Diario quotidiano del 17 novembre 2017: la Corte di Giustizia UE e l’IVA – Decreto fiscale 2018

Pubblicato il 17 novembre 2017

1) Corte di giustizia Ue: vendita di fabbricato ristrutturato con Iva se le spese vanno oltre il 30%
2) Corte di giustizia Ue: non occorre nessuna registrazione per la detrazione Iva
3) Accollo del debito d’imposta altrui: no all’estinzione per compensazione
4) ZFU Lombardia: domande agevolazioni dal 20 novembre 2017
5) Decreto fiscale: arrivata la fiducia al Senato
6) Il saldo negativo di cassa non è più solo una spia, arrivate ulteriori cattive conseguenze
7) Split payment esteso agli Ordini professionali
8) Decreto fiscale: approvato maxiemendamento interamente sostitutivo del decreto fiscale
9) Ecco il nuovo calendario fiscale proposto dai Consulenti del lavoro
10) Versamento della seconda rata dell’Imu e della Tasi per il 2017: comunicato del MEF
Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Corte di giustizia Ue: vendita di fabbricato ristrutturato con Iva se le spese vanno oltre il 30% 2) Corte di giustizia Ue: non occorre nessuna registrazione per la detrazione Iva 3) Accollo del debito d’imposta altrui: no all’estinzione per compensazione 4) ZFU Lombardia: domande agevolazioni dal 20 novembre 2017 5) Decreto fiscale: arrivata la fiducia al Senato 6) Il saldo negativo di cassa non è più solo una spia, arrivate ulteriori cattive conseguenze 7) Split payment esteso agli Ordini professionali 8) Decreto fiscale: approvato maxiemendamento interamente sostitutivo del ddl n. 2942 9) Ecco il nuovo calendario fiscale proposto dai Consulenti del lavoro 10) Versamento della seconda rata dell’Imu e della Tasi per il 2017: comunicato del MEF ***

1) Corte di giustizia Ue: vendita di fabbricato ristrutturato con Iva se le spese vanno oltre il 30%

Se le spese sostenute per la ristrutturazione non siano state superiori al 30% del suo valore iniziale è possibile considerare la vendita del fabbricato in esenzione Iva.

Per la Corte di giustizia Ue, nella sentenza 16 novembre 2017, causa C-308/2016, è applicabile l’imposta nel momento in cui l’immobile subisce variazioni sostanziali, destinate a modificarne l’uso o a cambiarne le modalità di occupazione.

La domanda di pronuncia pregiudiziale, relativa alla tipologia all’esame della Corte Ue, verte sull’interpretazione degli articoli 12, paragrafi 1 e 2, e 135, paragrafo 1, lettera j), della direttiva Iva ed è stata presentata nell’ambito di una controversia che oppone una società all’amministrazione finanziaria polacca, in ordine all’assoggettamento a Iva di un’operazione di vendita di un fabbricato che era stato utilizzato dal proprietario a fini personali e sul quale, prima della vendita, erano stati effettuati lavori di ammodernamento.

In particolare, la società decideva di aumentare il proprio capitale sociale e, nella stessa data, un socio conferiva alla compagine un fabbricato residenziale costruito nel 1992.

Nel 2006, l’immobile veniva adattato alle finalità dell’attività economica esercitata dalla società, con il consenso di quest’ultima a un investimento pari a circa il 55% del valore iniziale del bene.

Trattandosi di un fabbricato usato, la società ha ritenuto che la vendita fosse esente da Iva e non ha indicato, nella sua dichiarazione Iva, il beneficio generato dalla vendita stessa.

L’amministrazione finanziaria polacca, ritenendo che la contribuente avesse errato, ha rideterminato l’Iva dovuta dalla società, aggiungendovi l’importo della vendita del fabbricato.

La controversia è approdata dinanzi alla competente autorità giurisdizionale che ha sottoposto al vaglio pregiudiziale della Corte Ue una questione, con cui il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se gli articoli 12, paragrafi 1 e 2, e 135, paragrafo 1, lettera j), della direttiva Iva, devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale che subordina l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto delle cessioni di fabbricati alla duplice condizione che l’operazione non riguardi una cessione effettuata nel contesto di una prima occupazione verificatasi nell’esercizio di un’operazione imponibile e che, nell’ipotesi di miglioramento di un fabbricato esistente, le spese sostenute a tal fine siano inferiori al 30% del suo valore iniziale.

