, i corrispettivi incassati dall’associazione non possono essere considerati come dei corrispettivi specifici e, quindi, detassati ai sensi dell’art. 148, comma 3 del TUIR, dovendosi invece considerare come ricavi tassabili giacché derivanti dallo svolgimento di attività commerciale. Dunque, la neo pronuncia mette in risalto la circostanza che le quote associative versate dal socio all’associazione sportiva dilettantistica per lo svolgimento di attività non istituzionali (ovvero, diverse da quelle istituzionali previste dallo statuto) non possono fruire del regime di detassazione, rientrando nell’attività commerciale espletata dall’ente non commerciale. (Commissione tributaria provinciale di Milano, sentenza 4654/2017) ****** 2) Contenzioso tributario: se non si ricorre contro l’avviso ci si può poi opporre contro l’ipoteca E’ possibile impugnare l’iscrizione ipotecaria (oggetto primario/originario della lite), anche se il contribuente non aveva precedentemente impugnato il preavviso della stessa, poiché si tratta di un atto autonomamente impugnabile. Cosi si è espressa la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26129 del 02 novembre 2017, che ha ribaltato la decisione del giudice di merito risultata quindi solo momentaneamente favorevole all’Amministrazione finanziaria. Infatti, la Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo aveva respinto l’appello proposto dal contribuente contro la sentenza n. 310/1/15 della Commissione tributaria provinciale di L’Aquila che ne aveva rigettato il ricorso contro l’iscrizione ipotecaria per crediti tributari erariali. La Suprema Corte, nel censurare tali decisioni dei giudici sottostanti, ha affermato che: «In tema di contenzioso tributario, l’impugnazione da parte del contribuente di un atto non espressamente indicato dall’art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, il quale, tuttavia, abbia natura di atto impositivo .., è una facoltà e non un onere, il cui mancato esercizio non preclude la possibilità d’impugnazione con l’atto successivo .. » (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 14675 del 18/07/2016, Rv. 640514 — 01; conforme Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 14045 del 04/05/2017, non massimata). Sbaglia, dunque, il giudice tributario di appello se applica gli artt. 77, comma 2 bis, d.P.R. 602/1973, 19, d.lgs. 546/1992 allorchè fonda la propria decisione di rigetto dell’appello e di dichiarazione di inammissibilità del ricorso introduttivo della lite affermando la preclusività della mancata impugnazione del preavviso di iscrizione ipotecaria. Pur potendosi affermare —per adesione alla giurisprudenza di questa Corte- che tale atto prodromico -procedimentalmente obbligatorio- sia autonomamente impugnabile, è altresì evidente che lo stesso non rientra nell’elenco di cui all’art. 19, d.lgs. 546/1992. Quindi la sua impugnazione non può che considerarsi meramente facoltativa e non preclusiva di quella del successivo atto di iscrizione ipotecaria, la cui natura di atto autonomamente ed obbligatoriamente impugnabile è invece sancita da tale disposizione legislativa processuale. Viene peraltro rilevato che è infondata l’eccezione —proposta dall’Agente della riscossione controricorrente- di inammissibilità del ricorso per omessa impugnazione della sentenza impugnata in ordine ai profili meritali della controversia. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 26129 del 02 novembre 2017) ****** 3) Ok all’ipoteca sui beni facenti parte del fondo patrimoniale Secondo la Corte di Cassazione, ordinanza n. 25443/2017, in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria può essere effettuata anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale, ma soltanto se l’obbligazione tributaria è strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l'estraneità a tali bisogni. Spetta al debitore dovere dimostrare il contrario, quindi, l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore. I Giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell’ex Equitalia riguardo la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana che aveva, invece, annullato l’iscrizione ipotecaria ai sensi dell’art. 77 del D.P.R. n. 602/73 su beni costituiti in fondo patrimoniale. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 25443/2017) ****** 4) Fattura registrata oltre il termine ristretto previsto per la detrazione: Iva è un costo deducibile? Che succede se la Fattura viene (ricevuta e quindi) registrata oltre il termine ristretto previsto per la detrazione. Ci si chiede se l’Iva non detratta possa poi diventate un costo deducibile. Ebbene, l’Iva indetraibile, imputata al conto economico tra gli oneri diversi di gestione, è interamente deducibile nell’esercizio di competenza. Lo afferma l’AIDC, con la norma di comportamento n. 152. Altresì, stampa specializzata ha spiegato perché l’Iva non detratta sia comunque un costo deducibile: “La stretta sul termine per esercitare il diritto alla detrazione Iva, ridotto a quattro mesi dalla manovrina (articolo 1 del Dl 50/2017) ha creato più di un problema agli operatori. E si tratta di questioni che rimarranno sul tavolo, sia pure attenuate, anche con l'eventuale allungamento del termine, contenuto negli emendamenti proposti alla legge di Bilancio 2018”. Peraltro, l’Associazione Dottori Commercialisti di Milano, con la norma di comportamento n. 152, relativa al trattamento, ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap, dell’Iva non ammessa in detrazione, ha precisato che l’Iva assolta in relazione all’acquisto di beni e servizi e alle importazioni nell’ambito dell’esercizio di attività d’impresa, qualora non sia ammessa in detrazione, può costituire, a seconda delle fattispecie, un onere accessorio di diretta imputazione al costo del bene o servizio cui essa afferisce oppure un costo d’esercizio. Nel primo caso, se l’imposta è relativa a costi capitalizzabili, concorre alla formazione del valore da assoggettare al processo di ammortamento. Nel secondo caso, l’Iva indetraibile è imputata al conto economico, tra gli oneri diversi di gestione, ed è interamente deducibile nell’esercizio di competenza. ****** 5) Assunzione dell’incarico di amministratore giudiziario: ampliate le cause ostative Tra le novità della riforma del Codice antimafia (Legge n. 161/2017 di riforma del Codice antimafia, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 258 del 4 novembre 2017, in vigore dal 19 novembre 2017) vi è quella (art. 13) che amplia le cause ostative all’assunzione dell’incarico di amministratore giudiziario, intervenendo direttamente, quindi, sulle modalità di nomina dello stesso. Gli amministratori giudiziari dovranno essere scelti tra gli iscritti all’apposito Albo secondo regole di trasparenza che assicurino la rotazione degli incarichi. Spetta poi al ministro della Giustizia individuare criteri di nomina che tra l’altro tengano conto del numero degli incarichi in corso. Viene, inoltre, previsto che non possono più assumere l’ufficio di amministratore giudiziario, coadiutore o diretto collaboratore il coniuge, i parenti e gli affini, i conviventi o i commensali abituali del magistrato che conferisce l’incarico. A tali esclusioni, ne sono state aggiunte ora delle altre, tra cui: - la presenza di pene accessorie previste dalla legge fallimentare; - l’essere stati rinviati a giudizio per i reati di cui all’articolo 4 del Codice delle leggi antimafia (soggetti destinatari delle misure di prevenzione personali); - l’avere svolto attività lavorativa o professionale in favore del proposto o delle imprese allo stesso riconducibili; - essere legati da uno “stabile rapporto di collaborazione professionale” con il coniuge o i figli del magistrato. Novità per le imprese Tra le altre novità del nuovo Codice antimafia anche una serie di misure rivolte alle imprese, tra cui: - l’estensione di diritto del sequestro di quote sociali totalitarie a tutti i beni aziendali; il sequestro sarà ora effettuato dalla polizia giudiziaria e non più dall’ufficiale giudiziario e, se il bene immobile è occupato senza titolo, il giudice delegato ordina lo sgombero; - la confisca è rafforzata ed è stabilito espressamente che non si può giustificare la legittima provenienza dei beni adducendo che il denaro utilizzato per acquistarli è frutto di evasione fiscale. Se il tribunale non dispone la confisca, può nel caso applicare l'amministrazione giudiziaria e il controllo giudiziario. Inoltre, è ampliato l’ambito di applicazione del sequestro e confisca per equivalente, mentre la confisca allargata diventa obbligatoria anche per alcuni ecoreati e per l’autoriciclaggio e trova applicazione anche in caso di amnistia, prescrizione o morte di chi l’ha subita; - il nuovo istituto del controllo giudiziario delle aziende viene introdotto quando sussiste il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose che condizionino l’attività. Il controllo giudiziario, previsto per un periodo che va da un anno a tre anni, può essere chiesto volontariamente anche dalle imprese che abbiano impugnato l’informazione antimafia interdittiva di cui sono oggetto e una volta che viene disposto, gli effetti di questa restano sospesi. ****** 6) Caso in cui il lavoratore non può essere trasferito da una sede di lavoro Legge 104/92: Trasferimento possibile solo con consenso del lavoratore. La Corte di Cassazione, la con la sentenza n. 24015/17,ha stabilito che il lavoratore che, ai sensi della legge 104/92, assiste un familiare disabile non può essere trasferito unilateralmente da una sede di lavoro ad un’altra, nemmeno quando il trasferimento non comporti lo spostamento a una nuova unità produttiva. E’ il mutamento geografico del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa che blocca il trasferimento. Nel caso specifico, il telegramma contenente la comunicazione del trasferimento era stato regolarmente