Spesometro solo annuale e fatturazione elettronica sperimentale: le richieste dei Commercialisti – Diario quotidiano del 19 ottobre 2017

Pubblicato il 19 ottobre 2017



1) APE: modalità di accesso in Gazzetta Ufficiale
2) Coniuge superstite: interessi sul mutuo deducibili per intero
3) Somme erogate dall’Università derivanti da finanziamenti europei nell’ambito dell’iniziativa COST: trattamento fiscale
4) Nuovo cumulo contributivo per i liberi professionisti
5) Audizione parlamentare: il CNDCEC chiede spesometro solo annuale e fatturazione elettronica sperimentale
6) Affitti brevi: secondo il TAR la ritenuta fiscale del 21% sulle locazioni intermediate è legittima
7) Bonus “prima casa” nei trasferimenti derivanti da successioni e donazioni
8) Il direttore delle entrate vuole semplificare lo spesometro, ma secondo il CNDCEC occorre tornare ad utilizzare il vecchio software con dati aggregati
9) Nuova imposta patrimoniale sulle polizze vita e rinvio al 2018 dell'IRI
10) Chiarimenti sulle detrazioni per redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente
Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) APE: modalità di accesso in Gazzetta Ufficiale 2) Coniuge superstite: interessi sul mutuo deducibili per intero 3) Somme erogate dall’Università derivanti da finanziamenti europei nell’ambito dell’iniziativa COST: trattamento fiscale 4) Nuovo cumulo contributivo per i liberi professionisti 5) Audizione parlamentare: il CNDCEC chiede spesometro solo annuale e fatturazione elettronica sperimentale 6) Affitti brevi: secondo il TAR la ritenuta fiscale del 21% sulle locazioni intermediate è legittima 7) Bonus “prima casa” nei trasferimenti derivanti da successioni e donazioni 8) Il direttore delle entrate vuole semplificare lo spesometro, ma secondo il CNDCEC occorre tornare ad utilizzare il vecchio software con dati aggregati 9) Nuova imposta patrimoniale sulle polizze vita e rinvio al 2018 dell'IRI 10) Chiarimenti sulle detrazioni per redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ***

1) APE: modalità di accesso in Gazzetta Ufficiale

In G.U. le modalità di accesso all’APE e quindi del decreto relativo all'anticipo pensionistico volontario.

E’ stato, infatti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17 ottobre 2017, il Decreto n. 150 del 4 settembre 2017, che disciplina le modalità di accesso all’APE, nonché i criteri, le condizioni e le modalità di funzionamento del fondo di garanzia e della garanzia di ultima istanza dello Stato, di cui all'articolo 1, comma 173, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.

La misura consentirà ai lavoratori iscritti presso l’Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti, le gestioni speciali degli autonomi (artigiani-commercianti e coltivatori diretti) le gestioni sostitutive ed esclusive dell’AGO nonché presso la gestione separata dell’Inps di ottenere un prestito erogato mensilmente dalle banche, assistito da una polizza assicurativa.

Condizioni necessarie per accedere all’anticipo avere almeno 63 anni di età e 20 anni di contribuzione e trovarsi a non più di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia. Ma, in realtà, per completare definitivamente il quadro regolatorio dell’Ape volontario si attendono gli Accordi Quadro con le Associazioni bancarie e assicurative che conterranno, tra le altre informazioni, i dati necessari a calcolare i costi che i contribuenti dovranno sostenere per accedere all’anticipo finanziario a garanzia pensionistica.

Ape sociale e precoci, completate le verifiche INPS

Dal canto loro, il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con una nota del 18 ottobre 2017, comunicano che i lavoratori precoci che hanno fatto domanda per la pensione anticipata e chi ha fatto richiesta per l’APE sociale riceverà dall’Inps la comunicazione con la quale certifica il diritto alle prestazioni, calcolato sulla base della prossimità al requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia. L’Inps ha infatti completato le verifiche sulle domande di accesso ai due benefici e si appresta a comunicare i risultati del monitoraggio ai Ministeri vigilanti entro il prossimo 25 ottobre, in occasione delle Conferenze dei servizi.

