Diario quotidiano del 29 novembre 2017, tra cui: novità per i rimborsi IVA e obblighi antiriciclaggio dopo la soppressione del registro

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 29 novembre 2017



1) Obblighi antiriciclaggio dopo la soppressione del registro
2) Strumenti finanziari partecipativi: apporti dei sottoscrittori
3) Il credito d’imposta si può negare solo con l’avviso di accertamento
4) Legge europea 2017: novità per i rimborsi Iva
5) Mancato invio delle comunicazioni liquidazioni periodiche IVA: in arrivo gli avvisi a sanare errori ed omissioni
6) Credito d’imposta per pubblicità: precisazioni sull’agevolazione
7) Limiti all’accertamento posticipato
8) Cassa previdenza ragionieri: approvato bilancio in attivo
9) Country by country reporting: come presentare la comunicazione
10) Limiti utilizzo buoni di lavoro accessorio di cui al DLgs 81/2015
Indice: 1) Obblighi antiriciclaggio dopo la soppressione del registro 2) Strumenti finanziari partecipativi: apporti dei sottoscrittori 3) Il credito d’imposta si può negare solo con l’avviso di accertamento 4) Legge europea 2017: novità per i rimborsi Iva 5) Mancato invio delle comunicazioni liquidazioni periodiche IVA: in arrivo gli avvisi a sanare errori ed omissioni 6) Credito d’imposta per pubblicità: precisazioni sull’agevolazione 7) Limiti all’accertamento posticipato 8) Cassa previdenza ragionieri: approvato bilancio in attivo 9) Country by country reporting: come presentare la comunicazione 10) Limiti utilizzo buoni di lavoro accessorio di cui al DLgs 81/2015 ***   1) Obblighi antiriciclaggio dopo la soppressione del registro Come è noto, una delle novità, inserite nel D.Lgs. 231/2007 (disciplina sull’antiriciclaggio), che ha subito suscitato la piacevole attenzione da parte degli “addetti ai lavori” è stata l’abolizione della tenuta del registro, da cui poi ne è scaturita una maggiore attenzione alla tenuta del fascicolo del cliente, di cui ci si soffermerà meglio in seguito. In particolare, il D.Lgs. 231/2007, come modificato dal D.Lgs. n. 90 del 2017 (in attuazione della Direttiva UE) ha eliminato dalla suddetta disciplina il registro antiriciclaggio a decorrere dal 4 luglio 2017, adempimento che prevedeva, tra l’altro, obblighi di registrazione per: - gli iscritti nell’Albo dei Commercialisti; - i consulenti del lavoro; - coloro che svolgono in maniera professionale attività in materia di contabilità e tributi (compresi associazioni di categoria di imprenditori o commercianti, CAF e patronati); - i notai e gli avvocati, in determinati casi. Si trattava di informazioni che potevano essere contenute, a libera scelta del professionista destinatario degli obblighi, in un archivio formato e gestito a mezzo di strumenti informatici oppure in un registro della clientela tenuto in forma cartacea. A tal fine, il capo II “Obblighi di registrazione” del Titolo II “Degli obblighi” non viene più riportato nel nuovo testo del D.Lgs. 231/2007. Ecco perché il tanto temuto registro sull’antiriciclaggio non viene più menzionato nell’attuale normativa e quindi non deve più essere tenuto. Tuttavia, adesso assume maggiore importanza la tenuta del fascicolo con nuove modalità che dovranno essere meglio precisate, che, comunque, contiene tutti i dati e le informazioni inerenti il cliente, compresa la scheda di valutazione del rischio, l’informativa privacy e la dichiarazione del cliente. In particolare, ecco di seguito gli aspetti essenziali da osservare in materia di conservazione dei documenti che formano il fascicolo del cliente: - La data di instaurazione del rapporto continuativo o del conferimento dell’incarico; - i dati identificativi del cliente, del titolare effettivo e dell’esecutore; - informazioni sullo scopo, sulla natura del rapporto della prestazione; - data importo e causale dell’operazione; - mezzi di pagamento utilizzati. In relazione alle modalità di conservazione, l’art. 32 comma 1 del D.Lgs. 231/2007 stabilsice che: “I soggetti obbligati adottano sistemi di conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni idonei a garantire il rispetto delle norme dettate dal codice in materia di protezione dei dati personali (DLgs. 196/2003) nonché il trattamento dei medesimi esclusivamente per le finalità del decreto”. In maniera specifica le modalità di conservazione adottate devono prevenire qualsiasi perdita dei dati e delle informazioni ed essere idonee a garantire la ricostruzione dell’operatività o attività del cliente nonché l’indicazione esplicita dei soggetti legittimati ad alimentare il sistema di conservazione e accedere ai dati e alle informazioni ivi conservati. Le modalità di conservazione devono garantire: - l’accessibilità completa e tempestiva ai dati e alle informazioni da parte delle autorità di cui all’art. 21 co. 4 lett. a); - la tempestiva acquisizione, da parte del soggetto obbligato, dei documenti, dei dati e delle informazioni, con indicazione della relativa data; - l’integrità dei dati e delle