Circolare del lavoro del 7 novembre 2017 – le novità in tema di previdenza complementare e cumulo gratuito

di Massimo Pipino

Pubblicato il 7 novembre 2017



nelle 28 pagine dedichiamo ampio spazio alle novità in tema di previdenza complementare e possbilità di cumulo gratuito dei contributi versati a diverse gestioni previdenziali; inoltre parliamo degli avvisi bonari INPS in arrivo, dei chiarimenti sulle prestazioni occasionali, delle agevolazioni per la conciliazione vita-lavoro...

Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Agenzia delle Entrate Risoluzione n. 127 del 18 ottobre 2017: il titolare di un contratto di lavoro a termine collocato tra due periodi di imposta ha diritto alle detrazioni

2) INPS Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha dato il via libera allo schema di circolare regolante il cumulo gratuito per i professionisti

3) Legge n. 104/1992 "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate" : i permessi non goduti si perdono

4) INPS Messaggio numero 4195 del 25 ottobre 2017: esame dei criteri devono essere adottati a seguito dell'indirizzo interpretativo recentemente espresso dal Ministero del lavoro in materia di Ape sociale

5) CCNL Gomma Plastica Industria: mancato confronto delle parti sociali sugli scostamenti inflattivi

6) INPS: vademecum per le prestazioni occasionali

7) CCNL Occhiali e Penne, spazzole, pennelli: il Fondo Sanimoda non è ancora stato dichiarato operativo

8) INPS Messaggio n. 4261 del 30 ottobre 2017: gestione Lavoratori agricoli autonomi - Emissione avvisi bonari 2016

9) Pensioni: Ape sociale: quali sono le novità che vanno ad interessare i lavoratori che si trovano in stato di disoccupazione

10) L’articolo 1, comma 38, della Legge n. 124/2017 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza), in vigore dallo scorso 29 agosto, ha modificato alcune previsioni in materia di previdenza complementare

11) CCNL METALMECCANICA INDUSTRIA: adesione FISMIC-Confsal e UGL Metameccanici

12) Firmato il 19 ottobre 2017, tra la Confagricoltura e la Dir-Agri, aderente alla Confederdia, l’Associazione Nazionale Dirigenti Aziende Agricole, aderente alla CIDA, l’accordo di rinnovo del CCNL per i Dirigenti dell’agricoltura, con decorrenza a partire dall’1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2020

13) INPS Circolare n. 153/2017 - Aspettativa per cariche elettive o sindacali: utilizzo del canale telematico

14) INPS Messaggio n. 4170 del 24 ottobre 2017 - APE Sociale: per le istanze dal 16 luglio al 30 novembre è valutabile la contribuzione estera

15) INPS Messaggio n. 4189 del 25 ottobre 2017: chiarimenti in materia di cumulo pensione e redditi da lavoro autonomo

16) INPS Circolare n. 163/2017: modalità di accesso allo sgravio previsto per i datori di lavoro che stipulino contratti collettivi aziendali contenenti misure volte a favorire la conciliazione tra la vita lavorativa e la vita privata dei lavoratori

17) INAIL Circolare n. n. 48 del 2 novembre 2017: indicazioni operative in relazione a classificazione tariffaria, tutela infortunistica e adempimenti a carico dei datori di lavoro che, previo accordo con i lavoratori, facciano ricorso al "lavoro agile"

18) Covip: indicazioni sulle modifiche in materia di previdenza complementare

19) CNCE: chiarimenti in merito ad anomalie nell’applicazione di Ccnl diversi da quelli dell'edilizia

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1) Agenzia delle Entrate – Risoluzione n. 127 del 18 ottobre 2017: il titolare di un contratto di lavoro a termine collocato tra due periodi di imposta ha diritto alle detrazioni

L’Agenzia delle Entrate con quella che è la propria Risoluzione n. 127/E, pubblicata il 18 ottobre 2017, ha provveduto a rispondere ad un interpello che era stato posto da parte di un contribuente in riferimento alla titolarità del diritto alle detrazioni in caso di contratto di “lavoro a termine” posto a cavallo tra due periodi di imposta. Il contribuente aveva svolto per un anno il Servizio Civile Nazionale, a fronte del quale il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale aveva dovuto rilasciare due modelli di Certificazione Unica. Precisamente uno per il periodo d’imposta relativo al 2015 e l’altro per il 2016. L’Agenzia ha ritenuto di dover precisare che, tenendo conto del fatto che“non sussistono i presupposti necessari per consentire di configurare” il rapporto di impiego dei volontari come un vero e proprio rapporto di lavoro di tipo dipendente, “le somme percepite per il servizio di volontariato civile, ai sensi della normativa di settore, devono essere qualificate come redditi di collaborazione coordinata e continuativa, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, lett. c-bis), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (T.U.I.R.), ovvero redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente”. Il nuovo documento di prassi ha affermato che, le detrazioni, in linea di principio, devono essere calcolate in base al periodo di lavoro prestato nell'anno, ciò anche al fine di evitare che nell'ambito dell’anno successivo possa essere superato il numero massimo di 365 giorni per i quali risulta essere possibile fruire delle detrazioni. “Tenuto conto, tuttavia, del particolare caso in esame, in cui le detrazioni spettano in relazione a rapporti di lavoro a tempo determinato, della durata complessiva di dodici mesi ricadenti in due periodi d'imposta, si può ritenere che, nel secondo anno, sia possibile calcolare le detrazioni tenendo conto anche del periodo dell'anno precedente per il quale il dipendente, avendo percepito solo parte della retribuzione maturata, non ha potuto beneficiarne. Al fine del riconoscimento, nel periodo d'imposta 2016, delle detrazioni relative al mese di dicembre 2015, non fruite, il sostituto d'imposta deve indicare al punto 11 della sezione "Dati Fiscali" della CU 2017, relativa all'anno 2016, il codice 4 e, al punto 6 della medesima sezione dedicata al "Numero di giorni per i quali spettano le detrazioni", giorni 337”.

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2) INPS – Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha dato il via libera allo schema di circolare regolante il cumulo gratuito per i professionisti

L'INPS ha ricevuto dal Ministero del Lavoro e dello Politiche Sociali il via libera allo schema di circolare predisposto per disciplinare il cumulo gratuito dei periodi assicurativi non coincidenti, ovverosia dei contributi previdenziali che sono stati versati alle Casse di previdenza dei professionisti. Il cumulo era stato introdotto con la Legge di bilancio per il 2017, ma, sino ad ora, ha trovato un forte ostacolo per la sua attuazione nella circostanza che diverse Casse di previdenza prevedono dei requisiti per il pensionamento differenti rispetto a quelli che vengono previsti dall'INPS con conseguente rischio di compromettere i propri bilanci (ai quali è richiesta la sostenibilità a 30 anni) derivante dalla necessità di pagare alcuni assegni anticipatamente. Tale problematica non è stata per nulla affrontata dalla Legge di bilancio, ma l'INPS ha cercato e apparentemente trovato una soluzione in forza della quale il cumulo può essere utilizzato subito per acquisire il diritto alla pensione. Per quanto riguarda l'assegno, invece, l'importo di competenza dell'INPS viene versato subito, mentre l'importo determinato avendo come riferimento i contributi versati alla Cassa viene versato solo una volta raggiunti i da questa requisiti richiesti. Per la copertura normativa di tale sistema si attende la prossima legge di bilancio. In ogni caso, l'opzione per il cumulo gratuito mette in stand-by tutto ciò che non può essere considerato come un vero e proprio trattamento previdenziale, quindi sia la quattordicesima che le altre prestazioni sociali, per la cui erogazione occorrerà attendere il trattamento della Cassa e, quindi, il momento in cui si inizierà a percepire l'assegno complessivo.

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3) Legge n. 104/1992 "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate": i permessi non goduti si perdono

Secondo quanto previsto dalla Legge n. 104/1992 ("Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate"), i lavoratori che assistono un familiare affetto da handicap grave hanno diritto di usufruire di tre giorni di permesso al mese, anche frazionabili in ore, o di una o due ore di riposo giornaliero, a seconda dell'orario di lavoro, per l'assistenza. È tuttavia opportuno precisare che i permessi che non vengono usufruiti nel corso mese di riferimento vanno perduti e di essi non si può usufruire nel corso mese successivo. Ad esempio, se un lavoratore beneficia a ottobre di soli due giorni di permesso, a novembre avrà a disposizione comunque tre giorni per assistere il familiare affetto da handicap e non quattro. Il legislatore ha però ritenuto opportuno prevedere, la possibilità (a determinate condizioni) di cumulare i permessi in caso di assistenza a più familiari affetti da handicap grave. In particolare, è lo stesso articolo 33, comma 3 della Legge n. 104 (“Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti”) ad affermare che i lavoratori dipendenti possono prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, purché, tuttavia, si tratti del coniuge o di un parente o un affine entro il primo grado o di un parente o un affine entro il secondo grado se i genitori o il coniuge della persona affetta da handicap grave abbiano compiuto i 65 anni di età o siano anche loro affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

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4) INPS - Messaggio numero 4195 del 25 ottobre 2017: esame dei criteri devono essere adottati a seguito dell'indirizzo interpretativo recentemente espresso dal Ministero del lavoro in materia di Ape sociale

Fra i destinatari dell'Ape sociale, la legge ricomprende anche i lavoratori precoci che si trovano in stato di disoccupazione per licenziamento individuale o collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale del rapporto e che da almeno tre mesi non godono più della prestazione di disoccupazione. Proprio con riferimento allo stato di disoccupazione, recentemente il Ministero del lavoro ha deciso di assumere una linea interpretativa più morbida nel relativo accertamento, chiarendo che lo stesso non viene meno se il richiedente, nel periodo successivo alla conclusione delle prestazioni di subordinazione, ha svolto prestazioni di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi né se ha svolto prestazioni di lavoro occasionale.