consegnato al lavoratore. Il rifiuto del lavoratore di svolgere la prestazione lavorativa presso la mensa di Portici secondo il datore era ingiustificato, perché la nuova sede di lavoro si trovava a pochi chilometri di distanza dall’originaria sede di lavoro e dall’abitazione del lavoro del medesimo, le mansioni erano equivalenti a quelle già affidate presso il carcere di Poggioreale, l’orario di lavoro assegnato non era incompatibile con le esigenze del lavoratore di assicurare l’assistenza alla familiare disabile. La sanzione risolutiva, inoltre, era proporzionata alla condotta addebitata perché costituiva violazione dei doveri fondamentali che incombono sul lavoratore, il quale avrebbe potuto contestare la legittimità del trasferimento nelle more dell’adempimento della prestazione lavorativa presso la nuova sede di lavoro. La Corte ha rilevato che ai sensi dell’art. 33 c. 5 della L. n. 104/92, nel testo modificato dall’art. 24 c. 1 lett. b) della L. n. 183/10, il divieto di trasferimento del lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente opera ogni volta che muti definitivamente il luogo geografico di esecuzione della prestazione, anche se lo spostamento venga attuato nell’ambito della medesima unità produttiva. Ai sensi dell’art. 33 c. 5 della L. n. 104/92 , come modificato dall’art. 24 c. 1 lett. b) della L. n. 183/10, il diritto del lavoratore a non essere trasferito ad altra sede lavorativa senza il suo consenso, non può subire limitazioni risultando la inamovibilità giustificata dal dovere di cura e di assistenza da parte del lavoratore al familiare disabile, sempre che non risultino provate da parte del datore di lavoro specifiche esigenze tecniche, organizzative e produttive che, in un equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte. (Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 06 Novembre 2017) ****** 7) Regole per operare sulla cessazione del rapporto di lavoro a causa del decesso del dipendente Decesso del lavoratore dipendente: obblighi e adempimenti. Arrivate le regole per operare alla cessazione del rapporto di lavoro. Sono, in particolare, contenute in una guida diffusa dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. Decesso e risoluzione per causa di forza maggiore Il decesso del lavoratore comporta la risoluzione del rapporto di lavoro per causa di forza maggiore. Di conseguenza il datore di lavoro deve provvedere ai seguenti adempimenti: - comunicare al Centro per l’Impiego l’avvenuta risoluzione del rapporto; - versare a favore dei soggetti indicati dalle legge il trattamento di fine rapporto, l’indennità sostitutiva di preavviso, nonché tutte le altre competenze (retribuzione, ratei di tredicesima, ferie non godute, ecc.). Il datore di lavoro prima di provvedere al pagamento delle somme agli eredi deve chiedere agli aventi diritto la seguente documentazione: - lo stato di famiglia; - l'atto di morte del defunto; - nel caso in cui i richiedenti siano il coniuge e/o i figli del defunto, l'atto notorio da cui risulti che tra defunto e il coniuge non è mai stata pronunciata sentenza di divorzio o di separazione; - un atto notorio presentato da parenti o affini attestante il rapporto di parentale entro il terzo grado o di affinità entro il secondo nonché della vivenza a carico; - copia del testamento del lavoratore. Nel caso in cui il lavoratore non abbia disposto per testamento e occorra procedere secondo le norme della successione legittima, in questo caso occorre un atto notorio da cui risultino le seguenti informazioni: - che non esiste testamento; - che non sussiste tra i superstiti del defunto alcuno dei soggetti indicati nell'art 2122 c.c.; - la generalità e il grado di parentela degli eredi legittimi. In presenza di minori, il decreto del giudice tutelare che dispone l'accettazione delle spettanze, sull'entità della quota e che autorizza il legare rappresentante del minore a ritirare la quota stessa. Regole generali per il decesso del lavoratore Nell’ambito degli elementi retributivi maturati in costanza del rapporto di lavoro dal dipendente deceduto il legislatore opera una distinzione, tenendo separate le indennità di fine rapporto da ogni altro elemento maturato e non corrisposto. Infatti, secondo l’articolo 2122 del codice civile, il TFR (maturato e non percepito dal dipendente deceduto) ed un importo pari all’indennità sostitutiva del preavviso dovranno essere corrisposti dal datore di lavoro agli aventi diritto (coniuge, figli, parenti entro il terzo grado ed affini entro il secondo, se viventi a carico del prestatore di lavoro) rispettando l’accordo raggiunto dagli stessi (aventi diritto) o, qualora manchi l’accordo, “rispettando il bisogno di ciascuno” (a discrezione del datore). Ove manchino gli aventi diritto le stesse indennità dovranno essere corrisposte: - nel rispetto della successione legittima (artt. 565 ss. c.c.) - ovvero alle persone espressamente indicate dal defunto nel