Diario quotidiano del 27 novembre 2017 – Fermo amministrativo e rimborso IVA: si rischia il blocco

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 27 novembre 2017



1) Vale il criterio di effettività gestionale dell’impresa per definirne la sede amministrativa
2) Competenza all’emissione degli strumenti finanziari partecipativi
3) Vanno dichiarati anche i redditi derivanti da attività illecita
4) Entrate: partito il servizio di consultazione dinamica della cartografia catastale
5) Conferimento di stabile organizzazione a società estera: ok alla sospensione delle imposte sulle plusvalenze
6) Spesometro: niente esclusione totale per gli agricoltori minimi
7) Fermo amministrativo blocca il rimborso Iva
8) Decontribuzione dei contratti di solidarietà
9) Super ammortamento: beni strumentali modesti non spesati nell’anno, la quota extra segue la deduzione pluriennale
10) Corte UE: onorari minimi derogabili, altrimenti ledono la concorrenza

Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Vale il criterio di effettività gestionale dell’impresa per definirne la sede amministrativa

2) Competenza all’emissione degli strumenti finanziari partecipativi

3) Vanno dichiarati anche i redditi derivanti da attività illecita

4) Entrate: partito il servizio di consultazione dinamica della cartografia catastale

5) Conferimento di stabile organizzazione a società estera: ok alla sospensione delle imposte sulle plusvalenze

6) Spesometro: niente esclusione totale per gli agricoltori minimi

7) Fermo amministrativo blocca il rimborso Iva

8) Decontribuzione dei contratti di solidarietà

9) Super ammortamento: beni strumentali modesti non spesati nell’anno, la quota extra segue la deduzione pluriennale

10) Corte UE: onorari minimi derogabili, altrimenti ledono la concorrenza

***

1) Vale il criterio di effettività gestionale dell’impresa per definirne la sede amministrativa

L’individuazione della sede amministrativa della società si fonda su un criterio di effettività gestionale della stessa.

La sede dell'attività economica di una società è il luogo ove vengono adottate le decisioni essenziali concernenti la direzione generale di tale società ed ove sono svolte le funzioni di amministrazione centrale di quest'ultima. Secondo questo significativo principio individuato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea (Sez IV sent. 28-6-2997 n. 73/06) la definizione di sede amministrativa si fonda su un criterio di effettività gestionale dell’impresa in base al quale i giudici trentini hanno ritenuto di rigettare l’appello della società contribuente che, al contrario, rivendicava la propria residenza all’estero. Nel caso specifico tutti gli elementi probatori raccolti hanno confermato la tesi dell’Ufficio in base alla quale la costituzione della società in uno stato diverso dall’Italia, caratterizzato tra l’altro da un regime di tassazione molto favorevole, altro non era che un tentativo di esterovestizione della stessa.

(Comm. Trib. di Secondo Grado di Trento, sentenza n. 108/1 del 23/10/2017)

******

2) Competenza all’emissione degli strumenti finanziari partecipativi

Competenza all’emissione degli strumenti finanziari partecipativi (art. 2346, comma 6, c.c.) chiarita dal Consiglio notarile di Milano, nella massima n. 163 di novembre 2017:

L'istituzione di una o più categorie di strumenti finanziari partecipativi ai sensi dell'art. 2346, comma 6, c.c., e l'approvazione delle clausole statutarie (o del regolamento allegato allo statuto) disciplinanti «le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione» rientrano nella competenza inderogabile dell'assemblea straordinaria, non delegabile all'organo amministrativo.

L'assemblea straordinaria è altresì competente ad assumere la decisione di emettere gli strumenti finanziari partecipativi di cui ha approvato la relativa disciplina statutaria, mentre l'effettiva emissione degli stessi (ossia l'offerta in sottoscrizione e il perfezionamento dell'apporto) costituisce attività esecutiva, rientrante nella competenza dell'organo amministrativo.

Tuttavia, la competenza ad assumere la decisione di emettere gli strumenti finanziari partecipativi può ritenersi spettante anche all'organo amministrativo qualora tra le modalità e le condizioni di emissione l'assemblea straordinaria abbia determinato la tipologia degli apporti e il grado massimo di possibile diluizione dei diritti spettanti alle azioni, con ciò delegando - implicitamente o esplicitamente - all'organo amministrativo la decisione di emissione.