informazioni e la non alterabilità dei medesimi successivamente alla loro acquisizione; - la trasparenza, la completezza e la chiarezza dei dati e delle informazioni nonché il mantenimento della storicità dei medesimi (art. 32 co. 2 del D.Lgs. 231/2007). L’assolvimento degli obblighi di conservazione può essere attuato: - con sistemi di natura elettronica che garantiscono l’integrità dei dati e delle informazioni e la non alterabilità dei medesimi successivamente alla loro acquisizione. Tali sistemi guidano l’operatore nell’inserimento dei dati e delle informazioni utili dando la possibilità di storicizzare automaticamente ogni variazione intervenuta e avvisando periodicamente il professionista circa i documenti in scadenza che richiedono interventi di aggiornamento; - con modalità cartacea che viene ritenuta ammissibile anche con la nuova disciplina. Si è in attesa delle regole tecniche che dovranno essere predisposte dagli Organismi di autoregolamentazione (ex art. 11 comma 2 del DLgs. 231/2007) e che dovranno contenere le indicazioni operative sulle regole da applicare in materia di documenti. Pur tuttavia, nel frattempo potrebbe risultare utile istruire il fascicolo della clientela con i seguenti documenti come già segnalato nel documento del CNDCEC “Antiriciclaggio (D.Lgs. 231/2007): manuale delle procedure per gli studi professionali” del 17.12.2015: - Copia del documento di riconoscimento; - fotocopia codice fiscale; - fotocopia partita IVA; - visura camerale; - verbale Consiglio di amministrazione di nomina; - scheda di valutazione del rischio; - eventuale ulteriore documentazione richiesta dal professionista per l’individuazione del titolare effettivo (visura camerale, ecc.); - documentazione in base alla quale si è verificata la possibilità di applicare obblighi semplificati o rafforzati di adeguata verifica della clientela; - eventuale attestazione per l’esecuzione dell’obbligo di adeguata verifica da parte di terzi; - copia del mandato professionale; - dichiarazione da parte del cliente: sul titolare effettivo dell’operazione; sullo scopo e sulla natura dell’attività o dell’operazione per la quale è richiesta la prestazione professionale; sui mezzi economici e finanziari per attuare l’operazione o instaurare l’attività; - scheda per l’adeguata verifica della clientela; - valutazione del rischio; - scheda per il controllo periodico sul rispetto delle limitazioni all’utilizzo del denaro contante; - documenti delle prestazioni professionali svolte; - documentazione relativa alla cessazione della prestazione professionale o dell’operazione; - ogni altro documento o annotazione che il professionista ritenga opportuno conservare ai fini della normativa antiriciclaggio. I documenti, i dati e le informazioni acquisiti dovranno essere conservati per un periodo di 10 anni dalla cessazione del rapporto continuativo, della prestazione professionale o dall’esecuzione dell’operazione occasionale. ****** 2) Strumenti finanziari partecipativi: apporti dei sottoscrittori Apporti dei sottoscrittori di strumenti finanziari partecipativi (artt. 2346, comma 6, e 2349, comma 2, c.c.). Gli strumenti finanziari partecipativi vengono di regola emessi a seguito di un apporto a favore della società, che può consistere in qualsiasi prestazione avente contenuto economico e che non richiede, anche se diversa dal denaro, la valutazione ad opera di un esperto ai sensi dell'art. 2343 c.c. o in base a uno dei parametri di cui all'art. 2343-ter c.c. L'apporto può precedere, essere contestuale o seguire l'emissione degli strumenti finanziari partecipativi, e può avvenire con tutte le modalità consentite dalla legge, ivi inclusa la compensazione, tanto legale quanto volontaria, di crediti vantati verso la società emittente. L'emissione di strumenti finanziari partecipativi senza apporto da parte del sottoscrittore è consentita almeno: (a) nei casi espressamente previsti dalla legge (art. 2349, comma 2, c.c.), e (b) nel caso di emissione di strumenti finanziari partecipativi a favore di tutti i soci in via proporzionale tra loro. (Consiglio notarile di Milano, massima n. 165 di novembre 2017) ****** 3) Il credito d’imposta si può negare solo con l’avviso di accertamento Per il disconoscimento del credito d’imposta è necessario un avviso di accertamento. Ai fini del disconoscimento di un credito di imposta è necessario un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, non essendo sufficiente l’avviso bonario successivo ad un controllo automatizzato. In tal senso si sono espressi i giudici della CTR di Campobasso dopo aver ritenuto prive di pregio le eccezioni presentate in appello dall’Agenzia delle Entrate. In particolare i giudici molisani precisano che la procedura automatizzata di cui all’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973 può esser adottata solo ove sia necessario un controllo cartolare della dichiarazione, mentre, laddove “sorga la necessità di risolvere questioni giuridiche o esaminare