Il fabbricato in argomento è stato ammodernato dopo essere stato integrato nel patrimonio della società, sollevando pertanto la possibilità del suo assoggettamento a Iva, in quanto tali lavori hanno generato un valore aggiunto. L’interpretazione della nozione di “trasformazione” è corroborata dalla giurisprudenza della Corte secondo la quale è esentata dall’Iva un’operazione di cessione di un bene immobile composto da un terreno e da un vecchio fabbricato in corso di trasformazione quando, al momento di detta cessione, il vecchio fabbricato era stato demolito solo in parte ed era, almeno parzialmente, ancora utilizzato in quanto tale.

Pertanto, la nozione di “trasformazione” copre l’ipotesi nella quale siano stati effettuati lavori completi o a uno stadio sufficientemente avanzato, in esito ai quali il fabbricato in oggetto sarà destinato a essere utilizzato ad altri fini.

Nel caso di specie, la nozione di “trasformazione” di cui all’articolo 12, paragrafo 2, della direttiva Iva, è stata trasposta nella disciplina polacca sull’Iva, facendo ricorso a quella di “miglioramento”.

Tuttavia, purché quest’ultimo termine sia interpretato dai giudici nazionali come sinonimo di quello di “trasformazione”, la differenza terminologica così rilevata non è tale, di per sé, da comportare un’incompatibilità della legge polacca con la direttiva comunitaria.

Tutto ciò premesso, la Corte Ue perviene alla conclusione che gli articoli 12, paragrafi 1 e 2, e 135, paragrafo 1, lettera j), della direttiva Iva devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale che subordina l’esenzione dall’Iva con riguardo alle cessioni di fabbricati alla condizione che la loro prima occupazione si sia verificata nel contesto di un’operazione imponibile. Queste stesse disposizioni vanno invece interpretate nel senso che non ostano a che una tale normativa nazionale subordini tale esenzione alla condizione che, nell’ipotesi di “miglioramento” di un fabbricato esistente, le spese sostenute non siano state superiori al 30% del suo valore iniziale, a condizione che detta nozione di “miglioramento” sia interpretata nello stesso modo di quella di “trasformazione” di cui all’articolo 12, paragrafo 2, della direttiva, vale a dire nel senso che il fabbricato in oggetto deve aver subito modifiche sostanziali destinate a modificarne l’uso o a cambiarne considerevolmente le condizioni di occupazione.

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2) Corte di giustizia Ue: non occorre nessuna registrazione per la detrazione Iva

Corte Ue: per la detrazione Iva la sostanza prevale sulla forma. Non si può impedire a un soggetto passivo Iva di esercitare il proprio diritto alla detrazione dell’imposta dovuta o assolta a monte, anche se non si era formalmente registrato ai fini Iva prima di utilizzare i beni acquisiti nell’ambito della sua attività imponibile. È il principio generale espresso dalla Corte di Giustizia Ue nella sentenza C-507/16 del 15 novembre 2017, a conclusione di una controversia sorta tra l’Amministrazione fiscale bulgara e una società operativa nel settore multimediale.

La società bulgara forniva prestazioni di servizi nel settore multimediale, quali la concezione di siti Internet, lo sviluppo multimediale o la realizzazione grafica ed era stata registrata a fini Iva a norma della legge bulgara, che prevede la registrazione dei soggetti passivi stabiliti in Bulgaria che forniscono servizi -eseguiti nel territorio di un altro Stato membro.

La società, infatti, riceveva prestazioni di servizi da soggetti passivi stabiliti nel territorio di altri Stati membri, che utilizzava per prestare, a sua volta, servizi in altri Stati membri e in Svizzera e procedeva alla detrazione dell’Iva sulle prestazioni di servizi ricevute a monte nell’ambito del regime di inversione contabile.

Conclusioni della Corte

La direttiva Iva deve essere interpretata nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro che impedisce ad un soggetto passivo stabilito nel suo territorio di detrarre l’imposta sul valore aggiunto dovuta o assolta a monte per servizi resi da soggetti passivi stabiliti in altri Stati membri e utilizzati per fornire prestazioni di servizi in Stati membri diversi da quello in cui il soggetto passivo è stabilito, per il motivo che quest’ultimo è registrato ai fini dell’imposta sul valore aggiunto a norma dell’una o dell’altra delle due fattispecie previste dall’articolo 214, paragrafo 1, lettere d) ed e), della direttiva Iva.

Per contro, l’articolo 168, lettera a), e l’articolo 169, lettera a), d