L'INPS, con il messaggio numero 4195 del 25 ottobre 2017, si è quindi occupato della verifica dello stato di disoccupazione ai fini della fruizione dell'Ape sociale per i lavoratori precoci, chiarendo che a tal proposito è necessario adeguarsi al recente orientamento interpretativo ministeriale.

Di conseguenza, se ricorrono tutti gli altri requisiti di legge, le domande di certificazione presentate in ragione dello stato di disoccupazione devono essere accolte a prescindere dal fatto che emerga che, successivamente alla conclusione della prestazione di disoccupazione, il lavoratore precoce abbia svolto prestazioni di lavoro occasionale o di lavoro subordinato per un periodo comunque non eccedente i sei mesi.

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5) CCNL Gomma Plastica Industria: mancato confronto delle parti sociali sugli scostamenti inflattivi

Il giorno 27 ottobre 2017 si è svolto l’incontro tra le Segreterie nazionali FILCTEM-CGIL FEMCA-CISL UILTEC-UILe la Federazione Gomma/Plastica per la verifica prevista dell'art. 70 del vigente CCNL . Il suddetto articolo prevede che, nel mese di giugno di ogni anno, deve essere riscontrato lo scostamento di inflazione relativo all’anno precedente, calcolando la differenza tra l’indice a consuntivo comunicato ufficialmente dall’lSTAT nel mese precedente (maggio) per l’anno di riferimento e la previsione ISTAT presa a riferimento in fase di rinnovo (indice % di scostamento) per lo stesso anno. II valore dello scostamento annuale sarà calcolato applicando “indice % di scostamento” inflattivo alla “retribuzione media di riferimento”, realizzato aggiornando la prima erogazione prevista, inclusa quella del successivo rinnovo, sulla base della suddetta valorizzazione.In particolare a giugno 2017 era prevista la verifica a consuntivo inflazione 2016 con aggiornamento della tranche da gennaio 2018. Tuttavia, la posizione assunta dalla Federazione Gomma Plastica è di non voler proseguire il confronto sugli scostamenti inflattivi previsti dall’articolo 70 del vigente CCNL, motivo per cui le segreterie nazionali hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione di tutto il settore, bloccando con effetto immediato tutte le flessibilità organizzative e il lavoro straordinario e non escludendo, qualora la situazione non si sblocchi, un ulteriore inasprimento delle forme di lotta. Ciò al fine di non mettere in discussione il valore solidaristico della contrattazione collettiva.

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6) INPS: vademecum per le prestazioni occasionali

I Consulenti del Lavoro rendono noto che l'INPS ha provveduto ad inviare al Consiglio nazionale un vademecum, al fine di consentire un corretto utilizzo di “Presto, la piattaforma telematica predisposta sul sito dell'Istituto per le prestazioni di lavoro occasionale. La Guida riporta, in particolare:

  • l'adempimento di registrazione di utilizzatore e prestatore;

  • gli adempimenti che vengono previsti a carico dell’utilizzatore;

  • le attività facoltative che sono di competenza del prestatore.

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7) CCNL Occhiali e Penne, spazzole, pennelli: il Fondo Sanimoda non è ancora stato dichiarato operativo

In attuazione dei CCNL degli occhiali e delle penne, spazzole e pennelli, le parti firmatarie dei rispettivi comparti si erano impegnate a costituire un nuovo Fondo bilaterale per l'assistenza sanitaria integrativa in favore di tutti gli addetti delle imprese che applicano gli stessi CCNL,concordando di istituire un Fondo di assistenza sanitaria integrativa, denominato SANIMODA. II Fondo eroga prestazioni sanitarie e socio-sanitarie in regime rimborsuale o in regime di convenzionamento diretto con gli erogatori sanitari, per lo più integrative a quelle garantite dal SSN secondo i termini e le modalità previste dai piani sanitari, dal Regolamento del Fondo e dal nomenclatore. Il diritto all'erogazione delle prestazioni previste dal Fondo presuppone che le contribuzioni dovute siano in regola, secondo quanto stabilito dalle procedure del Regolamento del Fondo. Tuttavia, al momento, le parti comunicano che non sono ancora previsti adempimenti operativi da parte delle aziende che applicano i CCNL di settore. Sanimoda sta predisponendo tutta la strumentazione necessaria per la propria operatività, tra cui il sito www.sanimoda.it che conterrà le informazioni necessarie per le aziende e i lavoratori iscritti.

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8) INPS – Messaggio n. 4261 del 30 ottobre 2017: gestione Lavoratori agricoli autonomi - Emissione avvisi bonari 2016

L'emissione degli avvisi bonari, relativamente al 2016, per i coltivatori diretti, i coloni ed i mezzadri nonché per gli imprenditori agricoli professionali è stata resa nota in data 30 ottobre 2017 dall'INPS, attraverso il Messaggio n. 4261. L'Atto dell'Istituto specifica che gli avvisi bonari sono a disposizione del contribuente o del suo delegato all’interno del Cassetto Previdenziale Autonomi in Agricoltura (di cui al Messaggio n. 7381 del 10 dicembre 2015) nella sezione recupero crediti/avvisi bonari. Le comunicazioni contengono il prospetto con i dati relativi al residuo debito per i contributi previdenziali ed assistenziali e per le somme aggiuntive riferiti ai periodi richiesti con l’emissione dell’anno 2016. Il Messaggio in esame si conclude precisando che, in caso di mancato pagamento dell’avviso bonario, l’importo dovuto verrà richiesto tramite avviso di addebito avente valore di titolo esecutivo.

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9) Pensioni: Ape sociale: quali sono le novità che vanno ad interessare i lavoratori che si trovano in stato di disoccupazione

L'INPS ha ritenuto necessario provvedere a specificare quali siano i criteri che devono essere adottati in seguito dell'indirizzo interpretativo che è stato recentemente espresso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Tra i destinatari dell'Ape sociale, la legge (si veda in proposito l’articolo 1, commi da 179 a 186, della Legge di bilancio 2017 e D.P.R. 23 maggio 2017, n.87 pubblica in Gazzetta Ufficiale n.138 del 16 giugno u.s.) ricomprende anche i lavoratori, cosiddetti “precoci” (ovvero quei lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima dei 20 anni di età e che hanno quindi raggiunto i 42 anni di contributi ma non i 62 anni d'età) che si trovano ad essere in stato di disoccupazione a causa di licenziamento individuale o collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale del rapporto e che da almeno tre mesi non godono più della prestazione di disoccupazione. In riferimento allo stato di disoccupazione, recentemente il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha ritenuto di assumere una linea interpretativa più permissiva in merito alle relative procedure di accertamento, chiarendo che lo stesso non viene meno nel caso in cui il soggetto richiedente, nel periodo successivo alla conclusione delle prestazioni di lavoro subordinato, ha svolto altre prestazioni di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi né se ha svolto prestazioni di lavoro occasionale. L'Istituto pensionistico, con il messaggio numero 4195 del 25 ottobre 2017, si è quindi occupato delle modalità di verifica dello stato di disoccupazione ai fini della fruizione dell'Ape sociale per i lavoratori precoci, provvedendo a chiarire che a tal proposito è necessario adeguarsi al recente orientamento interpretativo assunto da parte del ministero. Di conseguenza, nel caso in cui ricorrano tutti gli altri requisiti che vengono previsti dalla legge, le domande di certificazione presentate in ragione dello stato di disoccupazione devono essere accolte a prescindere dal fatto che emerga che, successivamente alla conclusione della prestazione di disoccupazione, il lavoratore precoce abbia svolto prestazioni di lavoro occasionale o di lavoro subordinato per un periodo che comunque non sia eccedente un periodo della durata di sei mesi.

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10) L’articolo 1, comma 38, della Legge n. 124/2017 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza), in vigore dallo scorso 29 agosto, ha modificato alcune previsioni in materia di previdenza complementare

Considerata la portata innovativa delle nuove disposizioni, la Covip, con Circolare n. 5027/2017, fornisce chiarimenti in ordine alla loro applicazione. Le novità riguardano solo coloro a cui si applica il D.Lgs. 252/2005, non gli iscritti alla previdenza complementare che sono ancora soggetti alle norme del D.Lgs. 124/1993. Il Legislatore è, in particolare, intervenuto sui seguenti profili:

  • possibile destinazione non integrale del trattamento di fine rapporto alle forme pensionistiche complementari;

  • ampliamento delle condizioni per fruire dell’anticipo della prestazione pensionistica;

  • modifica della disciplina dei riscatti per cause diverse.