La decisione di emettere gli strumenti finanziari partecipativi e l'effettiva emissione degli stessi non costituiscono modificazioni statutarie e non sono soggette a pubblicità legale ai sensi dell'art. 2436 c.c., qualora siano già state approvate le relative clausole statutarie, a meno che queste ultime prevedano l'indicazione del numero e/o dell'ammontare degli strumenti finanziari partecipativi effettivamente emessi.

In caso di strumenti finanziari partecipativi convertibili in azioni, l'attribuzione all'organo amministrativo della facoltà di deciderne l'emissione può costituire oggetto di delega da parte dell'assemblea straordinaria con le modalità e nei limiti dell'art. 2420-ter c.c., ferma restando la necessità che l'adozione della relativa disciplina statutaria sia deliberata dall'assemblea straordinaria.

******

3) Vanno dichiarati anche i redditi derivanti da attività illecita

Il contribuente che non comunica al Fisco i redditi di provenienza illecita commette reato di omessa dichiarazione. Trattandosi di proventi effettivi, devono essere assoggettati a tassazione e questo non costituisce una confessione dell’imputato.

Lo afferma la Corte di cassazione, con la sentenza 53137 del 22 novembre 2017, secondo cui l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi costituisce violazione dell’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000 anche quando abbia ad oggetto redditi di provenienza illecita.

Nel caso di specie, il titolare di una ditta individuale veniva condannato a due anni e tre mesi di reclusione per il reato di omessa dichiarazione. L’uomo era stato accusato di non aver dichiarato redditi provenienti da attività illecita per un rilevante imponibile. Per la difesa la presentazione della dichiarazione poteva rappresentare una ammissione di colpevolezza, non potendosi obbligare un soggetto a fornire all’Amministrazione prove a stesso sfavorevoli. I giudici di legittimità hanno sostenuto che la presentazione della dichiarazione dei redditi, anche di natura illecita, non è una denuncia a proprio carico ma una comunicazione inviata ai fini fiscali alla quale solo in via eventuale possono conseguire accertamenti volti ad individuare l’origine delle somme.

***

Se la fattura è generica, l’Iva è indetraibile, il costo indeducibile

Non sono deducibili i costi documentati con una fattura generica relativi a una consulenza estranea all’oggetto sociale dell’azienda che la eroga. Stop alla formula generica sulle fatture: "spese di consulenza".

Questo a seguito di quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 27777 del 22 novembre 2017, ha negato il beneficio fiscale ad una società a responsabilità limitata che intendeva detrarre dall’imponibile alcune spese. Nelle fatture era presente la nomenclatura, consulenza industriale, ma l’ufficio del fisco aveva accertato che il tipo di attività era estraneo all’oggetto sociale del fornitore. Da qui la notifica di una rettifica delle imposte sui redditi e dell’Iva.

***

In presenza di frode fiscale ok al sequestro diretto sui c/c del manager aziendale

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 53146 del 22 novembre 2017, ha stabilito che è legittimo il sequestro diretto sui conti correnti dell’imprenditore piuttosto che sugli immobili della società coinvolta nella frode fiscale dei quali è più difficile calcolare il valore. I giudici di piazza Cavour hanno respinto il ricorso di un imprenditore che si era visto sequestrare i conti in banca per la frode fiscale fatta in favore di una Srl. La vicenda vedeva coinvolte due società appartenenti allo stesso gruppo.

******

4) Entrate: partito il servizio di consultazione dinamica della cartografia catastale

Entrate, al via in tutta Italia il servizio di consultazione dinamica della cartografia catastale. Grazie al provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 271542 del 23 novembre 2017.

Navigazione dinamica delle mappe catastali e possibilità di visualizzazione integrata con altri dati a supporto dei processi di analisi, gestione e monitoraggio del territorio. È attivo dal 23 novembre 2017 per pubbliche amministrazioni, imprese, professionisti e cittadini il nuovo servizio di navigazione geografica della cartografia catastale, che si aggiunge ai servizi già implementati nell’ambito della direttiva europea “Inspire” (2007/2/CE) finalizzata a supportare le politiche ambientali tramite misure che garantiscono la conoscenza, la disponibilità e l’interoperabilità delle informazioni territoriali.

Tra i dati trattati nella direttiva, classificati in 34 categorie, sono presenti quelli relativi alle “Cadastral parcel”, corrispondenti in Italia ai dati cartografici del catasto, gestiti dall’Agenzia delle Entrate.