proprio testamento come beneficiarie di queste indennità. Se tra gli aventi diritto vi sono dei minori d’età è indispensabile l’intervento del giudice tutelare, anche in presenza del genitore superstite, in quanto potrebbero sussistere dei conflitti di interesse tra genitore e figli. Ogni altro emolumento, diverso dal TFR e dall’indennità sostitutiva del preavviso, maturato dal lavoratore defunto e non percepito dallo stesso (quali ad esempio la retribuzione dell’ultimo periodo di paga non concluso, i ratei di mensilità aggiuntive, le indennità per ferie e permessi maturati e non goduti, ecc.), dovrà essere cumulato nell’asse ereditario ed essere conseguentemente corrisposto agli eredi (testamentari) nella misura a ciascuno spettante. Duplice e diverso, conseguentemente, è anche il trattamento fiscale riservato a questi importi dal legislatore del T.U.I.R. diversità che si ripropone anche per i vivi. Infatti i redditi da lavoro dipendente maturati dal de cuius sono assoggettati a tassazione con la consueta procedura: - tassazione ordinaria per gli emolumenti retributivi correnti. Su questi redditi il datore di lavoro/sostituto d’imposta opera una ritenuta d’acconto determinata con aliquota stabilita per il primo scaglione. L’imposta quantificata unitariamente sull’ammontare complessivo, sarà attribuita a ciascun erede proporzionalmente alla quota di spettanza. - tassazione separata, di cui agli artt. 16, 17 e 18 del T.U.I.R. per TFR, gli emolumenti arretrati e l’indennità sostitutiva del preavviso. La tassazione è effettuata sull’intero importo e l’imposta sarà attribuita a ciascun erede proporzionalmente alla quota di spettanza. Ai fini assistenziali e previdenziali, infatti, il TFR non è imponibile, mentre è imponibile l’indennità di preavviso corrisposta ai superstiti del lavoratore deceduto. Nessuna esclusione dall’imponibile previdenziale è prevista, invece, per gli altri emolumenti (quali la retribuzione dell’ultimo periodo di paga, i ratei di mensilità aggiuntive maturati e non percepiti, le indennità per ferie, ecc.), che spettano agli eredi per successione. Questi importi, gravati sia dei contributi del datore di lavoro che di quelli del dipendente, devono essere compresi nel modello Uniemens dell’ultimo periodo di paga del dipendente deceduto. Il datore di lavoro, individuati correttamente gli aventi diritto ai quali corrispondere l’indennità di fine rapporto e gli eredi ai quali corrispondere - per successione - ogni altro emolumento e definiti in apposita busta paga (intestata al dipendente ceduto) gli importi lordi e le ritenute per TFR e indennità del mancato preavviso e per ogni altro emolumento, provvede a dare a ciascuno la percentuale spettante del netto che ne risulta unitariamente a copia dello stesso prospetto paga. Il datore di lavoro che, per cause non proprie, sia impossibilitato a corrispondere tempestivamente le somme dovute agli aventi diritto o agli eredi, vincolerà tali somme in apposito conto bancario o postale e ne darà comunicazione agli interessati. Lo stesso si cautelerà, così, contro eventuali richieste successive per interessi e/o rivalutazioni e non dovranno essere corrisposte altre ed ulteriori somme rispetto all’interesse maturato sul conto medesimo, anche se questo dovesse risultare inferiore rispetto all’interesse legale. Con risoluzione n. 61 del 26 settembre 2013 l'Agenzia delle entrate ha chiarito che, in caso di decesso del lavoratore, anche la parte di Tfr destinata ad eredi che non risiedono in Italia deve essere assoggetta a tassazione. Tali eredi, quindi, debbono essere in possesso del codice fiscale italiano per poter incassare la parte di TFR di loro spettanza. Tassazione delle somme corrisposte In caso di decesso del lavoratore dipendente sono previste diverse modalità di tassazione a seconda che si tratti delle somme già corrisposte al lavoratore o di somme spettanti agli eredi. Somme messe in pagamento prima del decesso con effettivo versamento della ritenuta d’acconto, anche se materialmente non riscosse dal lavoratore. Per tali somme il datore di lavoro deve rilasciare una CU intestata al lavoratore deceduto con indicazione: - degli importi effettivamente riscossi dal lavoratore; - degli importi sui quali il datore aveva operato e versato la ritenuta anche se non riscossi dal lavoratore; - delle ritenute effettuate su tali importi e le detrazioni d’imposta spettanti fino alla data del decesso senza obbligo di effettuare il conguaglio. Il calcolo dell’esatto ammontare avverrà in sede di dichiarazione dei redditi redatta a nome del lavoratore deceduto alla cui presentazione è tenuto uno degli eredi ai sensi del DPR 600/73. Somme maturate e non ancora liquidate o in corso di maturazione Sono da assoggettare a tassazione separata in capo agli eredi: - la retribuzione per le ore lavorate o comunque retribuite del mese in cui è avvenuto il decesso; - i ratei di 13^ e di 14^ o dei premi annui in corso di