Nel frattempo, il Ministero del Lavoro ha fornito nuove interpretazioni all'Istituto di previdenza nazionale sull’accesso ai due trattamenti per chi si trovi in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione e per i lavoratori dipendenti addetti a lavori particolarmente pericolosi o rischiosi. Per quest'ultima categoria di soggetti, il Ministero ha chiarito che sarà adeguato un protocollo che permetterà di armonizzare i dati informativi di tutte le pubbliche amministrazioni interessate.

Con questi chiarimenti ministeriali, l’Inps potrà applicare l’APE sociale e il pensionamento anticipato ai precoci nella maniera più estesa possibile, con la possibilità di rivedere anche in autotutela le decisioni già assunte.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 18 ottobre 2017)

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2) Coniuge superstite: interessi sul mutuo deducibili per intero

Il coniuge superstite, cointestatario del mutuo ipotecario contratto per la ristrutturazione della propria abitazione, si può detrarre il 100% degli interessi passivi sostenuti, purché provveda a regolarizzare l’accollo del mutuo.

Alla morte della moglie, il marito che abbia provveduto ad accollarsi interamente il finanziamento può fruire del beneficio sull’intero ammontare degli interessi passivi sostenuti.

Dunque, il contribuente, che ha presentato istanza di interpello, in qualità di coniuge superstite cointestatario – insieme alla moglie – del mutuo ipotecario stipulato per la ristrutturazione della propria abitazione, avendo provveduto ad accollarsi l’intero mutuo, potrà usufruire della detrazione sul 100% dei relativi interessi passivi sostenuti. Resta inteso che il beneficio è consentito ove ricorrano tutte le altre condizioni richieste dalla norma agevolativa.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 129/E del 18 ottobre 2017)

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3) Somme erogate dall’Università derivanti da finanziamenti europei nell’ambito dell’iniziativa COST: trattamento fiscale

Le somme percepite a titolo di contributi alla mobilità da ricercatori, ingegneri, professori, docenti, assegnisti di ricerca e studiosi che partecipano alle attività di ricerca del Cost Action, nell’ambito del progetto intergovernativo di ricerca Horizon 2020, finanziato con fondi europei, sono assoggettate a tassazione da ciascun beneficiario secondo la disciplina fiscale del Paese di appartenenza. Tuttavia, sulla base delle regole contrattuali previste dal progetto di ricerca, l’Ente coordinatore che eroga dette somme non deve operare alcuna ritenuta fiscale.

In particolare, con riguardo alle somme erogate dall’università nell’ambito dei progetti finanziati dal programma COST sono applicabili i criteri di determinazione del reddito di lavoro dipendente. Peraltro, le somme in esame sono destinate a coprire le spese di missione sostenute per partecipare alle riunioni del progetto di ricerca (rimborso delle spese di viaggio con metodo analitico e delle spese di vitto e alloggio con metodo forfettario (flat rate), per un massimo di 120 euro al giorno per l’alloggio e di 40euro per il vitto). In base alle disposizioni del Tuir, quindi, sono escluse da tassazione le somme erogate per coprire costi analiticamente documentati, mentre le somme erogate in misura forfettaria restano assoggettate a tassazione per l’importo eccedente la franchigia prevista dall’articolo 51, comma 5 (46,48 euro al giorno, elevati a 77,47 euro per le trasferte all’estero, al netto delle spese di viaggio e di trasporto).

Per quanto concerne gli adempimenti dell’università istante, la risoluzione precisa che, sebbene in qualità di Grant Holder, essa non sia tenuta a operare ritenute sui contributi COST erogati, tuttavia, in qualità di sostituto d’imposta, deve tener conto di tali erogazioni, per la parte che risulti imponibile a Irpef, qualora le erogazioni siano effettuate nei confronti dei propri dipendenti, collaboratori o borsisti.

Al contrario, l’università non deve operare la ritenuta per i contributi erogati ad altri soggetti, non legati da rapporti di lavoro o studio poiché, in tali casi, agisce come soggetto neutrale, non tenuto all’applicazione di imposta.