Mappe dinamiche a consultazione libera

Il servizio di consultazione, disponibile per tutto il territorio nazionale (ad eccezione delle Province Autonome di Trento e di Bolzano), consente di visualizzare dinamicamente molti contenuti della cartografia catastale, che viene costantemente aggiornata in modalità automatica. Accessibile tramite l’indirizzo https://wms.cartografia.agenziaentrate.gov.it/inspire/wms/ows01.php, si basa sullo standard “Web map service” (Wms) 1.3.0 ed è direttamente fruibile tramite i software GIS (Geographic Information System) o specifiche applicazioni a disposizione dell’utente. Da gennaio 2018, i servizi di consultazione e quelli di ricerca sui metadati saranno fruibili in maniera ancora più semplice, tramite uno specifico “Geoportale” dell’Agenzia delle Entrate. La consultazione libera non offre tutti i contenuti della cartografia catastale, per cui sono sempre disponibili i servizi di consultazione personale e le visure catastali telematiche.

La direttiva “Inspire”

La Direttiva 2007/2/CE, recepita con il Dlgs n. 32/2010, ha istituito un’infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità europea (INSPIRE – INfrastructure for SPatial InfoRmation in Europe) per supportare le politiche ambientali comunitarie e le attività che possano avere un impatto sull’ambiente. La realizzazione di un’infrastruttura dati europea punta a favorire la conoscenza, la disponibilità e l’interoperabilità dei dati geografici e territoriali tra le pubbliche amministrazioni, anche attraverso la realizzazione di servizi in rete. Inoltre, si propone di facilitare l’accesso del pubblico alle informazioni territoriali ambientali in Europa e di coadiuvare i processi decisionali relativi all’ambiente e al territorio.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 193 del 23 novembre 2017)

******

5) Conferimento di stabile organizzazione a società estera: ok alla sospensione delle imposte sulle plusvalenze

La Corte di giustizia Ue, con la sentenza del 23 novembre 2017 relativa alla causa C-292/16, è giunta alla conclusione che l’articolo 49 Tfue deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale, la quale, nel caso in cui una società residente trasferisca, nell’ambito di un’operazione di conferimento di attivi, una stabile organizzazione non residente ad una società anch’essa non residente, da un lato, preveda la tassazione immediata delle plusvalenze emerse in occasione di tale operazione e, dall’altro, non consenta la riscossione differita dell’imposta dovuta, laddove la tassazione delle stesse plusvalenze avrebbe luogo, in una corrispondente fattispecie interna, solamente al momento della cessione degli attivi trasferiti, tenuto conto che la normativa non consente l’assolvimento differito dell’imposta stessa.

Secondo la Corte europea, dunque, risultano contrarie alla libertà di stabilimento le normative nazionali che negano la sospensione della riscossione dell’imposta per le plusvalenze che emergono a seguito del conferimento di stabili organizzazioni a favore di società estere.

Il caso ha riguardato il conferimento della stabile organizzazione austriaca di una società finlandese a favore di un’altra società austriaca.

La domanda di pronuncia pregiudiziale relativa alla controversia in esame verte sull’interpretazione dell’articolo 49 del Tfue e dell’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 90/434/Cee del Consiglio, del 23 luglio 1990 (la cosiddetta “direttiva fusioni”). La domanda è stata presentata nell’ambito di una causa promossa da una società di diritto finlandese, in merito alla tassazione immediata delle plusvalenze emerse all’atto del trasferimento di una propria stabile organizzazione non residente e a un’altra società, anch’essa non residente, all’interno di un’operazione di conferimento di attivi, e alla riscossione dell’imposta da assolvere nell’esercizio fiscale di effettuazione dell’operazione.

La società, nell’ambito di un’operazione di conferimento di attivi, trasferiva una stabile organizzazione situata in Austria ad una società austriaca, ricevendo in cambio quote di quest’ultima società. La società veniva assoggettata a tassazione sulle plusvalenze emerse in occasione dell’operazione e l’imposta veniva riscossa nello stesso esercizio fiscale.

Nel caso di specie, risulta che è solo nel caso in cui una società residente trasferisca, nell’ambito di un’operazione di conferimento di attivi, una stabile organizzazione non residente a una società anch’essa non residente che la normativa prevede la tassazione immediata delle plusvalenze e l’avvio della riscossione dell’imposta da assolvere nell’esercizio fiscale di effettuazione dell’operazione. Questa disparità di trattamento è tale da dissuadere le società stabilite in Finlandia dall’esercitare un’attività economica in un altro Stato membro tramite una stabile organizzazione e costituisce, di conseguenza, un ostacolo alla libertà di stabilimento.