maturazione, ratei di ferie, permessi, riduzione di orario, ecc. maturati e non goduti; - le competenze arretrate; - ogni altro compenso se messo a disposizione del dipendente, ma per il quale non sia stata effettuata e versata la ritenuta d’acconto relativa. Il datore deve: - provvedere a tassare separatamente con la prima aliquota dello scaglione di reddito (23%); - certificare le somme corrisposte e le ritenute operate; - rilasciare a ogni erede una certificazione. Il contenuto della CU: - dati del datore; - dati dell’erede nella casella dei percettori; - ammontare delle somme e dei valori corrisposti; - ritenute operate; detrazioni effettuate; - dati del deceduto e il suo numero di codice fiscale nella casella annotazioni (codice AB), la situazione di eredità o di erogazione di indennità in caso di morte (art.2122 del codice civile). Competenze maturate in costanza di rapporto (premi di produttività, straordinari ecc.) Tali somme andranno tassate con aliquota del 10% a titolo di imposta sostitutiva. La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 59/08 ha previsto l’applicazione della c.d. detassazione (alle condizioni normative previste in capo al de cuius) anche per le erogazioni agli eredi, per cui l’imposta sostitutiva, nella misura del 10%, deve essere applicata in presenza delle condizioni soggettive che consentono l’applicazione della agevolazione in capo al de cuius (e non in capo all’erede). Decesso e assistenza fiscale Il decesso del lavoratore dipendente fa venir meno l'obbligo per il sostituto d’imposta di effettuare le operazioni di conguaglio. Se il decesso avviene prima dell'effettuazione o della conclusione del conguaglio a debito, il sostituto dovrà comunicare agli eredi l'ammontare delle somme o delle rate non ancora trattenute, che saranno versate dagli stessi eredi secondo i termini e le modalità previsti per la dichiarazione dei redditi. Nel caso di conguaglio a credito il sostituto comunicherà agli eredi i relativi importi indicandoli anche nell’ultima certificazione dei redditi Modello CU che sarà rilasciato. Gli eredi utilizzeranno tale credito nella successiva dichiarazione che gli stessi dovranno o comunque potranno presentare per conto del de cuius. Si ricorda che, in caso di conguaglio derivante da assistenza fiscale sospesa o non effettuata, nel modello della CU dovrà essere indicato il codice C (decesso) alla casella 51. Compensazione tra crediti e debiti del datore di lavoro Il datore di lavoro può far valere propri crediti scaturenti dal rapporto di lavoro nei confronti della sole somme spettanti iure successionis (nei limite del quinto dello stipendio ai sensi dell’art 545 c,p,c e art 1246, comma 1 del c.c.). Nessuna compensazione potrà essere effettuata in relazione alle somme spettanti iure proprio ai beneficiari indicati nell’art 2122 c.c. in quanto nessun credito vantato dal datore di lavoro può essere fatto valere direttamente. Trattamento di fine rapporto e indennità sostitutiva del preavviso Il datore deve: - assoggettarli a tassazione separata come di consueto (art.17 TUIR); - l’imposta così determinata è dovuta dagli eredi in proporzione all’ammontare percepito da ciascuno; - redigere la CU; - indicare nel campo delle indennità di fine rapporto la quota spettante riferita all’erede al quale la certificazione è destinata, mentre i restanti campi devono essere redatti con riferimento all’indennità così come maturata in capo al deceduto. Gli eredi predisporranno la loro dichiarazione dei redditi computando ai redditi da essi prodotti, anche gli importi ereditati. Fasi della successione Il trapasso dei rapporti giuridici del deceduto al suo o ai suoi eredi avviene attraverso tre fasi: - apertura della successione che avviene al momento della morte e nel luogo dell’ultimo domicilio del de cuius, segna il momento in cui il patrimonio del deceduto rimane privo di titolare; - delazione testamentaria (mediante testamento del deceduto) o legittima (dalla legge quando manca il testamento); - acquisto dell’eredità che avviene mediante accettazione espressa (con dichiarazione) o tacita (ad esempio vendita di beni ricevuti). Successione legittima La legge chiama a succedere 4 categorie di persone: parenti legittimi, parenti naturali, coniuge, stato. PARENTI LEGITTIMI: figli legittimi, legittimati, adottivi in parti uguali; se non ci sono figli e ulteriori discendenti, vengono chiamati gli ascendenti legittimi, i fratelli, o le sorelle; se ci sono solo ascendenti legittimi, succedono il padre e la madre in parti uguali, in mancanza succedono altri ascendenti (es. nonno); se ci sono solo fratelli e sorelle, succedono in parti uguali; se ci sono genitori, fratelli e sorelle, tutti concorrono fra loro in parti uguali (ai genitori non meno della metà); in mancanza di figli, scendenti, fratelli, sorelle, vengono chiamati a succedere gli altri parenti collaterali fino al sesto grado. PARENTI NATURALI: Figli naturali e genitori naturali