Modifiche apportate all’articolo 8, comma 2, del Decreto Legislativo n. 252/2005

Con l’articolo 1, comma 38, lettera a, della Legge /2017 n. 124 il legislatore ha aggiunto all’articolo 8, comma 2, del Decreto Legislativo n.. 252/2005 i seguenti periodi “Gli accordi possono anche stabilire la percentuale minima di TFR maturando da destinare a previdenza complementare. In assenza di tale indicazione il conferimento è totale”. Con le nuove disposizioni si legittima quindi la possibilità per le fonti istitutive di modulare la quota di Trattamento di Fine Rapporto che deve essere destinata ai fondi pensione. In difetto di indicazioni circa la quota di TFR da destinare alla previdenza complementare, il conferimento deve essere inteso come corrispondente al 100% del TFR annualmente maturato. Le nuove disposizioni si inseriscono nell’ambito del comma 2 dell’articolo 8 del Decreto Legislativo n. 252/2005 (“Ferma restando la facoltà per tutti i lavoratori di determinare liberamente l'entità della contribuzione a proprio carico, relativamente ai lavoratori dipendenti35 , che aderiscono ai fondi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere da a) a g) e di cui all'articolo 12, con adesione su base collettiva, le modalità e la misura minima della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso possono essere fissati dai contratti e dagli accordi collettivi, anche aziendali; gli accordi fra soli lavoratori determinano il livello minimo della contribuzione a carico degli stessi. Il contributo da destinare alle forme pensionistiche complementari è stabilito in cifra fissa oppure: per i lavoratori dipendenti, in percentuale della retribuzione assunta per il calcolo del TFR o con riferimento ad elementi particolari della retribuzione stessa; per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, in percentuale del reddito d'impresa o di lavoro autonomo dichiarato ai fini IRPEF, relativo al periodo d'imposta precedente; per i soci lavoratori di società cooperative, secondo la tipologia del rapporto di lavoro, in percentuale della retribuzione assunta per il calcolo del TFR ovvero degli imponibili considerati ai fini dei contributi previdenziali obbligatori ovvero in percentuale del reddito di lavoro autonomo dichiarato ai fini IRPEF relativo al periodo d'imposta precedente”) che già prevede che siano i contratti e gli accordi collettivi a definire quali sono le modalità e la misura minima della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso per i lavoratori dipendenti che aderiscono, su base collettiva, ai fondi pensione istituiti dalle fonti di cui all’articolo 3, comma 1, lettere da a) a g) [1. Le forme pensionistiche complementari possono essere istituite da: a) contratti e accordi collettivi, anche aziendali, limitatamente, per questi ultimi, anche ai soli soggetti o lavoratori firmatari degli stessi, ovvero, in mancanza, accordi fra lavoratori, promossi da sindacati firmatari di contratti collettivi nazionali di lavoro; accordi, anche interaziendali per gli appartenenti alla categoria dei quadri, promossi dalle organizzazioni sindacali nazionali rappresentative della categoria, membri del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro; b) accordi fra lavoratori autonomi o fra liberi professionisti, promossi da loro sindacati o da associazioni di rilievo almeno regionale; c) regolamenti di enti o aziende, i cui rapporti di lavoro non siano disciplinati da contratti o accordi collettivi, anche aziendali; d) le regioni, le quali disciplinano il funzionamento di tali forme pensionistiche complementari con legge regionale nel rispetto della normativa nazionale in materia; e) accordi fra soci lavoratori di cooperative, promossi da associazioni nazionali di rappresentanza del movimento cooperativo legalmente riconosciute; f) accordi tra soggetti destinatari del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 565, promossi anche da loro sindacati o da associazioni di rilievo almeno regionale; g) gli enti di diritto privato di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509, e 10 febbraio 1996, n. 103, con l'obbligo della gestione separata, sia direttamente sia secondo le disposizioni di cui alle lettere a) e b)” ].

Per i lavoratori i cui rapporti di lavoro non siano disciplinati da contratti o accordi collettivi, anche aziendali, e per i quali il legislatore ammette, come previsto dall’articolo 3, comma 1, lettera c, del Decreto Legislativo n. 252/2005, il regolamento aziendale quale fonte istitutiva, si ritiene consentito che il medesimo regolamento possa anche disporre in merito alla quota di TFR da destinare a previdenza complementare, oltre che sulle altre voci contributive. Riguardo i soggetti già iscritti ad una forma pensionistica complementare, tenuto conto della ratio delle nuove disposizioni, orientata a una maggiore flessibilità nella devoluzione del TFR ai fondi pensione, si reputa che i lavoratori che già conferiscono il TFR in misura integrale possano, in presenza di successive determinazioni delle fonti istitutive che stabiliscano il versamento di una quota del TFR, scegliere di devolvere, per i flussi futuri, la percentuale fissata negli accordi. Per la stessa ragione, si ritiene che la scelta del lavoratore di conferire, comunque, l’intera quota del TFR maturando, anche in presenza delle previsioni delle fonti istitutive che fissino la percentuale minima di TFR da destinare ai fondi pensione, possa essere successivamente modificata in favore della devoluzione parziale, in costanza delle relative previsioni. Nessuna ripercussione, invece, si registra sul meccanismo del silenzio-assenso. L’adesione secondo modalità tacite comporterà sempre la devoluzione integrale del TFR. Anche tali soggetti avranno tuttavia la facoltà di esprimere, in un momento successivo all’adesione tacita, la volontà di devolvere al fondo di appartenenza la sola quota fissata dalle fonti istitutive; tale eventuale opzione sarà esercitabile secondo le modalità definite dalle fonti istitutive. Con riguardo ai lavoratori dipendenti assunti dopo il 31 dicembre 2006 per i quali, con Decreto del Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale emanato in data 30 gennaio 2007, è stata prevista la compilazione del cosiddetto "modulo TFR 2" entro i sei mesi successivi all’assunzione, si ritine sia possibile, nelle more di una revisione del predetto modulo funzionale a tenere conto delle novità normative sopravvenute, annotare nel modulo stesso, ad integrazione della Sezione 1, l’eventuale diversa scelta di versare il TFR maturando nella misura definita dalle fonti istitutive. Infine si evidenzia che la previsione in oggetto non riguarda gli aderenti su base individuale, i quali comunque rimangono titolari delle facoltà di versare alle forme pensionistiche complementari il TFR in misura integrale ovvero di non versare alcuna quota del medesimo trattamento.

Modifiche intervenute all’articolo 11, comma 4, del Decreto Legislativo n. 252/2005

Secondo l’articolo 1, comma 38, lettera b della Legge n. 124/2017 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza - “38. Al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 8, comma 2, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Gli accordi possono anche stabilire la percentuale minima di TFR maturando da destinare a previdenza complementare. In assenza di tale indicazione il conferimento è totale»; b) all'articolo 11, il comma 4 è sostituito dal seguente: «4. Le forme pensionistiche complementari prevedono che, in caso di cessazione dell'attività lavorativa che comporti l'inoccupazione per un periodo di tempo superiore a ventiquattro mesi, le prestazioni pensionistiche o parti di esse siano, su richiesta dell'aderente, consentite con un anticipo di cinque anni rispetto ai requisiti per l'accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza e che in tal caso possano essere erogate, su richiesta dell'aderente, in forma di rendita temporanea, fino al conseguimento dei requisiti di accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio. Gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari possono innalzare l'anticipo di cui al periodo precedente fino a un massimo di dieci anni»; c) all'articolo 14: 1) al comma 2, lettera c), il secondo periodo è sostituito dal seguente: «Tale facoltà non può essere esercitata nel quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari o nel maggior periodo eventualmente fissato dalle forme pensionistiche complementari ai sensi del secondo periodo del comma 4 dell'articolo 11; in questi casi si applicano le previsioni del medesimo comma 4 dell'articolo 11»; 2) il comma 5 è sostituito dal seguente: «5. In caso di cessazione dei requisiti di partecipazione per cause diverse da quelle di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo, è previsto il riscatto della posizione sia nelle forme collettive sia in quelle individuali e su tali somme si applica una ritenuta a titolo di imposta con l'aliquota del 23 per cento sul medesimo imponibile di cui all'articolo 11, comma 6») ha sostituito l’articolo 11, comma 4, del Decreto Legislativo n. 252/2005. Le disposizioni del nuovo comma 4 riducono il periodo di inoccupazione che dà titolo a richiedere le prestazioni pensionistiche con un anticipo di cinque anni rispetto alla maturazione dei requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio. In tali casi l’aderente può chiedere anche solo una parte della prestazione pensionistica. È inoltre introdotta la possibilità per gli iscritti di conseguire le prestazioni pensionistiche anticipate in forma di rendita temporanea fino al conseguimento dei requisiti di accesso al pensionamento obbligatorio. Le forme pensionistiche complementari sono, infine, legittimate a innalzare, nell’ambito degli Statuti e dei Regolamenti, il limite dei cinque anni (rispetto alla maturazione dei requisiti di accesso nel sistema obbligatorio) fino a un massimo di dieci anni. Tale novità si affianca alle novità introdotte, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, dall’articolo 1, commi 188-193, della Legge n. 232/2016 recanti disposizioni in tema di "rendita integrativa temporanea anticipata" (RITA). Le due misure, essendo subordinate alla sussistenza di condizioni parzialmente diverse, sono distintamente attivabili.

Modifiche apportate all’articolo 14, comma 2, lettera c), del Decreto Legislativo n. 252/2005

L’articolo 1, comma 38, lettera c, n. 1 (“al comma 2, lettera c), il secondo periodo è sostituito dal seguente: «Tale facoltà non può essere esercitata nel quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari o nel maggior periodo eventualmente fissato dalle forme pensionistiche complementari ai sensi del secondo periodo del comma 4 dell'articolo 11; in questi casi si applicano le previsioni del medesimo comma 4 dell'articolo 11»”), ha sostituito l’articolo 14, comma 2, lettera c), prevedendo che la facoltà di riscatto totale della posizione per i casi di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo o a seguito di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a quarantotto mesi, non può essere esercitata nei cinque anni precedenti alla maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni o nel maggior numero di anni, fino a dieci, eventualmente stabilito dalle forme, potendosi in tal caso usufruire della prestazione anticipata di cui al nuovo art. 11, comma 4.