Infine, dal punto di vista dell’Irap, l’Agenzia chiarisce, le somme erogate dall’università Grant Holder devono essere considerate quali componenti del reddito derivante dall’attività di lavoro o di studio svolta dal beneficiario presso l’ente di appartenenza o di riferimento.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 128/E del 18 ottobre 2017)

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4) Nuovo cumulo contributivo per i liberi professionisti

Il 12 ottobre 2017 l’Inps ha rilasciato l’attesa circolare n. 140/2017 che fornisce, d’intesa con il Ministero del Lavoro, i criteri interpretativi e operativi di una norma che ha atteso quasi dieci mesi prima di essere pienamente operativa: il cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti in presenza di periodi di contribuzione anche presso Enti di previdenza privati.

Il metodo di accesso al pensionamento con il cumulo era stato originariamente introdotto dal governo Monti nel 2012 ma la Finanziaria 2017 ha profondamente rivoluzionato la precedente norma in tre diverse direzioni: da un lato consentendo l’utilizzo del cumulo contributivo anche per la pensione anticipata, dall’altro sopprimendo il requisito restrittivo della mancanza di maturazione del requisito in una delle forme cumulate e, infine, con l’inclusione nell’ambito di operatività del cumulo gratuito anche della contribuzione accantonata presso gli Enti di previdenza obbligatoria privati (di cui ai D.lgs. n.509 del 1994 e n.103 del 1996), vale a dire le Casse previdenziali per liberi professionisti iscritti ad albo. Questa, certamente, la novità più incisiva e che ha costretto l’Istituto a formulare una riserva nell’applicabilità concreta del cumulo nei confronti delle Casse libero-professionali (asseverata dalla premessa della Circolare n.60/2017, dedicata al cumulo interno delle contribuzioni Inps).

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 9 del 18 ottobre 2017, analizza le indicazioni della circolare n. 140 in riferimento ai quattro trattamenti pensionistici che possono essere ottenuti in regime di cumulo ex L. 228/2012, fornendo numerosi esempi relativamente al metodo di calcolo della pensione.

(Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 9 del 18 ottobre 2017)

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5) Audizione parlamentare: il CNDCEC chiede spesometro solo annuale e fatturazione elettronica sperimentale

200 milioni di documenti fiscali trasmessi nel 2017: Miani in audizione parlamentare: “Il boom di invii telematici genera criticita’ crescenti”. E chiede spesometro annuale e fatturazione elettronica sperimentale.

Il numero dei documenti trasmessi telematicamente dai contribuenti o dai loro intermediari tramite i servizi telematici dall’inizio dell’anno fino ad inizio ottobre 2017 è già di 156,4 milioni. Numero che equivale, su base annua, a 204,6 milioni, qualora, come plausibile, il trend di crescita rilevato nei primi nove mesi dell’anno si manterrà costante anche nell’ultimo trimestre. Sono le cifre fornite oggi in audizione presso la Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria dal presidente dei commercialisti italiani, Massimo Miani. Se tale tendenza troverà conferma, nel 2017 si registrerà dunque un sensibile incremento rispetto al 2016 del numero di documenti inviati telematicamente pari al 15,44% (in valore assoluto, +27.367.076 documenti). Incremento che rispetto al 2014 risulta addirittura pari al 100% (nel 2014, i documenti trasmessi sono stati infatti 102.301.862, con un incremento in valore assoluto di 102.311.361 documenti), da cui si evince che soltanto nell’ultimo triennio (2014-2017) i documenti inviati al Fisco sono sostanzialmente raddoppiati. A ciò va aggiunto il fatto che in tale statistica non sono compresi i documenti inviati all’Agenzia delle Entrate tramite il Sistema di Interscambio (SdI), sul quale sono veicolate tutte le fatture emesse in formato elettronico (poco meno di 30 milioni quelle nei confronti della PA nel solo 2016), nonché le nuove comunicazioni IVA relative alle liquidazioni periodiche (circa 12 milioni in un anno) e ai dati delle fatture emesse e ricevute, compresi i dati dei corrispettivi.

In tale contesto”, ha detto Miani, “i Commercialisti hanno certamente rivestito un ruolo di primo piano, se si considera che nel 2016 circa il 43% dei 177,2 milioni di documenti, ossia 76,1 milioni, sono stati trasmessi da Commercialisti ovvero da associazioni o società di servizi contabili costituite dagli stessi. Un contributo decisivo allo sviluppo del Fisco telematico che negli anni si è andato consolidando, come confermato del fatto che nel 2000 la quota di documenti trasmessi dai Commercialisti era pari a circa il 30% del totale (13,7 milioni di documenti), sufficiente in ogni caso per posizionare la nostra Professione di gran lunga al primo posto della classifica degli intermediari abilitati”.