con modalità particolari. CONIUGE SUPERSTITE: Succede se non si trova in stato di separazione legale a lui addebitata (assegno vitalizio in sostituzione degli alimenti che godeva). Il coniuge può concorrere con i figli legittimi e/o naturali, con gli scendenti legittimi e/o fratelli e sorelle, se mancano questi l’eredità è devoluta al coniuge. STATO In mancanza di parenti legittimi o naturali e del coniuge l’eredità è devoluta allo Stato. Novità La guida, infine, ricorda che a seguito dell’entrata in vigore della L. 76/2016 ogni riferimento al coniuge contenute in queste norme dovrà essere inteso come riferito anche alla parte dell’unione. civile. ****** 8) Istituiti codici tributo per il versamento con F24 Accise delle sanzioni su apparecchi da divertimento Giochi, “fumo” e tabacchi: Ecco i codici per le sanzioni con l’F24 Accise. Sono quelle irrogate nell’ipotesi di mancata riduzione degli apparecchi da divertimento e rimozione dai siti web dell’offerta in difetto di titolo autorizzativo o abilitativo L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 135/E del 6 novembre 2017, ha istituito dei nuovi codici tributo per il versamento, tramite il modello F24 Accise, delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui agli articoli 5-bis e 6-bis del Dl 50/2017 (convertito, con modificazioni, dalla legge 96/2017). L’iniziativa arriva dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli a cui è consentita la riscossione delle entrate tributarie ed extratributarie di sua pertinenza, incluse quelle a titolo di sanzione, con le modalità stabilite dall’articolo 17 del Dlgs 241/1997, vale a dire mediante il sistema dei versamenti unitari e delle compensazioni (Dm 18 luglio 2003). Pertanto, il pagamento, mediante il modello F24 Accise, delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dall’articolo 6-bis, comma 3, Dl 50/2017, in materia di riduzione degli apparecchi da divertimento, nonché dall’articolo 1, comma 50-ter, legge 296/2006, inserito dall’articolo 5-bis dello stesso Dl 50/2017, in materia di procedure di rimozione dai siti web dell’offerta in difetto di titolo autorizzativo o abilitativo nel settore dei tabacchi, è possibile attraverso l’indicazione dei seguenti codici tributo: 5463 – per violazione dell’obbligo di riduzione degli apparecchi da divertimento 5464 – per violazioni in tema di offerta di prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide contenenti nicotina 5465 – per violazioni in tema di offerta di tabacchi lavorati. I suddetti codici devono essere evidenziati nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione” del modello F24 Accise, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, indicando: nel campo “ente”, la lettera “M” nel campo “sigla provincia”, nessun valore nel campo “codice identificativo”, il codice concessione (ad esempio, 123456 o, nel caso non sia presente, 999999) nel campo “rateazione”, il numero della rata nel formato “nnrr”, dove “nn” rappresenta il numero della rata in pagamento e “rr” indica il numero complessivo delle rate (in caso di pagamento in un’unica soluzione il campo è valorizzato con “0101”) nel campo “mese”, il mese nel quale è commessa la violazione, nel formato “mm” nel campo “anno di riferimento”, l’anno nel quale è commessa la violazione, nel formato “aaaa” nel campo “codice ufficio”, nessun valore nel campo “codice atto”, se presente, indicare il codice dell’atto oggetto di definizione. ****** 9) Fisco: parte fai-da-te per “rottamare” cartelle sul web Al via i nuovi servizi online di Agenzia delle entrate-Riscossione per “rottamare a km zero” le cartelle direttamente sul web. Dal 6 novembre 2017, infatti, è possibile richiedere l’elenco delle cartelle “rottamabili” e presentare la domanda dall’area libera del portale www.agezientrateriscossione.gov.it, senza necessità di pin e password. È il progetto digitale “Fai D.A. te”, con l’acronimo di Definizione Agevolata (dl 148/2017), e rappresenta una corsia preferenziale per risparmiare tempo e avere comunque a disposizione, in modo semplice, tutti gli strumenti utili per aderire alla cosiddetta rottamazione delle cartelle. Il dl 148 prevede la possibilità di pagare, senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora, i debiti affidati alla riscossione nei primi nove mesi di quest’anno (per le multe stradali, invece, non si devono pagare gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge), ma anche di regolarizzare le domande di adesione alla precedente definizione agevolata (dl 193/2016) che erano state respinte perché non rispettavano il requisito di essere in regola con i vecchi piani di rateizzazione in corso al 24 ottobre 2016. Vediamo nel dettaglio come funzionano i nuovi servizi online. CARTELLE 2017 SI “ROTTAMANO” DAL PC. Si chiama “Fai D.A. te”, dove D.A. sta per Definizione Agevolata, il nuovo servizio che consente di presentare online, collegandosi all’area libera del portale di Agenzia