atti diversi dalla dichiarazione stessa, è necessario procedere mediante avviso di accertamento” (Cass. sent. n. 5318 del 3 aprile 2012). (Comm. Trib. Reg. per il Molise, sentenza n. 575/2 del 10/10/2017) ****** 4) Legge europea 2017 recepita in Italia: novità per i rimborsi Iva La Legge europea, come pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale italiana, mira ad assicurare l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione, tra di essi quello dei rimborsi Iva. È stata, infatti, pubblicata sulla G.U. n. 277 del 27 novembre 2017, la Legge n. 167 del 20 novembre 2017 (Legge europea 2017) contenente le disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea Il testo è composto da 30 articoli, ripartiti in otto capi tesi a disciplinare: libera circolazione delle merci, delle persone e dei servizi; giustizia e sicurezza; fiscalità; lavoro; salute; tutela dell’ambiente; energia e fonti rinnovabili. Dal lato tributario, in particolare, emergono le disposizioni del Capo III (articoli 7-10) che introducono novità soprattutto in materia di Iva. Rimborsi Iva L’articolo 7 della legge interviene sulla disciplina dei rimborsi Iva per consentire la definitiva chiusura della procedura di infrazione 2013/4080 aperta nei confronti dell’Italia dalla Commissione europea, secondo la quale la normativa interna faceva correre eccessivi rischi finanziari ai soggetti passivi in materia di rimborsi Iva. Come è noto, in base alla delega fiscale (legge 23/2014), il legislatore era già intervenuto sulla disciplina de qua, modificando l’articolo 38-bis, Dpr 633/1972 (articolo 13, Dlgs 175/2014). In particolare, rispetto alla normativa previgente (che prevedeva un generale obbligo di prestazione di garanzia per l’esecuzione dei rimborsi Iva, con specifiche eccezioni), il legislatore del 2014 ha generalizzato l’esecuzione dei rimborsi senza prestazione di garanzia o particolari adempimenti, salvo casi specifici. Inoltre, il decreto legge fiscale collegato alla manovra di bilancio 2017, intervenendo nuovamente sull’articolo 38-bis, ha elevato da 15mila a 30mila euro il limite quantitativo relativo ai rimborsi eseguibili senza alcun adempimento (articolo 7-quater, comma 32, Dl 193/2016). La legge europea 2017 prevede, per le ipotesi residue in cui ancora sussiste l’obbligo di prestare garanzia, il riconoscimento a favore del soggetto che richiede il rimborso Iva di una somma, a titolo di ristoro forfetario dei costi sostenuti per il rilascio della garanzia stessa, pari allo 0,15% dell’importo garantito per ogni anno di durata della garanzia. La somma deve essere versata quando sia stato definitivamente accertato che al contribuente spetta il rimborso dell’imposta. Le nuove disposizioni si applicano a decorrere dalle richieste di rimborso fatte con la dichiarazione annuale Iva relativa al 2017 e dalle istanze di rimborso infrannuale relative al primo trimestre del 2018. Restituzione dell’Iva non dovuta L’articolo 8 della legge modifica la vigente disciplina dettata per la presentazione della domanda di restituzione dell’Iva versata e non dovuta allo scopo di chiudere la procedura Eu Pilot 9164/17Taxu, con la quale la Commissione europea ha richiesto informazioni relativamente all’interpretazione, da parte delle autorità giudiziarie e dell’amministrazione fiscale italiane, della sentenza della Corte di giustizia Ue (C-427/10), in materia di condizioni di rimborso dell’Iva indebitamente versata. La disposizione in esame introduce all’interno del Decreto Iva (Dpr 633/1972) l’articolo 30-ter, appunto rubricato “Restituzione dell’imposta non dovuta”, in base al quale: - il soggetto passivo presenta la domanda di restituzione dell’Iva non dovuta, a pena di decadenza, entro il termine di due anni dalla data dell’indebito versamento ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione; - nel caso di applicazione di un’imposta non dovuta a una cessione di beni o a una prestazione di servizi, accertata in via definitiva dall’Amministrazione finanziaria, la domanda di restituzione può essere presentata dal cedente o prestatore entro il termine di due anni dall’avvenuta restituzione al cessionario o committente dell’importo pagato a titolo di rivalsa; - la restituzione dell’imposta è esclusa qualora il versamento sia avvenuto in un contesto di frode fiscale. Regime di non imponibilità delle cessioni all’esportazione L’articolo 9 interviene sulla disciplina relativa alla non imponibilità Iva delle cessioni all’esportazione, modificando l’articolo 8, comma 1, Dpr 633/1972, all’interno del quale viene inserita la nuova lettera b-bis. Per effetto di questa modifica, si prevede che costituiscono cessioni all’esportazione non imponibili anche le cessioni con trasporto o spedizione fuori del territorio dell’Unione europea entro 180 giorni dalla consegna, a cura del cessionario o per suo conto, effettuate, secondo modalità stabilite con decreto del ministro dell’Economia e delle finanze, nei confronti delle