Modifiche apportate all’articolo 14, comma 5, del Decreto Legislativo n. 252/2005

L’articolo 1, comma 38, lettera c, n. 2 della Legge /2017n. 124 (“il comma 5 è sostituito dal seguente: «5. In caso di cessazione dei requisiti di partecipazione per cause diverse da quelle di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo, è previsto il riscatto della posizione sia nelle forme collettive sia in quelle individuali e su tali somme si applica una ritenuta a titolo di imposta con l'aliquota del 23 per cento sul medesimo imponibile di cui all'articolo 11, comma 6»”), ha sostituito il comma 5 dell’articolo 14 del Decreto Legislativo n. 252/2005. La nuova norma presenta due importanti innovazioni: in primo luogo collega il riscatto di cui all’articolo 14, comma 5, alla cessazione dei requisiti di partecipazione (per cause diverse da quelle di cui ai commi 2 e 3), laddove la previgente formulazione della norma si riferiva solo al riscatto per cause diverse, senza fare riferimento alla situazione del venir meno dei requisiti di partecipazione. In secondo luogo la norma prevede espressamente che detta tipologia di riscatto è ammessa sia nelle adesioni collettive sia in quelle individuali. Con riguardo alle adesioni individuali, si ritiene che il presupposto legittimante l’esercizio della predetta facoltà di riscatto debba essere il possesso dello status di lavoratore al momento dell’adesione, o in un momento successivo nel corso del rapporto di partecipazione, e la sopravvenuta perdita di tale requisito. Detta facoltà è quindi da riconoscere, in generale, a tutti coloro i quali si siano debitamente qualificati come lavoratori in fase di adesione, o in un momento successivo, e che abbiano poi perso tale condizione. Al riguardo dovrà essere acquisita documentazione idonea a comprovare l’avvenuta cessazione dello status di lavoratore (ad esempio, certificazione di iscrizione ai centri per l’impiego ovvero dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti che il soggetto non sta svolgendo attività lavorativa).

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11) CCNL METALMECCANICA INDUSTRIA: adesione FISMIC-Confsal e UGL Metameccanici

Con Protocolli siglati rispettivamente lo scorso 17 e 19 ottobre, la UGL Metameccanici e la FISMIC-Confsal hanno dichiarato di aderire al CCNL per l’industria metalmeccanica e dell’installazione d’impianti del 26 novembre 2016. Di conseguenza Federmeccanica ed Assistal riconoscono alle Organizzazioni sindacali FISMIC e UGL Metalmeccanici il diritto al versamento dei contributi sindacali mediante delega debitamente sottoscritta dal lavoratore e consegnata o fatta pervenire all’azienda secondo i termini, gli importi e le modalità previste. Ancora Federmeccanica con la propria circolare del 20 ottobre 2017 ha ribadito che alla Fismic e Ugl Metalmeccanici deve essere riconosciuto il diritto al versamento dei contributi sindacali ed a presentare le liste elettorali per la elezione della RSU senza procedere alla raccolta delle firme dei lavoratori e sono altresì confermati i diritti e le agibilità della RSU per i componenti di derivazione Fismic ovvero UGL Metalmeccanici. Diversamente, alle medesime organizzazioni, non devono essere riconosciuti i diritti che il Testo Unico 10 gennaio 2014 riserva alle organizzazioni sindacali di categoria stipulanti il CCNL, ed, in particolare:

  • il diritto ad indire, singolarmente o congiuntamente l'assemblea dei lavoratori durante l'orario di lavoro, per 3 delle 10 ore annue retribuite di cui all'articolo 20 della Legge n. 300/1970 (“1. I lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell'orario di lavoro, nonché durante l'orario di lavoro, nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione. Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva. 2. Le riunioni - che possono riguardare la generalità dei lavoratori o gruppi di essi - sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali aziendali nell'unità produttiva, con ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro e secondo l'ordine di precedenza delle convocazioni, comunicate al datore di lavoro. 3. Alle riunioni possono partecipare, previo preavviso al datore di lavoro, dirigenti esterni del sindacato che ha costituito la rappresentanza sindacale aziendale. 4. Ulteriori modalità per l'esercizio del diritto di assemblea possono essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro, anche aziendali”);

  • il diritto ai permessi non retribuiti di cui all'articolo 24 della Legge n. 300/1970 (“1. I dirigenti sindacali aziendali di cui all'articolo 23 hanno diritto a permessi non retribuiti per la partecipazione a trattative sindacali o a congressi e convegni di natura sindacale, in misura non inferiore a otto giorni all'anno. 2. I lavoratori che intendano esercitare il diritto di cui al comma precedente devono darne comunicazione scritta al datore di lavoro di regola tre giorni prima, tramite le rappresentanze sindacali aziendali”);

  • il diritto di affissione di cui all'articolo 25 della Legge n. 300/1970 (“Le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di affiggere, su appositi spazi, che il datore di lavoro ha l'obbligo di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all'interno dell'unità produttiva, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro”).

Infine, solo nel caso in cui nell'azienda si applichino accordi "di secondo livello" stipulati anche dall'organizzazione sindacale Fismic ovvero UGL Metalmeccanici, è riconosciuto il diritto a fruire dei permessi retribuiti di cui all'articolo 30 della Legge n. 300/1970 per i componenti degli organi direttivi delle strutture provinciali e nazionali delle medesime organizzazioni, secondo le modalità e nella misura di 24 ore per ciascun trimestre.

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12) Firmato il 19 ottobre 2017, tra la Confagricoltura e la Dir-Agri, aderente alla Confederdia, l’Associazione Nazionale Dirigenti Aziende Agricole, aderente alla CIDA, l’accordo di rinnovo del CCNL per i Dirigenti dell’agricoltura, con decorrenza a partire dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2020

Le Parti firmatarie hanno rivisitato l’articolo inerente la retribuzione considerata l'insieme di tutte le corresponsioni di carattere fisso e continuativo godute dal dirigente. Con decorrenza a partire dall’1 novembre 2017 lo stipendio base mensile è aumentato, per il biennio 2017-2018, di € 115,00; pertanto il nuovo stipendio base mensile spettante ai dirigenti in forza alla data di rinnovo sarà pari a € 4.250,00. Al dirigente che esplica la sua attività al servizio di una sola azienda può essere fornita dal datore di lavoro una abitazione decorosa, per le normali esigenze familiari. In tal caso il datore di lavoro ha diritto di operare una trattenuta mensile a carico del dirigente pari a € 15,00 mensili. Tale trattenuta è effettuata mensilmente all'atto del pagamento della retribuzione. I generi in natura eventualmente forniti dall'azienda sono valutati in base ai prezzi fissati dalle mercuriali della Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura per le vendite all’ingrosso franco azienda, al momento del prelevamento. Il datore di lavoro è tenuto a fornire al dirigente un efficiente mezzo di trasporto per il normale disimpegno delle mansioni affidategli e per raggiungere l'azienda nel caso non vi risieda. Qualora il mezzo di trasporto non sia fornito dall'azienda, ma dallo stesso dirigente, questi ha diritto ad un compenso a titolo di rimborso spese. Tale compenso non fa parte della retribuzione e dovrà essere concordato direttamente tra datore di lavoro e dirigente, tenuto conto del tipo di mezzo e delle tariffe stabilite dall'Automobile Club d'Italia (ACI) per il costo chilometrico riferito al mezzo stesso. Sia la retribuzione che l'eventuale compenso di cui ai comma precedente, sono corrisposte con mensilità posticipate. Ancora il datore di lavoro è tenuto ad assicurare il dirigente, con onere a proprio carico, contro i rischi di responsabilità civile verso terzi, conseguenti a colpa nello svolgimento delle mansioni dallo stesso dirigente espletate. A decorrere dal 1° gennaio 2018 al dirigente viene riconosciuta, attraverso apposita polizza assicurativa, con premio a carico del datore di lavoro e con un limite massimo di € 60,00 annui, la copertura delle spese legali sostenute in caso di procedimenti penali relativi a fatti direttamente connessi con l'esercizio delle funzioni attribuite, non dipendenti da colpa grave o dolo.

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13) INPS – Circolare n. 153/2017 - Aspettativa per cariche elettive o sindacali: utilizzo del canale telematico

Con la circolare n. 153/2017, l’INPS comunica la disponibilità, sul sito dell’Istituto, della nuova applicazione che consente l’invio telematico della domanda di accredito della contribuzione figurativa per i periodi di aspettativa non retribuita concessa per cariche elettive o sindacali nelle gestioni dei dipendenti privati, inclusi il Fondo pensioni sportivi professionisti (Fpsp) e Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo (Fpls).

Come noto, la domanda di accredito figurativo per aspettativa per cariche sindacali o elettorali deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello nel corso del quale abbia avuto inizio o si sia protratta l’aspettativa. Anche per le aspettative di durata pluriennale, la domanda di accredito deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 30 settembre di ogni anno con riferimento all’anno solare precedente (articolo 3, comma 3, del D.Lgs. 564/96 - “La domanda di accredito figurativo presso la gestione previdenziale interessata deve essere presentata per ogni anno solare o per frazione di esso entro il 30 settembre dell'anno successivo a quello nel corso del quale abbia avuto inizio o si sia protratta l'aspettativa a pena di decadenza”). Il legislatore, tra l’altro, ha previsto, il rinnovo tacito della domanda per i lavoratori dipendenti dei settori pubblico e privato, eletti membri del Parlamento nazionale, del Parlamento europeo o di Assemblea regionale ovvero nominati a ricoprire funzioni pubbliche, che in ragione dell'elezione o della nomina maturino il diritto ad un vitalizio o ad un incremento della pensione loro spettante. La domanda dovrà essere presentata esclusivamente in via telematica dal 1° gennaio 2018. Fino a tale data, le domande potranno essere presentate sia attraverso il canale telematico sia tramite PEC, raccomandata A/R o consegna diretta agli sportelli INPS, utilizzando i moduli AP121, AP122, AP123 e AP124 reperibili sul sito www.INPS.it seguendo il percorso: Prestazioni e servizi>Tutti i moduli>Assicurato/Pensionato. A partire dal 1° gennaio 2018 l’istanza presentata in forma diversa da quella telematica non sarà accettata. Le domande telematiche devono essere presentate attraverso uno dei seguenti canali:

  • Sito internet www.INPS.it>Tutti i servizi>Accredito figurativo per aspettativa per cariche sindacali e elettorali accessibile con PIN dispositivo, SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) - almeno di Livello 2 - o CNS (Carta Nazionale dei Servizi) ;

  • Contact Center chiamando da rete fissa il numero gratuito 803 164 oppure il numero 06 164164 da telefono cellulare, a pagamento, secondo il piano tariffario del proprio gestore telefonico;

  • Patronati e altri soggetti abilitati all’intermediazione con l’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Dopo aver inserito le credenziali l’utente accede dal menu del servizio che mette a disposizione le seguenti funzionalità:

  • "Inserisci Domanda";

  • "Consulta Domande";

  • "Scarica manuale utente".