delle entrate-Riscossione, il modello DA-2017, cioè la domanda per “rottamare” i carichi affidati all'agente della riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017. Per presentare la domanda basta accedere al portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it, cliccare sul link presente nella pagina dedicata alla Definizione Agevolata 2017 e compilare il modulo che appare sullo schermo. Dopo aver inserito i dati anagrafici, di domiciliazione e di contatto, è importante indicare un indirizzoemail di riferimento dove si desidera ricevere la convalida della richiesta. Il servizio poi richiede di inserire i riferimenti alle cartelle o agli avvisi che si vogliono“rottamare” e di allegare i documenti di riconoscimento (documento di identità e dichiarazione sostitutiva attestante la qualifica del dichiarante). Dopo aver visionato il riepilogo dei dati, sarà possibile indicare se si intende pagare in un’unica soluzione oppure a rate. Per aderire alla definizione agevolata gli interessati devono presentare la propria richiesta entro il 15 maggio 2018. Il modello DA-2017 disponibile sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it o presso gli sportelli dell’Agenzia, può essere presentato anche tramite l’area riservata del portale (dove da oggi è presente anche il nuovo servizio di assistenza “Contattaci”), oppure agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione. Coloro che hanno una casella di posta elettronica certificata, possono utilizzarla inviando anche la copia del documento di identità all’indirizzo pec della Direzione Regionale di riferimento dell’Agenzia delle entrate-Riscossione. L’elenco degli indirizzi pec regionali è indicato nel modello DA-2017 e pubblicato sul portale web. CARTELLE “ROTTAMABILI” SOTTO CONTROLLO. All’interno della pagina del portale dedicata alla Definizione Agevolata 2017, è presente il link per richiedere l’elenco delle cartelle che possono essere “rottamate”. Uno strumento utile perché alcune cartelle del 2017 potrebbero non essere ancora state notificate e quindi il contribuente potrebbe non esserne a conoscenza. Anche in questo caso è necessario allegare i documenti di riconoscimento (documento di identità e dichiarazione sostitutiva attestante la qualifica del dichiarante). DOMANDA “FAI D.A. TE” PER I RESPINTI. I contribuenti che si sono visti respingere la domanda di adesione alla Definizione agevolata 2016, perché non erano in regola con il pagamento di tutte le rate scadute al 31 dicembre 2016 per le dilazioni in corso al 24 ottobre 2016, possono presentare una domanda di regolarizzazione utilizzando il servizio “Fai D.A. te”. Innanzitutto è possibile richiedere la cosiddetta comunicazione delle somme dovute, già ricevuta in occasione della risposta di diniego da parte dell’agente della riscossione, per poter avere facilmente sotto mano l’elenco delle cartelle “rottamabili” (ai sensi dell‘articolo 6 comma 8 del dl 193/2016). È sufficiente collegarsi al portale per “Regolarizzazione delle istanze respinte”. Sempre nella stessa pagina, attraverso appositi link, è possibile compilare e inviare la domanda di regolarizzazione delle istanze respinte. Esistono due possibilità: accedere al servizio indicando il numero di cartella/avviso oppure il numero della comunicazione delle somme dovute. Una volta effettuato l’accesso si aprirà sullo schermo un modello da compilare con i dati anagrafici, di domiciliazione e di contatto. Anche in questo caso è necessario indicare l’indirizzo email di riferimento su cui ricevere la convalida della richiesta. Successivamente devono essere indicati i numeri di cartelle/avvisi che si intendono rottamare (oppure il numero della comunicazione e la data) e allegare i documenti di riconoscimento (documento di identità e dichiarazione sostitutiva attestante la qualifica del dichiarante). In seguito si potrà procedere con la richiesta e indicare se si intende pagare in un’unica soluzione oppure a rate. Per presentare la domanda i contribuenti hanno tempo fino al 31 dicembre. Il modello DA-R può essere presentato anche dall’area riservata del portale istituzionale o presso gli sportelli dell’Agenzia delle entrate-Riscossione. I possessori di una casella di posta elettronica certificata, possono inviare il modello DA-R, insieme alla copia di un documento di identità, all’indirizzo pec della Direzione Regionale di riferimento dell’Agenzia delle entrate-Riscossione. In alternativa, la domanda di adesione può essere presentata consegnando il modello DA-R direttamente agli sportelli dell’Agenzia delle entrate-Riscossione. BOLLETTINI ONLINE PER I “RITARDATARI”. Nuovo servizio online anche per chi non ha pagato la prima (o unica) rata prevista a luglio o quella di settembre 2017 (dl 193/2016 convertito con legge 225/2016). Sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it da oggi si può richiedere, sempre allegando i documenti di riconoscimento, la copia della comunicazione