amministrazioni pubbliche e dei soggetti della cooperazione allo sviluppo iscritti nell’elenco di cui all’articolo 26, comma 3, legge 125/2014, in attuazione di finalità umanitarie, comprese quelle dirette a realizzare programmi di cooperazione allo sviluppo. La prova dell’avvenuta esportazione dei beni è data dalla documentazione doganale. L’articolo 9, inoltre, interviene anche sulla disciplina sanzionatoria prevista per le violazioni relative alle esportazioni. In particolare viene modificato l’articolo 7, comma 1, primo periodo, Dlgs 471/1997) all’interno del quale viene inserito il riferimento alla nuova lettera b-bis dell’articolo 8, comma 1, Dpr 633/1972. In tal modo, la sanzione amministrativa ivi prevista (dal 50% al 100% del tributo) viene estesa anche alle cessioni che sono oggetto della disposizione in esame, applicabile qualora i beni in questione non sono effettivamente esportati entro il termine di 180 giorni. Infine, per esigenze di coordinamento normativo, viene disposta l’abrogazione del comma 3, dell’articolo 26, legge 125/2014 che attualmente detta la disciplina sulla non imponibilità Iva delle cessioni in esame. Per altri apporfondimenti sull'IVA vedi l'apposita sezione ---> ****** 5) Mancato invio delle comunicazioni liquidazioni periodiche IVA: in arrivo gli avvisi a sanare errori ed omissioni Omesso invio dati liquidazioni Iva: pubblicate le modalità per mettersi in regola. Il Direttore dell’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 275294 del 28 novembre 2017, provvede ad indicare i tempi e le modalità per regolarizzare errori od omissioni, con la riduzione delle sanzioni previste, analogamente a quanto previsto per le ipotesi di omissione (totale o parziale) del volume d’affari. Sono, dunque, in arrivo le nuovi avvisi del Fisco che invitano a fornire elementi, fatti e circostanze, non conosciuti dall’Agenzia delle entrate, in grado di giustificare presunte anomalie riscontrate. Per stimolare ulteriormente l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, l’Agenzia delle entrate scrive ai contribuenti, soggetti passivi Iva, che non hanno presentato la comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche Iva (Art. 21, Dl 78/2010), mettendo a loro disposizione le informazioni derivanti dal confronto tra i dati delle fatture emesse e ricevute (articolo 21, Dl 78/2010) trasmessi dagli stessi contribuenti e dai loro clienti e le comunicazioni liquidazioni periodiche Iva. In particolare, vengono rese disponibili le informazioni dalle quali risulta che, nel trimestre di riferimento, sono state emesse fatture (e comunicati i relativi dati), ma non è stata inviata alcuna comunicazione liquidazioni periodiche Iva. Modalità e dati della missiva Una comunicazione dell’Agenzia delle entrate arriverà all’indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) dei contribuenti interessati, contenente i dati fiscali del destinatario nonché gli elementi utili al riscontro della violazione commessa, ossia: - codice fiscale, denominazione/cognome e nome del contribuente; - numero identificativo della comunicazione, anno d’imposta e trimestre di riferimento; - codice atto; - modalità attraverso le quali consultare ulteriori informazioni dettagliate. La stessa comunicazione, ma con maggiori elementi e dati più specifici, sarà a disposizione del contribuente, all’interno dell’area riservata del portale informatico dell’Agenzia delle entrate, denominata “La mia scrivania”, che permetterà di conoscere anche: - data di elaborazione del prospetto; - numero dei documenti trasmessi dal contribuente e dai suoi clienti e fornitori per il trimestre di riferimento; - dati identificativi dei clienti e dei fornitori; - dati di dettaglio dei documenti emessi e ricevuti (tipo e numero, data di emissione e di registrazione, imponibile/importo, aliquota e imposta, natura operazione e stato del documento, se attivo, annullato o rettificato); - dati relativi al flusso di trasmissione (identificativo file, data di invio e numero della posizione del documento all’interno del file). Indicazioni per il contribuente La comunicazione conterrà anche le indicazioni per mettersi in regola. Inoltre, il contribuente potrà chiedere, all’Agenzia delle entrate, ulteriori informazioni o segnalare eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti, anche mediante intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni. Per regolarizzare gli errori o le omissioni eventualmente commessi, e beneficiare della riduzione delle sanzioni previste per le violazioni rilevate, il contribuente, in ragione del tempo trascorso, potrà avvalersi del ravvedimento operoso (articolo 13, Dlgs 472/1997). Ravvedimento anche se la violazione sia già stata constatata Il provvedimento, infine, rimarca che al ravvedimento operoso, il contribuente può ricorrere a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata ovvero che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo, di cui i soggetti interessati