Selezionando la funzione "Inserisci domanda" è possibile procedere nella compilazione e successivo invio telematico della domanda di accredito figurativo. Il richiedente è chiamato a confermare i propri dati anagrafici e parte dei dati di contatto, già precompilati dalla procedura in base alle informazioni associate alle credenziali utilizzate per l’accesso al servizio (PIN o SPID – almeno di Livello 2 - o CNS). I dati possono essere aggiornati mediante l’apposita funzione. È infine necessario indicare se la domanda è presentata in qualità di diretto interessato o di superstite di soggetto deceduto. Effettuate le operazioni preliminari, il richiedente avrà la possibilità di scegliere se procedere alla compilazione della domanda di accredito figurativo per aspettativa concessa per carica sindacale ovvero procedere alla compilazione della domanda di accredito figurativo per aspettativa concessa per carica pubblica elettiva; infine, selezionando il pulsante "Compila domanda", l’utente può inserire i dati e la documentazione richiesta a corredo della domanda nelle maschere proposte dalla procedura. Oltre ad indicare i periodi per i quali è chiesto l’accredito figurativo e le ulteriori informazioni richieste sul rapporto di lavoro, per completare la domanda l’utente deve allegare la documentazione a supporto tramite il pulsante "Allegati". Una volta inserite tutte le informazioni ed allegati i documenti, tramite la funzione "Riepilogo e invio" è possibile verificare quanto inserito e, premendo il tasto "Accetto i termini e invio domanda", effettuare l’invio telematico vero e proprio. Tutte le domande di accredito figurativo per aspettativa sindacale o elettorale presentate in via telematica sono disponibili per la consultazione tramite la funzione "Consulta domande" del menu della Home page dell’applicazione.

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14) INPS – Messaggio n. 4170 del 24 ottobre 2017 - APE Sociale: per le istanze dal 16 luglio al 30 novembre è valutabile la contribuzione estera

Con messaggio n. 4170 del 24 ottobre 2017, l’IINPS ha annunciato l’adozione di un diverso criterio di valutazione del requisito contributivo, ritenendo ora computabile, per le istanze presentate dal 16 luglio scorso al 30 novembre 2017, i periodi assicurativi esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia.

Come noto, in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, per determinate categorie di soggetti che si trovino in particolari condizioni, è prevista la possibilità di beneficiare, a seguito di presentazione di apposita domanda, dell’indennità "APE Sociale", fino al compimento dell’età anagrafica prevista per l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia. Nello specifico, possono beneficiare dell’APE sociale i soggetti residenti in Italia e iscritti all'AGO dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi o alla Gestione separata, i quali, alla data di accesso al trattamento, siano in possesso dei seguenti requisiti: a) abbiano compiuto almeno 63 anni di età;

b) si trovino in una delle seguenti condizioni:

  • siano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria ed abbiano concluso, da almeno 3 mesi, di godere della prestazione per la disoccupazione loro spettante;

  • assistano da almeno 6 mesi il coniuge, l’unito civilmente, un parente di 1° grado convivente con handicap in situazione di gravità e siano in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;

  • abbiano una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74%, accertata dalle competenti Commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile e siano in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;

  • siano lavoratori dipendenti in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 36 anni, che, al momento della decorrenza dell’APE sociale, risultino svolgere o aver svolto in Italia, da almeno 6 anni, in via continuativa, una o più delle attività lavorative "gravose" elencate nell’Allegato A del D.P.C.M. 23 maggio 2017, n. 88.

Quanto al requisito dell’anzianità contributiva minima (30 o 36 anni), ai fini del perfezionamento si tiene conto di tutta la contribuzione versata o accreditata, a qualsiasi titolo, nella o nelle gestioni rientranti nell’ambito di applicazione dell’istituto, fermo restando che I periodi contributivi coincidenti sono valutati una sola volta. Inoltre, tenuto conto che l’APE sociale non costituisce un trattamento pensionistico, non rilevano ai fini del raggiungimento del requisito contributivo minimo dei 30/36 anni, eventuali maggiorazioni di cui il soggetto richiedente potrebbe beneficiare all’atto del pensionamento. Precedentemente, poi, si era specificato che il suddetto requisito non potesse essere perfezionato totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia. Tale orientamento, tuttavia, peraltro condiviso con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella prima fase di applicazione della normativa in oggetto, non escludeva la possibilità di assumere una posizione più aperta in una fase successiva, in relazione alla platea dei beneficiari ed alle risorse finanziarie disponibili. Al riguardo, perciò, considerato il numero di domande di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio trasmesse entro il 15 luglio scorso, è emerso che la platea dei destinatari sarà presumibilmente inferiore rispetto a quella prevista e, conseguentemente, ai fondi stanziati. Di qui, al fine di favorire, in questa seconda fase di monitoraggio che terminerà il 30 novembre 2017, l’ingresso di potenziali beneficiari con contribuzione estera che sono stati inizialmente esclusi per difetto del requisito contributivo, è ora consentito il perfezionamento del requisito contributivo minimo per l’accesso all’APE sociale totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri. Le domande di certificazione delle condizioni di accesso al beneficio presentate in data successiva al 15 luglio 2017 dovranno essere istruite, o se già istruite, riesaminate, alla luce del criterio ora esposto.

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15) INPS – Messaggio n. 4189 del 25 ottobre 2017: chiarimenti in materia di cumulo pensione e redditi da lavoro autonomo

Con il messaggio n. 4189 del 25 ottobre 2017, l’INPS ha provveduto a fornire chiarimenti in ordine all'individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2016. Ai fini dell'applicazione del divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, i titolari di pensione sono tenuti a produrre all'ente erogatore della pensione la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo riferiti all'anno precedente, entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione ai fini dell'IRPEF per il medesimo anno (articolo 10 del D.Lgs. n. 503/1992). Pertanto, i titolari di pensione con decorrenza compresa entro l'anno 2016, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, per detto anno sono tenuti a dichiarare entro il 31 ottobre 2017, data di scadenza della dichiarazione dei redditi dell'anno 2016, i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2016. I redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e al lordo delle ritenute erariali. Il reddito d'impresa deve essere dichiarato al netto anche delle eventuali perdite deducibili imputabili all'anno di riferimento del reddito. La dichiarazione può essere resa anche tramite CAF ed altri soggetti abilitati. In alternativa l’interessato, una volta autenticatosi con PIN dispositivo sul sito www.INPS.it, può accedere ai Servizi on line per il cittadino e selezionare la voce Dichiarazione Reddituale – Red Semplificato (per la dichiarazione RED). Sono esclusi dall'obbligo di dichiarazione, in quanto non soggetti al divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo:

  • i titolari di pensione e assegno di invalidità avente decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1994;

  • i titolari di pensione di vecchiaia;

  • i titolari di pensione di vecchiaia liquidata nel sistema contributivo;

  • i titolari di pensione di anzianità e di trattamento di prepensionamento a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima;

  • i titolari di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni.

Si ritiene inoltre opportuno ricordare che:

  • le disposizioni in materia di incumulabilità con i redditi da lavoro non si applicano nei confronti dei i titolari di pensione di invalidità e di assegno di invalidità dalla cui attività, dipendente o autonoma, derivi un reddito complessivo annuo non superiore all'importo del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti relativo al corrispondente anno (ossia non sono in concreto assoggettati a tale divieto qualora nell'anno 2016 abbiano conseguito un reddito da lavoro autonomo pari o inferiore a euro 6.524,57);

  • i trattamenti pensionistici sono totalmente cumulabili con i redditi derivanti da attività svolte nell'ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private; pertanto, non assumono alcun rilievo ai fini dell'applicazione del divieto di cumulo con la pensione;

  • le indennità percepite per l'esercizio della funzione di giudice di pace sono cumulabili con i trattamenti pensionistici e di quiescenza comunque denominati;

  • le indennità e i gettoni di presenza percepiti dagli amministratori locali non costituiscono reddito da lavoro ai fini del cumulo con la pensione;

  • tutte le indennità comunque connesse a cariche pubbliche elettive (e, quindi, ad esempio, le indennità per i presidenti e i membri dei consigli regionali, quelle dei parlamentari nazionali ed europei) non costituiscono redditi da lavoro ai fini del cumulo con la pensione;

  • sono altresì cumulabili con il trattamento pensionistico le indennità percepite dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni;

  • i pensionati che svolgono la funzione di giudice tributario sono esclusi dal divieto di cumulo per le indennità percepite per l’esercizio di tale funzione.

I titolari di pensione che omettano di produrre la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo sono tenuti a versare all'ente previdenziale di appartenenza una somma pari all'importo annuo della pensione percepita nell'anno cui si riferisce la dichiarazione medesima. Detta somma sarà prelevata dall'ente previdenziale competente sulle rate di pensione dovute al trasgressore.