Inoltre, la Corte Ue chiarisce che la normativa di uno Stato membro che lasci al contribuente la scelta tra, da un lato, l’assolvimento immediato dell’imposta, creando uno svantaggio in termini finanziari per la società, ma dispensandola da oneri amministrativi successivi, e, dall’altro, l’assolvimento differito del relativo importo, eventualmente accompagnato da interessi ai sensi della normativa nazionale applicabile, che implichi necessariamente per il contribuente un onere amministrativo connesso all’individuazione degli attivi conferiti, costituisce una misura che, pur assicurando la ripartizione equilibrata del potere impositivo tra gli Stati membri, è meno contraria alla libertà di stabilimento rispetto alla riscossione immediata dell’imposta dovuta.

Ne consegue che, poiché la normativa oggetto del procedimento principale non lascia a una società residente che trasferisca, nell’ambito di un’operazione di conferimento di attivi, una stabile organizzazione non residente ad una società anch’essa non residente, la scelta tra l’assolvimento immediato dell’imposta sulle plusvalenze relativa alla stabile organizzazione e l’assolvimento differito dell’imposta, la normativa in esame eccede quanto necessario per conseguire l’obiettivo di salvaguardare la ripartizione del potere impositivo tra gli Stati membri.

******

6) Spesometro: niente esclusione totale per gli agricoltori minimi

Come riferisce, Il Sole 24 Ore del 24 Novembre 2017, passo indietro per l’esclusione totale dallo spesometro per gli agricoltori che adottano il regime di esonero all’art. 34, comma 6 del D.P.R. 633/1972.

Le modifiche approvate in sede di conversione in legge del D.L. 148 (art. 1-quater) hanno ripristinato l’obbligo della comunicazione dei dati delle autofatture relative alle cessioni effettuate dagli agricoltori esonerati ai fini dell’IVA ed emesse dagli acquirenti, confermando l’esonero per i soli territori montani.

Invece, nel testo uscito dalla Commissione era stato previsto l’esonero dallo spesometro per tutti gli agricoltori minimi. Quindi anche gli agricoltori che rientrano nel regime di esonero di cui al comma 6 dell’art. 34 del D.P.R. n. 633/1972 (fatturato inferiore a 7mila euro nell’anno precedente) dovranno continuare a trasmettere i dati delle autofatture di vendita emesse dagli acquirenti così come è avvenuto finora.

Dunque, l’esclusione dall’invio dei dati resta soltanto per chi opera nei territori montani. Per cui anche gli agricoltori che rientrano nel regime di esonero dovranno continuare a trasmettere i dati delle autofatture di vendita emesse dagli acquirenti. Per chi opera in zone montane l’esonero spetta se l’attività è esercitata in terreni ubicati nelle zone montane in misura superiore al 50%. Questo comporta che un agricoltore residente in un comune di montagna non sfugge allo spesometro se svolge l’attività in pianura o in collina. Le imprese agricole con fatturato inferiore a 7mila euro nell’anno precedente, costituito per almeno due terzi da cessioni di prodotti agricoli compresi nella prima parte della tabella A allegata al decreto Iva, tornano quindi al passato senza nuovi adempimenti.

******

7) Fermo amministrativo blocca il rimborso Iva

Il fermo amministrativo è valido per bloccare il rimborso dell’Iva. Parola di Cassazione.

È, infatti, legittimo il fermo amministrativo previsto dall’articolo 69 del regio decreto 2440/1923 per sospendere i rimborsi Iva in caso di notifica alla società richiedente di un pvc o di avvisi di accertamento. Si tratta di uno strumento di portata generale poiché mira a garantire la certezza dei rapporti patrimoniali con lo Stato, mediante la concorrente estinzione delle pretese reciproche, attive e passive: Ne deriva “l'applicabilità della norma anche ai rimborsi dell'IVA, fino al sopraggiungere dell'eventuale giudicato negativo circa la concorrente ragione di credito vantata dall'erario”.

Il fermo amministrativo dei crediti è disciplinato dall’artico 69 del regio decreto 2440/1923 in base al quale “qualora un’amministrazione dello Stato che abbia, a qualsiasi titolo ragione di credito verso aventi diritto a somme dovute da altre amministrazioni, richieda la sospensione del pagamento, questa deve essere eseguita in attesa del provvedimento definitivo”.