abbiano avuto formale conoscenza, salvo la notifica di un atto di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o, in generale, di accertamento, nonché il ricevimento di comunicazioni di irregolarità di cui agli articoli 36 del Dpr 600/1973. ****** 6) Credito d’imposta per pubblicità: precisazioni sull’agevolazione Credito d’imposta per pubblicità, spese al netto dei costi accessori: come avverte il notiziario fiscale dell’Agenzia delle entrate del 28 novembre 2017, il dipartimento per l’Informazione e l’editoria ha fornito utili precisazioni e indicazioni sull’agevolazione, anticipando i contenuti principali del regolamento attuativo in corso di adozione. Il dipartimento per l’Informazione e l’editoria delle presidenza del Consiglio dei ministri ha pubblicato alcuni importanti chiarimenti relativi alla disciplina del credito d’imposta a sostegno degli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sui giornali e sulle emittenti radiotelevisive a diffusione locale. Per la concreta operatività dell’agevolazione è prevista l’emanazione di un regolamento di attuazione. Nelle more della sua adozione, il Dipartimento, anticipandone il contenuto essenziale, ha in tal modo voluto mettere a disposizione dei soggetti interessati “un quadro abbastanza chiaro e dettagliato” delle modalità di funzionamento del credito d’imposta. L’obiettivo è consentire alle imprese destinatarie del beneficio la possibilità di iniziare a pianificare i propri investimenti pubblicitari. ****** 7) Limiti all’accertamento posticipato Pubblicata dall’AIDC la norma di comportamento n. 200. Al fine dell’accertamento delle imposte sui redditi e assimilate, nel valutare le ripercussioni di eventi intervenuti in periodi d’imposta per i quali sia spirato il termine di decadenza, il contribuente non può essere gravato da un onere probatorio eccedente quello previsto per legge sul piano degli obblighi di conservazione documentale. In tali ipotesi, pertanto, il contribuente può comprovare la correttezza del proprio operato avvalendosi di ogni ragionevole mezzo di prova, individuabile nelle scritture contabili e ausiliarie, nelle dichiarazioni dei redditi dei periodi d’imposta ancora accertabili, nei contratti, nelle perizie e in qualsiasi ulteriore documentazione del cui obbligo di conservazione il contribuente sia ancora gravato, ovvero sia stato oggetto di volontaria conservazione, anche oltre. L’accertamento della dichiarazione dei redditi è legittimo anche quando non comporti incrementi dell’imponibile dell’esercizio oggetto di verifica, ma, determinando conseguenze sulle obbligazioni fiscali future, consenta di orientare il corretto svolgimento del rapporto fiscale. Esempio di accertamento “anticipato” è quello che concerne la corretta capitalizzazione di un costo nell’esercizio in cui non sia ancora iniziato l’ammortamento. Similmente, possono essere formulate contestazioni riguardanti gli effetti sull’imponibile, o sull’imposta dovuta, per il periodo sottoposto a verifica, prodotti da situazioni fiscali che hanno avuto origine in un periodo d’imposta precedente. In tal caso, viene “riaperto” il periodo d’imposta precedente, con il correlato obbligo da parte del contribuente di comprovare il corretto trattamento della posta. Esempio di accertamento “posticipato” (o “postumo”), è l’accertamento della corretta capitalizzazione di un costo che intervenga in un esercizio successivo a quello in cui il costo è stato capitalizzato, quando sia già iniziato il processo di ammortamento. L’accertamento “posticipato” incontra un limite nel termine fissato dall’articolo 43 del Dpr 600/1973 (così come modificato dall’articolo 1, comma 131, Legge 208/2015 per gli avvisi di accertamento relativi al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2016 e ai periodi successivi, il quale prescrive che gli avvisi di accertamento debbano essere notificati “a pena di decadenza” entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, ovvero entro il settimo anno successivo in caso di omessa presentazione della dichiarazione), il quale prescrive che gli avvisi di accertamento debbano essere notificati “a pena di decadenza” entro i termine ivi indicato. È questo il termine entro il quale il contribuente deve essere in grado di comprovare la correttezza della propria dichiarazione, attraverso tutta la documentazione necessaria e idonea. Pur prendendo atto che l’imprenditore è tenuto, a norma dell’articolo 2220 del Codice Civile, a conservare le scritture contabili per dieci anni dalla data dell’ultima registrazione (e che per lo stesso periodo devono conservarsi le fatture attive e passive, le lettere spedite e ricevute e i telegrammi spediti e ricevuti), occorre rilevare che si tratta di un obbligo civilistico che non comporta un corrispondente allungamento del periodo in cui il contribuente è tenuto a dimostrare la correttezza della propria dichiarazione dei redditi, che è fissato dall’articolo 43 sopra richiamato. Si deve poi tenere conto