Si può ben comprendere”, ha affermato Miani, “come sia giusto parlare di un vero e proprio boom, negli ultimi anni, degli invii telematici a carico dei contribuenti e dei loro intermediari, che sta generando problematiche e criticità sempre più difficili da gestire e superare”.

A questo punto”, ha affermato, “serve una seria riflessione sull’effettiva utilità per le esigenze di controllo del Fisco di accumulare nell’Anagrafe Tributaria dati sempre più analitici e numerosi. Recentemente la Corte dei Conti, nella sua relazione su “L’utilizzo dell’Anagrafe dei rapporti finanziari ai fini dell’attività di controllo fiscale”, ha rilevato che “a distanza di oltre due anni dalle modifiche introdotte con la legge di stabilità per il 2015, e di oltre cinque anni dall’obbligo di elaborare liste selettive, nessun contribuente è stato selezionato attraverso lo strumento dell’Archivio dei rapporti finanziari quale soggetto a maggior rischio di evasione, né è stata ancora avviata la fase sperimentale, sicché non v’è dubbio che la norma sia stata totalmente disattesa dall’Agenzia delle Entrate e che “deve, altresì, prendersi atto che il Ministro dell’economia e delle finanze, pur titolare dei poteri di indirizzo e vigilanza, non è mai intervenuto attraverso specifiche indicazioni affinché l’Agenzia provvedesse, prima, ad elaborare le liste selettive e, poi, ad effettuare analisi del rischio evasione, nonché a riferire al Parlamento, come dovuto per espressa previsione normativa”. Dalla relazione della Corte dei Conti, ha sostenuto Miani, “emerge dunque con evidenza la realtà di un’Anagrafe tributaria già oggi sovradimensionata rispetto alla effettiva capacità dell’Agenzia delle Entrate di utilizzare proficuamente i dati derivanti dagli obblighi comunicativi posti a carico di contribuenti e intermediari per finalità di contrasto all’evasione fiscale. Anziché richiedere l’invio di nuovi e sempre più analitici dati, è oggi necessario concentrarsi su quelli già presenti, che sono già di per sé molto utili per l’individuazione dei soggetti a maggior rischio di evasione, sempre che evidentemente siano utilizzati nel modo più efficace ed opportuno”.

Si torni al vecchio spesometro

Nel corso dell’audizione, Miani ha a lungo affrontato anche il tema spesometro. “Va ripristinato il vecchio adempimento”, ha detto, “prevedendo "l'obbligo di comunicare i dati delle operazioni rilevanti Iva con periodicità annuale ed in forma semplificata", con "facoltà di aggregare i dati per singolo cliente/fornitore ed escludendo le operazioni attive di importo unitario inferiore a 3.000 euro, al netto dell'Iva, lasciando, infine, la possibilità di utilizzare per la trasmissione il servizio telematico Entratel". Il presidente nazionale della categoria professionale ha, inoltre, ricordato i recenti disagi legati all'adempimento fiscale, quando, cioè, "gli intermediari in possesso di credenziali di accesso Entratel, inserendo sul portale dell'Agenzia delle Entrate 'Fatture e Corrispettivi' il codice fiscale di un qualsiasi soggetto obbligato allo 'Spesometro', anche diverso dai propri clienti, erano in grado di visualizzare, stampare e modificare tutti i documenti inviati" da tale soggetto, "pur non avendone alcun titolo". Il sito, pertanto, ha aggiunto Miani, "non garantiva la doverosa protezione dei dati personali inviati, che pertanto sono rimasti per molti giorni accessibili anche a soggetti non autorizzati alla loro visione e al loro utilizzo". E', dunque, "necessario" considerare l'obbligo "di natura sperimentale per tutto il 2017", con conseguente "totale disapplicazione delle sanzioni per le violazioni eventualmente commesse, tenuto conto dei disservizi e delle oggettive difficoltà, in parte ancora da risolvere", ha sostenuto il presidente dei commercialisti.

