Prestazioni occasionali le nuove regole dopo il DL 50/2017

di Massimo Pipino

Pubblicato il 16 ottobre 2017

le nuove prestazioni occasionali: esame di alcune delle situazioni da approfondire tra le quali la definizione di occasionalità, il superamento del limite di 5.000 euro, la disciplina in caso di infortunio sul lavoro, la comunicazione successiva e non preventiva, prestazione a cavallo di due giornate...

Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditatePrestazioni occasionali le nuove regole: anche se è passato poco più di qualche mese dall’approvazione definitiva dell’articolo 54-bis della Legge n. 96/2017 (titolata Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”) può essere opportuno sviluppare qualche riflessione in merito alle norme che sono in esso contenute relativamente alle prestazioni lavorative rese con carattere di occasionalità.

Il lavoro di esame delle disposizioni normative in parola può ragionevolmente avere inizio a partire da una accurata esegesi della Circolare n. 107 dell’INPS del 5 luglio u.s. (il cui titolo èLavoro occasionale. Articolo 54 bis del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, introdotto dalla Legge di conversione 21 Giugno 2017, n. 96. Libretto Famiglia e Contratto di Prestazione Occasionale”) e con lo studio del successivo messaggio INPS n. 2887 del 12 luglio, oltre all’esame della Risoluzione n. 81/E dell’Agenzia delle Entrate datata 3 luglio u.s. con cui sono stati definiti i codici relativi alle causali dei versamenti da impiegare utilizzando il Modello F24, interventi che rappresentano gli unici chiarimenti amministrativi destinati a tutti coloro che intendono avvalersi delle stesse: la medesima piattaforma informatica, operativa dal 10 luglio è ancora work in progress.

Fatta questa breve doverosa premessa, si ritiene possa essere opportuno provvedere all’esame di alcune questioni che hanno suscitato perplessità tra i commentatori, seguendo attentamente il percorso suggerito dai vari commi del testo legislativo.

Che cosa si deve intendere per prestazioni occasionali

Il primo problema che si presenta nel lavoro di interpretazione dell’articolo 54-bis della Legge n. 96/2017 è rappresentato dal disposto del comma 1 che sembrava aver finalmente risolto la questione relativa alle corrette modalità di identificazione dei contratti di lavoro occasionale, ancorandole a due distinti parametri l’uno di natura temporale e l’altro di natura economica:

“1. Entro i limiti e con le modalità di cui al presente articolo è ammessa la possibilità di acquisire prestazioni di lavoro occasionali, intendendosi per tali le attività lavorative che danno luogo, nel corso di un anno civile:

a) per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;

b) per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;

c) per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a compensi di importo non superiore a 2.500 euro”.

Con il primo il legislatore fa riferimento all’anno civile (ovvero a partire dall’1 gennaio sino al 31 del mese di dicembre) ed ha il pregio di non aver riproposto, come in passato era accaduto per un certo periodo in riferimento ai voucher, la distinzione tra l’anno solare e l’anno civile.

Il secondo, invece, si affida ad alcuni valori economici: 5.000 euro complessivi netti per ogni utilizzatore a prescindere da quello che risulta essere il numero dei prestatori, con la possibilità di sforamento del tetto per un massimo del 25% se a prestare l’attività sono lavoratori cosiddettisvantaggiati” (così come vengono definiti dall’articolo e dall’articolo 13 del Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276: “qualsiasi persona appartenente a una categoria che abbia difficoltà a entrare, senza assistenza, nel mercato del lavoro ai sensi dell'articolo 2, lettera f) del regolamento (CE) n. 2204/2002”.

Ai sensi dell’articolo 2 del Decreto Legislativo n. 276/2003 sono da considerarsi “lavoratori svantaggiati”: i giovani con meno di 25 anni o che abbiano completato il ciclo formativo da più di due anni, ma non abbiano ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente; i lavoratori extracomunitari che si spostino all'interno degli Stati membri della Comunità europea alla ricerca di una occupazione; i lavoratori, appartenenti alla minoranza etnica di uno Stato membro, che debbano migliorare le loro conoscenze linguistiche, la loro formazione professionale o la loro esperienza lavorativa per incrementare la possibilità di ottenere una occupazione stabile; i lavoratori che desiderino intraprendere o riprendere una attività lavorativa e che non abbiano lavorato per almeno due anni, in particolare quei soggetti che abbiano dovuto abbandonare l'attività lavorativa per difficoltà nel conciliare la vita lavorativa e la vita familiare; i lavoratori adulti che vivano soli con uno o più figli a carico; i lavoratori che siano privi di un titolo di studio, di livello secondario o equivalente, o che abbiano compiuto 50 anni e siano privi di un posto di lavoro o in procinto di perderlo; i lavoratori riconosciuti affetti, al momento o in passato, da una dipendenza ai sensi della legislazione nazionale; i lavoratori che, dopo essere stati sottoposti a una pena detentiva, non abbiano ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente: le lavoratrici residenti in una area geografica del livello NUTS II, nella quale il tasso medio di disoccupazione superi il 100% della media comunitaria da almeno due anni civili e nella quale la disoccupazione femminile abbia superato il 150% del tasso di disoccupazione maschile dell'area considerata per almeno due dei tre anni civili precedenti; i disoccupati di lunga durata senza lavoro per 12 dei 16 mesi precedenti o per 6 degli 8 mesi precedenti nel caso di persone di meno di 25 anni d'età; gli invalidi fisici, psichici e sensoriali; gli ex degenti di istituti psichiatrici; i soggetti in trattamento psichiatrico; i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare; i condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione previste dagli articoli 47, 47-bis, 47-ter e 48 della Legge 26 luglio 1975, n. 354, come modificati dalla legge 10 ottobre 1986, n. 663.

Per ognuno dei prestatori presso ogni utilizzatore il tetto viene fissato a 2.500 euro netti per ogni prestatore, con un tetto massimo di 5.000 euro sempre netti nel caso in cui il lavoro venga svolto presso più util