anche dell’articolo 22, comma 2, Dpr 600/1973, il quale dispone che le scritture contabili obbligatorie devono essere conservate “fino a quando non siano definiti gli accertamenti relativi al corrispondente periodo d’imposta, anche oltre il termine stabilito dall’art. 2220 del codice civile o da altre leggi tributarie” e dell’articolo 8, comma 5, della Legge 212/2000, il quale dispone che l’obbligo di conservazione degli atti e dei documenti stabiliti agli effetti tributari non può eccedere il termine di dieci anni dalla loro emanazione o formazione. Peraltro, l’obbligo di conservazione della documentazione contabile e tributaria oltre il termine decennale di cui all’articolo 2220 del Codice Civile, non rappresentando un principio di carattere generale, non trova applicazione quando il termine per l’accertamento sia spirato prima che l’avviso di accertamento sia stato notificato. Si tratta di un termine efficace solo quando l’accertamento sia notificato prima del termine di decadenza e non sia stato ancora definito allo spirare del decimo anno. Una diversa applicazione del precetto, infatti, determinerebbe il protrarsi indefinito dell’obbligo di conservazione delle scritture, anche oltre il periodo decennale, in quanto discrezionale. In conclusione, quando l’evento originario risalga a un periodo non più accertabile, l’onere della prova relativo alle poste imputate nei periodi successivi all’evento originario – ovvero ai periodi ancora accertabili - è assolvibile sulla base della produzione da parte del contribuente di un’ordinata e coerente documentazione contabile e tributaria riguardante i periodi di imposta per i quali sono ancora pendenti i termini di conservazione obbligatoria delle scritture e della documentazione contabile e tributaria. Così, ad esempio, per comprovare la corretta deduzione di quote di ammortamento di beni strumentali acquistati in un esercizio non più accertabile, il contribuente è chiamato a produrre un’ordinata e regolare tenuta delle scritture contabili, comprensiva del Registro dei beni ammortizzabili previsto dall’articolo 16 del Dpr 600/1973 o del Libro degli inventari, ove opportunamente integrato ai sensi di legge, mentre non è gravato dall’obbligo di produrre documenti risalenti all’esercizio in cui il bene è stato acquistato, quando sia spirato il termine di decadenza dell’accertamento relativo a quel periodo d’imposta. (AIDC, norma di comportamento n. 200) ****** 8) Cassa previdenza ragionieri: approvato bilancio in attivo Come riferisce il Sol2 24 Ore, <<il Comitato dei delegati della Cassa di previdenza dei ragionieri, presieduto da Luigi Pagliuca, ha approvato a larga maggioranza, l'assestamento del bilancio per l'anno 2017 e il bilancio di previsione per l'anno 2018. I lavori del comitato si sono svolti per la prima volta presso la sede dell'ente a seguito della ristrutturazione della sala intitolata all'ex presidente, il compianto Luciano Savino. L'assestamento della previsione 2017 consegue un risultato al lordo degli accantonamenti per svalutazioni e rischi pari 87,4 milioni di 29,8 milioni (risultato netto assestato). Gli accantonamenti per i rischi di oscillazione dei valori mobiliari assommano a 15,68 milioni, con un incremento di 5,68 milioni rispetto al preventivo originario per il 2017, la svalutazione dei crediti verso iscritti e dei crediti verso i conduttori delle proprietà immobiliari si assesta a 31,7 milioni con un incremento di 12,1 milioni di euro (questo incremento è riferito alle maggiori sanzioni e agli interessi maturati nel 2017 imputati tra i proventi del conto economico che prudenzialmente si sono svalutate). L'ulteriore svalutazione di 10,2 milioni è da ascrivere alla svalutazione dei valori mobiliari iscritti nell'attivo circolante (quale valutazione della differenza degli strumenti, valutati mark to market, presenti nei cinque portafogli di Gestione Patrimoniale mobiliare affidata a terzi). La contribuzione previdenziale degli iscritti attivi e dei pensionati attivi si assesta a 296,43 milioni a fronte di un monte di prestazioni pari a 234,23 milioni di euro, con un saldo della gestione previdenziale pari a 62,2 milioni, grazie a riduzione della previsione delle prestazioni per il 2017 pari a 10,5 milioni e all'incremento del gettito contributivo pari a 8,7 milioni. Il risultato assestato al netto delle rettifiche di valore pari a 29,8 milioni si incrementa di 3,49 milioni. L'assestato riporta la stima delle prestazioni da liquidarsi in base alla nuova disposizione sul cumulo previdenziale a seguito delle domande inoltrate dagli iscritti nel corso del 2017, nella misura di euro 0,7 milioni. Il bilancio di previsione per l'anno 2018 esprime un risultato netto di 18,4 milioni, depurato degli accantonamenti per rischi e svalutazioni nella misura di euro 44,05 milioni di euro (62,45 milioni il risultato al lordo degli accantonamenti), con una riduzione rispetto alla previsione 2017 assestata pari a 11,35 milioni di euro. Gli