Fatturazione elettronica sperimentale

Al centro del confronto in audizione anche il tema “fattura elettronica”. I commercialisti, ha spiegato Miani, pur non contrari in linea di principio all’accelerazione sul punto, restano convinti che “la gran parte delle piccole e piccolissime imprese del nostro Paese non sono pronte per affrontarlo al meglio”. Dopo i clamorosi disservizi verificatisi con lo spesometro, per Miani sarebbe dunque preferibile, “prima di estendere ulteriormente l’obbligo di fatturazione in formato elettronico anche ai rapporti ‘business to business’, prevedere “un periodo di sperimentazione in cui poter collaudare le procedure e permettere ai soggetti interessati di dotarsi degli strumenti necessari”.

(Consiglio nazionale dei commercialisti, comunicato stampa del 18 ottobre 2017)

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6) Affitti brevi: secondo il TAR la ritenuta fiscale del 21% sulle locazioni intermediate è legittima

I clienti Airbnb subiranno la ritenuta del 21% sui canoni degli affitti turistici come tutti gli altri locatori che passano dagli “intermediari”. Il TAR Lazio ha respinto ieri (ordinanza 5442/2017) l’istanza di Airbnb di annullare il provvedimento delle Entrate prot. n. 132395/2017 del 12 luglio 2017 che fissava le regole per l’attuazione dell’articolo 4 del Dl 50/2017. Di fatto, se Airbnb avesse avuto ragione dal Tar, tutto si sarebbe bloccato.

Ma il giudice amministrativo (che aveva già respinto le istanze di abbreviazione dei termini d’udienza e quella di sospensiva del provvedimento) ha bocciato tutte le argomentazioni di Airbnb, pur “consigliando” alle Entrate di non infierire sulla società per i mancati versamenti del 16 ottobre, poiché si era in attesa proprio di questa pronuncia.

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7) Bonus “prima casa” nei trasferimenti derivanti da successioni e donazioni

Ok all’agevolazioni prima casa all’erede sull’immobile già in comproprietà: l’Amministrazione finanziaria (in particolare, l’Agenzia delle entrate con la neo risoluzione 126/E/2017) ha spiegato come si applicano le agevolazioni “prima casa” nei trasferimenti derivanti da successioni e donazioni.

In particolare, non è di ostacolo il fatto che prima del decesso del marito, la moglie ne avesse il possesso in comunione con il de cuius, in quanto con la morte tale regime si estingue.

Nel caso in cui per effetto della successione, il coniuge quale unico erede diviene pieno proprietario di più immobili, siti nello stesso comune, in precedenza posseduti in comproprietà con il coniuge deceduto, può fruire dell’agevolazione prima casa, ai sensi dell’art.o 69, comma 3, della Legge 342/2000, in relazione all’acquisto di uno dei predetti immobili. Non risulta preclusiva alla fruizione dell’agevolazione la circostanza che prima del decesso del coniuge, il contribuente possedesse detti immobili in comproprietà con il de cuius, in quanto con la morte il regime della comunione viene meno.

E’ quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 126/E del 16 ottobre 2017, in risposta a un interpello proposto da un contribuente riguardo all’applicazione dell’agevolazione cd. prima casa per le quote di uno degli immobili caduti in successione alla morte del coniuge.

In particolare, il caso ha riguardato un unico erede testamentario che possedeva in comunione con il coniuge tre immobili abitativi siti nello stesso comune. Per effetto della successione, la quota parte dei predetti immobili appartenenti al coniuge defunto venivano devolute all’erede istante, il quale non aveva mai fruito delle agevolazioni prima casa.

L’Agenzia ha ricordato che l’interessato, per poter beneficiare dell’agevolazione, deve rendere la dichiarazione della sussistenza delle seguenti condizioni:

- di avere la residenza nel territorio del comune ove è ubicato l’immobile da acquistare o di volerla stabilire entro diciotto mesi dall’acquisto;

- di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare;

- di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni.

La sussistenza in capo al beneficiario di tutte le condizioni sopra richiamate deve riferirsi al momento del trasferimento, che si realizza con l’apertura della successione. Dunque, nella fattispecie in cui, per effetto della successione, l’erede diviene pieno proprietario di tre immobili siti nello stesso comune, in precedenza posseduti in comunione con il coniuge defunto, lo stesso può chiedere l’applicazione delle agevolazioni prima casa, ai sensi del citato articolo 69, consistenti nell’applicazione delle imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa, in relazione all’acquisto di uno dei tre immobili.