A norma dell'articolo 10, comma 4-bis del D.Lgs. n. 503/1992 (“Le trattenute delle quote di pensione non cumulabili con i redditi da lavoro autonomo vengono effettuate provvisoriamente dagli enti previdenziali sulla base della dichiarazione dei redditi che i pensionati prevedono di conseguire nel corso dell'anno. A tal fine gli interessati sono tenuti a rilasciare all'ente previdenziale competente apposita dichiarazione. Le trattenute sono conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti, rilasciata dagli interessati entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione dei redditi ai fini dell'IRPEF”), i pensionati, nei cui confronti trova applicazione il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, che svolgano nel corrente anno attività di lavoro autonomo sono tenuti a comunicare il reddito che prevedono di conseguire nel corso del 2017. Le trattenute che verranno operate sulla pensione "a preventivo" saranno conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi 2017 resa a consuntivo nell'anno 2018.

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16) INPS – Circolare n. 163/2017: modalità di accesso allo sgravio previsto per i datori di lavoro che stipulino contratti collettivi aziendali contenenti misure volte a favorire la conciliazione tra la vita lavorativa e la vita privata dei lavoratori

L’INPS, con circolare n. 163/2017, ha provveduto ad illustrare quali sono le modalità di attribuzione dello sgravio contributivo previsto per i datori di lavoro che stipulino contratti collettivi aziendali contenenti misure volte a favorire la conciliazione tra la vita lavorativa e la vita privata dei lavoratori. Lo sgravio spetta per i contratti aziendali stipulati dal 1° gennaio 2017 al 31 agosto 2018 e ciascun datore di lavoro può usufruirne una sola volta nel biennio 2017-2018. I datori di lavoro dovranno richiederlo in via telematica all’INPS, che procederà al calcolo dello stesso ripartendo le risorse disponibili.

Destinatari e requisiti

Il beneficio previsto dal decreto del 12 settembre 2017 consiste in uno sgravio contributivo riconosciuto unicamente ai datori di lavoro privati. Esso è riconosciuto al datore di lavoro che abbia sottoscritto e depositato un contratto collettivo aziendale, anche in recepimento di contratti collettivi territoriali, che preveda istituti specifici di conciliazione tra vita professionale e vita privata dei lavoratori, in modo da innovare e/o migliorare quanto già previsto dalla normativa vigente, dai contratti nazionali di settore ovvero da precedenti contratti collettivi aziendali. Gli istituti di conciliazione devono essere minimo due tra quelli indicati nell’articolo 3 del decreto del 12 settembre 2017, di cui almeno uno rientrante o nell’area di intervento genitorialità (A) o nell’area di intervento flessibilità organizzativa (B). Il contratto aziendale deve riguardare un numero di dipendenti pari almeno al settanta per cento della media di lavoratori occupati dal datore di lavoro, in termini di forza aziendale, nell’anno civile precedente. Si precisa che per poter beneficiare dello sgravio contributivo è necessario che il contratto collettivo aziendale sia depositato presso l’Ispettorato territoriale del lavoro, con modalità telematica, ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo n. 151 del 2015. In assenza del deposito i contratti aziendali non possono essere ammessi allo sgravio. I datori di lavoro che avessero già provveduto al deposito telematico di un contratto aziendale ai fini della detassazione per i premi di risultato non dovranno effettuare un nuovo deposito per usufruire dello sgravio in oggetto, ma ciò solo nel caso in cui il contratto già depositato contenga misure di conciliazione pienamente conformi ai requisiti stabiliti dal decreto interministeriale del 12 settembre 2017. La conformità del contratto collettivo aziendale alle disposizioni contenute nel decreto interministeriale è oggetto di dichiarazione di responsabilità del datore di lavoro al momento della presentazione della domanda di accesso al beneficio, e potrà essere oggetto di controllo da parte dell’Ispettorato nazionale del lavoro. L’erogazione delle risorse è articolata in due distinte fasi: una prima fase riguarda i contratti sottoscritti e depositati dal 1° gennaio 2017 al 31 ottobre 2017; una seconda fase riguarderà i contratti sottoscritti e depositati dal 1° novembre 2017 al 31 agosto 2018. Non sono riconosciute ai fini dell’accesso al beneficio le misure di conciliazione vita-lavoro contenute in contratti collettivi territoriali, salvo che tali misure non siano state espressamente recepite in accordi aziendali. Per espressa previsione, la fruizione dello sgravio è, inoltre, subordinata al rispetto delle condizioni previste dall’articolo 1, comma 1175, della legge n. 296 del 2006, che impone ai datori di lavoro il possesso dei requisiti di regolarità contributiva attestata tramite il D.U.R.C., fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti. Lo sgravio in esame non è correlato alla retribuzione dei lavoratori ma consiste in una riduzione contributiva, per il datore di lavoro, la cui misura è modulata in base al numero dei datori di lavoro complessivamente ammessi allo sgravio e alla loro dimensione aziendale.

Modalità di accesso

Le modalità di accesso allo sgravio sono indicate nell'articolo 6 del decreto interministeriale. I datori di lavoro - anche per il tramite degli intermediari autorizzati – devono inoltrare, in via telematica, apposita domanda all’INPS a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della circolare in commento. La domanda deve essere presentata avvalendosi del modulo di istanza on-line "Conciliazione Vita-Lavoro", all’interno dell’applicazione "DiResCo - Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente", sul sito internet dell’Istituto all’indirizzo: www.INPS.it. Ciascun datore di lavoro, identificato dal codice fiscale, può presentare la domanda su una sola delle posizioni contributive attive presso l’Istituto. Nel caso di datori che abbiano sia matricola, come datore di lavoro privato, sia posizione CIDA, come datore di lavoro agricolo, la domanda dev’essere presentata sulla prima. Il datore che abbia esclusivamente posizione CIDA presenta la domanda su tale posizione. La domanda deve contenere: i dati identificativi dell’azienda; la data di sottoscrizione del contratto aziendale; la data di avvenuto deposito telematico del contratto presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro territorialmente competente; il codice deposito contratto; le misure di conciliazione vita-lavoro previste nel contratto depositato; la dichiarazione di conformità del contratto aziendale alle disposizioni del decreto interministeriale del 12 settembre 2017.

L’indicazione del codice va inteso come il codice identificativo numerico a 17 cifre ricevuto al momento del deposito telematico del contratto aziendale presso l’ITL. Si evidenzia che per l’ammissione al beneficio a valere sulle risorse 2017, la data di sottoscrizione e deposito del contratto deve essere ricompresa tra l’1 gennaio e il 31 ottobre 2017 e la domanda deve essere presentata entro il 15 novembre 2017.

Ammissione e fruizione

Il decreto interministeriale stabilisce che l’ammissione al beneficio avviene a decorrere dal trentesimo giorno successivo al termine ultimo per la presentazione delle istanze. Entro tale termine, a seguito dell’invio dell’istanza, l’INPS controlla il deposito del contratto aziendale, sulla base dei dati indicati nella domanda; procede al calcolo della misura del beneficio.

Per quanto concerne le domande presentate a valere sulle risorse 2017, l’Istituto procede ad ammetterle allo sgravio a partire dal 16 dicembre 2017, informando – esclusivamente in modalità telematica mediante comunicazione all’interno del medesimo modulo di istanza - dell’esito della domanda e dell’importo di sgravio riconosciuto.

Fruizione dell’incentivo per i datori di lavoro che operano con il sistema UniEmens

Alle matricole ammesse è attribuito da gennaio 2018 il codice di autorizzazione "6J", che assume il nuovo significato di "datore di lavoro ammesso allo sgravio conciliazione vita-lavoro ai sensi del D.I. del 12 settembre 2017". Il codice di autorizzazione sarà attribuito automaticamente sulla posizione anagrafica aziendale dai sistemi informativi centrali contestualmente all’attribuzione dell’esito positivo all’istanza. I datori di lavoro interessati, per esporre nel flusso UniEmens le quote di sgravio spettanti, valorizzeranno all’interno di <CausaleACredito> di <AltrePartiteACredito> di <DenunciaAziendale> il codice causale di nuova istituzione "L901", avente il significato di "conguaglio sgravio per conciliazione vita-lavoro ai sensi del D.I. del 12 settembre 2017"; nell’elemento <ImportoACredito>, indicheranno il relativo importo. Per le domande presentate nel 2017, il conguaglio dello sgravio dev’essere effettuato sulle denunce dei mesi di competenza gennaio e febbraio 2018, su una o due mensilità. Nell'ipotesi in cui il saldo della denuncia risulti a credito dell’azienda, il relativo importo può essere posto in compensazione con modello F24.

Fruizione dell’incentivo per i datori di lavoro agricoli (senza posizione Uniemens)

Alle aziende agricole assuntrici di manodopera senza posizione Uniemens ovvero che trasmettono i flussi contributivi esclusivamente a mezzo delle dichiarazioni periodiche Dmag/Unico, ammesse allo sgravio, è attribuito, a decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di scadenza della presentazione dell’istanza di concessione, il codice di autorizzazione "6J", che assume il significato di "datore di lavoro ammesso allo sgravio conciliazione vita-lavoro ai sensi del D.I. del 12 settembre 2017". Le modalità di accesso sono quelle già descritte di inoltro della domanda, esclusivamente per via telematica, avvalendosi dell’applicazione "DiResCo - Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente" il cui esito positivo darà luogo all’attribuzione contestuale ed automatizzata del codice di autorizzazione sulla posizione anagrafica aziendale agricola a cura dei sistemi informativi centrali dell’Istituto. L’importo autorizzato sarà, in sede delle operazioni di calcolo a cura dell’Istituto - c.d. tariffazione -, portato automaticamente in detrazione dell’obbligazione contributiva dovuta alla prima scadenza utile; di tale operazione di compensazione sarà data informativa nel consueto modello di dettaglio del calcolo.