iscritti attivi e i pensionati attivi su cui sono operate le stime per la contribuzione sono previsti in calo a 28.970, mentre i pensionati sono stimati in 9473 unità con un incremento di 277 nuove prestazioni. In tema di prestazioni previdenziali derivanti dall'applicazione del cumulo dei periodi assicurativi il bilancio 2018 prevede una maggiore spesa nella misura di 0,9 milioni di euro La contribuzione soggettiva che si incrementa al 15% di aliquota minimale (1% in più rispetto al 2017) a conclusione del percorso di incremento annuale dell'aliquota prevista dalla riforma previdenziale approvata nel 2013, è prevista pari a 165,14 milioni con un incremento di 0,75 milioni rispetto all'assestato 2017. La contribuzione integrativa è stimata in 112,7 milioni in decremento di 1,3 milioni rispetto all'assestato 2017. La spesa previdenziale è prevista in crescita a 238,19 milioni di euro con un incremento per le 277 nuove prestazioni che si stima di liquidare pari a 4 milioni di euro circa. La redditività del patrimonio mobiliare è stimata al netto dei costi per commissioni e minusvalenze di realizzo nella misura di 16,4 milioni a fronte di un patrimonio conferito alle gestioni patrimoniali pari 705 milioni alla fine del 2017, che rileva un controvalore a mercato di circa 790 milioni. Il preventivo 2018 rileva inoltre i maggiori oneri per le nuove forme di welfare assistenziale, evidenziando una crescita della spesa per l'assistenza agli iscritti pari 2 milioni di euro a fronte dei nuovi istituti introdotti con la modifica regolamentare approvata nel mese di aprile 2017. Nel corso dei lavori i delegati hanno inoltre approvato il bilancio tecnico dell'ente, redatto su base annuale al fine di monitorare la tenuta della riforma previdenziale, ad un anno dalla promulgazione della legge di bilancio che ha consentito all'ente di annoverare tra i soggetti obbligati all'iscrizione gli esperti contabili. L'assemblea ha infine approvato anche l'allocazione degli investimenti per il triennio 2018-2020, sulla scorta della analisi di Alm redatta dall'advisor Prometeia, e la allocazione strategica per il 2018.>>. ****** 9) Country by country reporting: come presentare la comunicazione Rendicontazione Paese per Paese, tutto pronto per lo scambio automatico di informazioni. L’Agenzia Entrate detta le regole per i gruppi multinazionali con ricavi sopra 750 milioni di euro. Le società controllanti italiane hanno tempo fino al 31 dicembre 2017 per trasmettere i dati del 2016. L’Agenzia delle Entrate pubblica le istruzioni per le multinazionali con sede in Italia tenute alla comunicazione dei dati delle società controllate, nell’ambito dello scambio automatico di informazioni in materia fiscale o country by country reporting. Nel caso di gruppi di imprese multinazionali con un bilancio consolidato che riporta ricavi complessivi per almeno 750 milioni di euro, le società controllanti residenti nel nostro Paese dovranno comunicare alle Entrate i dati relativi al 2016 entro il 31 dicembre 2017. Il provvedimento del 28 novembre 2017 dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, in attuazione della legge di stabilità 2016 e della direttiva 2016/881 dell’Unione europea, fornisce le indicazioni e le scadenze per la trasmissione dei dati, come previsto dal decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 23 febbraio 2017 che ha disciplinato nel dettaglio l’applicazione e le condizioni dello scambio automatico di informazioni. Quali sono i soggetti tenuti alla rendicontazione Paese per Paese La rendicontazione deve essere presentata dalla controllante capogruppo, residente nel territorio dello Stato, di un gruppo di imprese multinazionali i cui ricavi complessivi risultanti dal bilancio consolidato sono pari o superiori a 750 milioni di euro o a un importo in valuta locale approssimativamente equivalente a 750 milioni di euro alla data del 1° gennaio 2015. In alcuni casi particolari definiti dal decreto del Mef del 23 febbraio 2017 (articolo 2, comma 2, lettera b), in cui la controllante capogruppo del gruppo multinazionale non è residente in Italia, la rendicontazione dovrà essere presentata dall’entità residente nel territorio dello Stato, appartenente al gruppo multinazionale, tenuta all’obbligo di rendicontazione oppure dall’entità residente nel territorio dello Stato designata dal gruppo multinazionale. Questo è il caso, ad esempio, in cui la controllante capogruppo del gruppo multinazionale non residente in Italia non è obbligata a presentare la rendicontazione Paese per Paese nella giurisdizione dove ha la residenza fiscale. Primo invio entro il 31 dicembre 2017 - Per i gruppi multinazionali con un periodo di imposta di rendicontazione che inizia il 1° gennaio 2016 o in data successiva e termina prima del 31 dicembre 2016, la comunicazione va effettuata entro il 31 dicembre 2017. A regime la scadenza sarà, per ciascun anno oggetto di comunicazione, entro i dodici mesi successivi all’ultimo giorno