Secondo la Corte di cassazione, la morte del coniuge determina lo scioglimento del matrimonio, ovvero il verificarsi di una causa di scioglimento della comunione (sentenza 13760/2015).

Cessato, dunque, il regime di comunione sugli immobili per effetto della morte del coniuge, il contribuente si trova nelle condizioni di poter dichiarare di non essere titolare in comunione con il coniuge di diritti sui predetti immobili.

(Agenzia delle entrate, risoluzione 126/E del 16 ottobre 2017)

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8) Il direttore delle entrate vuole semplificare lo spesometro, ma secondo il CNDCEC occorre tornare ad utilizzare il vecchio software con dati aggregati

Ruffini, semplificare lo spesometro. Miani, si torni al vecchio

Il direttore delle Entrate propone una cadenza semestrale dell’adempimento. Ma per il leader dei commercialisti deve essere annuale.

Comunicazione dei dati "non più con la cadenza attuale ma semestrale" e semplificazione, prevedendo che "all'Agenzia delle Entrate arrivino i dati essenziali, ovvero identificativo del contribuente, imponibile e numero della fattura. Non serve niente altro". Sono le modifiche allo Spesometro che il direttore dell'agenzia Ernesto Maria Ruffini chiede al Parlamento di sostenere in audizione davanti alla commissione Finanze della Camera. "Lo dico sommessamente”, ha aggiunto, “perché le leggi non le fa l'Agenzia delle Entrate". Una posizione apprezzata dal presidente dei commercialisti, Massimo Miani, che ritiene però sia comunque meglio tornare al vecchio spesometro e che la scadenza debba essere in ogni caso annuale.

Ad oggi", ha detto Ruffini, “le comunicazioni sono arrivate per oltre 1 miliardo e 400 milioni di fatture". Per migliorare il nuovo strumento quello che intanto può fare l'Agenzia, in via amministrativa, è semplificare "l'informazione relativa ai dati anagrafici e del domicilio fiscale dei clienti dei fornitori, così come le informazioni riferite ai dati anagrafici della stabile organizzazione e dei rappresentanti fiscali. Ugualmente nel caso dei dati delle bollette doganali”, ha aggiunto Ruffini, “ritengo che possa essere resa facoltativa la compilazione del campo identificativo dello Stato extracomunitario di provenienza dei beni". Per l'introduzione di "ulteriori misure volte a recepire le istanze dei contribuenti”, ha specificato Ruffini, “occorre uno specifico intervento normativo". Una occasione, di cui si è parlato in questi giorni, potrebbe essere quella del decreto fiscale collegato alla manovra. Tra le indicazioni di Ruffini, oltre a rivedere le scadenze, anche quella di prevedere "la facoltà di trasmissione cumulativa dei dati delle fatture emesse e ricevute di importo inferiore a 300 euro, registrate cumulativamente", la "non applicabilità delle sanzioni per l'errata trasmissione dei dati per le comunicazioni effettuate per il primo semestre 2017, a condizione che i dati esatti siano trasmessi entro il 28 febbraio 2018". Per Ruffini si può anche pensare all'esonero dall'obbligo per alcuni soggetti, come "i produttori agricoli con volume di affari non superiore a 7mila euro, esonerati dagli obblighi documentali e contabili" (oggi sono esonerati solo i produttori delle comunità montante), o l'esonero "per le amministrazioni pubbliche dall'obbligo di trasmissione dei dati delle fatture emesse verso i consumatori finali". "Se ci aiutate con una norma simile”, ha concluso il direttore dell'Agenzia delle Entrate, “aiutiamo milioni di contribuenti e imprese a svolgere il loro ruolo di contribuenti l'Agenzia delle Entrate a svolgere il suo ruolo di agenzia".