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17) INAIL – Circolare n. n. 48 del 2 novembre 2017: indicazioni operative in relazione a classificazione tariffaria, tutela infortunistica e adempimenti a carico dei datori di lavoro che, previo accordo con i lavoratori, facciano ricorso al "lavoro agile"

Come noto, il Legislatore ha di recente introdotto l’istituto del "lavoro agile" quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa; la prestazione è eseguita, in parte all'interno di locali aziendali ed in parte all'esterno, senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva (articolo 18, comma 1, Legge 22 maggio 2017, n. 81 - “Le disposizioni del presente capo, allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, promuovono il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all'interno di locali aziendali e in parte all'esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva”).

Ai fini della ricorrenza dell’obbligo assicurativo, lo svolgimento della prestazione di lavoro secondo la modalità predetta non implica il venir meno dei requisiti oggettivi (lavorazioni rischiose) e soggettivi (caratteristiche delle persone assicurate) previsti dalla normativa [articolo 1 (“È obbligatoria l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro delle persone le quali, nelle condizioni previste dal presente titolo, siano addette a macchine mosse non direttamente dalla persona che ne usa, ad apparecchi a pressione, ad apparecchi e impianti elettrici o termici, nonché delle persone comunque occupate in opifici, laboratori o in ambienti organizzati per lavori, opere o servizi, i quali comportino l'impiego di tali macchine, apparecchi o impianti”) ed articolo 4, n. 1 (“Sono compresi nell'assicurazione: 1) coloro che in modo permanente o avventizio prestano alle dipendenze e sotto la direzione altrui opera manuale retribuita, qualunque sia la forma di retribuzione”), del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124]. In relazione poi allo specifico rischio della prestazione, l’analisi della lavorazione non differisce da quella normalmente compiuta in ambito aziendale, sicché la classificazione tariffaria della prestazione "agile" segue quella cui viene ricondotta la medesima lavorazione svolta in azienda. Del resto, agli effetti delle tariffe, per lavorazione si intende il ciclo di operazioni necessario perché sia realizzato quanto in esse descritto, comprese le operazioni complementari e sussidiarie, purché svolte dallo stesso datore di lavoro ed in connessione operativa con l'attività principale, ancorché siano effettuate in luoghi diversi (articolo 4, D.M. 12 dicembre 2000 - “Agli effetti delle tariffe, per lavorazione si intende il ciclo di operazioni necessario perché sia realizzato quanto in esse descritto, comprese le operazioni complementari e sussidiarie purché svolte dallo stesso datore di lavoro ed in connessione operativa con l'attività principale, ancorché siano effettuate in luoghi diversi”). Oltretutto, sia per le attività svolte in azienda che per quelle svolte al di fuori di tale ambito, gli strumenti tecnologici sono sempre forniti dal datore di lavoro, che è tenuto a garantirne anche il buon funzionamento. Quindi, a parità di rischio, deve necessariamente corrispondere una identica classificazione ai fini tariffari, in attuazione del principio per cui il trattamento normativo e retributivo dei lavoratori "agili" rispetto ai loro colleghi operanti in azienda deve essere il medesimo, ivi compresa l’adozione delle norme di sicurezza sul lavoro. Analogamente, nulla cambia in tema di retribuzione imponibile su cui calcolare il premio assicurativo, sicché, per gli addetti al lavoro agile, essa continua a essere individuata nella retribuzione effettiva per la generalità dei lavoratori, costituita dall’ammontare del reddito di lavoro dipendente (articolo 51 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 - “Il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Si considerano percepiti nel periodo d'imposta anche le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d'imposta successivo a quello cui si riferiscono”; articolo 29, D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 - “1. Costituiscono redditi di lavoro dipendente ai fini contributivi quelli di cui all'articolo 46, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, maturati nel periodo di riferimento. 2. Per il calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale si applicano le disposizioni contenute nell'articolo 48 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, salvo quanto specificato nei seguenti commi. 3. Le somme e i valori di cui al comma 1 dell'articolo 48 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si intendono al lordo di qualsiasi contributo e trattenuta, ivi comprese quelle di cui al comma 2, lettera h), dello stesso articolo 48”), da ragguagliare agli importi giornalieri od orari minimi stabiliti dalla contrattazione collettiva e dalla legge. Con riferimento alla tutela assicurativa del lavoratore contro gli infortuni sul lavoro, essa ricomprende:

  • gli eventi occorsi mentre il lavoratore presta la propria attività lavorativa all’esterno dei locali aziendali e nel luogo prescelto dal lavoratore, purché causati da un rischio connesso con la prestazione lavorativa;

  • gli eventi occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa, anche all’esterno dei locali aziendali purché la scelta del luogo della prestazione sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

Una volta entrati nel campo di applicazione della tutela, i suddetti lavoratori sono assicurati, applicando i criteri di carattere generale validi per tutti gli altri lavoratori, con il solo limite del rischio elettivo. Peraltro, il lavoratore "agile" è tutelato non solo per gli infortuni collegati al rischio proprio della sua attività lavorativa, ma anche per quelli connessi alle attività prodromiche e/o accessorie purché strumentali allo svolgimento delle mansioni proprie del suo profilo professionale. In tale ottica, l’accordo individuale, stipulato per iscritto, relativo alla modalità di lavoro agile (articolo 19 della Legge 22 maggio 2017, n. 81 - “1. L'accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l'esecuzione della prestazione lavorativa svolta all'esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore. L'accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. 2. L'accordo di cui al comma 1 può essere a termine o a tempo indeterminato; in tale ultimo caso, il recesso può avvenire con un preavviso non inferiore a trenta giorni. Nel caso di lavoratori disabili ai sensi dell'articolo 1 della legge 12 marzo 1999, n. 68, il termine di preavviso del recesso da parte del datore di lavoro non può essere inferiore a novanta giorni, al fine di consentire un'adeguata riorganizzazione dei percorsi di lavoro rispetto alle esigenze di vita e di cura del lavoratore. In presenza di un giustificato motivo, ciascuno dei contraenti può recedere prima della scadenza del termine nel caso di accordo a tempo determinato, o senza preavviso nel caso di accordo a tempo indeterminato”) costituisce lo strumento utile per l’individuazione dei rischi lavorativi ai quali il lavoratore è esposto e dei riferimenti spazio-temporali. Infine, in relazione agli adempimenti posti a carico dei datori di lavoro, gli stessi non hanno alcun obbligo di denuncia ai fini assicurativi se il personale dipendente sia già assicurato per le medesime attività lavorative e mansioni svolte in ambito aziendale.

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18) Covip: indicazioni sulle modifiche in materia di previdenza complementare

L’articolo 1, comma 38, della Legge 124/2017 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza - “Al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 8, comma 2, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Gli accordi possono anche stabilire la percentuale minima di TFR maturando da destinare a previdenza complementare. In assenza di tale indicazione il conferimento è totale»; b) all'articolo 11, il comma 4 è sostituito dal seguente: «4. Le forme pensionistiche complementari prevedono che, in caso di cessazione dell'attività lavorativa che comporti l'inoccupazione per un periodo di tempo superiore a ventiquattro mesi, le prestazioni pensionistiche o parti di esse siano, su richiesta dell'aderente, consentite con un anticipo di cinque anni rispetto ai requisiti per l'accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza e che in tal caso possano essere erogate, su richiesta dell'aderente, in forma di rendita temporanea, fino al conseguimento dei requisiti di accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio. Gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari possono innalzare l'anticipo di cui al periodo precedente fino a un massimo di dieci anni»; c) all'articolo 14: 1) al comma 2, lettera c), il secondo periodo è sostituito dal seguente: «Tale facoltà non può essere esercitata nel quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari o nel maggior periodo eventualmente fissato dalle forme pensionistiche complementari ai sensi del secondo periodo del comma 4 dell'articolo 11; in questi casi si applicano le previsioni del medesimo comma 4 dell'articolo 11»; 2) il comma 5 è sostituito dal seguente: «5. In caso di cessazione dei requisiti di partecipazione per cause diverse da quelle di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo, è previsto il riscatto della posizione sia nelle forme collettive sia in quelle individuali e su tali somme si applica una ritenuta a titolo di imposta con l'aliquota del 23 per cento sul medesimo imponibile di cui all'articolo 11, comma 6»”), in vigore dallo scorso 29 agosto, ha modificato alcune previsioni in materia di previdenza complementare. Considerata la portata innovativa delle nuove disposizioni, la Covip, con Circolare n. 5027/2017, fornisce chiarimenti in ordine alla loro applicazione. Le novità riguardano solo coloro a cui si applica il D.Lgs. n. 252/2005 (“1. Alle forme pensionistiche complementari possono aderire in modo individuale o collettivo: a) i lavoratori dipendenti, sia privati sia pubblici, anche secondo il criterio di appartenenza alla medesima impresa, ente, gruppo di imprese, categoria, comparto o raggruppamento, anche territorialmente delimitato, o diversa organizzazione di lavoro e produttiva, ivi compresi i lavoratori assunti in base alle tipologie contrattuali previste dal decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276; b) i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, anche organizzati per aree professionali e per territorio; c) i soci lavoratori di cooperative, anche unitamente ai lavoratori dipendenti dalle cooperative interessate; d) i soggetti destinatari del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 565, anche se non iscritti al fondo ivi previsto”) , non gli iscritti alla previdenza complementare che sono ancora soggetti alle norme del D.Lgs. n. 124/1993. Il Legislatore è, in particolare, intervenuto sui seguenti profili:

  • possibile destinazione non integrale del trattamento di fine rapporto alle forme pensionistiche complementari;

  • ampliamento delle condizioni per fruire dell’anticipo della prestazione pensionistica;

  • modifica della disciplina dei riscatti per cause diverse.