La circolare 4/2010 chiarisce che “tale misura è richiesta dall’Amministrazione creditrice (fra le Amministrazioni è espressamente inclusa l’Agenzia delle entrate) alle altre Amministrazioni eventualmente debitrici nei confronti del medesimo contribuente, le quali sono tenute ad eseguirla in attesa di un successivo provvedimento definitivo di incameramento o di sblocco del pagamento oggetto del provvedimento cautelare”.

(Corte di cassazione, ordinanza n. 25893 del 2017)

******

8) Decontribuzione dei contratti di solidarietà

Le domande di decontribuzione andranno presentate a partire dal 30 novembre e fino al 10 dicembre di ogni anno di riferimento (nel caso di specie per il 2017, dal 30/11/2017 e fino al 10/12/2017).

La riduzione contributiva viene riconosciuta per periodi decorrenti dal 21 marzo 2014 in poi (ovvero, come contenuto nella nota del CNCL del 24/11/2017, per i periodi non anteriori al 21 marzo 2014).

Il Decreto interministeriale n. 2 del 27 settembre 2017 del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha rideterminato a decorrere dal 2017 requisiti, modalità e termini perentori di presentazione delle istanze per l’accesso alla decontribuzione introdotta dal Decreto legislativo n. 510/96.

Tra le novità più importanti contenute nel nuovo decreto, è previsto che le imprese, nell’istanza, indichino la stima della riduzione contributiva richiesta. Con circolare n. 18 del 22 novembre 2017, la Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e della formazione ha fornito chiarimenti e indicazioni operative per accedere al beneficio a valere sui fondi 2017 e successivi, con particolare riferimento al computo del c.d. “quinquennio mobile”.

In particolare la circolare evidenzia che per l'anno 2017, destinatarie della riduzione contributiva sono le imprese che al 30 novembre 2017 abbiano stipulato un contratto di solidarietà ai sensi della citata L. n. 863/84 o del citato D. Lgs. n.148/2015, nonché le imprese che abbiano avuto un contratto di solidarietà in corso nell'arco del 2016. Mentre, per gli anni 2018 e successivi, destinatarie della misura le imprese che al 30 novembre di ogni anno di riferimento abbiano stipulato un contratto di solidarietà e le imprese che abbiano avuto un contratto di solidarietà in corso nel secondo semestre dell'anno precedente.

La riduzione contributiva viene riconosciuta per periodi non anteriori al 21 marzo 2014. La domanda ha ad oggetto lo sgravio contributivo per l’intero periodo di solidarietà previsto nell’accordo e comunque per un periodo non superiore a 24 mesi nel quinquennio mobile, in relazione alla singola unità produttiva aziendale interessata dal medesimo contratto di solidarietà. L’istanza, firmata digitalmente e in bollo, è prodotta esclusivamente a mezzo posta elettronica certificata al Ministero del Lavoro secondo la modulistica e con le modalità operative indicate nell’apposita sezione del sito internet www.lavoro.gov.it.

La domanda dovrà essere contestualmente inoltrata telematicamente anche all'Inps ed all'Inpgi per i datori di lavoro iscritti a tale ultima gestione previdenziale.

Le domande di decontribuzione, da imputarsi sui fondi a partire dall’esercizio finanziario 2017, dovranno essere presentate perentoriamente dal 30 novembre al 10 dicembre di ogni anno di riferimento.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 24 Novembre 2017)

******

9) Super ammortamento: beni strumentali modesti non spesati nell’anno, la quota extra segue la deduzione pluriennale

Beni strumentali di costo unitario non superiore a € 516,46: se si rinuncia all’ammortamento nell’anno la quota extra del 40% (super ammortamento) segue la deduzione delle quote in più esercizi, in funzione dei coefficienti fiscali previsti dal Dm 31 dicembre 1988.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 145/E del 24 novembre 2017, relativa al tema del “Super ammortamento dei beni dal costo unitario non superiore ad euro 516,46 - Ulteriori chiarimenti - Articolo 1, commi da 91 a 94 e 97, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e articolo 1, comma 8, della legge 11 dicembre 2016, n. 232”.

In particolare, è stato chiesto all’Agenzia di sapere se, nei casi in cui tali beni vengano ammortizzati in bilancio in più esercizi (anziché nell’anno di acquisto in misura integrale), sia corretto operare la deduzione extracontabile del 40% in un’unica soluzione oppure se si debba obbligatoriamente far riferimento ai coefficienti di cui al decreto ministeriale 31 dicembre 1988 e, pertanto, si debba ripartire tale deduzione in funzione della percentuale di ammortamento ivi prevista.