Le dichiarazioni del direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini sullo spesometro, rilasciate oggi in audizione alla Camera”, ha affermato il presidente dei commercialisti, Massimo Miani, “sono positive e condivisibili, dal momento che muovono con forza nella direzione di una sostanziale semplificazione dell’adempimento”. “Ma dopo le vicende disastrose dell’ultimo mese che hanno tenuto commercialisti e contribuenti nel caos”, ha continuato, “crediamo sia meglio per tutti ripristinare il vecchio spesometro”. “Siamo convinti”, ha spiegato, “che per quanto lo si possa semplificare, il cosiddetto “nuovo spesometro” resterebbe comunque di una complessità abnorme, un unicum nei Paesi ad economia avanzate. Con il ritorno al vecchio spesometro, del resto, non verrebbe certo meno l’efficacia dell’attività di contrasto all’evasione”.

Miani, che sarà a sua volta audito domani dalla Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, afferma infine che “in ogni caso la cadenza dell’adempimento dovrebbe essere annuale, non trimestrale e neppure semestrale, come proposto oggi da Ruffini”.

(CNDCEC, nota del 17 ottobre 2017)

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9) Nuova imposta patrimoniale sulle polizze vita e rinvio al 2018 dell'IRI

Come si apprende da stampa specializzata (Il Sole 24 Ore del 18 ottobre 2017) sono in arrivo cattive sorprese per i contribuenti. Questo secondo quanto risulterebbe dalla bozza del Ddl di bilancio 2018 cui stanno lavorando i tecnici di Palazzo Chigi e del Tesoro per definire il testo approvato lunedì scorso e destinato ad approdare al Senato la prossima settimana.

<<Sulle polizze vita viene introdotta l’imposta di bollo al 2 per mille.

Polizze vita

L’introduzione dell’imposta di bollo del 2 per mille, che si applicherà sui valori maturati da gennaio 2018, è una minipatrimoniale dovuta dall’assicurato «al momento del rimborso o del riscatto della polizza». Per le assicurazioni che operano come sostituti d’imposta non è comunque una novità assoluta visto che il bollo del 2 per mille è già in vigore per le polizze vita del Ramo III (united ed index linked) e del Ramo V (polizze di capitalizzazione). Ora verrebbe estesa a quelle polizze vita rivalutabili e più diffuse in quanto non sono speculative perché garantite dalla restituzione del capitale investito. In questo modo, va detto, il 2 per mille spalmato sulla durata della polizza, nella media di 10 anni, si trasformerà in un prelievo finale del 2 per cento.

Rinvio di un anno dell’IRI

L’imposta sul reddito dell’imprenditore, introdotta con la scorsa legge di bilancio per l’anno di imposta 2017, viene rinviata al 2018 e dunque con esercizio dell’opzione nella dichiarazione dei redditi del 2019. Uno slittamento che consente al Governo di recuperare circa 2 miliardi nel 2018 e poche centinaia di milioni nell’anno successivo. L’Iri consente alle ditte individuali e alle società di persone di optare per l’applicazione dell’aliquota del 24% (pari a quella dell’Ires) sugli utili lasciati in azienda e per tassare progressivamente a Irpef i soli redditi dell’imprenditore.

Fatturazione elettronica

Arriva l’obbligo dell’e-fattura anche per i servizi e le prestazioni tra privati: partirà dal prossimo 1° luglio per i carburanti e per i subappaltatori impegnati in appalti pubblici; dal 2019 per tutte le partite Iva. Con la misura si punta a prevenire e contrastare l’evasione fiscale e le frodi Iva, nonché ad incentivare l’adempimento spontaneo. Non solo. Sarà razionalizzato ed esteso il procedimento di fatturazione elettronica per migliorare i processi amministrativi e ridurre i costi di gestione sostenuti dalle partite Iva. In sostanza si veicoleranno le fatture attraverso il Sistema di Interscambio (SdI), gestito dalle Entrate. Per le imprese ci saranno una serie di vantaggi come l’accelerazione dei rimborsi Iva, l’addio allo spesometro e ai modelli Intrastat. Viene confermata la riduzione di termini di decadenza degli accertamenti per i soggetti passivi che garantiscano la tracciabilità dei pagamenti ricevuti ed effettuati, specificando che la tracciabilità si riferisce a operazioni superiori a 500 euro.

Per professionisti e imprese in contabilità semplificata ci sarà anche l’addio al registro dei corrispettivi così come la possibilità di chiedere assistenza on line alle Entrate. Consulenza che porterà alla precompilata Iva e alle deleghe F24 prestampate.>>.