Modifiche all’articolo 8, comma 2, del Decreto Legislativo n. 252/2005

L’articolo 1, comma 38, lettera a, della Legge n. 124/2017 ha aggiunto all’articolo 8, comma 2, del Decreto Legislativo n. 252/2005 i seguenti periodi "Gli accordi possono anche stabilire la percentuale minima di TFR maturando da destinare a previdenza complementare. In assenza di tale indicazione il conferimento è totale". Le nuove disposizioni legittimano quindi la possibilità per le fonti istitutive di modulare la quota di TFR da destinare ai fondi pensione. In difetto di indicazioni circa la quota di TFR destinata alla previdenza complementare, il conferimento deve intendersi corrispondente al 100% del TFR annualmente maturato. Le nuove disposizioni si inseriscono nell’ambito del comma 2 dell’articolo 8 del Decreto Legislativo n. 252/2005 che già prevede che siano i contratti e gli accordi collettivi a definire le modalità e la misura minima della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso per i lavoratori dipendenti che aderiscono, su base collettiva, ai fondi pensione istituiti dalle fonti di cui all’articolo 3, comma 1, lettere da a) a g). Per i lavoratori i cui rapporti di lavoro non siano disciplinati da contratti o accordi collettivi, anche aziendali, e per i quali il legislatore ammette, come previsto dall’articolo 3, comma 1, lettera c), del Decreto Legislativo n. 252/2005, il regolamento aziendale quale fonte istitutiva, si ritiene consentito che il medesimo regolamento possa anche disporre in merito alla quota di TFR da destinare a previdenza complementare, oltre che sulle altre voci contributive. Riguardo i soggetti già iscritti ad una forma pensionistica complementare, tenuto conto della ratio delle nuove disposizioni, orientata a una maggiore flessibilità nella devoluzione del TFR ai fondi pensione, si reputa che i lavoratori che già conferiscono il TFR in misura integrale possano, in presenza di successive determinazioni delle fonti istitutive che stabiliscano il versamento di una quota del TFR, scegliere di devolvere, per i flussi futuri, la percentuale fissata negli accordi. Per la stessa ragione, si ritiene che la scelta del lavoratore di conferire, comunque, l’intera quota del TFR maturando, anche in presenza delle previsioni delle fonti istitutive che fissino la percentuale minima di TFR da destinare ai fondi pensione, possa essere successivamente modificata in favore della devoluzione parziale, in costanza delle relative previsioni. Nessuna ripercussione, invece, sul meccanismo del silenzio-assenso. L’adesione secondo modalità tacite comporterà sempre la devoluzione integrale del TFR. Anche tali soggetti potranno tuttavia esprimere, in un momento successivo all’adesione tacita, la volontà di devolvere al fondo di appartenenza la sola quota fissata dalle fonti istitutive; tale eventuale opzione sarà esercitabile secondo le modalità definite dalle fonti istitutive. Con riguardo ai lavoratori dipendenti assunti dopo il 31 dicembre 2006 per i quali, con Decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 30 gennaio 2007, è stata prevista la compilazione del cosiddetto "modulo TFR 2" entro sei mesi dall’assunzione, si considera possibile, nelle more di una revisione del predetto modulo funzionale a tenere conto delle novità normative sopravvenute, annotare nel modulo stesso, ad integrazione della Sezione 1, l’eventuale diversa scelta di versare il TFR maturando nella misura definita dalle fonti istitutive. Infine si evidenzia che la previsione in oggetto non riguarda gli aderenti su base individuale, i quali comunque rimangono titolari delle facoltà di versare alle forme pensionistiche complementari il TFR in misura integrale ovvero di non versare alcuna quota del medesimo trattamento.

Modifiche all’articolo 11, comma 4, del Decreto Legislativo n. 252/2005

L’articolo 1, comma 38, lettera b, ha sostituito l’articolo 11, comma 4, del Decreto Legislativo n. 252/2005: le disposizioni del nuovo comma 4 riducono il periodo di inoccupazione che dà titolo a richiedere le prestazioni pensionistiche con un anticipo di cinque anni rispetto alla maturazione dei requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio; in tali casi l’aderente può chiedere anche solo una parte della prestazione pensionistica. È inoltre introdotta la possibilità per gli iscritti di conseguire le prestazioni pensionistiche anticipate in forma di rendita temporanea fino al conseguimento dei requisiti di accesso al pensionamento obbligatorio. Le forme pensionistiche complementari sono, infine, legittimate a innalzare, nell’ambito degli Statuti e dei Regolamenti, il limite dei cinque anni (rispetto alla maturazione dei requisiti di accesso nel sistema obbligatorio) fino a un massimo di dieci anni. Tale novità si affianca alle novità introdotte, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, dall’articolo 1, commi da 188 a 193, della Legge n. 232/2016 recanti disposizioni in tema di "rendita integrativa temporanea anticipata" (RITA). Le due misure, essendo subordinate alla sussistenza di condizioni parzialmente diverse, sono distintamente attivabili.

Modifiche all’articolo 14, comma 2, lettera c), del Decreto Legislativo n. 252/2005

L’articolo 1, comma 38, lettera c, n. 1), ha sostituito l’articolo 14, comma 2, lettera c), prevedendo che la facoltà di riscatto totale della posizione per i casi di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo o a seguito di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a quarantotto mesi, non può essere esercitata nei cinque anni precedenti alla maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni o nel maggior numero di anni, fino a dieci, eventualmente stabilito dalle forme, potendosi in tal caso usufruire della prestazione anticipata di cui al nuovo articolo 11, comma 4.

Modifiche all’articolo 14, comma 5, del Decreto Legislativo n. 252/2005

L’articolo 1, comma 38, lettera c), n. 2), ha sostituito il comma 5 dell’articolo 14 del Decreto Legislativo n. 252/2005. La nuova norma presenta due importanti novità: in primo luogo collega il riscatto di cui all’articolo 14, comma 5, alla cessazione dei requisiti di partecipazione (per cause diverse da quelle di cui ai commi 2 e 3), laddove la previgente formulazione della norma si riferiva solo al riscatto per cause diverse, senza fare riferimento alla situazione del venir meno dei requisiti di partecipazione. In secondo luogo la norma prevede espressamente che detta tipologia di riscatto è ammessa sia nelle adesioni collettive sia in quelle individuali. Con riguardo alle adesioni individuali, si ritiene che il presupposto legittimante l’esercizio della predetta facoltà di riscatto debba essere il possesso dello status di lavoratore al momento dell’adesione, o in un momento successivo nel corso del rapporto di partecipazione, e la sopravvenuta perdita di tale requisito. Detta facoltà è quindi da riconoscere, in generale, a tutti coloro i quali si siano debitamente qualificati come lavoratori in fase di adesione, o in un momento successivo, e che abbiano poi perso tale condizione. Al riguardo dovrà essere acquisita documentazione idonea a comprovare l’avvenuta cessazione dello status di lavoratore (ad esempio, certificazione di iscrizione ai centri per l’impiego ovvero dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti che il soggetto non sta svolgendo attività lavorativa).

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19) CNCE: chiarimenti in merito ad anomalie nell’applicazione di Ccnl diversi da quelli dell'edilizia

I chiarimenti della Cassa nazionale paritetica per le Casse edili mirano a contenere i danni provocati da chi aggira le norme con escamotage che alterano gli equilibri e la concorrenza degli operatori sul mercato, danneggiando tutti coloro che operano invece nel rispetto delle norme. La corretta applicazione del contratto collettivo, l'applicazione del contratto collettivo giuridicamente rilevante, il rispetto degli obblighi scaturenti dall'applicazione del contratto collettivo sono i pilastri di una corretta concorrenza sul mercato per tutti gli appalti di lavori pubblici e privati. Le imprese che operano nell'edilizia e che svolgono lavorazioni merceologicamente riconducibili a tale attività, devono applicare il contratto collettivo dell'edilizia che, peraltro, come noto, deve essere quello promanante dalle parti sociali comparativamente più rappresentative al livello nazionale. Il possesso di tale requisito è condizione ai fini della regolarità e del corretto operare sul mercato nella leale competitività tra le imprese. In tal senso si richiama la nota del Ministero del lavoro del 24 marzo 2015; l'articolo 51 del D.Lgs. n. 81/2015; l'articolo 30, comma 4 del D.Lgs. n. 50/2016 (Codice degli Appalti), nonché i diversi pronunciamenti, di una ormai consolidata giurisprudenza, confluiti peraltro nelle attuali norme di legge, che fanno discendere quale corollario dell'applicazione del contratto collettivo dell'edilizia, l'obbligo di iscrizione dei lavoratori in Cassa Edile. Per tale ragione le Casse Edili/Edilcasse sono invitate, in stretta collaborazione con le Istituzioni presenti sul territorio, a sensibilizzare gli operatori in tal senso, sollecitando le imprese a diffidare dall'utilizzo di contratti collettivi differenti e promananti da soggetti che non posseggono i requisiti richiesti per legge. Va ricordato, infine, che dall'obbligo di iscrizione in Cassa Edile e dall'obbligo di effettuare i relativi versamenti deriva che la regolarità contributiva deve essere attestata per le imprese edili anche dalle Casse Edili, oltre che da INPS e INAIL (DM 30 gennaio 2015). Pertanto deve essere ribadito su tutto il territorio, unitamente alle parti sociali locali, che, qualora pervengano richieste di Durc da imprese edili che non risultino essere regolarmente iscritte presso le Casse Edili territorialmente competenti, dovrà procedersi alla segnalazione di irregolarità ai fini del rilascio del Durc On Line.

7 novembre 2017

Massimo Pipino