delle somme dovute e i relativi bollettini di pagamento, accedendo nell’apposita sezione dedicata alle “rate scadute e nuovo termine al 30 novembre”. Il dl 148/2017 prevede che gli interessati possano mettersi in regola, e quindi non perdere i benefici previsti dalla definizione agevolata, pagando quanto previsto, senza oneri aggiuntivi, entro il prossimo 30 novembre. (Agenzia Entrate/Riscossione, comunicato del 6 novembre 2017) ****** 10) Entrate tributarie: 316,3 miliardi nei primi nove mesi dell’anno (+0,9%) Nel periodo gennaio-settembre 2017 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 316.349 milioni di euro, in aumento dell’0,9 % (+ 2.891 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2016. Nel mese di settembre il gettito delle entrate tributarie registra un calo di 1.077 milioni di euro. Esso è determinato dal minor gettito dell’Irpef versata in autoliquidazione (-551 milioni di euro) per lo slittamento del temine di pagamento al mese di ottobre e dal minor gettito dell’IVA sugli scambi interni (- 224 milioni di euro) dovuto all’ampliamento della platea dei soggetti interessati allo split payment. Si ricorda, infatti, che i soggetti interessati dallo split payment, nella fase di prima applicazione, devono accantonare le somme dovute all’erario, a titolo di imposta sul valore aggiunto per le operazioni di acquisto di beni e servizi, e versarle alle scadenze del 16 novembre e del 18 dicembre prossimi. IMPOSTE DIRETTE Nei primi nove mesi dell’anno registrano un gettito complessivamente pari a 170.475 milioni di euro, con una riduzione di 437 milioni di euro (- 0,3%) rispetto allo stesso periodo del 2016. Le entrate IRPEF ammontano a 132.890 milioni di euro, in crescita di 1.286 milioni di euro (+1,0%) per effetto principalmente dell’andamento positivo delle ritenute da lavoro dipendente e da pensione che mostrano un aumento di 1.684 milioni di euro (+1,5%) in linea con la crescita tendenziale dell’occupazione. Il risultato riflette anche gli effetti di alcune misure introdotte dalla Legge di bilancio per il 2017 (Legge n.232/2016) e, in particolare, dell’aumento delle detrazioni per i pensionati di età inferiore a 75 anni, equiparate a quelle previste per i pensionati di età pari o superiore ai 75 anni (art.1, comma 210) e delle revisioni al regime della tassazione dei premi di produttività (art.1, comma 160). Si tratta di interventi di alleggerimento del carico tributario che riducono il gettito Irpef. Gli introiti dell’IRES registrano una diminuzione di 573 milioni di euro (-3,1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il minor gettito è imputabile ai provvedimenti che hanno determinato un significativo alleggerimento del carico fiscale per le imprese, tra i quali la riduzione dell’aliquota dal 27,5% al 24%, la maggiorazione degli ammortamenti e la più vantaggiosa deducibilità della svalutazione e delle perdite sui crediti delle banche e delle imprese di assicurazione. All’andamento delle imposte dirette di gennaio-settembre 2017 ha contribuito anche il gettito derivante dalla collaborazione volontaria (cd voluntary disclosure), introdotta per favorire la regolarizzazione di capitali finora non dichiarati al fisco, che ha fatto registrare versamenti per 527 milioni di euro. IMPOSTE INDIRETTE Il gettito nel periodo gennaio-settembre 2017 ammonta a 145.874 milioni di euro, in aumento del 2,3% (+3.328 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le entrate dell’IVA sono pari a 87.074 milioni di euro con un incremento di 2.367 milioni di euro (+2,8%). L’andamento è positivo sia per la componente dell’IVA sugli scambi interni (+1,2%) sia per quella sulle importazioni (+16,6%). Il gettito dell’IVA sugli scambi interni riflette per 7.662 milioni di euro l’applicazione del meccanismo dello split payment, che mostra nel periodo considerato una diminuzione di 91 milioni di euro rispetto ai nove mesi del 2016. Il gettito dell’Iva sulle importazioni registra un incremento di 1.422 milioni di euro (+16,6%) confermando il trend positivo avviato a inizio anno. Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) mostrano un incremento di 284 milioni di euro (+1,6%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. ENTRATE DA GIOCHI Il gettito relativo ai giochi, pari a 10.527 milioni di euro, presenta, nel complesso, una variazione negativa di 215 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2016. ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO Le entrate derivanti dall’attività di accertamento e controllo, riferite solo ai ruoli dei tributi erariali, si sono attestate a 7.433 milioni di euro e presentano una variazione positiva rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+1.261 milioni di euro, pari a +20,4%). Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio–settembre 2017, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento. (MEF, comunicato stampa n. 178 del 06/11/2017) Vincenzo D’Andò