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10) Chiarimenti sulle detrazioni per redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente

Nel caso in cui il rapporto di lavoro a tempo determinato abbia una durata complessiva di dodici mesi ricadenti in due periodi d’imposta, nel secondo anno è possibile calcolare le detrazioni tenendo conto anche del periodo dell’anno precedente per il quale il dipendente, non avendo percepito per intero la retribuzione maturata, non ha potuto beneficiarne.

In tal caso, il sostituto d’imposta dovrà rilasciare la Certificazione unica relativa alla seconda annualità, indicando al punto 11 della sezione “Dati Fiscali”, il codice 4, e al punto 6 della medesima sezione dedicata al “Numero di giorni per i quali spettano le detrazioni”, quelli effettivi di lavoro corrispondenti alla retribuzione percepita nel periodo d’imposta.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 127/E del 18 ottobre 2017, ha fornito i chiarimenti sull’istanza di interpello posta da un contribuente che ha svolto il servizio civile dal 3 novembre 2015 al 2 novembre 2016, per un totale di dodici mesi. Riguardo a tale rapporto di lavoro, il Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale ha rilasciato all’interessato due modelli Cu, uno relativo al 2015 e l’altro al 2016.

E’ stato chiarito che al punto 11 della Cu deve essere indicato il codice 4 nell’ipotesi in cui non coincidano il numero dei giorni per cui spetta la diminuzione d’imposta e il periodo di lavoro nell’anno.

Nel caso esaminato, dal punto 6 della Cu 2017 risultava che il contribuente aveva svolto il servizio civile, nel 2016, per 307 giorni (dal 1° gennaio al 2 novembre 2016) e non per i 337 corrispondenti alla retribuzioni complessiva percepita nel periodo d’imposta (che considerava anche il cedolino di dicembre 2017) pari a 4.880,72 euro.

Nella stessa Certificazione unica, inoltre, il sostituto precisava, con il codice “ZZ”, nelle “Altre annotazioni obbligatorie”, che “il numero dei giorni indicati nel campo 6 dei Dati Fiscali corrisponde al periodo effettivamente lavorato e non a quello retribuito da cedolino. Tale problematica nasce dal fatto che l'Agenzia delle Entrate non contempla la casistica per cui il nostro Ente paga sempre il mese successivo”.

A fronte di tale circostanza, il contribuente chiede all’Agenzia di poter rapportare l’importo complessivo corrisposto nel 2016 (4.880,72 euro) al periodo effettivo di lavoro a cui questo si riferisce e, cioè, a 337 giorni così da beneficiare delle corrette detrazioni. L’Agenzia condivide la soluzione prospettata dall’istante.

Per quanto riguarda le detrazioni, la norma di riferimento, e cioè l’articolo 13, comma 1, Tuir, prevede che spettino, in linea generale, in base al periodo di lavoro prestato nell’anno, anche per evitare che nell’anno successivo venga superato il numero massimo di 365 giorni per i quali è possibile fruirne. Considerata la particolarità della vicenda oggetto della richiesta di chiarimenti, l’Agenzia afferma che, trattandosi di un rapporto di lavoro a tempo determinato della durata complessiva di dodici mesi a cavallo tra due periodi d’imposta, nel secondo anno è possibile calcolare le detrazioni incorporando anche la mensilità maturata ma non percepita nell’anno precedente e per la quale, quindi, il volontario non ha potuto beneficiare della detrazione. Per il riconoscimento delle detrazioni relative a dicembre 2015, quindi, il sostituto d’imposta, come anticipato, deve indicare al punto 11 della sezione “Dati Fiscali” della Cu 2017, relativa all’anno d’imposta 2016, il codice 4, che va utilizzato nei casi in cui i giorni per i quali si ha diritto alla detrazione non corrispondano al periodo di lavoro prestato nell’anno di riferimento. Chiarito ciò, il contribuente deve chiedere al sostituto d’imposta una nuova Cu nella quale dovranno essere indicati 337 giorni di diritto alla detrazione, e potrà recuperare la somma con la prima Cu.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 127/E del 18 ottobre 2017) Vincenzo D’Andò