Ebbene, nella risoluzione sopra citata l’Amministrazione finanziaria si è dimostrata contraria alla deduzione in una sola volta, occorrendo, invece, rispettare il criterio della deduzione in funzione della percentuale di ammortamento fiscale.

A tale ultimo riguardo vengono fornite ulteriori precisazioni in merito all’ipotesi - rappresentata dagli istanti - in cui il contribuente, in bilancio, decida di ammortizzare i beni in questione in più esercizi.

In tal caso, viene sottolineato che la scelta di non avvalersi della facoltà prevista dall’art.102, comma 5, del TUIR e di dedurre, quindi, quote di ammortamento annuali porta a riconoscere la maggiore deduzione solo attraverso l’applicazione, di anno in anno, dei coefficienti previsti dal decreto ministeriale 31 dicembre 1988.

L’Agenzia delle entrate é del parere, infatti che la scelta di non dedurre l’intero costo del bene nell’esercizio di sostenimento impedisca di fruire integralmente, nello stesso esercizio, della corrispondente maggiorazione del 40%.

Nel caso di specie, quindi, dal punto di vista fiscale il contribuente:

- dedurrà le quote di ammortamento dei beni ai sensi dell’articolo 102, commi 1 e 2, del TUIR, nel rispetto del principio della previa imputazione al conto economico recato dall’art. 109, comma 4, del TUIR;

- dedurrà extracontabilmente le quote relative alla maggiorazione del 40% applicando i coefficienti previsti dal decreto ministeriale 31 dicembre 1988, indipendentemente dal coefficiente di ammortamento civilistico adottato in bilancio (e coerentemente con i principi espressi nella circolare n. 23/E del 2016, paragrafi 4 e 4.1).

A tal fine, la neo risoluzione riporta due esempi relativi alle ipotesi di:

- deduzione integrale del costo del bene nel bilancio dell’esercizio di sostenimento;

- ammortamento civilistico del bene in più esercizi.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 145/E del 24 novembre 2017)

******

10) Corte UE: onorari minimi derogabili, altrimenti ledono la concorrenza

Corte UE: onorari minimi derogabili, altrimenti ledono la concorrenza. Niente onorari minimi inderogabili poiché restringono la concorrenza. Secondo la Corte di giustizia UE, decisione del 23 novembre 2017, nelle cause riunite C 427/16 e C 428/16, una normativa nazionale che, da un lato, non consenta all’avvocato ed al proprio cliente di pattuire un onorario d’importo inferiore al minimo stabilito dal regolamento adottato da un’organizzazione di categoria dell’ordine forense – a pena di procedimento disciplinare per il legale – e che, dall’altro, non autorizzi il giudice a disporre la rifusione degli onorari d’importo inferiore al minimo, è contraria al diritto Ue, in quanto idonea a restringere la concorrenza nel mercato interno ai sensi dell’art. 101 par. 1 TFUE. Spetta al giudice del rinvio, in tal caso, verificare se tale normativa, alla luce delle sue concrete modalità applicative, risponda effettivamente ad obiettivi legittimi e se le restrizioni così stabilite siano limitate a quanto necessario per garantire l’attuazione di detti obiettivi.

La Corte veniva interpellata dal Tribunale di Sofia (Bulgaria) in occasione di una controversia tra due società, avente ad oggetto domande di ingiunzione di pagamento relative alla rifusione di onorari di avvocato ed alla retribuzione di un consulente giuridico.

Secondo gli euro giudici, in particolare, l’organismo rappresentativo in questione (il Consiglio superiore dell’ordine forense) non agiva come emanazione della pubblica autorità, ossia, ai fini dell’interesse generale, sotto l’effettivo controllo e potere decisionale dello Stato. Una siffatta organizzazione, pertanto, ai fini dell’adozione di regolamenti diretti alla fissazione di importi minimi degli onorari, va considerata al pari di un’associazione di imprese ex art. 101 TFUE.

Ne deriva, al riguardo, che la determinazione degli importi minimi degli onorari d’avvocato, resi obbligatori dalla normativa nazionale, impedendo di fatto ad altri prestatori di servizi giuridici di fissare tariffe inferiori a tali importi, equivale alla determinazione orizzontale di tariffe minime imposte (con conseguente restrizione della concorrenza).

Vincenzo D’Andò