del periodo di imposta di rendicontazione del gruppo multinazionale. Le informazioni vanno trasmesse attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Quali dati vanno comunicati – Le società multinazionali devono comunicare le informazioni relative a: - le giurisdizioni fiscali in cui le entità appartenenti al gruppo di imprese multinazionali sono residenti a fini fiscali o, nel caso di stabili organizzazioni, in cui queste ultime sono situate; - i ricavi (costituiti dalla somma dei ricavi di tutte le entità appartenenti al gruppo di imprese multinazionali); - gli utili (o le perdite) al lordo delle imposte sul reddito (costituiti dal “Risultato prima delle imposte”) di tutte le entità appartenenti al gruppo; - le imposte sul reddito effettivamente versate durante il periodo d’imposta da tutte le entità appartenenti al gruppo; - le imposte correnti maturate sull’utile imponibile o alla perdita fiscale dell’anno a cui si riferisce la rendicontazione di tutte le entità appartenenti al gruppo; - il capitale dichiarato, dato dalla somma del capitale sociale e delle riserve di capitale di tutte le entità appartenenti al gruppo; - gli utili non distribuiti; - il numero di addetti; - le immobilizzazioni materiali. Le informazioni viaggiano in due lingue – In base al provvedimento pubblicato oggi, le multinazionali operanti in Italia dovranno inoltrare la documentazione in lingua italiana e in lingua inglese per il successivo scambio delle informazioni con le altre giurisdizioni, in linea con quanto previsto dal regolamento 2016/1963 della Commissione europea. Dall’Ocse al tavolo di confronto – Il contenuto della rendicontazione Paese per Paese è stato definito in conformità alle direttive dell’OCSE, in particolare alla “Guidance on the Implementation of Country-by-Country Reporting”, pubblicata sul sito istituzionale dell’OCSE nel mese di settembre 2017, e alla normativa comunitaria. Il Provvedimento recepisce, inoltre, alcune delle indicazioni fornite dalle associazioni di categoria durante la consultazione che ha preceduto la redazione della versione definitiva del documento. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 194 del 28 novembre 2017) ****** 10) Limiti utilizzo buoni di lavoro accessorio di cui al D.Lgs 81/2015 In considerazione dell’approssimarsi del termine di scadenza del periodo transitorio di cui al Decreto legge 17 marzo 2017, n. 25, previsto alla data del 31 dicembre 2017, L’INPS, con il messaggio n. 4752 del 28 novembre 2017, fornisce le seguenti indicazioni operative, al fine di assicurare il rispetto delle prescrizioni normative. I buoni lavoro richiesti entro la data di entrata in vigore del Decreto legge n. 25/2017 (17 marzo 2017) possono essere utilizzati esclusivamente per prestazioni il cui svolgimento avrà luogo entro il 31 dicembre 2017; pertanto, non sarà consentito ai committenti di inserire nella procedura informatica prestazioni con data inizio o fine successiva al 31 dicembre 2017. Eventuali prestazioni già inserite erroneamente nella procedura informatica e relative a periodi decorrenti dal 1° gennaio 2018 - anche se con data inizio della prestazione antecedente alla stessa data dell’1 gennaio 2018 - verranno cancellate d’ufficio e il committente non riceverà nessuna comunicazione in merito. Nel caso di prestazioni che abbiano data inizio nel 2017 e data fine nel 2018, verranno cancellate d’ufficio soltanto le prestazioni relative al 2018. Con riferimento ai bonus baby sitting verranno, invece, fornite successive specifiche indicazioni operative. Consuntivazione prestazioni procedura telematica Nel caso di utilizzo di buoni lavoro tramite la procedura telematica, le prestazioni di lavoro accessorio poste in essere fino al 31 dicembre 2017 dovranno essere consuntivate dal committente improrogabilmente entro la data del 15 gennaio 2018. Dal 16 gennaio 2018 sarà inibito l’accesso alla procedura internet dedicata al lavoro accessorio. Si rammenta, inoltre, che i committenti devono avere cura di verificare la capienza del proprio portafoglio virtuale prima dell’inserimento delle prestazioni in procedura, poiché in nessun caso sarà possibile incrementare mediante nuovi versamenti la provvista economica già consolidatasi con i versamenti effettuati entro la data del 17 marzo 2017. Peraltro si ricorda che, come da Risoluzione n. 37/E del 22 marzo 2017, la causale LACC di versamento tramite il modello F24 è soppressa. Rimborsi e pagamenti voucher I rimborsi delle somme versate entro la data del 17 marzo 2017, e non utilizzate dal committente alla data del 31 dicembre 2017, potranno essere richiesti mediante modello Sc52 entro la data del 31 marzo 2018. Si rappresenta che, pur rimanendo fermo il periodo di validità delle funzioni di pagamento e di rimborso dei Voucher PEA e dei Voucher Postali, si invitano i committenti e i lavoratori a porre in essere tempestivamente anche tali adempimenti (per i Voucher PEA entro la data del 16 marzo 2018). Vincenzo D’Andò